Federico Patellani (Monza, 1° dicembre 1911 – Milano, 10 febbraio 1977) è stato fotografo, fotoreporter di guerra e regista, considerato un pioniere del fotogiornalismo italiano. Dal 1939 collaborò con il settimanale Tempo, dove contribuì a ideare i «fototesti»; dopo la guerra fotografò la ricostruzione, il Sud, la Sardegna e il cinema, poi viaggiò per Epoca in Africa e in America Centrale. Il suo archivio, di circa 700.000 pezzi, è conservato al MUFOCO di Cinisello Balsamo. La sua carriera attraversa la fotografia italiana dagli anni Trenta agli anni Settanta.
In Sintesi
- Nato a Monza il 1° dicembre 1911, morto a Milano il 10 febbraio 1977; studi di giurisprudenza a Milano; il padre Aldo, avvocato, gli insegnò sviluppo e stampa.
- Nel 1935 fotografa la guerra in Africa orientale come ufficiale del Genio; nel 1941 è sul fronte orientale con il generale Messe, con lo pseudonimo Pat Monterosso.
- Lascia l’avvocatura nel 1939 e con Tempo sviluppa i «fototesti»; nel 1952 fonda l’agenzia Pat Photo Pictures.
- Scatta nel giugno 1946 la fotografia della «donna della Repubblica», sul tetto del Palazzo dei giornali di Milano.
- Reportage: Sardegna (1950), Italia magica (1952), America pagana (1956), Paradiso Nero (1959, per Epoca).
- Cinema: produttore con Carlo Ponti di Piccolo mondo antico (1939), aiuto regista di Lattuada in La lupa (1953), regista di America pagana.
Formazione e guerra
Figlio di Aldo, avvocato monzese, Patellani ricevette dal padre una macchina fotografica a tendina e imparò a sviluppare e stampare in camera oscura. Come il padre studiò giurisprudenza a Milano e frequentò circoli artistici e letterari, tra cui il gruppo del caffè Craja; da giovane si dedicò anche alla pittura, a cui tornò più tardi. Sposò Laura Schibler e nel 1938 nacque il figlio Aldo.
Nel 1935, ufficiale del genio, fotografò le operazioni in Africa orientale (Eritrea ed Etiopia) con una Leica I, scattando circa cento rulli; il quotidiano milanese L’Ambrosiano ne acquistò e pubblicò alcune immagini. Nel 1939 lasciò l’avvocatura per il fotogiornalismo. Richiamato nel 1941, divenne fotografo personale del generale Giovanni Messe e lavorò sul fronte russo con lo pseudonimo Pat Monterosso; parte del materiale russo è andata perduta. Rientrò nel 1942 con un treno ospedale e, nel 1943, documentò le distruzioni di Milano, le Quattro giornate di Napoli, Valmontone e Cassino con il bombardamento dell’abbazia. Dopo l’internamento in Svizzera, nel 1945 tornò a Valmontone, Cassino e Montecassino.
Tempo e i fototesti
Dal 1939 collaborò con Tempo, primo rotocalco italiano ispirato all’americana Life, di cui divenne il fotoreporter di riferimento. Ideò i «fototesti», reportage in cui l’immagine è al centro e il testo ha una funzione esplicativa; per il percorso del fondo Patellani è un ampio servizio fotografico con lunghe didascalie. Nel 1943 definì il proprio approccio «giornalista nuova formula»: un giornalista influenzato dal cinema, che cerca immagini che «appaiano viventi, attuali, palpitanti, come lo sono di solito i fotogrammi di un film». Fu tra i primi a sostenere che la fotografia dovesse prima di tutto documentare e informare il lettore, con la bellezza dell’immagine come secondo obiettivo. Altri autori che hanno fatto del reportage un racconto della società italiana sono presentati tra i grandi fotografi della storia.
Nel 1952 fondò la Pat Photo Pictures, agenzia fotogiornalistica freelance con un archivio di immagini vendibili a testate italiane ed estere. Tra il 1951 e il 1967 realizzò foto e fototesti per le monografie annuali Documenti di Tempo, tra cui Il 1951 nel mondo e Il 1967 nel mondo. Dal 1959 lavorò anche per La Domenica del Corriere, Storia Illustrata, Atlante, Successo e numerosi quotidiani; nel 1963 curò per Le Ore un’inchiesta in otto puntate sulle università europee.
La donna della Repubblica
Nel giugno 1946, pochi giorni dopo il referendum tra monarchia e repubblica, Patellani fotografò una giovane donna sorridente che spunta dalla prima pagina del Corriere della Sera con il titolo a nove colonne sul referendum. Per decenni l’immagine è stata usata per le celebrazioni del 2 giugno e del 25 aprile. Secondo l’AGI, lo scatto fu realizzato sul tetto del «Palazzo dei giornali» di piazza Cavour a Milano, sede della redazione dell’Avanti!, e la donna era Anna Iberti, allora ventiquattrenne e impiegata nell’amministrazione del giornale; la sua identità è stata ricostruita nel 2016 da Mario Tedeschini Lalli e Giorgio Lonardi, con l’aiuto di una fonte anonima.
La fotografia fu posata: i provini su due rullini mostrano vari tentativi, tra cui la donna che legge, quella pensosa accanto a un giornale murale e quella che alza il pugno. Lo scatto definitivo fu ottenuto in una ventina di esposizioni, mentre lei infilava la testa e poi anche la mano sinistra nel giornale, da cui il foro visibile. La stampa originale è al museo di Cinisello Balsamo, e secondo gli autori della ricerca potrebbe essere stata ritoccata, per esempio nelle labbra. L’immagine ispirò anche la serie di francobolli con la testa femminile degli anni Cinquanta e Sessanta.
Il tema è centrale nella mostra La guerra è finita. Nasce la Repubblica. Milano 1945-1946 (MuFoCo, 17 settembre 2016 – 15 gennaio 2017), a cura di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, con 70 immagini in grande formato, nel settantesimo del referendum e del primo voto delle donne. Un primo nucleo documenta la vita a Milano nel dopoguerra, tra macerie e disagio sociale; il secondo il referendum e l’Assemblea Costituente, con i provini che documentano la costruzione della foto più famosa.
Sardegna, Sud e viaggi
Sardegna (1950-1966). Nel 1950 Patellani realizzò per Tempo un’inchiesta in quattro puntate, tra febbraio e marzo, su banditismo e modernizzazione dell’isola: Il dramma di Carbonia (n. 5), sulla crisi delle miniere del Sulcis; Liandru bandito dal bel nome (n. 6), sul banditismo; Così si vive e si muore in Sardegna (n. 7), la più ricca di fototesti, con 13 fotografie; I pastori ancora re dei nuraghi (n. 9). Nell’inchiesta scrive: «Il giorno che i pastori si organizzeranno saranno una forza sociale». Tra i soggetti: Porto Torres, Carbonia, Cagliari, Aritzo, Fonni, Nuoro, Castelsardo. Nel 1952 fotografò il «Viaggio in Sardegna» di Carlo Levi, nel 1960 un servizio per l’AGIP a Cagliari e, tra il 1961 e il 1966, tornò per reportage su Logudoro, Gallura, Barbagia e sulle forze dell’ordine.
Sud e Italia. Dal 1946 si concentrò sul Sud, e nel 1952 uscì per Tempo Italia magica. Nel dopoguerra fotografò anche la ricostruzione, l’industria (Fiat, Italsider, miniere di Carbonia), la moda, i concorsi di bellezza come Miss Italia e la vita culturale, e ritrasse artisti, intellettuali e attori; sono sue una foto di Totò (Milano, 1948) e una di Ingrid Bergman (Stromboli, 1949).
Viaggi. Nel 1953 Grecia e Turchia; nel 1956 l’America Centrale per America pagana, con servizio omonimo per Epoca; nel 1959 Paradiso Nero, dal Congo belga al Kenya, per Epoca e con il figlio Aldo; infine, nel 1976, l’ultimo reportage a Ceylon. Alla fine degli anni Cinquanta la fotografia di viaggio prevalse sul resto.
Cinema e televisione
Nel 1939 fu produttore, con Carlo Ponti, di Piccolo mondo antico di Mario Soldati. Nel 1953 fu aiuto regista di Alberto Lattuada in La lupa. Nel 1954-55 realizzò i documentari televisivi Viaggio nei paesi di Ulisse e Viaggio in Magna Grecia; nel 1956 diresse con Aldo Buzzi il lungometraggio America pagana, a colori in cinemascope, tra Messico, Guatemala, Honduras, Costa Rica, Panama ed Ecuador. Fotografò anche i set di registi come Fellini, Visconti e De Sica.
Libri, mostre e archivio
Libri. I Maya (con Vittorio Bonicelli, 1957); Viaggio nel Paradiso Nero (Mondadori, 1959); 25 anni di fotografie per i giornali (1965); Dopo l’Anno Mille (con Attilio Bertolucci e Bruno Vaghi, 1965); Fuori scena (a cura di Oreste Del Buono, 1995); Federico Patellani, professione fotoreporter (Silvana Editoriale, 2015).
Mostre. Prima Mostra Nazionale di Fotografia Italiana a Sesto San Giovanni (1955); Biennale di Venezia (1979); Guggenheim di New York (1994); Forum für Fotografie a Colonia (2004); nel 2008 Neorealismo a Winterthur, Un fotoreporter in Sardegna 1950-1966 a Cagliari e Volti. Federico Patellani e il cinema a Milano; Federico Patellani, professione fotoreporter, Palazzo Madama, Torino (2015), a cura di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, con circa 90 fotografie in bianco e nero divise in cinque sezioni (città distrutte, ricostruzione, Sud e Sardegna, concorsi di bellezza e cinema, ritratti di artisti e intellettuali); Da Monza verso il mondo (2019).
Archivio. Gli eredi hanno depositato il fondo presso la Regione Lombardia, che lo ha affidato al MuFoCo per gestione e valorizzazione: circa 690.000 pezzi tra stampe, provini e negativi, con la ricostruzione del suo studio. Dal 2016 il museo Ma.Co.f. di Brescia espone circa 240 sue fotografie originali.


Date e dati discordanti nelle fonti
- Dove uscì «Il giornalista nuova formula» (1943). Sulla rivista Domus secondo la scheda di Lombardia Beni Culturali; non verificato su altre fonti.
- Consistenza dell’archivio. Oltre 700.000 scatti (Wikipedia) oppure circa 690.000 pezzi (comunicato del MuFoCo).
- Internamento in Svizzera. Due anni (Wikipedia) o circa due anni e mezzo (Lombardia Beni Culturali).
- Foto della Repubblica. Il nome della modella non fu mai rivelato dal figlio; l’identità di Anna Iberti si basa sulla ricerca citata dall’AGI e su una fonte anonima.
- Palazzo Madama 2015. Il numero di opere è di circa 90 fotografie (Il Post, MUNAF); la data di chiusura è il 13 settembre (Il Post).
Per altri profili di autori e autrici si veda l’indice I grandi fotografi della storia.
Domande frequenti
Chi era Federico Patellani?
Fotografo, fotoreporter di guerra e regista, nato a Monza il 1° dicembre 1911 e morto a Milano il 10 febbraio 1977. È considerato un pioniere del fotogiornalismo italiano.
Che cosa sono i fototesti?
Sono reportage in cui l’immagine sta al centro e il testo ha una funzione esplicativa. Patellani contribuì a idearli per il settimanale Tempo, con cui collaborò dal 1939.
Chi è la «donna della Repubblica»?
È la giovane sorridente fotografata da Patellani nel giugno 1946, pochi giorni dopo il referendum. Secondo l’AGI è Anna Iberti, la cui identità è stata ricostruita nel 2016 da Mario Tedeschini Lalli e Giorgio Lonardi.
Dove è conservato l’archivio?
Gli eredi hanno depositato il fondo presso la Regione Lombardia, che lo ha affidato al MuFoCo di Cinisello Balsamo. Il comunicato del museo parla di circa 690.000 pezzi tra stampe, provini e negativi.
Quali sono i suoi reportage più noti?
L’inchiesta sulla Sardegna per Tempo nel 1950, Italia magica nel 1952, America pagana nel 1956 e Paradiso Nero nel 1959 per Epoca.
Fonti
- Federico Patellani – Wikipedia – biografia, libri, mostre
- Il fondo fotografico Federico Patellani – Lombardia Beni Culturali – percorsi tematici
- La guerra è finita. Nasce la Repubblica – il Fotografo – mostra MuFoCo
- Federico Patellani. Professione fotoreporter – MUNAF – mostra Palazzo Madama
- Le foto di Federico Patellani a Torino – Il Post – mostra 2015
- Chi era la ragazza che diede un volto alla Repubblica – AGI – la foto del 1946
- Un fotoreporter in Sardegna 1950-1966 – Sardegna Digital Library – inchiesta del 1950
- Federico Patellani, il fotografo della ripresa – La Ragione – ritratto e riviste
Aggiornato Ottobre 2026
