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Mario De Biasi

Mario De Biasi (Sois, Belluno, 1923 – Milano, 2013) è stato il primo fotografo assunto in organico da un settimanale italiano, «Epoca», nel 1953. È l'autore di «Gli italiani si voltano» (1954) e del reportage sull'Ungheria del 1956.

La Redazione di Storia della Fotografia 10 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Di Paolo Monti - Disponibile nella biblioteca digitale BEIC e caricato in collaborazione con Fondazione BEIC.L'immagine proviene dal Fondo Paolo Monti, di proprietà BEIC e collocato presso il Civico Archivio Fotografico di Milano., CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48078416

Mario De Biasi (Sois, Belluno, 2 giugno 1923 – Milano, 27 maggio 2013) è stato un fotoreporter italiano. Deportato in Germania durante la guerra, comincia a fotografare a Norimberga con materiale trovato tra le macerie. Nel 1953 entra a «Epoca», il settimanale Mondadori spesso paragonato a Life, ed è il primo fotografo con un posto in organico in una rivista italiana. Firma immagini come Gli italiani si voltano (1954) e il reportage sull’insurrezione ungherese del 1956. Il suo lavoro si colloca tra le pagine più importanti della storia del fotogiornalismo italiano.

In Sintesi

  • Chi era: fotoreporter nato a Sois (Belluno) nel 1923, morto a Milano nel 2013.
  • Inizi: lavoratore coatto a Norimberga, comincia a fotografare nel 1945 (una fonte dice 1944); a Milano è radiotecnico e fotografa nel tempo libero.
  • Carriera: dal 1953 a «Epoca», primo fotografo in organico di un settimanale italiano; vi resta per circa trent’anni.
  • Servizi principali: Gli italiani si voltano (1954), l’Ungheria del 1956, la Siberia con Walter Bonatti, gli astronauti dell’Apollo 11.
  • Riconoscimenti: Premio Saint Vincent per il giornalismo (1982), Maestro della fotografia italiana FIAF (2003), Ambrogino d’oro (2006).
  • Mostre recenti: Fotografie 1947-2003 (Venezia, 2021-22), Naturalis Historia (Como, 2023), Mario De Biasi e Milano (Milano, 2023-24).

Dagli inizi a Epoca

De Biasi nasce nel 1923 a Sois, a pochi chilometri da Belluno. Secondo la scheda di CLP si trasferisce a Milano a quindici anni e si forma come radiotecnico. Durante l’occupazione tedesca viene mandato ai lavori forzati a Norimberga, dove lavora ancora come radiotecnico. Nel 1945 comincia a fotografare: RSI parla di un manuale di fotografia trovato tra le macerie, Internazionale di una macchina di fortuna, Sardegna Cultura e Galleria 70 di attrezzatura recuperata in città. La figlia, citata da RSI, ricorda un primo autoritratto con la macchina fotografica scattato proprio lì.

Tornato in Italia nel 1946, secondo CLP e Admira, riprende a lavorare come radiotecnico (CLP cita anche la Magneti Marelli di Sesto San Giovanni) e fotografa Milano con una macchina amatoriale economica. Nel 1948 si iscrive al Circolo Fotografico Milanese e vi tiene a dicembre la sua prima mostra personale; in seguito, scrive Admira, rompe con il circolo dopo alcuni contrasti.

Nella primavera del 1953 «Epoca» lo assume. È il primo fotografo con un contratto stabile in un settimanale italiano. Nella redazione conosce il designer Bruno Munari: dalla loro amicizia nasce la collaborazione per alcuni libri di Munari illustrati con le sue fotografie (Admira). Il primo libro fotografico di De Biasi, Idea di Milano, esce da Mondadori nel 1955.

Gli italiani si voltano

La fotografia più famosa, Gli italiani si voltano, è del 1954. RSI e CLP raccontano che non fu un lavoro per «Epoca», ma per Bolero Film, un settimanale di fotoromanzi, per un servizio intitolato «Difficile abbordaggio». De Biasi scelse come modella Moira Orfei, la vestì di bianco e la fece camminare per Milano. Lo scatto la mostra mentre si avvicina a un gruppo di uomini in piazza del Duomo, all’ingresso della Galleria, e tutti si voltano a guardarla.

L’immagine fu scelta come manifesto della mostra The Italian Metamorphosis, 1943-1968 al Guggenheim Museum di New York, nel 1994-95. Il percorso della retrospettiva veneziana del 2021 si apre con la sequenza completa, mostrata al pubblico per la prima volta insieme ai provini, e la mostra del 2023 al Museo Diocesano la ripropone con i provini inediti accanto alla stampa.

Gli anni di Epoca

De Biasi lavora per «Epoca» per circa trent’anni, secondo Wikipedia e Internazionale; CLP indica il 1983 come fine del rapporto e più di 130 copertine realizzate. Per il settimanale fotografa rivoluzioni, personaggi celebri e paesi poco conosciuti. Artribune lo definisce il primo a portare in Italia il reportage di viaggio a colori.

Wikipedia e Internazionale citano i ritratti di Marlene Dietrich, Brigitte Bardot e Sophia Loren; la scheda di Galleria 70 elenca anche Arturo Toscanini (Milano, 1953), Marlene Dietrich (Montecarlo, 1956), Brigitte Bardot (Venezia, 1958), Sophia Loren (Napoli, 1959), Salvatore Quasimodo (Milano, 1962) e Yukio Mishima (1970). CLP aggiunge Onassis, Warhol, Hitchcock, Chagall e Montale.

Tra gli eventi documentati: l’eruzione dell’Etna (1964), l’alluvione di Firenze (1966), un terremoto in Sicilia e l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia (1968), secondo la scheda biografica di Sardegna Cultura. Nel 1962 segue la spedizione in Siberia di Walter Bonatti (Internazionale; Artribune e Sardegna Cultura datano le fotografie al 1964). Nel 1969 «Epoca» lo manda a Houston e a seguire lo sbarco sulla Luna, per sei numeri, con credenziali stampa internazionali (Le Stanze della Fotografia); una sua fotografia mostra gli astronauti Armstrong e Aldrin alla mensa della NASA.

L’Ungheria del 1956

Il 23 ottobre 1956 De Biasi arriva in Ungheria e documenta l’insurrezione popolare e la repressione sovietica. Secondo la biografia di Admira le immagini sono pubblicate in tutto il mondo e fanno la sua reputazione di fotogiornalista. Le Stanze della Fotografia riferiscono che le immagini gli valsero il soprannome di «italiano pazzo», che RSI riporta insieme a «l’intrepido». Per il cinquantenario, nel 2006, esce un libro con le sue fotografie di Budapest, esposto a Budapest e al Parlamento europeo a Strasburgo.

L’Italia che non conosciamo e la Sardegna

Dal 1955 De Biasi percorre l’Italia per servizi pubblicati su «Epoca» con titoli come «Viaggio in Italia» e «L’Italia che non conosciamo» (Admira, Sardegna Cultura). In Sardegna, dove va per la prima volta nel 1955, lavora con testi del poeta Alfonso Gatto, e fotografa una società ancora fortemente legata a usanze e tradizioni, registrando i primi segni del cambiamento. Torna sull’isola più volte, e Sardegna Cultura sottolinea la qualità e la varietà del suo archivio sardo.

Libri, premi e riconoscimenti

Le fonti attribuiscono a De Biasi un numero molto elevato di libri: più di 85 secondo Sardegna Cultura, più di 100 secondo CLP e Le Stanze della Fotografia. Tra i titoli citati: Idea di Milano (1955), Gocce d’acqua dal mondo (1982), una monografia FIAF nella collana Grandi Autori (2003) e Mario De Biasi. Il mio sogno è qui (Electa, collana Electaphoto, 2016), a cura di Enrica Viganò: la prima monografia, secondo Internazionale, con una biografia illustrata e per la prima volta tutte le copertine di «Epoca» dal 1953 al 1983.

  • 1964 – Erich Salomon Preis, Colonia (Sardegna Cultura, Fotocult, Galleria 70).
  • 1982 – Premio Saint Vincent per il giornalismo (Wikipedia, Fotocult, CLP).
  • 1994 – Premio alla carriera al Festival di Arles (Sardegna Cultura, Galleria 70).
  • 2003 – Maestro della fotografia italiana (FIAF).
  • 2006 – Ambrogino d’oro del Comune di Milano, il 7 dicembre secondo Wikipedia, su proposta dell’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi.
  • 2013 – Premio alla carriera a Photoshow, Milano, poche settimane prima della morte.

Dopo la morte, il suo nome viene iscritto al Famedio del Cimitero Monumentale di Milano. Secondo Wikipedia è sepolto nel Cimitero Maggiore, in una nicchia vicino alla moglie, e muore alla casa di riposo Principessa Jolanda.

Le mostre dopo la morte

Dalla fine degli anni Novanta le mostre si moltiplicano. Tra quelle elencate da Wikipedia e Galleria 70: Mangiare nel Mondo (Milano, 1998), la retrospettiva all’Arengario (2000), A Photographic Journey all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles (2004), Racconti d’acqua e di vita (2007), Un reporter a tutto campo a Bovisio Masciago (2008) e Changing Japan 1950-1980 al Japan Camera Museum di Tokyo (2011), dove fu il primo artista straniero a esporre al Photo Salon del Japan Camera Industry Institute.

Fotografie 1947-2003 (Venezia, 2021-22). Casa dei Tre Oci, dal 13 maggio 2021 al 9 gennaio 2022, a cura di Enrica Viganò con l’Archivio Mario De Biasi. Più di 250 fotografie, in prevalenza stampe vintage: 256 secondo Le Stanze della Fotografia, di cui 216 incorniciate e 40 in un’installazione a globo, e circa la metà inedite. Le sezioni (dieci, sempre secondo Le Stanze) vanno dagli eventi storici ai viaggi, dai ritratti alla vita quotidiana. Artribune cita il Festival del Cinema di Venezia, i baci, gli operai durante la pausa pranzo e i barbieri di strada, oltre ai disegni a pennarello. Il catalogo Marsilio ha saggi di Viganò, Denis Curti e Angelo Ponta. La mostra viaggia poi: Le Stanze della Fotografia la propone come mostra itinerante, disponibile da primavera 2022.

Naturalis Historia (Como, 2023). Broletto di Como, dal 2 giugno al 23 luglio 2023, a cura di Eugenio Bitetti e Massimiliano Mondelli, per il centenario della nascita e le celebrazioni pliniane. Settantaquattro stampe ai sali d’argento in bianco e nero, dagli anni Cinquanta ai primi Ottanta, su piante, minerali e animali.

Mario De Biasi e Milano. Edizione straordinaria (Milano, 2023-24). Museo Diocesano Carlo Maria Martini, dal 14 novembre 2023, a cura di Maria Vittoria Baravelli e Silvia De Biasi, figlia del fotografo e responsabile dell’archivio. Circa cento fotografie, in gran parte vintage, con provini e immagini inedite dall’Archivio Mondadori e dall’Archivio De Biasi, tutte su Milano: una coppia sulle guglie del Duomo, una veduta aerea della Galleria del 1954, la serie del 1956 sulla giornata di una giovane milanese, il treno a vapore «Gamba de lègn». La sezione finale, «Da Milano alla Luna», racconta i viaggi fuori dall’Europa. Catalogo Mondadori Portfolio.

Le opere principali

  • Gli italiani si voltano (Milano, 1954) – Moira Orfei vista da dietro.
  • Fellini e Masina, Venezia (1955) e Guardarobiera, New York (1956).
  • Ungheria (1956) – Al confine tra Austria e Ungheria e il reportage sull’insurrezione.
  • Burano (1958).
  • Siberia (1962-64) – con Walter Bonatti.
  • Messico (1968) e Gli astronauti Armstrong e Aldrin alla mensa della NASA, Houston (1969).
  • Portatrici di terra, India (1981).

Letture critiche

I giudizi seguenti appartengono ai loro autori. CLP riporta due definizioni: per Enzo Biagi De Biasi era «l’uomo che poteva fotografare tutto», e per Bruno Munari la macchina fotografica era l’estensione naturale della sua persona. Artribune definisce «scioccanti» le immagini di Budapest. L’articolo di Fotocult su Naturalis Historia (una fonte sola, non una recensione indipendente) giudica le fotografie «audaci, frizzanti e attuali» e ne nota le inquadrature ravvicinate, i piani appiattiti vicini alla pittura astratta e l’equilibrio tra pieni e vuoti. RSI cita una frase di De Biasi: «dovunque s’incontra la vita s’incontra la bellezza». La figlia Silvia indica nella curiosità la parola più legata alla sua vita.

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Luogo di nascita: Sois (RSI, Internazionale e altri), Belluno (Wikipedia, che colloca la giovinezza a Sois).
  • Primi scatti: 1945 (la maggior parte) o 1944 (Sardegna Cultura).
  • Anni a «Epoca»: circa trent’anni (Wikipedia, Internazionale), fino al 1983 (CLP), «oltre trent’anni» (Admira, Galleria 70).
  • Copertine: più di 130 (CLP), «centinaia» (Galleria 70, Le Stanze della Fotografia).
  • Numero di libri: più di 85 (Sardegna Cultura), più di 100 (CLP, Le Stanze della Fotografia).
  • Siberia: 1962 (Internazionale) o 1964 (Artribune, Sardegna Cultura).
  • Mostra ai Tre Oci: 13 maggio 2021 – 9 gennaio 2022 (Artribune); l’elenco di Wikipedia riporta 2021 ma l’URL collegato porta una data del 2013.
  • Museo Diocesano: chiusura il 21 gennaio 2024 (Wikipedia) o il 18 febbraio 2024 (CLP).
  • Gli italiani si voltano: Wikipedia mette «1994» accanto alla fotografia, ma si riferisce all’esposizione al Guggenheim; lo scatto è del 1954.
  • Premio di Arles (1994): compare solo in Sardegna Cultura e Galleria 70.
  • Ambrogino d’oro: 7 dicembre 2006 (Wikipedia), «dicembre» (Admira).

Fonti

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