Home/I Maestri della Fotografia/Fotografi Italiani

Moira Ricci

Moira Ricci (Orbetello, 1977): 20.12.53 10.08.04, in cui si inserisce nelle fotografie della madre morta, e Capitale terreno sulla cultura contadina maremmana.

La Redazione di Storia della Fotografia 10 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

Su GoogleAggiungici come fonte preferita
fotografia mancante
Photo by AiCanvas on Pixabay

Moira Ricci (Orbetello, 1977) è una fotografa e artista visiva toscana. Lavora con fotografia, video, scultura e installazione e ha costruito la sua ricerca su due fronti: la memoria familiare, con il progetto in cui si inserisce nelle fotografie della madre morta, e la cultura contadina e le leggende della Maremma. Si è formata al Liceo Artistico di Grosseto, al Centro Bauer di Milano e nella sezione multimediale dell’Accademia di Brera.

In Sintesi

  • Nata a Orbetello nel 1977; formata tra Grosseto e Milano (Liceo Artistico, Centro Bauer, Accademia di Brera).
  • 20.12.53 10.08.04: Ricci inserisce il proprio autoritratto, con ritocco digitale, nelle fotografie della madre Loriana, morta nel 2004. Le due date del titolo sono la nascita e la morte della madre. Cinquanta immagini, una per ogni anno della sua vita; libro Corraini 2023.
  • Capitale terreno (Spazio Oberdan, Milano, 2015): Da buio a buio (2009–2015) e Dove il cielo è più vicino (2014), sulla cultura contadina maremmana.
  • Mostre recenti: Museo di Fotografia Contemporanea (2024) e MAMbo di Bologna con Quarta casa (7 novembre 2025 – 11 gennaio 2026).

Formazione e radici maremmane

Ricci nasce a Orbetello nel 1977, in Maremma, e il territorio d’origine resta il centro del suo lavoro. Dopo il Liceo Artistico di Grosseto frequenta il Centro Bauer di Milano e la sezione multimediale dell’Accademia di Brera. Domus ricorda che le fiabe e le storie popolari maremmane hanno segnato la sua infanzia e che sono poi diventate materiale di lavoro. Per la storia della scuola italiana in cui si colloca si veda la storia della fotografia italiana.

La madre, Loriana, muore nel 2004, mentre Ricci stava concludendo gli studi al Bauer e prima che iniziasse la sua carriera artistica. Il padre si chiama Tonino. L’articolo di Angela Madesani su Artribune sottolinea che l’artista ha avuto accanto la madre «per pochi anni», e che il lutto è all’origine del lavoro che l’ha resa nota.

20.12.53 10.08.04: il lavoro sulla madre

Il titolo è fatto delle due date che segnano la vita di Loriana, nata il 20 dicembre 1953 e morta il 10 agosto 2004. Il progetto consiste in cinquanta fotografie: Ricci ritrova le immagini di famiglia, le rielabora e inserisce in ciascuna il proprio autoritratto accanto alla madre, anche in scatti precedenti alla sua nascita. Le immagini sono cinquanta perché, come racconta Artribune, ognuna corrisponde a un anno di vita della madre, dalla nascita ai cinquant’anni.

Il lavoro ricostruisce una microstoria toscana dagli anni Cinquanta in avanti, centrata su una famiglia della zona di Grosseto: nonni, zii, cugini, fratelli. Una delle immagini chiave mostra i genitori in una classica fotografia degli anni Settanta, con i piccioni che beccano il grano dalle loro mani. Tra i titoli ricordati da Artribune compaiono Mamma annaffia, Mamma con maestra e Mamma alla finestra. Le didascalie datano il ciclo 2004–2014.

Nel libro pubblicato da Corraini nel 2023 le immagini sono impaginate senza ordine cronologico né tematico, con una breve didascalia sul lato sinistro di ciascuna. Il volume ha 160 pagine e testi di Roberta Valtorta, Andrea Cortellessa e Lydia Flem. Il progetto ha vinto il bando PAC2021 del Ministero della Cultura, con cui il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo ha acquisito le cinquanta opere e finanziato il libro.

La tecnica e la lettura critica

Ricci usa il ritocco digitale per inserirsi nelle fotografie: nell’analisi di Giulia Simi su Digicult si tratta di un «intarsio digitale» realizzato con il software più diffuso per il ritocco, senza che l’articolo ne faccia il nome. Per adattarsi all’epoca di ogni scena sceglie abiti e acconciature adeguati, e adegua posa, posizione e gesti a quelli della scena. Ricci spiega che il collage su carta non avrebbe funzionato: le serviva «l’illusione di essere lì».

La critica ha letto il lavoro in dialogo con La camera chiara di Roland Barthes, e in particolare con l’idea di punctum; Ricci ha confermato che Barthes è stato per lei un’ispirazione. Simi osserva che lo sguardo dell’artista nelle immagini non incrocia mai l’obiettivo né guarda fuori campo: è l’unico «errore» visibile in un’immagine altrimenti iperrealistica, e viene interpretato come un gesto di lutto e di amore. Madesani, da parte sua, nota che l’intervento va oltre il carattere indicale della fotografia pur non essendo un fotomontaggio. Si tratta di letture critiche attribuite ai rispettivi autori. Per il contesto del ritratto fotografico si può leggere la fotografia di ritratto.

Capitale terreno

La mostra Capitale terreno si è tenuta allo Spazio Oberdan di Milano dal 9 settembre al 18 ottobre 2015, a cura di Emanuela De Cecco, ed è stata ideata e prodotta dal Museo di Fotografia Contemporanea, con PAC Ferrara e l’Associazione Culturale dello Scompiglio di Lucca. Artribune la collega al tema di Expo 2015, pur precisando che va oltre quel quadro. Su due piani, con pareti color terra, presentava Dove il cielo è più vicino (2014) al piano inferiore e Da buio a buio (2009–2015) al piano superiore. Il catalogo è edito da Silvana Editoriale. Nel testo del catalogo Andrea Lissoni legge il passaggio dall’autobiografia dei lavori precedenti a paure, fantasie e immaginari collettivi, un giudizio critico riferito a lui.

Da buio a buio

Il ciclo, realizzato tra il 2009 e il 2015, ricostruisce quattro storie finte ma verosimili ispirate alle leggende popolari maremmane: il Lupo Mannaro, l’Uomo Sasso, i Gemellini (metà umani e metà animali) e la Bambina Cinghiale. È un’installazione ibrida con fotografie, interviste registrate, video, ritagli di giornale e ricerche scientifiche. Le cornici sono state recuperate nei mercatini e nelle case di parenti e amici, scelte in modo che corrispondessero all’epoca di ogni storia.

Il titolo viene da un libro di Pietro Angelone, trovato nell’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma a Grosseto, sulla bonifica delle paludi maremmane. Le storie venivano raccontate la sera davanti al fuoco, e la citazione che Ricci riprende è «da buio a buio, da notte a notte, davanti al fuoco». Sulle leggende, dice, «mi sono state raccontate da piccola, ma le ho rielaborate da grande». Titoli di singole opere sono Lupo mannaro, Uomosasso e Gemellini.

Dove il cielo è più vicino

Realizzato nel 2014, il progetto riunisce grandi fotografie a colori e due video sulla terra agricola abbandonata. Domus descrive tre elementi. Poderi sono fotografie di edifici rurali abbandonati, senza finestre, presentati come pareti «cieche» contro cielo e terra, con una luce irreale che dà loro un carattere elegiaco. Trebbia-Astronave è un film su contadini che cercano di trasformare un trattore in un’astronave: Ricci ne ha ripreso la costruzione per diverse settimane e l’ha condensata in un video (58 minuti in accelerato, secondo Artribune). Il Diavolo Mietitore è un’immagine dall’alto di due grandi cerchi tracciati nei campi con l’aratro e dati alle fiamme, che richiama una leggenda inglese su un diavolo mietitore che punisce l’agricoltore che paga poco il bracciante.

Sul progetto Ricci ha detto che è «una preghiera al cielo ma anche una minaccia a chi ci controlla dall’alto» e «un tentativo di fuga, ma anche l’incapacità di metterlo in pratica».

Mostre e acquisizioni

Il primo ciclo sulla madre è stato esposto già nel 2009-2010 nella mostra Realtà Manipolate a Firenze, secondo Digicult, e Da buio a buio è legato a una mostra al PAC di Ferrara nello stesso periodo. A Capitale terreno (2015) è seguita una presenza a Fotografia Europea di Reggio Emilia (2017). Dal 26 maggio al 13 ottobre 2024 il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, a cura di Roberta Valtorta, ha presentato tutte e cinquanta le fotografie di 20.12.53 10.08.04.

Nel 2025 il MAMbo di Bologna le ha dedicato la personale Quarta casa, dal 7 novembre 2025 all’11 gennaio 2026, nell’ambito di Foto/Industria e a cura di Francesco Zanot e Lorenzo Balbi. La mostra attraversa fotografia, video, scultura e installazione, occupa l’intero piano terra del museo e comprende una grande installazione pensata per la Sala delle Ciminiere. Il tema è la casa come luogo di assenza e presenza.

Il contributo alla fotografia italiana

Con 20.12.53 10.08.04 Ricci ha trasformato l’archivio fotografico di famiglia in un progetto sul lutto, in cui il ritocco digitale serve a produrre una presenza e non un effetto. Con Capitale terreno ha portato la stessa attenzione verso una cultura contadina che sta scomparendo, mescolando documento, finzione e folklore. Le fotografie dei suoi progetti sono entrate in una collezione pubblica, quella del Museo di Fotografia Contemporanea. Altri autori che hanno lavorato sulla memoria e sugli archivi sono presentati tra i grandi nomi della fotografia.

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Datazione del ciclo sulla madre. La prima opera è del 2004 e le didascalie datano il ciclo 2004–2014; Digicult lo colloca nella mostra fiorentina del 2009-2010, per cui le date indicano fasi diverse di un lavoro che si è esteso nel tempo.
  • Da buio a buio. Domus e Artribune lo datano 2009–2015; Digicult lo lega a una mostra al PAC di Ferrara nel 2009-2010.
  • Durata di Trebbia-Astronave. Il video è di 58 minuti secondo Artribune; Domus parla di una ripresa di più settimane condensata in un video, senza indicare la durata.

Altri autori e autrici sono presentati nell’indice I grandi fotografi della storia. Tra le artiste italiane che lavorano con fotografia, video e installazione c’è anche Alessia De Montis, nata a Livorno nel 1976. Alle fotografie d’epoca raccolte e rielaborate guarda Linda Fregni Nagler, autrice di The Hidden Mother. Libri, video, wallpaper e installazioni sono gli strumenti di Botto & Bruno, coppia di artisti torinesi attiva dai primi anni Novanta.

Domande frequenti su Moira Ricci

Chi è Moira Ricci?

Fotografa e artista visiva nata a Orbetello nel 1977, formata al Liceo Artistico di Grosseto, al Centro Bauer di Milano e all’Accademia di Brera. Lavora con fotografia, video, scultura e installazione.

Che cos’è 20.12.53 10.08.04?

È il progetto in cui Ricci inserisce il proprio autoritratto, con ritocco digitale, in cinquanta fotografie di famiglia accanto alla madre Loriana, nata il 20 dicembre 1953 e morta il 10 agosto 2004. Le due date compongono il titolo.

Quando è uscito il libro sul progetto?

Nel 2023, per Corraini, in 160 pagine con testi di Roberta Valtorta, Andrea Cortellessa e Lydia Flem. Il progetto ha vinto il bando PAC2021 del Ministero della Cultura.

Di che cosa parla Da buio a buio?

Il ciclo, realizzato tra il 2009 e il 2015, ricostruisce quattro storie finte ma verosimili ispirate alle leggende maremmane: il Lupo Mannaro, l’Uomo Sasso, i Gemellini e la Bambina Cinghiale.

Quali mostre recenti le sono state dedicate?

Al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, dal 26 maggio al 13 ottobre 2024, e Quarta casa al MAMbo di Bologna, dal 7 novembre 2025 all’11 gennaio 2026.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

Non perderti la nostra offerta di benvenuto

Iscrivendoti alla nostra newsletter non solo avrai, una volta a settimana, il riassunto dei nostri articoli nella tua casella di posta, ma avrai diritto ad un codice sconto del 50% da impiegare nel nostro negozio* . Riceverai il codice

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

*Su una selezione di libri

Continua a leggere