Piergiorgio Branzi (Signa, Firenze, 6 settembre 1928 – Campagnano di Roma, 27 agosto 2022) è stato fotografo e giornalista. Negli anni Cinquanta ha fotografato l’Italia per Il Mondo di Mario Pannunzio; dal 1962 è stato corrispondente della Rai a Mosca e poi a Parigi, da dove ha tratto il Diario moscovita. Si riconosceva nel «realismo formalista», e Italo Zannier lo definì «il più europeo tra i fotografi italiani del dopoguerra».
In Sintesi
- Nato a Signa il 6 settembre 1928, morto a Campagnano di Roma il 27 agosto 2022 a 93 anni; cresciuto a Firenze, lasciò gli studi di giurisprudenza.
- Si avvicina alla fotografia nel 1952-53 dopo una mostra di Cartier-Bresson a Palazzo Strozzi; entra nei circoli La Bussola e Misa.
- Nel 1955 un viaggio nel Sud Italia, nel 1956 uno in Spagna; collabora con Il Mondo.
- Rai dal 1960: Mosca dal 1962, Parigi dal 1966; poi conduttore e inviato del Telegiornale e direttore della sede di Firenze.
- Dalla metà degli anni Novanta rivisita i luoghi di Pasolini; dal 2007 lavora in digitale.
- Premio Mediterraneum per la Fotografia (2014), cittadinanza onoraria di Senigallia (2018); cinque stampe alla Tate.
Gli inizi
Branzi nasce a Signa, vicino a Firenze, in una famiglia numerosa (tre sorelle e tre fratelli), secondo la scheda dell’ICCD. Cresce a Firenze e abbandona gli studi di giurisprudenza. Si avvicina alla fotografia dopo aver visto a Palazzo Strozzi una mostra con opere di Henri Cartier-Bresson; compra una macchina fotografica Condor da 35 mm di produzione fiorentina. Frequenta i fotografi attivi tra Firenze, Milano, Senigallia e Venezia, e fa parte del circolo milanese La Bussola e del Gruppo fotografico Misa di Senigallia, a cui apparteneva anche Mario Giacomelli, amico con cui condivide una sensibilità estetica e l’uso del bianco e nero. Espone per la prima volta nel maggio 1953 alla Galleria della Vigna Nuova di Firenze e vince concorsi tra il 1955 e il 1957. Esce da La Bussola, secondo Artapartofculture, per contrasti con Cavalli legati alla sua attenzione sociale e politica.
Il Mondo e i viaggi degli anni Cinquanta
Collabora con il settimanale Il Mondo di Mario Pannunzio, documentando la nascita della società di massa e i processi di omologazione consumistica. Sullo stesso settimanale uscirono nel 1952 anche le prime fotografie di Caio Mario Garrubba, scattate nella Spagna di Franco. Nel 1955 compie un lungo viaggio in motocicletta tra Abruzzo, Molise, Puglia, Lucania, Calabria e Napoli, con una deviazione verso le zone depresse del Veneto; nel 1956 attraversa la Spagna e usa le sue immagini come diario di viaggio. Tra le fotografie ricordate: Comacchio, ragazzo con orologio (1956), Nozze a Valencia (1955), Muro nero (1957). Compare nel catalogo 26 Fotografi Italiani della IV Mostra di fotografia Città di Spilimbergo (1957).
Rai, Mosca e Parigi
Entra in Rai come giornalista, tra i primi reporter assunti per le Olimpiadi di Roma del 1960. Nel 1962 il direttore del Telegiornale Enzo Biagi lo invia a Mosca, dove è il primo corrispondente di una televisione occidentale a trasmettere dalla capitale sovietica; da quell’esperienza nasce il Diario moscovita. Nel 1966 si trasferisce a Parigi e segue il Maggio francese. Dopo il maggio 1968 rientra a Roma come conduttore e inviato speciale del Telegiornale; realizza inchieste e documentari in Europa, Asia e Africa e negli anni Settanta e Ottanta dirige la sede Rai di Firenze. Dal 1969 sospende l’attività fotografica. Il Diario moscovita fu esposto, secondo Fotocult, solo vent’anni dopo la realizzazione.
Il ritorno alla fotografia
Dopo l’esperienza moscovita sperimenta pittura e incisione. Riprende a fotografare a metà degli anni Novanta, nel 1995 su invito di Italo Zannier in un progetto collettivo sui luoghi di Pier Paolo Pasolini. Dal 2007 sperimenta la tecnica digitale, grazie anche all’amico Nino Migliori. Negli ultimi anni lavora a Parigi sulla «fotografia di marciapiede», con i bistrot come soggetto, e nel 2011 espone a Roma scatti realizzati con la Leica M8. Alla 54ª Biennale di Venezia fu presente nel Padiglione Lazio, su indicazione di Zannier.
Stile e pensiero
Branzi si colloca nella tradizione figurativa toscana e usa la formula «realismo formalista»: attenzione alla realtà, unita a una composizione molto curata; la sua fotografia unisce, secondo Fotocult, il rigore compositivo fiorentino, lo stile di Cartier-Bresson e la lezione dei fotografi americani. Definì la fotografia «un’operazione compromettente»: «Potrà sembrare un’affermazione azzardata ma, a mio giudizio, fotografare è un’operazione compromettente»; per lui l’immagine nasce dal mondo interiore del fotografo, e «ci racconta e ci smaschera». Preferiva il bianco e nero, legato a una scelta di essenzialità e al primato del segno. Il testo di Mediterraneum lo accosta a Paolo Monti e Mario Giacomelli tra gli innovatori del linguaggio fotografico italiano e ne sottolinea la vena ironica e quasi surreale nei ritratti. Sono giudizi critici delle singole fonti. Gli altri autori che hanno rinnovato il linguaggio fotografico del Novecento si trovano tra i grandi fotografi della storia.
Libri, mostre e collezioni
Libri. Piergiorgio Branzi (Alinari/FIAF, Firenze, 1997, con testi di Carli, Racanicchi e Zannier); Forme di luce (Zannier e Weber, Alinari, 1997); Piergiorgio Branzi (Istituto superiore per la storia della fotografia, 2003); Diario moscovita (Il Ramo d’Oro, Trieste, 2001); Il giro dell’occhio (Contrasto, 2015).
Mostre. Piergiorgio Branzi. Il giro dell’occhio. Fotografie 1950-2010 al Castello Visconteo Sforzesco di Novara dal 23 giugno al 6 settembre 2020, organizzata da Contrasto con la Fondazione Forma per la Fotografia: 60 fotografie, con le immagini degli anni Cinquanta in Toscana, l’Italia, le città del Mediterraneo, il periodo moscovita e una sezione su Parigi; l’archivio è gestito in esclusiva dalla Fondazione Forma. Piergiorgio Branzi Opere, organizzata dalla Fondazione CRJ e dal Comune di Senigallia, visitabile fino al 14 maggio 2023 a ingresso libero. Le sue opere sono state esposte in molte rassegne sulla fotografia italiana del Novecento, tra cui Italian Metamorphosis al Guggenheim di New York.
Collezioni. La Tate possiede cinque opere del 1953-1954: Paris, Wall (1954), Florence, Street Circus (1954), White Wall – with Small Window (1953) e due stampe di Florence, Alley in Via del Corso (1954). Secondo l’ICCD ha opere anche al Museum of Fine Arts di Houston, alla Bibliothèque nationale de France e al SFMoMA. Per un quadro più ampio si veda la storia della fotografia italiana.
Vita privata e archivio
Secondo la scheda dell’ICCD, nel 1958 nasce il figlio Simone e nel 1962 la figlia Silvia. Branzi rimane in Rai fino alla pensione, con i ruoli di conduttore del Telegiornale e di direttore della sede di Firenze, e negli ultimi anni vive in campagna a nord di Roma. La curatrice Sandra Phillips gli riconosce, nella citazione riportata dalla scheda, «il dono di una curiosità discreta». Il suo archivio di stampe e negativi è conservato, secondo l’ICCD, nella casa di famiglia; la mostra di Novara indica invece che è gestito in esclusiva dalla Fondazione Forma per la Fotografia, con cui, secondo Artapartofculture, aveva collaborato per circa vent’anni insieme a Contrasto. Il volume Il giro dell’occhio che accompagnava la rassegna di Novara è a cura di Alessandra Mauro.
Il percorso di Branzi mostra bene la doppia identità di fotografo e giornalista televisivo. Nel 1969 sospese la fotografia per il giornalismo, dove rimase fino alla pensione; la ripresa degli anni Novanta e il lavoro digitale dopo il 2007 sono quindi, nelle fonti, una seconda stagione, vissuta tra Roma, Parigi e Senigallia. Artapartofculture ricorda che per il giornalismo abbandonò la Leica e che per circa vent’anni, nell’ultima fase, collaborò con Contrasto e con la Fondazione Forma.
Premi e riconoscimenti
Premio Mediterraneum per la Fotografia 2014, legato al MedPhotoFest 2014 (notizia del 14 gennaio 2015); cittadinanza onoraria di Senigallia, 2018, città che aveva scelto come luogo d’elezione.
Date e dati discordanti nelle fonti
- Luogo di nascita. Signa (Wikipedia, ICCD, Fotocult) oppure «fiorentino» (Mediterraneum).
- Data di morte. 27 agosto 2022 (Wikipedia, Artapartofculture); 28 agosto è la data della notizia (Fotocult e altre testate); la Fondazione CRJ riporta il 22 agosto.
- Il viaggio. In motocicletta nel 1955 (Wikipedia, CRJ); nel 1953 con una moto Guzzi 500 (ICCD); Artapartofculture parla di un viaggio in bicicletta da Nord a Sud.
- Cartier-Bresson a Firenze. 1952 (CRJ, ICCD) oppure 1953 (Fotocult).
- Prima macchina. «Ferrania Condor» (Fondazione CRJ) o Condor 35 mm di produzione fiorentina (ICCD).
- Assunzione in Rai. 1960 (Novara, Artapartofculture) oppure «inizio anni Sessanta» (Wikipedia); a Mosca quattro anni (Mediterraneum, ICCD: 1962-1966) o circa cinque (Novara).
- Opere alla Tate. Cinque secondo il sito del museo; altre fonti parlano di quattro stampe.
- Archivio. Conservato nella casa di famiglia (ICCD) oppure gestito in esclusiva dalla Fondazione Forma per la Fotografia (scheda della mostra di Novara).
- Studi. Giurisprudenza lasciata verso la fine degli anni Cinquanta (Wikipedia, Mediterraneum).
Altri autori e autrici sono presentati nell’indice I grandi fotografi della storia.
Domande frequenti su Piergiorgio Branzi
Chi era Piergiorgio Branzi?
Fotografo e giornalista nato a Signa, vicino a Firenze, il 6 settembre 1928 e morto a Campagnano di Roma il 27 agosto 2022. Negli anni Cinquanta fotografò l’Italia per Il Mondo di Mario Pannunzio.
Che cosa si intende per realismo formalista?
È la formula con cui Branzi descriveva il proprio lavoro: attenzione alla realtà unita a una composizione molto curata, nella tradizione figurativa toscana.
Che cos’è il Diario moscovita?
È il lavoro nato dagli anni passati a Mosca come corrispondente della Rai, dal 1962. Fu esposto, secondo Fotocult, solo vent’anni dopo la realizzazione.
Perché interruppe la fotografia?
Dal 1969 sospese l’attività fotografica per il giornalismo televisivo, dove rimase fino alla pensione. Riprese a fotografare a metà degli anni Novanta, con il progetto sui luoghi di Pier Paolo Pasolini, e dal 2007 lavorò in digitale.
Dove si trovano le sue opere?
La Tate possiede cinque sue stampe del 1953-1954. Secondo la scheda dell’ICCD ha opere anche al Museum of Fine Arts di Houston, alla Bibliothèque nationale de France e al SFMoMA.
Fonti
- Piergiorgio Branzi – Wikipedia – biografia e bibliografia
- Branzi, Piergiorgio – ICCD Raccolte Fotografiche – scheda biografica
- Piergiorgio Branzi – Tate – opere in collezione
- Piergiorgio Branzi e «I diari della motocicletta» – Fondazione CRJ – viaggi del 1955-56
- Chi era Piergiorgio Branzi? – Fondazione CRJ – profilo
- Il giro dell’occhio – CLP1968 – mostra di Novara
- La Rai e la fotografia compromettente – Artapartofculture – pensiero e carriera
- Addio a Piergiorgio Branzi – Fotocult – necrologio
- Premio Mediterraneum 2014 – Mediterraneum – premio e biografia
Aggiornato Ottobre 2026
