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Marina Ballo Charmet

Marina Ballo Charmet (Milano, 1952) è fotografa e videoartista, psicoterapeuta dell'infanzia: dal 1989 lavora sullo sguardo periferico e dal basso, da Con la coda dell'occhio a Tatay.

La Redazione di Storia della Fotografia 9 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Marina Ballo Charmet (Milano, 1952) è una fotografa e videoartista italiana. Ha una formazione in filosofia e psicologia e lavora come psicoterapeuta dell’infanzia nei servizi pubblici di Milano. Dalla fine degli anni Ottanta costruisce un lavoro sullo sguardo periferico e basso, quello di un bambino, e sulla percezione degli spazi quotidiani: una visione «di sfuggita, in modo periferico», che mette al centro ciò che di solito resta ai margini.

In Sintesi

  • Nata a Milano nel 1952, dove vive e lavora; filosofia e psicologia, poi psicoterapeuta infantile.
  • Alla fine degli anni Ottanta si avvicina alla fotografia; conosce Gabriele Basilico e frequenta un seminario di Lewis Baltz.
  • Serie principali: Il limite (1989-90), Con la coda dell’occhio (1993-94), Rumore di fondo (1996-2000), Primo campo (2000-02), Il parco (2006-10), Tatay (2021-23).
  • Dal 1998 anche video; in mostra a Parigi (1999), alla Biennale di Venezia (1997 e 2010), al MACRO di Roma (2013), alla Triennale (2008 e 2021).
  • Libri: Con la coda dell’occhio. Scritti sulla fotografia (Quodlibet, 2017), Sguardo terrestre (2013).

Dalla psicoterapia alla fotografia

Ballo Charmet si forma in filosofia e psicologia e lavora come psicoterapeuta dei bambini, anche nel servizio pubblico. Secondo Klat Magazine il suo lavoro è stato segnato dalla scuola britannica della psicoanalisi dall’inizio degli anni Ottanta; l’articolo cita Anton Ehrenzweig, Salomon Resnik e Donald Winnicott. Negli anni Settanta, secondo la galleria Il Ponte, realizza video per il Comune di Milano e per Rai 3; dalla metà degli anni Ottanta si dedica alla fotografia, con il quotidiano come soggetto privilegiato. Si avvicina all’immagine seguendo libri e mostre; conosce Gabriele Basilico e frequenta un seminario di Lewis Baltz. Klat ricorda anche Timothy O’Sullivan tra le sue influenze.

Lo sguardo dal basso e periferico

Secondo la scheda MACRO, la sua è una visuale «fuori centro», laterale, dal basso, che mette in primo piano materiali urbani come aiuole, marciapiedi e spartitraffico, concentrandosi sul «rumore di fondo della nostra mente» e su ciò che si coglie «con la coda dell’occhio». Lo sguardo si affida al caso e all’imprevisto più che al ragionamento, accetta l’errore e lascia emergere pause e salti. Klat elenca le sue scelte tecniche: immagini fuori fuoco, punto di vista spesso basso, distanza dai soggetti, cura della luce come elemento costante, stampe spesso in scala 1:1 con attenzione al montaggio. L’Italian Journal usa, per la serie sui parchi, le formule «perceptual mobility, out of focus and sideways» e «peripheral awareness», e parla di «una visione opposta all’antropocentrismo».

Il bambino è la lente attraverso cui, secondo Klat, va letto il lavoro: le scelte puntano a far entrare lo spettatore nella fotografia anziché metterlo davanti, favorendo un’identificazione empatica. Per il contesto si veda la storia della fotografia italiana. Per un confronto con altri sguardi d’autore si possono leggere i profili dei fotografi più importanti della storia.

Le serie fotografiche

Il limite (1989-90). Il primo lavoro, sulla luce diffusa delle coste della Bretagna e dell’Île de Ré. Nella Collezione Donata Pizzi sono presenti Bretagne #1-#6 (1990), stampe alla gelatina ai sali d’argento di 33×50 cm.

Presenze (1990-93). Include l’immagine Nei pressi di Tavira (Portogallo).

Con la coda dell’occhio (1993-94). Il vedere periferico e fuori fuoco, con margini e dettagli come centro dell’immagine; stampe in bianco e nero ai sali d’argento, scattate all’altezza degli occhi di un bambino di tre o quattro anni, che mostrano marciapiedi, spartitraffico e sterrati ai bordi della città.

Rumore di fondo (1996-2000). Interni ed esterni, con balconi ripresi dal basso e altri elementi architettonici.

Primo campo (2000-02). Lo sguardo di un bambino in braccio a un adulto, in grande formato e con colore neutro: la Collezione Pizzi conserva Primo campo #4 (2001), stampa cromogenica di 100×150 cm.

Il parco (2006-10). Trittici sui parchi urbani frequentati da migranti, in Europa e negli Stati Uniti: Parco Sempione a Milano (2006 e 2007), La Favorita a Palermo (2008), Villa Borghese a Roma (2007), il Preußenpark di Berlino, le Buttes-Chaumont a Parigi (2006).

Nel Peloponneso (2012-13). Progetto recente che chiude la mostra del MACRO.

Milanopiazzaduomo, L’alba (2014-15). Lavoro realizzato insieme a Basilico: lui fotografa dall’alto, lei dal basso, all’altezza di un bambino.

Le ore blu (2017) e Centotrentunominuti di cielo (2018-19). Lavori su acqua (Giudecca) e cielo, legati alla luce che cambia.

Il video

Conversazione (1998) segna il passaggio dalla fotografia al video. Seguono Passi leggeri (1999, camera legata al corpo), Dimmi (2000), Disattenzioni (2000-03), Frammenti di una notte (2004, ospedale), Agente apri (2007, carcere), L’alba e Square (2014-15), Le ore blu (2017). Persone (1999) è un’installazione permanente al MAPP, Museo d’Arte Paolo Pini di Milano, e nel 2008 Il parco è stata un’installazione alla Triennale. Nei video dalla fine degli anni Novanta la ricerca si estende al movimento e al suono.

Tatay

Tatay («padre» in filippino) è una videoinstallazione presentata alla Triennale di Milano (28 ottobre – 28 novembre 2021): nel buio, dodici voci di padri di paesi e lingue diversi cantano una ninna nanna al proprio bambino e si intrecciano in un’unica voce, mentre il video mostra un padre che culla il figlio. Fu realizzata con la collaborazione di Ludovico Einaudi. Alla vernice, il 28 ottobre alle 18.30, la lectio di Jean-François Chevrier Padre parlante / Padre ambiente, con Stefano Boeri, Lorenza Bravetta e l’artista. Boeri la definisce «una poetica e raffinata riflessione sul tema della paternità».

Nel 2022 il progetto è stato presentato alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Nel 2023 la galleria Il Ponte di Firenze ha ospitato Tatay. Con la coda dell’occhio, a cura di Marco Meneguzzo (24 maggio – 28 luglio): al piano superiore dodici fotografie a colori di grande formato sul rapporto padre-figlio, al piano inferiore sei stampe ai sali d’argento da Con la coda dell’occhio (1993-94). Alla vernice una tavola rotonda al Museo degli Innocenti sulla «mascolinità che si prende cura» (con Erika Bernacchi, Gustavo Pietropolli Charmet, Arabella Natalini e Meneguzzo) e la presentazione del libro Tatay (Gli Ori, 2023). Chevrier scrive che lo sguardo, nel suo lavoro, «non è più una presa di distanza ma una forma di partecipazione».

Mostre e libri

Mostre. Stadtgalerie di Graz (1992), Ar/Ge Kunst di Bolzano (1995), XLVII Biennale d’Arte di Venezia (1997), viafarini (1998), Centre National de la Photographie, Parigi (1999), Careof, Milano (2003), Triennale di Milano con Il parco (2008), Storefront for Art and Architecture, New York (At Land. Bodyscape & Cityscape, 2009), XII Mostra internazionale di architettura (2010), Sguardo terrestre al MACRO di Roma (5 ottobre – 17 novembre 2013, a cura di Stefano Chiodi, prima retrospettiva in un museo pubblico: circa venticinque opere), milanopiazzaduomo al Museo del Novecento di Milano (2015), Agir, contempler al Musée Unterlinden di Colmar (2016, a cura di Jean-François Chevrier con Herzog & de Meuron), MAGA di Gallarate (2018), Au bord de la vue a Le Point du Jour di Cherbourg e Fuori campo all’Istituto italiano di cultura di Madrid (2019), Geografia e Mistero con Stefano Cagol al Museo Greco-Romano di Alessandria d’Egitto (1-20 settembre 2025) e No Place Like Home alla Kunsthalle Darmstadt (28 settembre 2025 – 11 gennaio 2026).

Libri. Marina Ballo Charmet. Fotografie e video 1993/2007 (Electa, 2007); Sguardo terrestre (MACRO-Quodlibet, 2013); Con la coda dell’occhio. Scritti sulla fotografia (Quodlibet, 2017), a cura di Stefano Chiodi, con una conversazione tra l’artista e Jean-François Chevrier; Au bord de la vue (rivista d’A – d’architecture, n. 271, maggio 2019, pp. 18-23).

Interpretazioni critiche

Nel testo di Elio Grazioli per doppiozero (5 luglio 2025) Ballo Charmet occupa dagli anni Novanta «un posto unico nel mondo della fotografia d’arte». Grazioli descrive lo sguardo come «preconscio, periferico, fluttuante, affettivo» e parla di «preconscio ottico»; legge il suo femminismo come «formale» più che tematico, e vede nelle ultime serie una tensione onirica vicina al passaggio dalla veglia al sonno. L’artista, secondo lo stesso testo, cita Merleau-Ponty e Jonas Mekas e rifiuta l’impostazione illustrativa. Sono letture di un singolo critico.

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Tatay alla Triennale. Dal 28 ottobre (arte.it) o dal 29 ottobre (sito dell’artista) al 28 novembre 2021.
  • Vernice da Il Ponte. Ore 18 (Artribune) o ore 19 (comunicato).
  • Primo campo. 2000-02 (Collezione Pizzi) o 2001 (doppiozero); un’opera della serie è datata 1995 nella pagina della Collezione Pizzi.
  • Rumore di fondo. 1996-2000 (Collezione Pizzi), 1996 (MACRO) o 1999 (doppiozero).
  • Il limite. 1989-90 (doppiozero, Klat) o 1990 (MACRO).
  • Tatay foto. Video 2021 e fotografie 2022-2023 (doppiozero).
  • Au bord de la vue. 2018 (arte.it) o maggio 2019 (sito dell’artista).
  • Anni di avvicinamento alla fotografia. Fine anni Ottanta (doppiozero) o metà anni Ottanta (galleria Il Ponte).

Per altri profili di autori e autrici si veda l’indice I grandi fotografi della storia. Dalla stessa Milano proviene l’opera di Franco Vimercati, formatosi come pittore a Brera, che dal 1973 fotografò oggetti di uso comune. Il paesaggio e le città sono anche il campo di Luca Campigotto, nato a Venezia nel 1962.

Domande frequenti

Chi è Marina Ballo Charmet?

Fotografa e videoartista nata a Milano nel 1952, con una formazione in filosofia e psicologia. Lavora anche come psicoterapeuta dell’infanzia e dalla fine degli anni Ottanta costruisce un lavoro sullo sguardo periferico e basso.

Che cosa caratterizza il suo sguardo?

Una visuale laterale e dal basso, all’altezza di un bambino, che porta in primo piano marciapiedi, aiuole e spartitraffico. Tra le scelte tecniche ci sono immagini fuori fuoco, distanza dai soggetti e stampe spesso in scala 1:1.

Quali sono le sue serie principali?

Il limite (1989-90), Con la coda dell’occhio (1993-94), Rumore di fondo (1996-2000), Primo campo (2000-02), Il parco (2006-10) e Tatay.

Che cos’è Tatay?

Una videoinstallazione presentata alla Triennale di Milano nel 2021: dodici voci di padri di paesi e lingue diversi cantano una ninna nanna al proprio bambino. Nel 2023 la galleria Il Ponte di Firenze ha presentato le fotografie del progetto, e dallo stesso anno esiste il libro edito da Gli Ori.

Dove si è tenuta la prima retrospettiva in un museo pubblico?

Al MACRO di Roma, con la mostra Sguardo terrestre, dal 5 ottobre al 17 novembre 2013, a cura di Stefano Chiodi.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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