Arturo Ghergo (Montefano, Macerata, 1901 – Roma, gennaio 1959) è stato un fotografo italiano, noto come «fotografo delle dive». Dal 1929 ebbe uno studio a Roma, in via Condotti, e dalla metà degli anni Trenta fu il ritrattista prediletto dell’aristocrazia romana e del mondo del cinema. Il suo stile combina luce controllata, immagini morbide e ritocco manuale sul negativo, in una bellezza che, scrive il testo della mostra del 2012, «non era necessariamente reale».
In Sintesi
- Nato a Montefano nel 1901 (secondo il Museo Ghergo il 20 agosto), morto a Roma nel gennaio 1959. Imparò il mestiere dal fratello Ermanno.
- Nel 1929 si trasferì a Roma e aprì lo studio di via Condotti 61, nonostante mezzi limitati.
- Clienti: attrici e attori (Isa Miranda, Alida Valli, Amedeo Nazzari, poi Sophia Loren e Gina Lollobrigida), aristocratici, Pio XII, Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti.
- Tecnica: negativi 18×24, grande camera in legno con obiettivo Hermagis, luce diffusa, ritocco a mano.
- Mostre postume: Palazzo Reale a Milano (2008) e Palazzo delle Esposizioni a Roma (2012); Museo Ghergo a Montefano.
Gli inizi e la formazione
Ghergo nasce a Montefano, nelle Marche, nel 1901. Secondo Archimagazine il fratello maggiore Ermanno, ex pittore e decoratore, gestiva studi fotografici a Macerata (1923) e a Montefano (1926–1929) e lo introdusse alla fotografia; le altre fonti confermano solo che imparò i rudimenti dal fratello. Non risultano studi formali.
Lo studio di via Condotti
Nel 1929 si trasferì definitivamente a Roma con l’obiettivo, scrive Il Giornale, di diventare il miglior fotografo della città, e aprì uno studio al civico 61 di via Condotti, nonostante mezzi economici limitati. Molti divi di Cinecittà lo frequentavano, per esigenze di produzione dei film ma anche per scelta personale; farsi ritrarre da lui era considerato uno status symbol. Nel 1932, a Palazzo Venezia, partecipò alla prima Biennale internazionale d’arte fotografica, l’unica mostra pubblica nota in vita: Archimagazine nota che non amava le esposizioni.
Sposò Alice Barcinska (nei testi Barciska), assistente di origine polacca arrivata a Roma nel 1932; ebbero due figlie, Irene e Cristina. Dopo la morte di Ghergo, Alice gestì lo studio fino al 1975; Cristina, poi fotografa di moda internazionale, lo chiuse nel 1999. L’assistente Antonio «Tonino» Bosco, dal 1941, raschiava e ridisegnava i negativi a matita.
I clienti
Cinema. Isa Miranda, Alida Valli, Marina Berti, Valentina Cortese, Carla Del Poggio, Lea Padovani, Rossano Brazzi, Vittorio Gassman, Amedeo Nazzari, Massimo Girotti, Clara Calamai; più tardi Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Ingrid Bergman, Sylva Koscina, Eleonora Rossi Drago, Silvana Mangano. Lavorò con la Cines e con la Titanus, e realizzava ritratti, provini e foto di presentazione per aspiranti attrici. Probabilmente lavorò come operatore alle riprese di La fuggitiva (1941) e Le due orfanelle (1942), ma è incerto; sopravvivono foto di scena di Giacomo l’idealista (1942).
Aristocrazia e società. Marella Caracciolo (prima del matrimonio con Giovanni Agnelli), Consuelo Crespi, Francesca Ruspoli, Mary Colonna, José del Drago, Irene Galitzine.
Istituzioni. Pio XII (ritratto nel 1939), Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti, Galeazzo Ciano, Pietro Badoglio e l’Aga Khan. Secondo Il Giornale, un aneddoto vuole che da quel ritratto il pontefice abbia sempre usato lo stesso gesto di benedizione; è un aneddoto, non verificato. La sua clientela, dalle fonti consultate, includeva anche l’attrice messicana María Félix.
Tecnica e stile
Dai dati di Archimagazine: il formato abituale era il negativo 18×24 cm (il 6×6 per le foto di famiglia). Usava una grande camera di legno 18×24 con obiettivo Hermagis, che rendeva con profondità i piani fuori fuoco. Il set comprendeva un fondale di gesso, due lampade da 500 W (una in controluce), una poltrona, una sedia e una chaise longue. I tempi di posa erano lunghi; usò prima lastre di vetro, poi pellicola Ferrania o Gevaert, sviluppando subito per controllare. La scheda del Museo di Fotografia Contemporanea (fondo Lanfranco Colombo) conferma per un ritratto di Mariella Lotti del 1940 una stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta, formato 18×24, con timbro di via Condotti.
Il tratto morbido, il «flou», veniva da luce diffusa e ritocco manuale. Intorno agli anni Cinquanta provò anche il colore, ritoccando l’emulsione con matite colorate, perché la pellicola a colori non poteva essere ritoccata nel modo tradizionale. Secondo la moglie Alice, citata da Archimagazine, le sedute erano spossanti sotto le lampade calde e la fatica produceva spesso l’espressione cercata; secondo Il Giornale poteva impiegare una o due ore prima di scattare, e Alice descrisse il momento della posa «quando la volontà del soggetto non si oppone più alla volontà del fotografo». Il testo della mostra lo definisce «cultore della perfezione e professionista dal gusto impeccabile» e collega lo stile al «tocco Ghergo»: classicismo sofisticato, inquadrature diagonali, luci ricercate, ritocchi manuali.
Moda e pubblicità
Ghergo è considerato un pioniere della fotografia di moda in Italia, anche in assenza di riviste specializzate: le sue modelle indossavano creazioni di case emergenti come Fontana, Galitzine e Gattinoni. Fu inoltre protagonista della «via italiana» al glamour, con modelle più evolute dell’immagine matronale dell’Italia conservatrice, e viene contrapposto a Ghitta Carell, ritrattista ungherese ancora legata al gusto pittorialista. Fece anche pubblicità: una foto della diva Leda Gloria servì per una réclame della crema Diadermia, e realizzò annunci a colori per la Ferrania. Le sue foto comparvero su riviste come Excelsior, Novella, Stelle, Kinema e Gran Mondo, a volte in copertina. Per la storia del ritratto si veda la fotografia di ritratto. Altri autori che hanno fatto del ritratto il proprio mestiere sono presentati tra i grandi interpreti della fotografia.
La pittura
Negli anni Cinquanta Ghergo si dedicò alla pittura, in uno stile post-cubista e d’avanguardia: ammirava Picasso e ne completò solo cinque tele prima di morire, secondo Archimagazine. La mostra romana del 2012 ne presentava otto. Il testo critico lo dice influenzato dal cubismo di Picasso, dal Futurismo e dal cinema. Con il tramonto dell’immagine costruita, lasciò l’attività e morì pochi anni dopo, nel gennaio 1959.
Archivio, mostre ed eredità
Ghergo non amava le esposizioni: la sua unica mostra nota in vita fu la Biennale del 1932, e le grandi rassegne di Milano e Roma sono tutte postume. Il racconto per immagini che ne emerge, dal fascismo alla Dolce Vita, è affidato all’archivio custodito dalla famiglia e al museo di Montefano.
Palazzo Reale, Milano (2008). L’antologica Arturo Ghergo. L’immagine della bellezza. Fotografie 1930-1959 riuniva circa 350 immagini, dal 21 maggio al 29 giugno 2008, con ingresso libero e catalogo Silvana Editoriale; Claudio Domini firmò il saggio «Arturo Ghergo fotografo. Il glamour autarchico». Barbara Silbe su Il Giornale ne sottolineò il «forte ascendente psicologico sulla persona che sta davanti alla macchina fotografica».
Palazzo delle Esposizioni, Roma (2012). Arturo Ghergo. Fotografie 1930-1959, dal 2-3 aprile all’8 luglio 2012, a cura di Claudio Domini e Cristina Ghergo: oltre 250 fotografie e otto dipinti. Il testo critico lo indica come la figura che meglio personifica l’aspirazione all’ideale di bellezza ed eleganza nella fotografia di studio italiana dal 1930 al 1950, e racconta il gusto di un’epoca dal fascismo alla Dolce Vita.
Museo Ghergo, Montefano. Ospitato al piano terra del Palazzo dei Priori, sotto il loggiato su Piazza Bracaccini, espone molte opere e alcuni strumenti di lavoro nella Sala Ghergo e nella Sala Consiliare, con un documentario di Pasquale Pozzessere sulla vita professionale e privata del fotografo; una terza sala è per mostre e incontri dell’Associazione Effetto Ghergo. L’apertura è dal venerdì alla domenica, con prenotazione obbligatoria, e una sala è usata dall’Associazione Effetto Ghergo. Il Premio Ghergo, presentato il 14 gennaio 2015, porta il suo nome in un concorso fotografico, presieduto da Cristina Ghergo, che si è occupata dell’archivio storico e ha curato le mostre di Milano e Roma.
Libri. Arturo Ghergo – Dive dagli anni ’30 agli anni ’50, a cura di Cornelio Brandini e Michela Vanon (Sugarco, Milano, 1984); Arturo Ghergo. L’immagine della bellezza. Fotografie 1930-1959, a cura di Claudio Domini e Cristina Ghergo.
Date e dati discordanti nelle fonti
- Data di nascita. Solo l’anno 1901 per la maggior parte delle fonti; il Museo Ghergo indica il 20 agosto 1901.
- Apertura della mostra di Roma. 3 aprile (Palazzo delle Esposizioni) o 2 aprile (arte.it), fino all’8 luglio 2012.
- Numero di opere nel 2012. «Oltre 250 fotografie e otto dipinti» secondo arte.it; la pagina del Palazzo delle Esposizioni non lo specifica.
- Studio del fratello. Le date 1923 (Macerata) e 1926–1929 (Montefano) provengono dalla sola Archimagazine.
- Opere di Ghergo come operatore di cinema. Incerte secondo Archimagazine.
Per altri profili di autori e autrici si veda l’indice I grandi fotografi della storia. Nel ritratto romano del secondo Novecento lavorò Elisabetta Catalano, nota per i ritratti di artisti, scrittori e attori e per i set di Fellini. Ritrattista di attori, registi e musicisti è oggi Monica Silva, brasiliana attiva a Milano.
Domande frequenti
Chi era Arturo Ghergo?
Un fotografo nato a Montefano nel 1901 e morto a Roma nel gennaio 1959, noto come «fotografo delle dive». Dal 1929 ebbe uno studio a Roma, in via Condotti.
Con quale tecnica lavorava?
Usava negativi 18×24 cm e una grande camera di legno con obiettivo Hermagis. Il tratto morbido veniva dalla luce diffusa e dal ritocco manuale sul negativo.
Chi ritrasse nel suo studio?
Attrici e attori come Isa Miranda, Alida Valli, Amedeo Nazzari, Sophia Loren e Gina Lollobrigida, oltre ad aristocratici e personalità come Pio XII, Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi.
Si dedicò anche alla moda?
Sì, è considerato un pioniere della fotografia di moda in Italia: le sue modelle indossavano creazioni di case come Fontana, Galitzine e Gattinoni. Le sue foto comparvero su riviste come Excelsior, Novella e Stelle.
Quali mostre gli sono state dedicate?
Dopo la morte, l’antologica di Palazzo Reale a Milano (21 maggio-29 giugno 2008) e la mostra di Palazzo delle Esposizioni a Roma (2012, fino all’8 luglio). A Montefano esiste il Museo Ghergo.
Fonti
- Arturo Ghergo – Wikipedia – biografia, clienti, libri
- Arturo Ghergo. Fotografie 1930-1959 – Palazzo delle Esposizioni – mostra 2012
- Arturo Ghergo. Fotografie 1930-1959 – arte.it – testo critico
- Arturo Ghergo, biografia – Archimagazine – tecnica, studio, famiglia
- Arturo Ghergo, il fotografo delle dive – Centoparole – via Condotti, clienti
- Status symbol a scatto – Il Giornale – mostra di Milano 2008
- Museo Ghergo – Riviera del Conero – museo di Montefano
- Cristina Ghergo – Artribune – archivio e premio
- Ritratto di Mariella Lotti – Lombardia Beni Culturali – scheda di una stampa
Aggiornato Ottobre 2026
