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Category: I processi chimici
“I processi chimici” approfondisce le tecniche fotografiche tradizionali basate sulla chimica, dalle prime sperimentazioni dell’Ottocento fino alle sofisticate stampe analogiche. Dagli albori del dagherrotipo e del collodio umido alla pellicola a colori e ai processi alternativi come la cianotipia, questa sezione esplora le innovazioni che hanno reso possibile la fotografia prima dell’era digitale. Scoprirai i segreti di sviluppo, fissaggio e stampa che hanno dato vita a immagini immortali, influenzando l’arte e la scienza fotografica
Il BrownPrint di Van Dyke
Dalla codifica di Arndt e Troost nel 1895 alla pratica odierna, il Van Dyke Brown unisce chimica ferro–argento, esposizione UV e viraggi nobili. L’evoluzione tecnica, i negativi digitali e le buone pratiche conservativo–archivistiche ne sostengono attualità, qualità tonale e affidabilità nel fine art.
I processi chimici
Il BrownPrint di...
Dalla codifica di Arndt e Troost nel 1895 alla pratica odierna, il Van Dyke Brown unisce chimica ferro–argento, esposizione UV e viraggi nobili. L’evoluzione tecnica, i negativi digitali e le buone pratiche conservativo–archivistiche ne sostengono attualità, qualità tonale e affidabilità nel fine art.
I processi chimici
La Callitipia
Brevettata nel 1889 da W. W. J. Nicol, la Callitipia è un processo ferro‑argento “develop‑out” con ferrico ossalato e nitrato d’argento. Dall’Ottocento alla pratica odierna, unisce versatilità tonale, stabilità con chiarifica/viraggio/fix corretti e accessibilità rispetto ai processi a nobile.
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Il Processo Fresson
Dalla presentazione del 1899 alla pratica odierna di Savigny‑sur‑Orge, il Processo Fresson evolve il carbone diretto in monocromia e quadrichromia a pigmento senza trasferimento, unendo stabilità e mattezza in una tradizione familiare segreta che ha sedotto autori e istituzioni per oltre un secolo.
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L’Effetto Sabattier
L’Effetto Sabattier è reversal selettivo da re‑esposizione durante lo sviluppo, distinto dalla solarizzazione per sovraesposizione in ripresa. Dalle avanguardie di Man Ray alla pratica odierna, unisce poetica del bordo (Mackie lines) e sensitometria, con risultati forti ma controllabili.
I processi chimici
Il processo Mordançage...
Dalla Francia degli anni Sessanta alla pratica odierna, il Mordançage unisce chimica di CuCl₂/H₂O₂ e poetica del veiling. L’articolo ricostruisce nascita, meccanismi, materiali e didattica, con attenzione a carte FB, re‑sviluppo, sicurezza e conservazione, entro una precisa cornice storico‑industriale.
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Il Processo Dufaycolor...
Dal contesto Autochrome all’industria britannica, il Dufaycolor definì negli anni 1932–1950 il vertice dei processi additivi a schermo. Struttura, sviluppo e adozioni cinematografiche e fotografiche vengono analizzati in dettaglio, insieme alla traiettoria industriale di Dufay‑Chromex e al confronto con i sottrattivi.
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Il Processo Ozobrome
Il processo Ozobrome, sviluppato tra il 1905 e il 1920, trasformava stampe al bromuro d’argento in stampe al carbone mediante ossidazione e pigmentazione diretta. Apprezzato per la qualità tonale e la durabilità, fu usato da fotografi pittorialisti e istituzioni artistiche.
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Il Processo Gasparcolor
Sviluppato da Béla Gáspár nel 1933, Gasparcolor fu un monopack tricromatico a dye‑bleach dalla cromia brillante e stabile, adottato soprattutto in animazione e pubblicità. Superato industrialmente entro il 1960 dai cromogeni, il suo principio riemerse nella fotografia come Cibachrome/Ilfochrome.
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Il Processo Carbro...
Dall’Ozobrome del 1905 alla rarefazione post‑1950, il processo carbro unisce chimica dei dicromati e stampa a bromuro per ottenere monocromie e tricolori di eccezionale stabilità. Tra Autotype, Outerbridge e Muray, il carbro ha segnato lo standard cromatico dell’editoria e della pubblicità pre‑cromogena.

