Zou Boqi

Zou Boqi (Nanhai, Guangdong, Cina, 1819 – Guangdong, 1869) è una delle figure più affascinanti e più significative della storia della fotografia cinese del XIX secolo, studioso enciclopedico della tradizione scientifica cinese e pioniere assoluto nell’applicazione dei principi ottici e fotografici al contesto culturale e intellettuale della Cina imperiale. La sua posizione nella storia della fotografia è quella di un intellettuale che comprende le implicazioni rivoluzionarie del nuovo medium fotografico prima ancora di averlo sperimentato direttamente, e che produce una riflessione teorica sulla fotografia e sull’ottica che è straordinariamente precoce e autonoma rispetto alla ricezione occidentale del dagherrotipo in Cina. Zou Boqi appartiene alla tradizione degli studiosi confuciani, i ru, che nella Cina imperiale della dinastia Qing costituivano la classe intellettuale dominante, ma porta nella propria formazione un interesse per le scienze naturali e per la tecnologia che è atipico per la cultura accademica cinese del suo tempo, avvicinandosi piuttosto alla tradizione degli scienziati-dilettanti della Cina dei secoli XVI e XVII che avevano cercato di sintetizzare la scienza europea introdotta dai gesuiti con il pensiero scientifico cinese tradizionale.

Zou Boqi
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Zou Boqi nasce nel 1819 a Nanhai, nel Guangdong, la provincia meridionale della Cina che è la regione più esposta ai contatti con i mercanti e i missionari europei attraverso il porto di Canton. Questa origine geografica è fondamentale: il Guangdong è l’unica regione della Cina dove, durante il XVIII e il primo XIX secolo, è possibile un contatto diretto con la tecnologia e la cultura europea attraverso il commercio. Le prime fotografie realizzate in Cina (i dagherrotipi di Jules Itier durante la Missione Lagrené del 1843–1846) sono realizzate proprio a Canton e nelle città della Cina del Sud, e non è improbabile che Zou Boqi abbia avuto notizia di queste prime sperimentazioni fotografiche attraverso i circuiti intellettuali della sua regione natale. Tuttavia, la riflessione di Zou Boqi sulla fotografia (raccolta nel suo testo fondamentale, lo “Sheying zhi qi ji” (攝影之器記), scritto intorno al 1844–1845) sembra emergere non dalla semplice ricezione della tecnologia occidentale ma da una riflessione autonoma sui principi ottici e sulla possibilità di fissare permanentemente le immagini proiettate dalla camera obscura, uno strumento conosciuto in Cina attraverso le fonti scientifiche europee tradotte dai gesuiti già nel XVII secolo.

Il testo di Zou Boqi sullo “sheying zhi qi” (letteralmente “lo strumento per catturare le immagini”) è il primo documento cinese che descrive sistematicamente i principi della fotografia e propone una terminologia cinese per il nuovo medium. La riflessione di Zou Boqi parte dai principi dell’ottica della camera obscura, che lui stesso ha costruito e sperimentato, e si estende alla questione di come rendere permanente l’immagine prodotta dalla luce attraverso l’apertura stenopeica o attraverso un obiettivo. Il termine che Zou Boqi conia per la fotografia (“sheying” (攝影), letteralmente “catturare l’ombra” o “catturare l’immagine”) è il termine che la lingua cinese continuerà a usare per designare la fotografia fino ai giorni nostri, e la scelta di questo termine rivela la profondità e la coerenza della riflessione teorica che lo ha prodotto: la fotografia non è la produzione di un’immagine artificiale ma la cattura di un’immagine già presente nella realtà, l’ombra luminosa che le cose proiettano attraverso la luce.

L’ottica cinese e la costruzione autonoma di strumenti fotografici

La specificità più originale e più storicamente significativa dell’opera di Zou Boqi è la sua costruzione e il suo utilizzo di strumenti fotografici realizzati autonomamente sulla base della propria comprensione teorica dei principi ottici, senza accesso diretto alla tecnologia fotografica europea. Zou Boqi costruisce una camera oscura di propria progettazione, probabilmente basata sulle descrizioni degli strumenti ottici europei contenute nelle opere scientifiche tradotte dai gesuiti e presenti nelle biblioteche dei funzionari cinesi del Guangdong. La sua camera, descritta nel testo dello “Sheying zhi qi ji”, è uno strumento di legno con un obiettivo di vetro che produce immagini su un piano opaco di qualità sufficiente per permettere l’osservazione e il tracciamento manuale dei profili delle architetture e dei paesaggi. Questa applicazione della camera come strumento di aiuto al disegno, la camera lucida e la camera oscura come ausili per i pittori,  è ben nota nella tradizione artistica europea ed è stata praticata anche in Cina, ma Zou Boqi la porta a un livello di sistematicità e di consapevolezza teorica senza precedenti nel contesto cinese.

Il testo dello “Sheying zhi qi ji” descrive anche tentativi di Zou Boqi di produrre immagini permanenti attraverso l’uso di materiali fotosensibili. Non è chiaro fino a che punto questi esperimenti abbiano avuto successo, poiché le fonti disponibili non descrivono con sufficiente precisione le sostanze chimiche utilizzate e i risultati ottenuti. Quello che è chiaro è che Zou Boqi aveva una comprensione del principio fondamentale della fotografia chimica (la luce modifica alcune sostanze producendo variazioni visibili) e che stava cercando di applicare questo principio per fissare le immagini della camera oscura in modo permanente, indipendentemente e quasi contemporaneamente rispetto allo sviluppo della fotografia in Europa. Se questa sperimentazione aveva prodotto risultati documentabili, Zou Boqi avrebbe anticipato di pochi anni la diffusione della fotografia europea in Cina attraverso i canali commerciali e diplomatici, realizzando la prima fotografia mai prodotta da un cinese in territorio cinese. Questa ipotesi, avanzata da alcuni storici della fotografia cinese, rimane tuttavia non definitivamente provata per insufficienza delle fonti.

Zou Boqi è anche autore di studi scientifici in altri campi della scienza naturale: ha realizzato rilevamenti cartografici, ha condotto esperimenti di astronomia e di meteorologia, ha scritto testi di matematica. Questa poliedricità intellettuale, tipica degli studiosi confuciani della Cina imperiale più aperti alle influenze della scienza europea, è il contesto entro cui va collocato il suo interesse per la fotografia: non come curiosità tecnica isolata ma come manifestazione di un interesse sistematico per la comprensione della natura attraverso gli strumenti della scienza quantitativa e sperimentale. In questo senso Zou Boqi è una figura di transizione tra la tradizione scientifica cinese pre-moderna e la scienza moderna che la Cina della seconda metà del XIX secolo avrebbe dovuto integrare nella propria cultura intellettuale per rispondere alla sfida della modernizzazione occidentale.

La rivalutazione storica dell’opera di Zou Boqi, avvenuta principalmente nel corso del XX secolo attraverso il lavoro di storici della scienza cinesi che hanno riscoperto e pubblicato i suoi testi, ha contribuito a restituire alla storia della fotografia cinese le proprie radici autoctone, mostrando che la ricezione della fotografia in Cina non è stato semplicemente un processo di importazione passiva della tecnologia occidentale ma è stato accompagnato da una riflessione teorica originale e autonoma di notevole valore intellettuale. Zou Boqi è oggi riconosciuto dalle istituzioni culturali cinesi come il padre intellettuale della fotografia cinese, una figura di riferimento per la costruzione di una narrativa nazionale della storia del medium che riconosce le proprie radici sia nell’eredità scientifica cinese sia nella ricezione creativa della tecnologia europea.

Le Opere principali

  • Sheying zhi qi ji (攝影之器記) (circa 1844–1845): Il testo fondamentale sulla fotografia e sulla camera oscura, primo documento cinese che descrive sistematicamente i principi del medium fotografico e propone il termine “sheying”.
  • Costruzione di camera oscura (1840–1850): La realizzazione autonoma di strumenti ottici basati sulla comprensione teorica dei principi della camera obscura, senza accesso diretto alla tecnologia europea.
  • Sperimentazioni con sostanze fotosensibili (circa 1844–1850): I tentativi di fissare permanentemente le immagini della camera oscura, che potrebbero costituire i primi esperimenti fotografici cinesi autoctoni.
  • Studi cartografici e astronomici (1840–1869): Il corpus degli studi scientifici paralleli, che contestualizzano l’interesse per la fotografia nella più ampia tradizione della scienza naturale cinese.
  • Testi di matematica e di fisica ottica: Gli scritti teorici sulla scienza che attestano la formazione enciclopedica e la qualità intellettuale di Zou Boqi.
  • Biblioteca Nazionale Cinese – manoscritti Zou Boqi: La principale istituzione che conserva i testi originali.
  • Accademia Sinica – studi su Zou Boqi: Le ricerche storiche che hanno contribuito alla rivalutazione della sua opera.
  • Riconoscimento come padre della fotografia cinese: Il riconoscimento ufficiale delle istituzioni culturali cinesi del suo ruolo pioneristico nella storia del medium in Cina.

Fonti

 

 

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Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
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