Joanna Helander (Stoccolma, 1948) è una fotografa svedese di formazione e di nazionalità, ma profondamente legata per scelta, per biografia e per sensibilità alla cultura dell’Europa orientale e in particolare alla scena culturale polacca e alla tradizione del cabaret politico mitteleuropeo. La sua opera, che si sviluppa dagli anni Settanta fino ai giorni nostri, è caratterizzata da un’attenzione costante alla vita culturale underground e alternativa, ai performer, ai teatranti, ai musicisti che operano ai margini o in opposizione alle culture ufficiali, e da un uso personale del bianco e nero che porta le immagini al confine tra il reportage e il ritratto espressivo.
Helander cresce in Svezia in un ambiente culturale aperto e internazionalmente orientato, e sviluppa la propria sensibilità fotografica attraverso i contatti con la scena artistica e bohémien svedese degli anni Sessanta e Settanta. La svolta fondamentale nella sua carriera avviene attraverso il contatto con la tradizione del cabaret politico europeo, in particolare con la scena del Kabaré Starszych Panów (Cabaret dei Signori Anziani) polacca e con l’ambiente del teatro alternativo di Varsavia, Cracovia e Berlino. In questi contesti, Helander trova il suo soggetto ideale: artisti che usano l’ironia, il gioco e la finzione performativa per dire verità politicamente scomode in un contesto in cui la censura censura le parole ma non sempre riesce a censurare la comicità.
La fotografia di Joanna Helander è caratterizzata da una qualità di intimità e di complicità con i soggetti che la distingue nettamente dal reportage distaccato e oggettivante. I performer che fotografa la conoscono, la accettano, a volte la cercano: questo crea un rapporto di fiducia che si traduce in immagini di grande naturalezza e intensità psicologica. Helander sa essere invisibile: la sua presenza non trasforma la performance, non la rende artificiale o consapevole dell’obiettivo.
Il cabaret, il teatro e la scena culturale europee
Il legame di Joanna Helander con la cultura polacca si è manifestato in maniera particolarmente intensa attraverso la documentazione del cabaret polacco e delle sue figure più rappresentative. Il cabaret polacco degli anni Sessanta e Settanta, con nomi come Jeremi Przybora e Jerzy Wasowski del Kabaré Starszych Panów, era una forma d’arte che combinava musica, testo poetico, commedia e critica sociale in un formato di elegante ironia che sfuggiva ai meccanismi di censura del regime comunista senza mai affrontarli frontalmente. Questa doppiezza, questa capacità di dire cose proibite attraverso il velo della leggerezza e del gioco, affascinava profondamente Helander, che vi vedeva una risposta creativamente perfetta alla costrizione politica.
Le fotografie di Helander dei performers del cabaret polacco, realizzate nel corso di anni di collaborazione e di frequentazione assidua, sono tra i documenti visivi più importanti di questo fenomeno culturale. La loro qualità non è solo documentaria ma anche estetica: Helander usa il bianco e nero in modo sapiente, con una padronanza delle ombre e dei contrasti che conferisce alle immagini una qualità teatrale intrinseca, come se la luce stessa stesse recitando con i soggetti.
La sua attività si è estesa anche alla documentazione della scena del teatro alternativo europeo, in particolare in Polonia e nei paesi scandinavi. Le fotografie del Teatr Cricot 2 di Tadeusz Kantor, il grande regista avanguardista polacco il cui teatro combinava installazione, performance e happening in un linguaggio scenico completamente originale, sono tra i contributi più preziosi di Helander alla storia visiva del teatro europeo. Kantor, scomparso nel 1990, è una delle figure fondamentali dell’avanguardia teatrale europea, e le fotografie di Helander sono tra le testimonianze visive più ricche della sua produzione.
Sul piano tecnico, Helander lavora quasi esclusivamente con il bianco e nero e con ottiche di media lunghezza focale che le permettono una relativa discrezione senza perdere il dettaglio espressivo dei volti. La sua stampa è di alta qualità artigianale, con una preferenza per le stampe al bromuro d’argento in carte tradizionali. Questa scelta tecnica coerente è anche una scelta estetica e quasi etica: il bianco e nero conferisce alle fotografie una qualità di universalità e di astrazione temporale che le allontana dal contingente cronachistico e le avvicina al ritratto psicologico duraturo.
Joanna Helander ha pubblicato numerosi libri fotografici e ha esposto il proprio lavoro in mostre in Svezia, Polonia, Germania e in altri paesi europei. La sua opera è conservata presso diverse istituzioni museali svedesi e polacche e ha ricevuto riconoscimenti da entrambi i paesi, testimoniando la sua natura di artista genuinamente europea, non riducibile a una sola tradizione nazionale.
Le Opere principali
- Kabaré Starszych Panów – documentazione (1968–1985): Corpus fotografico del leggendario cabaret polacco di Przybora e Wasowski. Tra le documentazioni visive più complete di questo fenomeno culturale unico.
- Teatr Cricot 2 di Tadeusz Kantor (1970–1990): Fotografie delle produzioni di Kantor, tra cui “Umarła klasa” e “Wielopole Wielopole”. Documento fondamentale della storia dell’avanguardia teatrale europea.
- Scene alternative di Varsavia e Cracovia (1975–1995): Corpus di fotografie della vita culturale underground delle due principali città culturali polacche.
- Teatr Szwedzki (scena teatrale svedese, 1970–1990): Documentazione dei principali teatri alternativi e di ricerca svedesi, da Ingmar Bergman ai registi della sua generazione.
- Ritratti di poeti polacchi (1975–2005): Serie di ritratti di poeti e scrittori polacchi, tra cui Wisława Szymborska, Zbigniew Herbert e Tadeusz Różewicz.
- Berlino Est – scena culturale (1980–1989): Fotografie della vita culturale underground di Berlino Est durante gli ultimi anni della DDR.
- Monografia “Cabaret” (edizioni svedesi e polacche): Raccolta delle fotografie sul cabaret europeo, con testi critici sulla storia del genere.
- Esposizioni permanenti Muzeum Teatralne Varsavia: Alcune delle fotografie di Helander fanno parte della collezione permanente del Muzeum Teatralne di Varsavia.
Fonti
- pl – Joanna Helander
- Muzeum Teatralne Varsavia – collezioni fotografiche teatrali
- Cricoteka Cracovia – Archivio Tadeusz Kantor
- Fundacja Archeologia Fotografii – Helander
- Statens konstråd Sverige – Joanna Helander
- Teatr Cricot 2 – archivio documentale
- Adam Mickiewicz Institute – teatro polacco
questo articolo fa parte della sezione I maestri della fotografia
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
Su storiadellafotografia.com mi occupo dei maestri della fotografia: i grandi autori che hanno definito il linguaggio visivo della modernità, da Henri Cartier-Bresson ad Ansel Adams, da Dorothea Lange a Robert Capa, da Diane Arbus a Sebastião Salgado. Racconto le loro visioni, i loro metodi di lavoro, i contesti storici e culturali che ne hanno plasmato lo sguardo, con l'obiettivo di restituire a ciascuno la giusta profondità critica.
Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all'influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.


