Jules Itier

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Jules Itier (Parigi, 1802 – Parigi, 1877) è una delle figure più storicamente significative, e tuttavia tra le meno conosciute dal grande pubblico, nella storia della fotografia dell’Ottocento, in quanto autore di quello che è riconosciuto come il primo corpus fotografico sistematico mai realizzato in Cina e in diverse regioni dell’Asia meridionale e del Pacifico, durante una missione diplomatica e commerciale francese condotta tra il 1843 e il 1846. Funzionario doganale di professione e appassionato di scienze naturali e di fotografia per vocazione, Itier porta nel proprio viaggio in Asia una delle prime macchine dagherrotipia di buona qualità, realizzando nell’arco di quasi tre anni di esplorazione un corpus di dagherrotipi che documenta paesaggi, architetture e popolazioni di regioni che pochissimi europei avevano mai visto e che nessun altro fotografo aveva ancora documentato. Questa primazia storica, pur condizionata dai limiti tecnici del dagherrotipo (che produce immagini uniche e non riproducibili) conferisce all’opera di Itier un valore documentario di primaria importanza per la storia della fotografia e per la storia dell’Asia del XIX secolo.

Itier nasce nel 1802 a Parigi e riceve una formazione tecnica e scientifica che lo porta a lavorare come ispettore delle dogane francesi, posizione che manterrà per tutta la vita parallela alle proprie attività scientifiche e fotografiche. La sua passione per le scienze naturali lo porta a essere membro di diverse società scientifiche parigine, tra cui la Société de Géographie e la Société française de photographie, e a pubblicare diversi testi scientifici su argomenti di botanica, zoologia e geografia. La fotografia entra nella sua vita immediatamente dopo la presentazione pubblica del dagherrotipo da parte di Daguerre nel 1839: Itier è tra i primissimi ad adottare la nuova tecnica e a sviluppare una competenza tecnica sufficiente per produrre dagherrotipi di qualità in condizioni di campo difficili.

La missione che porta Itier in Asia è la Missione Lagrené del 1843–1846, una spedizione diplomatica e commerciale francese guidata dal diplomatico Théodore de Lagrené, incaricata di negoziare con la Cina un trattato commerciale analogo a quello che la Gran Bretagna aveva imposto con la forza al termine della Prima Guerra dell’Oppio (1842). Itier partecipa alla missione in qualità di funzionario doganale esperto, ma porta con sé la propria attrezzatura fotografica e l’intenzione di documentare sistematicamente i luoghi visitati. La missione tocca diverse città della Cina del Sud e del Sud-Est (Canton (Guangzhou), Macao, Hong Kong appena ceduta alla Gran Bretagna, Amoy (Xiamen), Whampoa) oltre a scali nelle Filippine, a Goa nell’India portoghese e in diverse isole del Pacifico.

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By Jules Itier – http://www.museedelaphoto.fr/?p=841, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2210352

I dagherrotipi della Cina: prime immagini di un impero

Il corpus di dagherrotipi che Jules Itier realizza in Cina tra il 1843 e il 1846 comprende circa settanta immagini superstiti ( il numero originale era probabilmente maggiore, ma molti dagherrotipi sono stati persi o distrutti nel corso dei decenni) che mostrano paesaggi, architetture, imbarcazioni e scene di vita nelle città della Cina del Sud visitate dalla missione. Questi dagherrotipi non sono semplici fotografie documentarie: sono le prime immagini fotografiche mai realizzate in Cina, e come tali hanno un valore storico che trascende qualsiasi valutazione puramente estetica. Per la prima volta nella storia, l’aspetto visivo della Cina (le sue architetture, i suoi paesaggi, le sue imbarcazioni fluviali) è fissato su una superficie fotografica con la precisione ottica e il dettaglio che solo la fotografia può fornire.

I soggetti dei dagherrotipi di Itier sono prevalentemente architettonici e paesaggistici: i templi e i pagode di Canton, le antiche mura della città vecchia, le case galleggianti sul fiume Pearl, i paesaggi montagnosi che circondano la città, le imbarcazioni commerciali nel porto. La presenza umana è limitata dalle esigenze tecniche del dagherrotipo, che richiede esposizioni prolungate di diversi secondi che rendono impossibile la fotografia di soggetti in movimento: le figure umane che appaiono nelle fotografie sono quasi sempre immobili, spesso in posa, probabilmente consapevoli della necessità di restare fermi durante l’esposizione. Questa limitazione tecnica conferisce alle fotografie di Itier una qualità di sospensione temporale che è caratteristica di tutta la fotografia daguerrotipica ma che qui assume un significato storico specifico: sono la Cina dell’immediato post-Guerra dell’Oppio, immortalata in un momento di apertura forzata agli stranieri e di grande tensione culturale, fissata nell’immobilità della lastra d’argento.

Itier pubblica al ritorno in Francia, nel 1848, un volume di memorie del viaggio ( “Journal d’un voyage en Chine en 1843, 1844, 1845, 1846”) che include descrizioni dettagliate dei luoghi visitati e dei dagherrotipi realizzati. Il testo, pubblicato in quattro volumi, è una fonte storica di grande importanza per la conoscenza della Cina del periodo, e contiene anche alcune delle prime riflessioni teoriche sulla fotografia come strumento di documentazione geografica e culturale. Le riproduzioni dei dagherrotipi nel testo originale (realizzate attraverso incisioni su rame che cercano di riprodurre le qualità visive delle immagini originali) non rendono giustizia alla qualità ottica dei dagherrotipi, ma danno un’idea della varietà e dell’ampiezza della documentazione visiva realizzata da Itier durante il viaggio.

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By Creator:Itier – http://taipei.tzuchi.org.tw/rhythms/magazine/content/91/edu03.htm, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2210300

La conservazione dei dagherrotipi originali di Itier è avvenuta attraverso percorsi diversi e in parte accidentali: alcuni sono conservati al Musée français de la Photographie di Bièvres, altri alla Bibliothèque nationale de France, altri ancora in collezioni private o in istituzioni museali che li hanno acquisiti nel corso dei decenni senza sempre riconoscerne la provenienza e l’importanza storica. Il restauro e la catalogazione sistematica di questi dagherrotipi, realizzata in parte attraverso tecnologie di imaging digitale ad alta risoluzione che permettono di rivelare dettagli invisibili a occhio nudo sull’originale, ha permesso negli ultimi anni di rivalutare la qualità visiva dell’opera di Itier e di riconoscerne l’importanza non solo come primo fotografo della Cina ma come fotografo di qualità intrinseca non indifferente.

Il contributo di Itier alla storia della fotografia e alla storia delle relazioni tra Europa e Asia è quindi duplice: da un lato quello pionieristico e storico di chi ha portato per primo la macchina fotografica in territori fino ad allora documentati solo attraverso disegni e incisioni, spesso imprecisi e idealizzati; dall’altro quello di un fotografo attento e curioso che ha saputo usare uno strumento tecnico di enorme difficoltà per produrre immagini di genuine qualità visiva e di grande valore documentario.

Le Opere principali

  • Dagherrotipi della Cina (1843–1846): Il corpus di circa settanta immagini superstiti, le prime fotografie mai realizzate in Cina. Patrimonio storico-fotografico di importanza mondiale.
  • Dagherrotipi di Macao e Hong Kong (1844): Le prime fotografie della colonia britannica appena istituita, documento visivo unico dell’Hong Kong coloniale nelle sue prime settimane.
  • Dagherrotipi di Goa e dell’India portoghese (1843): Le fotografie della Goa coloniale portoghese, tra le prime immagini fotografiche mai realizzate in India.
  • Dagherrotipi delle Filippine (1843–1844): Le prime fotografie dell’arcipelago filippino, documenti dell’Asia del Pacifico nella sua fase coloniale.
  • “Journal d’un voyage en Chine” (1848, 4 voll.): Il libro di memorie del viaggio, fonte storica fondamentale per la conoscenza della Cina del post-Guerra dell’Oppio.
  • Musée français de la Photographie – Bièvres: La principale raccolta pubblica di dagherrotipi originali di Itier.
  • Bibliothèque nationale de France: La seconda raccolta pubblica di dagherrotipi e di materiali documentari relativi al viaggio.
  • Société française de Photographie – documenti di Itier: I materiali relativi alla sua partecipazione alla vita fotografica parigina.

Fonti

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Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
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