HomeI Maestri della FotografiaÉtienne-Jules Marey

Étienne-Jules Marey

Étienne-Jules Marey fu un fisiologo, medico, inventore e fotografo francese, nato a Beaune il 5 marzo 1830 e morto a Parigi il 15 maggio 1904. La sua figura occupa un posto centrale nella storia della fotografia perché trasformò l’immagine fotografica in uno strumento di analisi scientifica del tempo, del gesto e della locomozione. Marey non cercò anzitutto di produrre immagini destinate alla contemplazione estetica o al ricordo privato, ma di rendere visibili fenomeni che l’occhio umano non riusciva a distinguere nella loro successione effettiva. Il battito cardiaco, l’atto respiratorio, il galoppo di un cavallo, il volo di un uccello, la corsa di un uomo e il moto delle particelle nell’aria divennero, attraverso i suoi apparecchi, dati misurabili e immagini analizzabili. Il suo contributo alla cronofotografia, al fucile fotografico e alla nascita della fotografia del movimento influenzò tanto la fisiologia sperimentale quanto lo sviluppo tecnico e concettuale del cinema.uffizi+1

Indice dei Contenuti

In Sitesi

  • Étienne-Jules Marey nacque a Beaune nel 1830 e morì a Parigi nel 1904, operando come medico, fisiologo e sperimentatore.
  • La sua ricerca nacque dallo studio della circolazione del sangue, del respiro e della funzione muscolare attraverso strumenti di registrazione grafica.
  • Il metodo grafico di Marey trasformò fenomeni corporei invisibili o troppo rapidi in tracciati comparabili e misurabili.
  • Tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento rivolse la propria attenzione alla locomozione animale e umana.
  • Il fucile fotografico fu progettato per registrare fasi successive del movimento, inizialmente con particolare attenzione al volo degli uccelli.
  • La cronofotografia di Marey fissava più istanti su una stessa lastra, diversamente dalle sequenze ottenute con più apparecchi separati da Eadweard Muybridge.
  • Le sue immagini non avevano lo scopo primario di creare spettacolo, ma di scomporre scientificamente il movimento.
  • La Station Physiologique di Parigi divenne un laboratorio decisivo per gli studi sul corpo, sugli animali, sull’aria e sulla fotografia.
  • Le ricerche di Marey contribuirono alle premesse tecniche e culturali della storia del cinema, pur non coincidendo con la produzione cinematografica narrativa.
  • Il libro Le Mouvement, pubblicato nel 1894, raccolse e sistematizzò una parte fondamentale del suo lavoro cronofotografico.

Dalla fisiologia alla misura del movimento

Étienne-Jules Marey apparteneva a una generazione di scienziati che visse l’affermazione della fisiologia sperimentale come disciplina autonoma. Nel corso dell’Ottocento il corpo umano smise gradualmente di essere studiato soltanto attraverso l’osservazione clinica, l’anatomia descrittiva o la testimonianza soggettiva del paziente. Divenne un sistema di funzioni misurabili. Il cuore, i muscoli, il respiro, i nervi e la circolazione sanguigna potevano essere osservati mediante apparecchi capaci di tradurre il movimento in segni, curve e tracciati.

Marey studiò medicina a Parigi e conseguì il dottorato nel 1859. Il suo orientamento fu però quello del ricercatore sperimentale, più interessato alla registrazione precisa dei processi biologici che alla pratica clinica tradizionale. Nella seconda metà del secolo ricoprì incarichi presso l’École Pratique e il Collège de France, dove divenne professore di storia naturale nel 1867. Le sue ricerche riguardarono la circolazione del sangue, il lavoro muscolare, il calore animale, la respirazione, i fenomeni elettrici e la fisiologia della locomozione. Treccani lo definisce fisiologo e pioniere del cinema, ricordando l’importanza degli strumenti da lui ideati, fra i quali sfigmografo, cardiografo e pneumografo.treccani+1

Il primo nucleo del suo metodo era il principio della trascrizione grafica. Un fenomeno non veniva semplicemente guardato. Veniva convertito in una linea. Il metodo grafico consentiva di fissare su carta la pulsazione, la pressione, la respirazione o il movimento, trasformandoli in serie comparabili. Il tracciato registrato da un apparecchio offriva una precisione che l’occhio umano non poteva mantenere nel tempo e permetteva di mettere in rapporto fenomeni diversi. Si potevano confrontare, per esempio, il battito del cuore e la pulsazione arteriosa, oppure i movimenti respiratori e lo sforzo muscolare.

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Di Sconosciuto – http://luxinfolio.wordpress.com/2014/08/11/etienne-jules-marey-nellarchivio-storico-della-stazione-zoologica-anton-dohrn-di-napoli/, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34668561

Lo sfigmografo sviluppato da Marey rappresentò una delle applicazioni più note di questa logica. Lo strumento registrava graficamente il polso e permetteva di analizzare la forma dell’onda pulsatoria. Nel suo lavoro scientifico, la linea non era una semplice illustrazione. Era un documento sperimentale. I tracciati fissavano una temporalità, rendevano leggibili variazioni minime e consentivano una forma di osservazione indiretta ma rigorosa. Quella stessa concezione del tempo misurato avrebbe trovato, anni più tardi, un’estensione visiva nella cronofotografia.

Marey non fu il primo a studiare il movimento, né il primo a impiegare strumenti per registrarlo. La sua originalità consiste nella costruzione di un sistema coerente, nel quale fisiologia, meccanica, fotografia e grafica diventavano parti di uno stesso progetto conoscitivo. Egli cercava di capire come il corpo si muove, quali forze lo governano, come gli arti coordinano le loro azioni e in che modo l’energia viene trasformata durante il gesto. In questa prospettiva, il movimento umano e animale non era soltanto un soggetto visivo. Era una forma di scrittura della vita.

La fotografia offriva una soluzione a un problema che i tracciati grafici non potevano risolvere completamente. Il diagramma registrava una variazione nel tempo, ma non mostrava la configurazione spaziale del corpo. Una linea poteva descrivere un’accelerazione, una pressione o un ritmo, ma non la posizione esatta di una gamba durante il galoppo, l’inclinazione dell’ala durante il volo o l’assetto di un atleta in corsa. La fotografia del movimento rese possibile un passaggio decisivo: il corpo in azione poteva essere scomposto in istanti distinti, osservati e confrontati.

Questa esigenza maturò in un contesto di grande trasformazione tecnica. Le emulsioni fotografiche diventavano più sensibili, gli otturatori più rapidi, gli obiettivi più luminosi. La possibilità di fissare gesti brevi non era più una semplice ipotesi. Gli esperimenti di Eadweard Muybridge negli Stati Uniti, dedicati alla locomozione del cavallo e degli animali, dimostrarono che la fotografia poteva rivelare posizioni del corpo impossibili da distinguere a occhio nudo. Marey riconobbe immediatamente il valore di quella scoperta, ma non intese limitarsi a riprodurre il modello di Muybridge.

Muybridge utilizzava più macchine fotografiche disposte lungo un percorso, ciascuna attivata dal passaggio del soggetto. Le sue immagini costruivano una sequenza analitica composta da fotogrammi distinti. Marey cercò invece di concentrare la successione temporale su un unico supporto. La differenza era profonda. Nel primo caso il movimento appariva come una serie ordinata di fotografie. Nel secondo, diventava una sovrapposizione visiva, quasi una scrittura luminosa, nella quale ogni fase restava leggibile in rapporto alle altre. L’interesse di Marey non era la spettacolarità della sequenza, ma la possibilità di individuare relazioni, ritmi, intervalli e traiettorie.

La cronofotografia e il fucile fotografico

La cronofotografia fu il punto di incontro fra il metodo grafico e la fotografia istantanea. Il termine designa una pratica capace di registrare, a intervalli rapidi e regolari, le fasi successive di un movimento. Nel caso di Marey, la caratteristica più riconoscibile fu la registrazione di più posizioni su una sola lastra fotografica. Il corpo non appare immobile e isolato. Si moltiplica nello spazio, lasciando tracce successive della sua azione. Una figura che cammina può mostrarsi in una serie di posture sovrapposte. Un uccello in volo può diventare una successione di ali, corpi e traiettorie. L’immagine non rappresenta più soltanto un momento. Rende visibile la durata.

Questo procedimento nacque da una domanda scientifica molto concreta. Come vola un uccello? Quali sono le posizioni effettive delle ali? Come si articola il gesto di un atleta, di un cavallo o di un uomo che salta? La percezione umana tende a fondere il moto rapido in un’impressione continua. Marey voleva interrompere questa apparente continuità e analizzarne le componenti. La cronofotografia non era per lui un’anticipazione inconsapevole dell’arte moderna. Era uno strumento di precisione.

Nel 1882 Marey elaborò uno dei suoi dispositivi più celebri, il fucile fotografico, noto anche come fusil photographique. L’apparecchio richiamava formalmente un fucile, ma sostituiva il proiettile con la registrazione di immagini. L’ispirazione derivava in parte dal revolver fotografico ideato da Jules Janssen per le osservazioni astronomiche, ma Marey ne modificò la funzione e l’applicazione. Il suo strumento permetteva di ottenere dodici immagini al secondo su una lastra circolare. L’obiettivo iniziale era lo studio del volo degli uccelli, soggetto particolarmente difficile da osservare attraverso metodi diretti.wikipedia+1

Il fucile fotografico non deve essere interpretato come una curiosità isolata. Esso esprimeva con chiarezza una nuova idea di apparecchio fotografico. La macchina non era più soltanto un dispositivo per produrre una veduta o un ritratto. Era uno strumento destinato a catturare dati temporali. La forma dell’arma sottolineava anche l’atto di puntare, inseguire e fissare un fenomeno sfuggente. Tuttavia, nel progetto mareyano, l’oggetto non serviva a colpire. Serviva a osservare.

La cronofotografia richiedeva condizioni tecniche rigorose. Per distinguere le diverse fasi del movimento era necessario ridurre il tempo di esposizione e isolare il soggetto rispetto allo sfondo. Marey sperimentò fondali scuri, abiti chiari o marcati da elementi bianchi, linee di riferimento e ambienti controllati. Il contrasto era fondamentale. Una figura vestita di nero su fondo chiaro o un corpo segnato da punti luminosi permetteva di ridurre la confusione prodotta dalla sovrapposizione delle pose. In questo modo l’immagine poteva restituire non la fisionomia del soggetto, ma l’architettura dinamica del gesto.

Il passaggio dalla lastra circolare alle lastre fisse e poi alle pellicole sensibili segnò un’evoluzione importante. Marey utilizzò apparecchi nei quali un otturatore apriva e chiudeva rapidamente, registrando posizioni successive sulla stessa superficie. L’uso di sfondi neri consentì di separare la figura in movimento dall’ambiente, mentre la scelta di indumenti con bande o punti chiari rendeva misurabili le articolazioni. Il corpo veniva ridotto a una struttura di linee, segmenti e masse. La fotografia del movimento diventava una forma visiva di anatomia funzionale.

Il suo laboratorio più importante fu la Station Physiologique, inaugurata nel 1882 nel Bois de Boulogne, a Parigi. Qui Marey poté condurre ricerche sistematiche sulla locomozione degli uomini e degli animali, sul volo, sulla dinamica dei fluidi e sulle applicazioni della fotografia alla ricerca. La stazione non era un semplice studio fotografico, ma un ambiente sperimentale nel quale apparecchi, soggetti, cronometri e superfici sensibili venivano coordinati per produrre conoscenza. La fotografia entrava stabilmente nel laboratorio scientifico.

Le Gallerie degli Uffizi ricordano come Marey avesse compreso le potenzialità dei meccanismi di riproduzione fotografica e come avesse esteso i loro ambiti d’uso attraverso strumenti innovativi, fra i quali proprio il fucile fotografico. La cronofotografia permetteva di registrare su una sola lastra una successione di posizioni, rendendo analizzabili le diverse fasi cinetiche del corpo in movimento.

La differenza fra Marey e Muybridge merita di essere mantenuta con precisione. Muybridge costruì sequenze di immagini separate, frequentemente disposte in griglie, capaci di mostrare con nitidezza ogni fase della locomozione. Marey sovrappose invece le fasi dello stesso gesto, privilegiando l’analisi delle traiettorie. Muybridge tendeva a presentare il movimento come una successione di immagini autonome. Marey lo trasformava in una sintesi temporale visibile. I due approcci furono complementari, ma non equivalenti.

L’influenza di Marey sulla storia del cinema fu decisiva non perché egli realizzasse film narrativi, ma perché rese necessario pensare l’immagine fotografica come una unità temporale ripetibile. La successione rapida di esposizioni, il controllo dell’intermittenza, la registrazione seriale e l’analisi delle fasi del gesto sono tutti elementi che appartengono alla genealogia del cinema. La sua ricerca contribuì a trasformare la fotografia da immagine dell’istante a tecnologia del tempo.

Il corpo, il volo e la fotografia come strumento scientifico

Il lavoro di Étienne-Jules Marey modificò il modo in cui la fotografia poteva essere concepita nella seconda metà dell’Ottocento. Prima dei suoi esperimenti, il mezzo era già stato impiegato in campo scientifico, nell’astronomia, nella medicina, nella documentazione archeologica e nelle indagini naturalistiche. Marey portò però l’uso scientifico della fotografia in una direzione specifica: la trasformò in un mezzo capace di isolare la dinamica dei fenomeni.

Il corpo umano divenne il soggetto privilegiato di questa indagine. Nelle immagini cronofotografiche di camminatori, corridori, saltatori e lavoratori, l’individuo perde in parte il proprio statuto psicologico e sociale. Non conta il volto, la classe, il nome o l’abbigliamento. Conta la struttura del movimento. Il soggetto appare come un insieme di articolazioni, masse e linee che attraversano uno spazio misurato. Questa riduzione non aveva un fine disumanizzante. Era il modo attraverso cui Marey cercava di comprendere la meccanica vivente.

La sua ricerca si sviluppò in un periodo nel quale il corpo era oggetto di crescente attenzione scientifica e sociale. La medicina moderna studiava i ritmi fisiologici. L’industria analizzava il lavoro e il rendimento. Lo sport cominciava a organizzarsi secondo metodi di misurazione e allenamento. L’esercito osservava la marcia, l’equilibrio e la resistenza. La fotografia del movimento poteva trovare applicazioni in tutti questi campi, perché forniva una registrazione visiva dei gesti, delle posture e delle variazioni temporali.

Marey si interessò in modo particolare al volo degli uccelli, un fenomeno che fino ad allora aveva alimentato molte interpretazioni teoriche ma poche osservazioni effettivamente analitiche. La difficoltà era evidente. L’ala si muove con una rapidità tale da apparire come una superficie indistinta. Il fucile fotografico e gli altri dispositivi cronofotografici permisero di isolare le diverse posizioni del battito alare. Marey studiò anche pesci, insetti e altre forme di locomozione, cercando analogie e differenze nei modi in cui gli organismi viventi utilizzano energia, resistenza dell’aria e coordinazione muscolare.

Il suo interesse per il volo non si limitava alla zoologia. Nell’epoca in cui si cominciava a immaginare il volo umano come problema tecnico concreto, le osservazioni sugli uccelli potevano offrire indicazioni sulla portanza, sulla stabilità e sull’efficienza delle superfici alari. Le ricerche mareyane contribuirono alla cultura scientifica che avrebbe accompagnato lo sviluppo dell’aviazione. Il corpo dell’animale diventava un modello da osservare con attenzione, non da imitare ingenuamente.

La cronofotografia portò Marey a studiare anche movimenti meno evidenti. I suoi esperimenti sui fluidi, sul fumo e sulle correnti d’aria cercavano di rendere visibili dinamiche altrimenti invisibili. Le fotografie di scie e vortici non erano semplici immagini suggestive. Erano tentativi di dare forma a fenomeni fisici complessi. L’idea restava la stessa che aveva guidato il metodo grafico: trasformare il tempo e il movimento in una traccia leggibile.

Questa impostazione contribuì alla formazione di una nuova estetica scientifica. Le immagini di Marey hanno spesso una forza visiva straordinaria, proprio perché non sono state concepite per soddisfare criteri pittorici o decorativi. I corpi moltiplicati, le traiettorie luminose, i fondi scuri e le linee bianche sembrano anticipare linguaggi artistici del Novecento, dal futurismo all’astrazione fotografica. Eppure sarebbe riduttivo interpretarle soltanto attraverso la loro bellezza formale. La loro forza nasce dalla precisione sperimentale. Ogni scelta visiva rispondeva a un problema di leggibilità.

La fotografia del movimento di Marey è dunque diversa dalla fotografia d’azione moderna. Il fotografo sportivo contemporaneo cerca spesso l’istante culminante, l’espressione, l’energia di un gesto bloccato nel suo punto massimo. Marey voleva invece cancellare l’illusione dell’istante isolato. Il suo obiettivo era mostrare la continuità scomposta del moto. Il gesto non veniva fermato una volta per tutte, ma analizzato come sequenza di trasformazioni.

La sua opera esercitò un’influenza rilevante sulla cultura visiva europea. Artisti, scienziati, inventori e teorici del cinema videro nella cronofotografia un nuovo modo di pensare la relazione tra spazio e tempo. Le immagini mareyane dimostravano che il movimento poteva essere rappresentato senza ricorrere alla narrazione. Bastava disporre, sulla stessa superficie, una serie regolata di istanti. In questo senso, la sua fotografia non fu soltanto una tappa tecnica. Fu un cambiamento concettuale.

L’opera del 1894, Le Mouvement, raccolse l’esito di molti anni di ricerca. Il volume, composto da diciotto capitoli e corredato da 214 illustrazioni incise e tre tavole fuori testo, presentava la cronofotografia come metodo e come campo di applicazione. Le Gallerie degli Uffizi sottolineano che il libro descriveva la possibilità di fissare fotograficamente le fasi del movimento e di applicare questa tecnica allo studio di uomini, animali, insetti, pesci e perfino elementi del sangue in movimento.

L’importanza di Marey risiede quindi nella sua capacità di tenere insieme discipline che la storiografia successiva tende talvolta a separare. Egli fu medico e fisiologo, ma anche inventore di apparecchi. Fu fotografo, ma non nel senso professionale o artistico convenzionale. Fu pioniere del cinema, ma non regista. La sua opera dimostra che la storia della fotografia non coincide soltanto con la successione di tecniche e autori. Comprende anche coloro che hanno trasformato l’apparecchio fotografico in uno strumento per vedere ciò che, senza immagini, resterebbe invisibile.

Le Opere principali

L’opera di Étienne-Jules Marey comprende pubblicazioni mediche, testi di fisiologia, strumenti di registrazione e dispositivi fotografici. Le sue realizzazioni più importanti non vanno considerate come oggetti separati. Formano un percorso continuo, nel quale la registrazione grafica dei fenomeni vitali conduce alla cronofotografia e allo studio visivo del movimento.

  • Sfigmografo, circa 1860 Strumento destinato a registrare graficamente il polso arterioso. Fu una delle applicazioni fondamentali del metodo grafico di Marey e consentì di trasformare il battito in una curva analizzabile. La sua importanza supera l’ambito medico, poiché stabilisce il principio secondo il quale un fenomeno temporale può essere fissato come traccia oggettiva.

  • Recherches sur le pouls au moyen d’un nouvel appareil enregistreur, 1860 Pubblicazione dedicata allo studio del polso mediante lo sfigmografo. Il testo documenta una fase essenziale della carriera di Marey, nella quale la fisiologia si fonda sulla registrazione strumentale e sulla lettura comparata dei tracciati.

  • La circulation du sang à l’état physiologique et dans les maladies, 1861 Opera dedicata alla circolazione sanguigna, nella quale Marey approfondì l’analisi delle dinamiche cardiache e vascolari. Il volume appartiene alla stagione nella quale egli contribuì a rendere il metodo grafico uno strumento centrale della fisiologia moderna.

  • Physiologie médicale de la circulation du sang, 1863 Testo nel quale gli studi sulla circolazione vengono sistematizzati attraverso l’osservazione dei movimenti del cuore e del polso arterioso. L’opera mostra il passaggio dalla semplice descrizione del fenomeno corporeo alla sua quantificazione strumentale.

  • Du mouvement dans les fonctions de la vie, 1868 Libro nel quale Marey affrontò il tema del movimento come elemento fondamentale dei processi vitali. L’opera anticipa il successivo orientamento verso la locomozione e costituisce un ponte tra fisiologia, meccanica e osservazione fotografica.

  • La machine animale, 1873 Opera fondamentale per comprendere il pensiero mareyano. Il corpo viene studiato come organismo capace di trasformare energia in movimento, senza che questa metafora meccanica annulli la complessità della vita. Il libro contribuì a definire il vocabolario scientifico con cui Marey avrebbe affrontato la corsa, il salto, il galoppo e il volo.

  • Fucile fotografico, 1882 Apparecchio cronofotografico progettato per registrare una serie rapida di immagini, inizialmente destinato allo studio del volo degli uccelli. Poteva produrre dodici immagini al secondo su una lastra circolare. Il dispositivo rappresenta una delle più celebri invenzioni di Marey e un passaggio essenziale nella storia della fotografia del movimento.wikipedia+1

  • Station Physiologique, 1882 Laboratorio fondato nel Bois de Boulogne, a Parigi, per lo studio sperimentale della locomozione e dei fenomeni dinamici. Qui Marey sviluppò molte delle sue ricerche cronofotografiche, utilizzando fondali controllati, dispositivi ottici e procedure di registrazione sistematica. La struttura costituì un modello di laboratorio interdisciplinare, nel quale fotografia, fisiologia e meccanica cooperavano.wikipedia+1

  • Le Vol des oiseaux, 1890 Pubblicazione dedicata allo studio del volo degli uccelli. Rappresenta una delle applicazioni più note della cronofotografia mareyana e dimostra come l’analisi fotografica potesse contribuire alla comprensione di un moto troppo rapido per l’osservazione diretta.

  • Le Mouvement, 1894 L’opera più importante per la storia della cronofotografia di Marey. Il volume raccoglie e organizza le sue ricerche sul movimento, illustrandone i metodi e le applicazioni. Le 214 illustrazioni e le tre tavole fuori testo fanno del libro un documento decisivo della fotografia scientifica ottocentesca.

Domande Frequenti sul Étienne-Jules Marey (FAQ)

Chi era Étienne-Jules Marey? Étienne-Jules Marey fu un medico, fisiologo, inventore e cronofotografo francese. È considerato una figura fondamentale nello studio scientifico del movimento e nella storia delle tecniche che precedettero il cinema.uffizi+1

Dove e quando nacque Étienne-Jules Marey? Nacque a Beaune, in Francia, il 5 marzo 1830. Morì a Parigi nel 1904.treccani+1

Che cos’è la cronofotografia di Marey? È una tecnica fotografica che registra fasi successive di un movimento a intervalli rapidi e regolari. Marey sovrapponeva frequentemente più posizioni del soggetto su una stessa lastra, per analizzare traiettorie e gesti.

Che cosa inventò Étienne-Jules Marey? Inventò o perfezionò numerosi strumenti di registrazione fisiologica, come sfigmografo, cardiografo e pneumografo, oltre al celebre fucile fotografico impiegato per la cronofotografia.treccani+1

Che cos’era il fucile fotografico? Il fucile fotografico era un apparecchio con forma simile a un’arma, progettato per registrare immagini successive di un soggetto in movimento. Marey lo usò soprattutto per studiare il volo degli uccelli.

Quante immagini poteva registrare il fucile fotografico? Il modello del 1882 poteva registrare dodici immagini al secondo su una lastra fotografica circolare.

Qual è la differenza tra Marey e Muybridge? Muybridge realizzava sequenze con più macchine fotografiche e immagini separate. Marey cercava invece di registrare molte fasi del movimento su una sola lastra, ottenendo una sintesi visiva delle traiettorie.

Perché Marey è importante nella storia del cinema? Le sue ricerche sulla successione rapida delle immagini, sugli otturatori e sulla registrazione del movimento contribuirono alle condizioni tecniche e teoriche che resero possibile il cinema.

Quale fu il ruolo della Station Physiologique? Fu il laboratorio parigino nel quale Marey condusse ricerche sulla locomozione umana e animale, sul volo e sui fenomeni dinamici mediante strumenti fisiologici e cronofotografici.

Che cosa studiava Marey attraverso la fotografia? Studiava il cammino, la corsa, il salto, il galoppo, il volo degli uccelli, il movimento degli insetti, la dinamica dei fluidi e altri fenomeni che richiedevano una registrazione temporale precisa.

Qual è il libro più importante di Marey? Le Mouvement, pubblicato nel 1894, è considerato il suo testo fondamentale sulla cronofotografia e sull’analisi scientifica del movimento.

Le cronofotografie di Marey erano opere artistiche? Furono concepite prima di tutto come documenti scientifici. La loro forza formale ha però influenzato profondamente artisti e studiosi della cultura visiva del Novecento.

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