Paolo Gioli (Sarzano di Rovigo, 12 ottobre 1942 – Lendinara, 28 gennaio 2022) è stato un artista italiano che ha lavorato con pittura, cinema sperimentale e fotografia. Ha costruito da sé macchine fotografiche e cineprese, ha usato il foro stenopeico, le macchine del fotofinish e la pellicola Polaroid, e ha trasferito le immagini su carta, seta e tela. Il suo nome è legato alla fotografia di ricerca europea, ma per molti anni è rimasto poco conosciuto fuori dalla cerchia degli specialisti.
In Sintesi
- Chi era: pittore, cineasta e fotografo; nato a Sarzano di Rovigo il 12 ottobre 1942, morto a Lendinara il 28 gennaio 2022.
- Formazione: bottega dello scultore Virgilio Milani a Rovigo; dal 1960 a Venezia, alla Scuola Libera del Nudo; nel 1967-68 a New York.
- Cinema: dal 1969 una trentina di film in 16 mm, tra cui Tracce di tracce (1969), Immagini disturbate da un intenso parassita (1970) e Filmarilyn (1992).
- Fotografia: fotofinish dal 1971, stenopeico e macchine autocostruite, Polaroid e transfer dal 1976-77.
- Mostre chiave: Palazzo Reale di Milano (1980), Centre Pompidou (1983), Palazzo Fortuny (1991), Biennale di Venezia (2015), American Academy in Rome (2018).
Formazione: Rovigo, Venezia, New York
Gioli nasce a Sarzano, frazione di Rovigo, nel 1942. Alla fine dell’adolescenza si avvicina all’arte nello studio rodigino dello scultore Virgilio Milani. Nel 1960 si trasferisce a Venezia, dove frequenta la Scuola Libera del Nudo e lavora a pittura e tecniche grafiche. Le opere di questi anni comprendono L’ombrello e l’Angelico e Figura, figura, figura, figura (entrambe del 1965); la seconda viene acquisita dalla Galleria d’Arte Moderna di Venezia.
Nel 1967 parte per New York con una borsa di studio della John Cabot Fund. Frequenta l’ambiente del New American Cinema Group e incontra galleristi come Leo Castelli e Martha Jackson. L’amico Paolo Vampa gli regala una cinepresa Bolex 16 mm: è l’inizio del cinema. Torna in Italia nel 1968 perché il visto non viene rinnovato. Le fonti divergono sui passaggi successivi: la pagina di Light Cone parla di un rientro nel 1969 e di un trasferimento a Roma, mentre la voce italiana di Wikipedia colloca a Roma l’arrivo nel 1970, dove si avvicina alla Cooperativa Cinema Indipendente. Nel 1976 si sposta a Milano, dove espone alla galleria Il Diaframma di Lanfranco Colombo. Vive poi tra Lendinara e Rovigo, in uno studio sull’argine dell’Adige.
Il cinema sperimentale
La prima produzione di Gioli è cinematografica. Lavora in 16 mm, in gran parte in bianco e nero e spesso muto, e usa la ripresa a passo uno, fotogramma per fotogramma, che il critico Elio Grazioli definisce «un’invenzione unica». Light Cone distribuisce ventisette suoi film. Tra i titoli più noti:
- Commutazioni con mutazione e Tracce di tracce (1969);
- Immagini disturbate da un intenso parassita (1970), mediometraggio di circa 36 minuti;
- Secondo il mio occhio di vetro e Del tuffarsi e dell’annegarsi (1971);
- Immagini reali, immagini virtuali, Anonimatografo, Cineforon e Hilarisdoppio (1972);
- Traumatografo (1973) e Quando la pellicola è calda (1974);
- L’operatore perforato (1979), Il volto inciso e L’assassino nudo (1984);
- Filmfinish (1986-1989), Quando l’occhio trema (1989), Filmarilyn e Children (1992);
- Farfallio (1993), Volto sorpreso nel buio (1995), Rectoinverso (2009-2013) e Natur (2017).
Non sono film narrativi: la pellicola è trattata come materia fisica, bucata, incisa, esposta più volte. La maggior parte è in 16 mm e in bianco e nero, molti sono muti; Immagini disturbate da un intenso parassita (1970) è invece sonoro, in bianco e nero, e dura circa 36 minuti. Dopo gli anni Settanta Gioli non abbandona il cinema: Filmfinish occupa il periodo 1986-1989, Rectoinverso si estende dal 2003 al 2013 e gli ultimi lavori, come Natur, sono del 2017. In Film stenopeico (l’uomo senza macchina da presa), realizzato in più tempi tra il 1973 e il 1989, il foro stenopeico sostituisce l’obiettivo anche nel cinema. Nel 2005 RaroVideo ha pubblicato due DVD a cura di Paolo Vampa; nel 2025 un cofanetto di tre DVD a cura di Bruno Di Marino.
Fotografia: fotofinish, stenopeico, Polaroid
La fotografia di Gioli ha tre grandi filoni, che spesso si sovrappongono.
Il fotofinish
Dal 1971 usa le macchine del fotofinish, quelle che registrano l’arrivo delle corse con una fessura che scansiona il soggetto invece di fotografarlo tutto in un istante. Ne ricava deformazioni e allungamenti del corpo e del volto, a cominciare da serie come Modelli d’auto attraverso contrade e da studi sulla figura in movimento. La ricerca sul volto continua fino agli anni Duemila.
Il foro stenopeico e le macchine autocostruite
Dalla seconda metà degli anni Settanta lavora con macchine fotografiche autocostruite e con il foro stenopeico. Secondo Grazioli, Gioli non usava un apparecchio senza smontarlo e modificarlo, inserendovi oggetti, animali e segni. La sua posizione era netta: il risultato nasceva dalla ripresa e dal procedimento, senza effetti di post-produzione né programmi informatici. Una sua serie fotografica è Cameron obscura; Gran positivo nel crudele spazio stenopeico è il titolo della mostra e del volume del 1991.
La Polaroid e il transfer
Tra il 1976 e il 1977 incontra la pellicola Polaroid, e in particolare l’SX-70. Apre le capsule sigillate dei materiali e stende l’emulsione sul supporto, come una pittura, su carta da disegno, seta e tela serigrafica. Da questo lavoro nascono serie come Autoanatomie e Sconosciuti, e anni dopo il progetto Anthropolaroid (2018). Light Cone ricorda anche il suo interesse per il Cibachrome. Per Peter Benson Miller, che ne scrive nel catalogo dell’American Academy in Rome, Gioli ha messo continuamente alla prova le possibilità del medium Polaroid.
Al lavoro di trasferimento è dedicata la mostra Transfer di volti dell’arte al Museo Poldi Pezzoli di Milano (2018). Già nel 1984 una sua immagine è scelta per la copertina del catalogo dell’AIPAD, l’associazione dei mercanti di fotografia, segno di un’attenzione che arriva presto anche dal mercato internazionale.
Le fonti insistono sul fatto che i tre filoni non sono fasi successive: il fotofinish, lo stenopeico e la Polaroid tornano a più riprese nell’arco di cinquant’anni, e dalle stesse immagini Gioli ricava fotografie, stampe su carta, film e opere pittoriche. Per questo le sue mostre, da Fotografie grafica dipinti film a Antologica/Analogica, mettono insieme linguaggi che il sistema dell’arte tende a tenere separati.
Mostre e pubblicazioni
- 1980 – Camere incantate, Palazzo Reale, Milano (a cura di Vittorio Fagone).
- 1981 – Il punto trasparente. ‘grafie, Istituto nazionale per la grafica, Roma (a cura di Federica Di Castro).
- 1983 – Hommage à Niépce, Musée Nicéphore Niépce; Corps et thorax, Centre Pompidou, Parigi.
- 1986 – Obscura. La natura riflessa, Museo del paesaggio di Verbania (catalogo Electa); George Eastman House, Rochester.
- 1982-1998 – diverse presenze ai Rencontres d’Arles.
- 1991 – Gran positivo nel crudele spazio stenopeico, Palazzo Fortuny, Venezia, e Museo Alinari, Firenze (volume Alinari).
- 1996 – Paolo Gioli. Fotografie grafica dipinti film, Palazzo delle Esposizioni, Roma.
- 2015 – Padiglione Italia, 56ª Biennale di Venezia (a cura di Vincenzo Trione).
- 2017 – Uerpos evocados por la noche, Istituto Italiano di Cultura, Madrid.
- 2018 – Transfer di volti dell’arte, Museo Poldi Pezzoli, Milano; Anthropolaroid, American Academy in Rome, di cui è Photographer-in-Residence 2018-2019.
- 2019 – Dialoghi con Joan Fontcuberta, Galleria del Cembalo, Roma.
- 2021 – Antologica/Analogica, tra Bari, Lecce e Bisceglie, poi a Pechino.
Le sue opere sono presenti in collezioni come il MoMA, il Centre Pompidou e l’Art Institute of Chicago. Tra le pubblicazioni: Imprint cinema / Un cinema dell’impronta (Centro Sperimentale di Cinematografia, 2009), Naturae (Quinlan, 2011), Antologica/Analogica (Silvana Editoriale, 2021) e Impressions sauvages (a cura di Philippe Dubois e Antonio Somaini, Les presses du réel, 2022). Lo ha incluso anche la mostra collettiva The Polaroid Project (2017-2020), presentata in musei di Austria, Canada, Germania, Singapore e Stati Uniti.
Critica e metodo di lavoro
Per Elio Grazioli, che lo ricorda su doppiozero nel gennaio 2022, Gioli è stato un artista sottovalutato: in parte perché usava la fotografia, in parte per il piccolo formato di molte opere, nonostante le mostre all’estero e i cataloghi. Chi l’ha amato lo considerava un grande artista senza riserve; altri lo trovavano difficile e poco mondano, e il suo modo di trattare il corpo e il sesso poteva mettere a disagio. Michele Smargiassi ha scritto che Gioli «ha scarnificato la fotografia», smontandola per interrogarne il corpo.
Il tratto comune delle sue opere è il rifiuto della macchina come scatola chiusa. Gioli costruisce o altera lo strumento, ne cambia i materiali e il modo di registrare la luce, e usa il risultato come ricerca sul modo in cui si forma un’immagine. A Ravenna, ricorda Grazioli, mostrò come ottenere il colore sovrapponendo proiezioni in solo bianco e nero; a Reggio Emilia, per Fotografia Europea, espose corpi fosforescenti verdi. Altri autori che hanno portato la ricerca oltre la macchina fotografica sono raccolti tra gli autori che hanno segnato la storia della fotografia.
Altri autori e autrici sono presentati nell’indice I grandi fotografi della storia. Con la sperimentazione off-camera, cioè con oggetti posati direttamente sulla carta sensibile, lavora anche Paola Binante, nata a Roma e attiva tra Bologna e Urbino. Fotografo sperimentale della generazione precedente fu Franco Grignani, architetto, grafico e pittore. Alle Polaroid SX-70 manipolate a mano lavorò dai primi anni Ottanta Augusto De Luca, nato a Napoli nel 1955.
Domande frequenti
Chi era Paolo Gioli?
Un artista italiano nato a Sarzano di Rovigo il 12 ottobre 1942 e morto a Lendinara il 28 gennaio 2022, che lavorò con pittura, cinema sperimentale e fotografia.
Quali tecniche fotografiche usò?
Le macchine del fotofinish dal 1971, il foro stenopeico e macchine autocostruite dalla seconda metà degli anni Settanta, la pellicola Polaroid e il transfer dal 1976-1977.
Che cos’è il fotofinish?
Il sistema che registra l’arrivo delle corse con una fessura che scansiona il soggetto invece di fotografarlo tutto in un istante. Gioli ne ricavò deformazioni e allungamenti del corpo e del volto.
Quanti film ha realizzato?
Lavorò in 16 mm, in gran parte in bianco e nero e spesso muto, con la ripresa a passo uno. Light Cone distribuisce ventisette suoi film.
Quali sono le sue mostre più importanti?
Tra le altre Camere incantate a Palazzo Reale di Milano (1980), il Centre Pompidou (1983), Palazzo Fortuny a Venezia (1991), il Padiglione Italia della Biennale di Venezia (2015) e l’American Academy in Rome (2018).
Fonti
- Wikipedia – Paolo Gioli – Biografia, filmografia, mostre e pubblicazioni
- Doppiozero – Paolo Gioli, in memoria – Ricordo di Elio Grazioli (29 gennaio 2022)
- Light Cone – Paolo Gioli – Biografia e film in distribuzione
- American Academy in Rome – Paolo Gioli – Residenza 2018-2019 e Anthropolaroid
- Sito ufficiale Paolo Gioli – Archivio dell’artista
- Biografia ufficiale – Paolo Gioli – Biografia
- MAXXI – Paolo Gioli. Between film and photography – Incontro dedicato
- Silvana Editoriale – Catalogo Antologica/Analogica (2021)
Aggiornato Ottobre 2026
