Ana Casas Broda (Granada, Spagna, 1965) è una fotografa e artista visiva di origine spagnola e nazionalità messicana — si trasferisce in Messico negli anni Novanta dove stabilisce la propria carriera — autrice di una pratica fotografica di grande originalità e di notevole profondità teorica, che usa il corpo come archivio di memoria, come spazio in cui il passato si inscrive visibilmente e come strumento di indagine dei meccanismi della trasmissione generazionale del trauma, dell’affetto e dell’identità. La sua opera si colloca all’intersezione tra la fotografia autobiografica, la teoria psicoanalitica e la critica culturale femminista, producendo un corpus di immagini che sono al tempo stesso document personali di straordinaria intimità e riflessioni teoriche di grande complessità sulla natura della memoria visiva e della costruzione dell’identità attraverso le fotografie.
Casas Broda nasce a Granada nel 1965 e riceve una formazione in storia dell’arte e in fotografia in Spagna prima di trasferirsi in Messico, dove entra in contatto con la ricca tradizione della fotografia concettuale latinoamericana e con l’ambiente delle arti visive di Città del Messico, uno dei più vivaci e più internazionalmente connessi dell’intera America Latina. Questa doppia appartenenza culturale — spagnola di formazione e messicana per scelta — produce un’opera che porta contemporaneamente i segni di entrambe le tradizioni: la precisione analitica e il rigore teorico della fotografia concettuale europea, e la densità culturale e la qualità corporea della fotografia latinoamericana.
Il progetto più importante e più conosciuto di Casas Broda è il lungo lavoro autobiografico che si estende per quasi vent’anni e che è stato raccolto in diverse pubblicazioni e mostre sotto diversi titoli: “Kinderwunsch” (Il desiderio di figli, 1995–2004) è la serie che la porta all’attenzione internazionale, un corpus di fotografie che documentano il proprio corpo nel corso degli anni, la propria gravidanza, il rapporto con i figli neonati, i rituali domestici del bagno e dell’allattamento. Queste fotografie, di grande intimità e di grande qualità visiva, non sono semplicemente documentazione di eventi biografici privati ma riflessioni su come il corpo femminile è attraversato dalla maternità come esperienza al tempo stesso fisica, emotiva, culturale e politica.

Álbum e la trasmissione del trauma generazionale
Il progetto “Álbum” (2007–2013) è l’opera in cui Ana Casas Broda raggiunge la piena maturità artistica e la complessità teorica più alta della propria produzione. La serie nasce dall’analisi sistematica dell’album fotografico di famiglia — le fotografie scattate dalla madre nel corso dell’infanzia dell’artista — e dal confronto tra queste fotografie e le nuove fotografie che Casas Broda scatta dei propri figli nelle stesse situazioni, con le stesse pose, negli stessi luoghi o in luoghi equivalenti. Questo confronto tra due generazioni di fotografie familiari rivela i meccanismi invisibili attraverso cui i modelli di relazione, i rituali corporei, le strutture emotive e i traumi si trasmettono da una generazione all’altra, spesso senza che nessuno dei soggetti ne sia consapevole.
La metodologia di “Álbum” è quella di una psicoanalisi visiva: Casas Broda usa le fotografie come documenti di un’inconscio familiare che si manifesta nelle pose ripetute, nelle espressioni abituali, nei gesti che tornano identici a distanza di una generazione. Le fotografie della madre che abbraccia l’artista bambina si sovrappongono alle fotografie dell’artista che abbraccia i propri figli nelle stesse identiche posture: questo ritorno della stessa corporalità attraverso il tempo è al tempo stesso commovente e inquietante, celebrazione della continuità generazionale e documento di come i legami — inclusi quelli più dolorosi — si trasmettano attraverso il corpo e attraverso le immagini.
Sul piano tecnico, Casas Broda lavora con grande cura e con un processo elaborato che combina la fotografia analogica con la stampa digitale di alta qualità, producendo immagini di grande formato che rivelano ogni dettaglio fisico e ogni sfumatura emotiva dei soggetti. La scelta del bianco e nero per la maggior parte della produzione non è nostalgica ma semantica: l’assenza del colore permette di concentrare l’attenzione sulla forma, sul gesto, sulla postura corporea che sono i veri soggetti delle fotografie. La grande dimensione delle stampe è anch’essa una scelta precisa: porta il corpo fotografato a una presenza quasi fisica nello spazio della mostra, rendendolo impossibile da guardare con la distanza confortante con cui si guarda una fotografia in formato standard.
L’opera di Casas Broda è stata esposta in mostre in Messico, negli Stati Uniti, in Spagna e in altri paesi europei, e ha ricevuto riconoscimenti importanti tra cui una borsa del Sistema Nacional de Creadores de Arte messicano. Le sue fotografie sono conservate nelle principali collezioni pubbliche messicane e in diverse collezioni internazionali. La sua posizione nella fotografia messicana contemporanea è quella di una figura di riferimento per la fotografia autobiografica e per la riflessione teorica sull’identità di genere e sulla trasmissione generazionale attraverso l’immagine fotografica.
Casas Broda ha anche sviluppato una significativa attività didattica, insegnando fotografia in diverse istituzioni messicane e contribuendo alla formazione di una generazione di fotografi attenti alla dimensione teorica e alla riflessione sulla propria pratica. Il suo contributo alla costruzione di un discorso critico sulla fotografia autobiografica e sulla fotografia di genere in Messico è riconosciuto come uno dei più importanti e dei più originali della scena fotografica messicana contemporanea.
Le Opere principali
- Kinderwunsch (1995–2004): Il progetto sulla maternità, il corpo femminile e la relazione con i figli neonati. Prima grande opera della maturità e punto di riconoscimento internazionale.
- Álbum (2007–2013): Il lavoro comparativo sulle fotografie familiari di due generazioni. Opera principale e sintesi teorica più compiuta.
- El libro de Ruth (2015): Progetto sulla relazione con la madre, continuazione del lavoro sulla trasmissione generazionale.
- Sistema Nacional de Creadores de Arte (borse): I principali riconoscimenti pubblici messicani per l’attività artistica.
- Mostre internazionali (Messico, USA, Spagna, Europa): La presenza nel circuito dell’arte fotografica contemporanea internazionale.
- Attività didattica in istituzioni messicane: Il contributo alla formazione della fotografia autobiografica in Messico.
- Collezioni pubbliche messicane e internazionali: Le principali istituzioni che conservano l’opera di Casas Broda.
- Centro de la Imagen – mostre: La principale istituzione fotografica messicana che ha esposto e promosso il suo lavoro.
Fonti
- Centro de la Imagen México – Ana Casas Broda
- Sistema Nacional de Creadores de Arte – borse
- Aperture Foundation – fotografia autobiografica latinoamericana
- Galería OMR Ciudad de México – Ana Casas Broda
- INBAL – Instituto Nacional de Bellas Artes México
- Universitat de Barcelona – fotografia autobiografica
- Instituto Cervantes – fotografia contemporanea messicana
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
Su storiadellafotografia.com mi occupo dei maestri della fotografia: i grandi autori che hanno definito il linguaggio visivo della modernità, da Henri Cartier-Bresson ad Ansel Adams, da Dorothea Lange a Robert Capa, da Diane Arbus a Sebastião Salgado. Racconto le loro visioni, i loro metodi di lavoro, i contesti storici e culturali che ne hanno plasmato lo sguardo, con l'obiettivo di restituire a ciascuno la giusta profondità critica.
Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all'influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.


