Long Chin-San

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Long Chin-San (Changzhou, Jiangsu, Cina, 1892 – Taipei, 1995) è il più importante e il più longevo dei fotografi pittorialisti cinesi del XX secolo, autore di un corpus di immagini che coniuga con originalità e profondità la tradizione della pittura paesaggistica cinese classica, la grande corrente dell’ink painting (水墨畫) che aveva dominato la cultura pittorica cinese per più di un millennio, con le possibilità tecniche ed espressive della fotografia moderna, producendo immagini di straordinaria bellezza che hanno un posto unico nella storia della fotografia mondiale per la loro capacità di far dialogare due tradizioni visive apparentemente incompatibili. Long Chin-San ha vissuto per centodue anni una vita di straordinaria lunghezza, attraversando la Cina imperiale della dynasty Qing, la Repubblica cinese, la guerra civile tra nazionalisti e comunisti e infine l’esilio a Taiwan dove trascorre la seconda metà della vita, e la sua opera riflette in modo diretto questa traiettoria storica: è una fotografia che porta in sé la nostalgia per un mondo perduto e il tentativo di preservarne la memoria visiva attraverso un medium moderno.

Indice dei Contenuti

Long nasce nel 1892 a Changzhou, nel Jiangsu, da una famiglia della borghesia colta confuciana che gli trasmette una solida formazione classica nella cultura cinese tradizionale (calligrafia, pittura, poesia, storia) e una sensibilità estetica radicata nella grande tradizione artistica cinese. La fotografia entra nella sua vita intorno al 1910–1920, nel periodo della Repubblica cinese in cui la fotografia si diffonde rapidamente nelle città della Cina orientale come strumento sia professionale che artistico. Long si forma come fotografo in modo prevalentemente autodidatta, ma con una consapevolezza teorica non comune: la sua domanda fondamentale non è come usare la macchina fotografica per produrre immagini belle, ma come la fotografia possa incorporare i principi estetici della pittura cinese classica (la composizione asimmetrica, il vuoto come elemento compositivo attivo, il paesaggio come metafora del mondo interiore del pittore) senza tradire né il medium fotografico né la tradizione pittorica.

Lang_Jingshan_2
By Sam Sanzetti – http://hi.online.sh.cn/content/2013-02/08/content_5848896.htm, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33036452

La sua risposta a questa domanda è la tecnica della stampa multipla a composizione: Long Chin-San combina in un’unica immagine fotografica finale elementi tratti da negativi diversi (nuvole, alberi, montagne, figure, acque) scelti non per la loro corrispondenza documentaria a una scena reale ma per la loro funzione compositiva nell’immagine finale. Una montagna fotografata nel Sichuan può essere combinata con nuvole fotografate a Taipei, con una figura fotografata nello Jiangsu e con un albero di pino fotografato a Taiwan, per costruire un’immagine che non rappresenta nessun luogo reale ma incarna i principi compositivi di un paesaggio classico cinese con tutta la precisione e la qualità ottica della fotografia. Questa tecnica, per molti versi analoga alla combination printing di Henry Peach Robinson nella fotografia vittoriana britannica, sebbene sviluppata indipendentemente e con fini estetici completamente diversi, è la firma stilistica di Long Chin-San e la condizione tecnica che rende possibile la sua opera.

Il dialogo tra fotografia e pittura classica cinese

Il riferimento estetico fondamentale di Long Chin-San è la tradizione della pittura paesaggistica cinese classica del periodo Song e Yuan (X–XIV secolo), quella corrente che nelle opere di pittori come Fan Kuan, Guo Xi e Huang Gongwang aveva elaborato un linguaggio visivo del paesaggio di straordinaria profondità filosofica e formale: montagne che emergono dalla nebbia, pini contorti sul bordo di precipizi, laghi immobili su cui si specchiano cime innevate, figure minuscole di saggi e di poeti che attraversano paesaggi smisurati. Questa pittura non è rappresentazione naturalistica del paesaggio ma interpretazione del paesaggio come metafora dell’universo e dello spirito umano, come spazio in cui la dimensione fisica e la dimensione spirituale coesistono senza essere separabili. Long Chin-San cerca di trasferire nella fotografia non solo l’aspetto formale di questa tradizione (la composizione, i soggetti, le atmosfere) ma la sua dimensione concettuale profonda: la fotografia come meditazione sul paesaggio, come strumento di conoscenza dello spirito attraverso la contemplazione della natura.

Shanghai_Bridge,_by_Lang_Jingshan
By Lang Jingshan – http://wanshi2008.ok.blog.163.com/blog/static/5615701520139290514394, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33027514

La tecnica della stampa multipla, che Long Chin-San perfeziona nel corso di decenni, richiede una pianificazione composita e una competenza in camera oscura di altissimo livello. Ogni immagine finale è il risultato di una serie di scelte: quali elementi negativi combinare, come sovrapporli, quali mascherare e quali enfatizzare, come bilanciare le tonalità dei diversi elementi per ottenere un risultato visivamente coerente. Questo processo di costruzione è quasi opposto alla spontaneità istantanea che caratterizza il fotogiornalismo o la fotografia di strada: è un processo lento, meditato, artigianale, che richiede ore di lavoro in camera oscura per ogni singola immagine. In questo senso il metodo di Long Chin-San si avvicina più al processo della pittura tradizionale — in cui ogni pennellata è il risultato di una decisione consapevole e di una lunga riflessione preliminare, che alla fotografia intesa come cattura dell’istante.

Le fotografie più celebri di Long Chin-San mostrano paesaggi di nebbia e di montagna che sembrano usciti direttamente dagli album di pittura della dinastia Song: pini contorti che emergono da fondali bianchi, montagne che si perdono nelle nuvole, figure di pescatori su barche che attraversano laghi calmi. La qualità del bianco e nero, quasi sempre il medium scelto da Long per la maggior parte della produzione, è di straordinaria ricchezza tonale, con un uso del bianco che imita la carta bianca della pittura a inchiostro cinese e un uso del nero che cita le tonalità dense dell’inchiostro di china. La dimensione delle stampe, spesso di grande formato, amplifica la qualità quasi pittorica delle immagini e invita una contemplazione lenta e prolungata, analoga a quella che si dedica a un grande rotolo di pittura cinese classica.

Long Chin-San espone le proprie fotografie per la prima volta negli anni Venti e Trenta della Repubblica Cinese, a Shanghai e in altre città, riscuotendo riconoscimenti sia dalla comunità fotografica internazionale sia da quella cinese. Partecipa ai principali saloni fotografici internazionali degli anni Trenta e Quaranta, ottenendo medaglie e riconoscimenti che testimoniano come il suo approccio pittorialista fosse riconosciuto e apprezzato nel contesto del pittorialismo fotografico internazionale del periodo. Dopo la vittoria comunista del 1949 e la ritirata del governo nazionalista a Taiwan, Long si trasferisce nell’isola dove continuerà a vivere e a fotografare per altri quarant’anni, diventando una delle figure più rispettate della vita culturale taiwanese e un punto di riferimento fondamentale per le generazioni di fotografi che si formano nell’isola nel secondo Novecento.

Long Chin-San è oggi riconosciuto da tutte le principali istituzioni fotografiche cinesi e taiwanesi come uno dei grandi maestri della fotografia asiatica del XX secolo. Le sue fotografie sono conservate nelle collezioni permanenti del National Palace Museum di Taipei, dell’Art Museum of National Taiwan Normal University e di diverse istituzioni internazionali. La sua longevità straordinaria, ha continuato a fotografare attivamente fino a età molto avanzata, ha prodotto un corpus di grande vastità che attraversa quasi un secolo di storia cinese e taiwanese, offrendo uno sguardo unico sulla continuità e sulla trasformazione della cultura visiva cinese nel corso delle sue più grandi trasformazioni politiche e sociali.

Le Opere principali

  • Paesaggi in nebbia (1930–1980): Il corpus principale delle composizioni pittorialiste, con paesaggi di montagna e di lago realizzati con stampa multipla in bianco e nero.
  • Pini e montagne (1940–1970): La serie più emblematica, che cita esplicitamente la tradizione della pittura paesaggistica Song e Yuan.
  • Ritratti pittorialisti (1920–1950): Il corpus di ritratti in stile pittorialista della prima carriera, prima della predominanza assoluta del paesaggio.
  • Partecipazione ai Saloni internazionali (1930–1950): Le esposizioni internazionali in cui Long ottiene medaglie e riconoscimenti, attestando il dialogo con il pittorialismo mondiale.
  • National Palace Museum Taipei – Long Chin-San Collection: La principale raccolta pubblica, comprendente le opere più importanti della carriera.
  • Art Museum National Taiwan Normal University: La seconda raccolta pubblica, con particolare attenzione alla produzione del periodo taiwanese.
  • Testi teorici sulla fotografia pittorialista cinese: I saggi di Long sulla relazione tra fotografia e pittura classica cinese, pubblicati in riviste fotografiche taiwanese.
  • Longevità e produzione tardiva (1970–1995): Il corpus della fase finale della carriera, prodotto fino a quasi cento anni di vita.

Fonti

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Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
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Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all'influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.

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