Agustín Víctor Casasola (Città del Messico, 1874 – Città del Messico, 1938) è il fotografo più importante nella storia del fotogiornalismo messicano e il creatore dell’archivio fotografico più significativo sulla Rivoluzione messicana (1910–1920), evento fondativo della nazione moderna che ha trasformato radicalmente la struttura sociale, politica e culturale del paese. L’Archivo Casasola, costruito nel corso di decenni attraverso l’acquisto sistematico di negativi di fotografi diversi e la produzione diretta di migliaia di immagini, è oggi conservato alla Fototeca Nacional di Pachuca e comprende oltre cinquecentomila lastre di vetro e negativi su pellicola che documentano il Messico dal 1900 al 1940 in una varietà di soggetti senza precedenti nella storia della fotografia latinoamericana: la vita quotidiana prima della rivoluzione, le battaglie e le campagne militari del periodo rivoluzionario, i protagonisti della Rivoluzione da Emiliano Zapata a Pancho Villa, la ricostruzione post-rivoluzionaria, la vita nelle città e nelle campagne. Questo corpus, di importanza storica incomparabile, è la fonte visiva primaria per la conoscenza della storia messicana del primo quarantennio del Novecento.
Casasola nasce nel 1874 a Città del Messico in una famiglia di modeste condizioni e si avvicina alla fotografia ancora giovane, lavorando prima come tipografo e poi come fotografo per diversi giornali della capitale. La sua carriera prende slancio definitivo con la fondazione della Agencia Fotografíca Mexicana nel 1911, un’agenzia di distribuzione fotografica che per la prima volta in Messico organizza su base sistematica e professionale la vendita di immagini fotografiche alla stampa. Questa intuizione imprenditoriale (creare un servizio di distribuzione fotografica per i giornali in un momento in cui la stampa illustrata stava esplodendo in Messico grazie alla Rivoluzione e alle sue notizie) è l’atto fondativo dell’Archivo Casasola: per accumulare le immagini da distribuire, Casasola acquista i negativi di centinaia di fotografi diversi, costruendo nel tempo una collezione di proporzioni enormi che trascende la funzione commerciale per diventare un patrimonio documentario di dimensioni storiche.

La Rivoluzione messicana è il soggetto centrale della sua opera e il momento in cui si afferma come il più importante fotogiornalista del paese. Tra il 1910 e il 1920, Casasola e i fotografi che collaborano con la sua agenzia documentano sistematicamente tutti gli aspetti del conflitto: le battaglie campali, le esecuzioni dei prigionieri, l’ingresso trionfale dei caudillos nelle città conquistate, la vita nei campi di battaglia, i corpi dei caduti sulle strade polverose del nord del Messico. Queste fotografie, distribuite attraverso la stampa messicana e internazionale, hanno costruito l’immagine visiva della Rivoluzione per il mondo intero e continuano a essere le fotografie di riferimento per chiunque studi o rappresenti questo fondamentale evento della storia latinoamericana.
Zapata, Villa e la costruzione iconografica della Rivoluzione
Le fotografie più celebri dell’Archivo Casasola sono quelle che ritraggono i due grandi protagonisti popolari della Rivoluzione messicana: Emiliano Zapata e Francisco “Pancho” Villa. Le immagini di questi due caudillos, distribuite durante gli anni del conflitto e poi diventate riferimenti iconografici permanenti nella storia visiva del Messico, sono in larga parte produzione diretta di Casasola o fotografi della sua agenzia, e il loro impatto sulla costruzione della memoria storica della Rivoluzione è stato enorme. La fotografia più celebre del corpus è quella di Zapata al Palace Hotel di Città del Messico nel dicembre 1914, durante l’occupazione della capitale da parte delle forze zapatiste e villiste: il caudillo morelense, in grande uniforme da generale rivoluzionario, è ritratto in un interno lussuoso che contrasta in modo stridente con la sua origine contadina e con il contenuto agrario della sua lotta. Questa fotografia, di attribuzione incerta ma sicuramente proveniente dall’Archivo Casasola, è diventata una delle immagini più riprodotte nella storia visiva messicana.
Il rapporto tra l’Archivo Casasola e la costruzione della memoria storica della Rivoluzione messicana è una questione storiografica di grande complessità che gli studiosi continuano a dibattere. Da un lato, l’archivio fornisce una documentazione visiva di un evento storico altrimenti privo di testimonianze fotografiche sistematiche: senza Casasola e i suoi colleghi, la storia visiva della Rivoluzione sarebbe frammentaria e lacunosa. Dall’altro, le fotografie dell’archivio non sono documenti neutri: riflettono le simpatie politiche dei fotografi, la disponibilità dei soggetti a essere fotografati, le esigenze commerciali delle testate che acquistano le immagini, e il processo di selezione che nel corso dei decenni ha determinato quali fotografie venissero conservate, catalogate e pubblicizzate e quali finissero nel dimenticatoio. Il corpus visivo della Rivoluzione che conosciamo non è la Rivoluzione fotografata integralmente ma una selezione determinata da fattori culturali, politici e commerciali complessi.
Al di là delle fotografie della Rivoluzione, l’Archivo Casasola è anche una fonte straordinaria per la vita quotidiana e la cultura del Messico nei primi decenni del Novecento: fotografie di mercati popolari, di processioni religiose, di cortei funebri, di feste nazionali, di attività artigianali e industriali, di sport e di spettacoli, di moda e di costume. Questo corpus di vita ordinaria, meno frequentato degli iconici scatti rivoluzionari, è forse ancora più prezioso dal punto di vista della storia sociale e culturale, poiché permette di ricostruire la vita quotidiana di un’epoca e di una società che altrimenti conoscremmo quasi esclusivamente attraverso fonti scritte.
Casasola ha continuato a lavorare come fotografo e come operatore culturale fino alla morte nel 1938, e i figli (in particolare Ismael Casasola) hanno continuato la gestione dell’agenzia e dell’archivio per decenni, aggiungendo nuove fotografie e mantenendo viva la vocazione documentaria della famiglia. Il trasferimento dell’archivio alla Fototeca Nacional di Pachuca, avvenuto in diverse fasi a partire dagli anni Settanta, ha messo questa straordinaria raccolta a disposizione di ricercatori e del pubblico in modo sistematico, permettendo lo sviluppo di una storiografia fotografica sulla Rivoluzione messicana di qualità e di profondità crescenti.
Le Opere principali
- Archivo Casasola (1900–1940): Il corpus completo di cinquecentomila lastre e negativi, oggi alla Fototeca Nacional di Pachuca. L’archivio visivo più importante nella storia del Messico.
- Fotografías de la Revolución mexicana (1910–1920): Il nucleo rivoluzionario dell’archivio, con immagini di Zapata, Villa, Obregón e degli altri protagonisti del conflitto.
- Emiliano Zapata al Palace Hotel (dicembre 1914): Una delle fotografie più iconiche della storia messicana, di attribuzione all’agenzia Casasola.
- Pancho Villa – ritratti (1912–1916): Il corpus di fotografie del caudillo chihuahuense, tra le immagini più diffuse della storia visiva rivoluzionaria.
- Agencia Fotográfica Mexicana (1911): La fondazione dell’agenzia, atto culturale e imprenditoriale fondativo dell’intero progetto archivistico.
- Vida cotidiana mexicana (1900–1938): Il corpus di vita ordinaria, altrettanto prezioso storicamente delle fotografie rivoluzionarie.
- Fototeca Nacional de Pachuca – Archivo Casasola: L’istituzione che conserva e rende accessibile il corpus completo.
- Historia gráfica de la Revolución mexicana (1960): La prima grande pubblicazione sistematica delle fotografie dell’archivio, in più volumi.
Fonti
- Fototeca Nacional de Pachuca – Archivo Casasola
- INAH – Sistema Nacional de Fototecas
- Secretaría de Cultura México – patrimonio fotografico
- Biblioteca Nacional de México – fotografia storica
- Universidad Nacional Autónoma de México – studi sulla Rivoluzione
- Aperture Foundation – fotografia latinoamericana storica
- Centro de la Imagen México – fotografia messicana storica
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
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