Leo Matiz (Aracataca, Colombia, 1917 – Bogotá, 1998) è il più importante fotografo colombiano del XX secolo e una delle figure di maggiore originalità e di maggiore spessore artistico nella storia della fotografia latinoamericana del suo tempo, autore di un corpus di opere che documenta la vita politica, culturale e sociale del Messico e della Colombia di metà Novecento con una qualità visiva e una profondità di sguardo che lo collocano al livello dei grandi fotografi documentaristi internazionali del periodo. La sua vita avventurosa e la sua carriera internazionale lo portano a fotografare i protagonisti della vita artistica e politica dell’America Latina (Diego Rivera, José Clemente Orozco, María Félix, Jorge Negrete) e a costruire un archivio visivo di straordinario valore storico che è rimasto a lungo poco conosciuto al di fuori della Colombia, ma che negli ultimi decenni è stato oggetto di una riscoperta e di una rivalutazione che ne ha finalmente riconosciuto la grandezza.
Indice dei Contenuti
Matiz nasce nel 1917 ad Aracataca, nel Magdalena colombiano, lo stesso villaggio che darà i natali qualche anno dopo a Gabriel García Márquez — con il quale condividerà amicizia e affinità elettiva per la dimensione magica del paesaggio Caribe colombiano. Questa origine nella Colombia caraibica non è un dettaglio biografico marginale: il paesaggio e la cultura del Magdalena, con la sua mescolanza di tradizioni africane, indigene e spagnole, il suo clima tropicale, la sua vegetazione lussureggiante e la sua storia di violenza e di bellezza, formano la sensibilità visiva di Matiz in modo profondo e permanente. Il senso del colore, il gusto per la composizione ricca e densa, la capacità di trovare nel quotidiano le tracce di una realtà che trascende la cronaca, tutto questo ha radici nell’esperienza caraibica che Matiz porta con sé attraverso tutti i suoi spostamenti.La formazione fotografica di Matiz avviene attraverso la pratica autodidatta e poi attraverso la collaborazione con fotografi più esperti che conosce nei suoi anni a Bogotá, dove si trasferisce da giovane per lavorare come cartoonist e come disegnatore pubblicitario. La fotografia entra nella sua vita come estensione naturale del disegno (la stessa attenzione alla composizione, la stessa capacità di sintetizzare una scena complessa in un’immagine efficace) e rapidamente lo assorbe completamente. Il trasferimento in Messico nel 1943, dove trascorre quasi un decennio e dove costruisce la parte più importante della propria carriera, è il momento decisivo della sua formazione professionale: il Messico degli anni Quaranta è un paese in piena effervescenza artistica e culturale, con i muralisti che decorano i grandi edifici pubblici, con un cinema che vive la propria età d’oro e con una vita intellettuale di straordinaria vivacità che attrae artisti e intellettuali da tutto il mondo.
Il Messico degli anni Quaranta e il cinema dell’Edad de Oro
Gli anni messicani di Leo Matiz sono il periodo più produttivo e più importante della sua carriera. Inseritosi rapidamente nel tessuto artistico e culturale di Città del Messico, Matiz diventa fotografo di riferimento per i principali artisti del muralismo messicano e per i divi del cinema messicano della Edad de Oro, l’età d’oro del cinema nazionale che negli anni Quaranta produce film e stelle di risonanza internazionale. Fotografia María Félix, Jorge Negrete, Pedro Infante, Dolores del Río in ritratti di grande eleganza formale e di notevole forza psicologica che vengono pubblicati sulle principali riviste messicane e latinoamericane, contribuendo alla costruzione dell’iconografia di queste star e alla diffusione del cinema messicano in tutto il continente.La sua relazione fotografica con Diego Rivera è particolarmente intensa e significativa. Matiz fotografia Rivera nel periodo della massima maturità artistica del pittore, documentando la realizzazione di alcuni dei suoi murales più importanti con una serie di fotografie che sono oggi fonti primarie per la conoscenza del processo creativo del muralismo messicano. Le immagini di Rivera al lavoro sulle impalcature, con i pennelli in mano e gli occhi fissi sulla parete, i carpets di preparazione che ricoprono il pavimento, i modelli e gli assistenti che attendono, tutto questo è documentato da Matiz con una qualità di presenza che rivela la familiarità e il rispetto reciproci tra i due. Queste fotografie non sono semplice documentazione di un processo artistico ma essi stessi opere fotografiche di grande qualità compositiva e di notevole interesse storico.Matiz fotografa anche José Clemente Orozco, di cui lascia un corpus di ritratti che mostra il grande muralista jaliscano nella sua caratteristica intensità meditativa e nella sua fisicità poderosa, e numerosi altri protagonisti della vita culturale messicana degli anni Quaranta: pittori, scrittori, musicisti, attori, politici. Questo corpus di ritratti di personalità costituisce uno degli archivi visivi più ricchi della vita culturale latinoamericana del periodo, e il suo valore storico va ben al di là della qualità fotografica pur eccellente delle singole immagini: è una documentazione completa di un’epoca di straordinaria fertilità creativa che ha cambiato la cultura del continente.La tecnica fotografica di Matiz è caratterizzata da una padronanza eccellente della luce naturale e da una composizione fortemente influenzata dalla sua formazione artistica nel disegno: le fotografie di Matiz hanno quasi sempre una struttura compositiva molto precisa, con la figura principale collocata in relazione al contesto ambientale e agli elementi secondari secondo principi che ricordano le grandi tradizioni pittoriche europee. Il bianco e nero, che usa quasi esclusivamente, produce immagini di grande ricchezza tonale, con neri profondi e luci calibrate con cura che rivelano la struttura fisica dei soggetti senza cancellarne la particolarità individuale. Questa qualità formale distingue il suo lavoro dal reportage giornalistico convenzionale e lo avvicina alla tradizione del ritratto fotografico come arte.Al ritorno in Colombia negli anni Cinquanta, Matiz continua a produrre fotografie di grande qualità documentando la vita politica e culturale del suo paese in un periodo di trasformazioni profonde. La sua amicizia con García Márquez, che ritratta in fotografie che mostrano lo scrittore in giovane età, prima della fama mondiale, è documentata da un corpus fotografico che è diventato un riferimento iconografico fondamentale per la biografia visiva dell’autore di “Cento anni di solitudine”. Il lavoro di Matiz in Colombia, pur meno noto di quello messicano, ha la stessa qualità di attenzione e di rispetto per i soggetti che caratterizza tutta la sua produzione.La riscoperta dell’opera di Matiz, avvenuta principalmente dopo la sua morte nel 1998 grazie al lavoro dell’Archivo Leo Matiz gestito dalla figlia Alexandra, ha portato le sue fotografie nelle collezioni dei principali musei latinoamericani e nei circuiti internazionali dell’arte fotografica. Mostre retrospettive a Bogotá, Città del Messico, Madrid e in altre città internazionali hanno finalmente presentato al pubblico un corpus fotografico di grandissimo valore che era rimasto troppo a lungo nell’ombra.
Le Opere principali
- Ritratti di Diego Rivera (1944–1952): La serie più importante della carriera, con fotografie del muralista al lavoro e in contesti privati. Fonti primarie per la conoscenza del muralismo messicano.
- Ritratti delle star del cinema messicano (1943–1952): I ritratti di María Félix, Jorge Negrete, Pedro Infante e altri divi dell’Edad de Oro. Iconografia fondamentale del cinema latinoamericano.
- Gabriel García Márquez (1950–1955): Il corpus fotografico del giovane scrittore colombiano prima della fama mondiale. Documenti biografici visivi di straordinario valore.
- Ritratti di José Clemente Orozco (1945–1949): La serie sul grande muralista jaliscano, di notevole intensità psicologica.
- Vida cotidiana en México (1943–1952): Le fotografie della vita quotidiana a Città del Messico, documenti del costume e della cultura popolare del periodo.
- Colombia años cincuenta (1952–1970): Il corpus del ritorno in Colombia, con fotografie della vita politica e culturale del paese in trasformazione.
- Archivo Leo Matiz – Bogotá: L’archivio gestito dalla figlia Alexandra, principale custode del corpus fotografico completo.
- Retrospettive internazionali (Bogotá, Città del Messico, Madrid): Le mostre che hanno portato la riscoperta internazionale dell’opera dopo il 1998.
Fonti
- Archivo Leo Matiz – Bogotá
- Banco de la República Colombia – fotografia storica
- Instituto Nacional de Bellas Artes México – fotografia storica
- Centro de la Imagen México – fotografia latinoamericana
- Museo Nacional de Colombia – Leo Matiz
- PhotoEspaña – fotografia latinoamericana storica
- Aperture Foundation – fotografia latinoamericana
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
Su storiadellafotografia.com mi occupo dei maestri della fotografia: i grandi autori che hanno definito il linguaggio visivo della modernità, da Henri Cartier-Bresson ad Ansel Adams, da Dorothea Lange a Robert Capa, da Diane Arbus a Sebastião Salgado. Racconto le loro visioni, i loro metodi di lavoro, i contesti storici e culturali che ne hanno plasmato lo sguardo, con l'obiettivo di restituire a ciascuno la giusta profondità critica.
Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all'influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.


