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Jacob Riis

Jacob Riis (1849-1914), giornalista e riformatore danese a New York: flash al magnesio, tenements, How the Other Half Lives e lettura critica della fotografia sociale.

La Redazione di Storia della Fotografia 26 min di lettura

I Maestri della Fotografia

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Di Pirie MacDonald - Questa image è disponibile presso la Divisione Stampe e Fotografie (Prints and Photographs Division) della Biblioteca del Congresso sotto l'ID digitale cph.3b05563.Questo tag non indica lo status del copyright dell'opera ad esso associato. È quindi richiesto un normale tag di copyright. Vedi Commons:Licenze per maggiori informazioni., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=653512

Jacob August Riis fu un giornalista, scrittore, fotografo e riformatore sociale danese naturalizzato statunitense, nato a Ribe, in Danimarca, il 3 maggio 1849 e morto a Barre, nel Massachusetts, il 26 maggio 1914. Emigrato negli Stati Uniti nel 1870, divenne una delle figure decisive della fotografia sociale e della nascente fotografia documentaria americana grazie alle sue inchieste sui tenements, gli edifici popolari sovraffollati della New York di fine Ottocento. Le immagini, gli articoli, le conferenze pubbliche e i libri di Riis resero visibili al ceto medio e alle classi dirigenti condizioni abitative che fino ad allora restavano confinate nei quartieri più poveri della città.

La sua opera più celebre, How the Other Half Lives, uscì nel 1890 e unì testo giornalistico, fotografia e impulso riformatore in una forma destinata a influenzare il fotogiornalismo e la cultura della denuncia sociale. La Library of Congress sottolinea che Riis fu il primo riformatore a riconoscere pienamente le potenzialità della fotografia con flash in condizioni di scarsa luce per persuadere il pubblico della necessità di intervenire sulle condizioni di vita nei quartieri più poveri di New York. Lui stesso, con una punta di ironia, si definiva «fotografo a modo suo».

In Sintesi

  • Jacob Riis nacque a Ribe, in Danimarca, il 3 maggio 1849, emigrò negli Stati Uniti nel 1870 e visse da immigrato povero prima di diventare cronista di polizia a New York.
  • Usò fotografia, giornalismo e conferenza illustrata con la lanterna magica come strumenti coordinati di denuncia e persuasione politica.
  • Fu tra i primi riformatori a impiegare il flash al magnesio per documentare gli interni bui e sovraffollati dei tenements del Lower East Side.
  • How the Other Half Lives, pubblicato nel 1890, rese il suo progetto noto a livello nazionale e alimentò il dibattito sulle riforme abitative, fino al Tenement House Act del 1901.
  • Theodore Roosevelt, commissario di polizia di New York dal 1895, fu tra i suoi interlocutori più influenti e lo definì «il cittadino più utile di New York».
  • L’opera di Riis è fondamentale per la storia della fotografia, ma richiede una lettura critica per i limiti paternalistici ed etnici della sua epoca.

Dalla Danimarca ai tenements di New York

La vicenda di Jacob Riis comincia lontano da New York, nella cittadina danese di Ribe, dove nacque nel 1849. Era uno dei numerosi figli di Niels Edward Riis, insegnante che scriveva anche per il giornale locale. Crebbe in un contesto modesto ma attento alla lettura, al dibattito pubblico e alla formazione. Il padre sperava per lui una carriera letteraria. Jacob preferì imparare un mestiere manuale: frequentò la scuola della cattedrale di Ribe e si formò come falegname, completando l’apprendistato a Copenaghen.

La sua emigrazione negli Stati Uniti, avvenuta nel 1870, va collocata nel quadro più ampio delle migrazioni europee verso l’America settentrionale, alimentate dalla promessa di lavoro, mobilità sociale e libertà economica. L’esperienza americana di Riis, però, non corrispose subito al mito dell’ascesa individuale. Giunto a New York con risorse limitate, attraversò una fase di precarietà, disoccupazione e povertà che gli diede una conoscenza personale della vulnerabilità degli immigrati. Secondo il Dansk Biografisk Leksikon, per alcuni anni passò da un lavoro precario all’altro, tra miniere, mulini e periodi di vagabondaggio. Il National Park Service ricorda che, rimasto senza lavoro, finì nei dormitori della polizia, dove viveva di elemosina. Da quell’esperienza nacque il proposito di farli chiudere.

Questo passato non va ridotto a un semplice episodio biografico da usare per spiegare l’opera a posteriori. La condizione dell’immigrato nella New York della seconda metà dell’Ottocento era il risultato di una trasformazione urbana accelerata. La città cresceva in modo vertiginoso, riceveva flussi continui di persone provenienti dall’Europa e dal resto degli Stati Uniti, sviluppava industrie, reti ferroviarie, commercio e speculazione immobiliare. Alla prosperità economica di Manhattan corrispondeva una forte compressione degli spazi abitativi per le classi lavoratrici. I tenements di New York diventavano il luogo in cui questa contraddizione prendeva forma fisica: edifici sovraffollati, appartamenti bui, ventilazione insufficiente, igiene precaria e promiscuità tra vita domestica e lavoro.

Riis svolse diversi mestieri prima di trovare una propria stabilità nel giornalismo. La precarietà gli fece conoscere gli alloggi temporanei, i dormitori pubblici e le condizioni estreme in cui molti nuovi arrivati cercavano di sopravvivere. Dopo alcuni anni rilevò un piccolo giornale, poi tornò per breve tempo in Danimarca, nel 1876, per sposarsi, e rientrò negli Stati Uniti. A partire dalla seconda metà degli anni Settanta dell’Ottocento si avvicinò al lavoro di cronista e divenne reporter di polizia. Questo incarico fu decisivo. Il cronista seguiva incendi, delitti, sfratti, arresti, incidenti e situazioni di emergenza nei quartieri popolari. Entrava in contatto con la città che l’élite economica raramente frequentava e osservava il lato oscuro dello sviluppo urbano americano.

La New York raccontata da Riis era una città divisa. Da una parte i grandi viali, i palazzi commerciali, i teatri, le attività finanziarie e la ricchezza della Gilded Age. Dall’altra le strade laterali del Lower East Side, le abitazioni collettive, le stanze senza finestre, i seminterrati e i cortili interni. In questi spazi vivevano famiglie irlandesi, italiane, tedesche, ebraiche dell’Europa orientale, cinesi e di altri gruppi migranti. Ridurre l’universo dei tenements a una categoria indistinta sarebbe un errore: ogni comunità aveva storie, lingue, mestieri e reti sociali differenti. Tutte, tuttavia, potevano subire la pressione di un sistema immobiliare interessato a massimizzare l’affitto di ogni superficie disponibile.

La scrittura di Riis nacque dunque prima della fotografia. I suoi articoli denunciarono le condizioni sanitarie, la mancanza di luce, l’affollamento, l’alcolismo, la criminalità e lo sfruttamento del lavoro domestico. Il suo intento era riformatore. Riis voleva far entrare il mondo marginale nel campo visivo e morale dei lettori che avevano influenza sulle istituzioni, e la sua retorica poggiava su un confronto netto tra «l’altra metà» e il pubblico benestante. Il titolo How the Other Half Lives esprimeva questa divisione: una parte della città viveva senza conoscere le condizioni dell’altra.

La fotografia divenne decisiva alla fine degli anni Ottanta, quando Riis comprese che la parola stampata non bastava sempre a provocare una reazione. L’immagine rendeva più immediata la prova della miseria, soprattutto negli interni in cui l’oscurità e la congestione rendevano difficile perfino immaginare le condizioni di vita. La fotografia sociale, nel suo caso, non nacque come ricerca di una forma artistica autonoma. Fu uno strumento di testimonianza legato al giornalismo, alla riforma urbanistica e alla comunicazione pubblica.

Questa posizione fa di Jacob Riis una figura complessa. Da un lato fu un pioniere capace di usare la fotografia per spostare il dibattito politico verso la questione abitativa. Dall’altro osservava i soggetti da una posizione esterna e spesso moraleggiante, e i suoi testi potevano riprodurre stereotipi etnici e culturali diffusi nella società americana dell’epoca. La sua fotografia documentaria rimane un documento di parte: mostra situazioni reali, ma le organizza secondo una precisa strategia narrativa e riformatrice.

La sua forza storica sta in questa tensione. Riis dimostrò che la fotografia poteva servire a costruire un argomento pubblico, oltre che a ricordare, decorare o registrare. Le immagini dei tenements chiedevano al pubblico di riconoscere un problema, senza invitarlo ad ammirare la città. La fotografia sociale diventava, attraverso il suo lavoro, una forma di pressione visiva esercitata sulle coscienze e sulle istituzioni.

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Di Pirie MacDonald – Questa image è disponibile presso la Divisione Stampe e Fotografie (Prints and Photographs Division) della Biblioteca del Congresso sotto l’ID digitale cph.3b05563.Questo tag non indica lo status del copyright dell’opera ad esso associato. È quindi richiesto un normale tag di copyright. Vedi Commons:Licenze per maggiori informazioni., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=653512

Il cronista di Mulberry Street

Per capire come Riis lavorava bisogna partire dal luogo. Come cronista di polizia del New York Tribune, incarico che secondo il Dansk Biografisk Leksikon tenne dal 1877 al 1888, aveva la scrivania di fronte al quartier generale della polizia in Mulberry Street. Dal 1888 al 1899 lavorò per l’Evening Sun. Da quella postazione vedeva arrivare ogni sera notizie di risse, incendi e sfratti, e la mattina dopo tornava negli stessi vicoli per capire che cosa ci fosse dietro le notizie. Le sue inchieste contribuirono, secondo l’International Center of Photography, alla creazione della Tenement House Commission nel 1884.

Il quartiere intorno a Mulberry Street comprendeva l’area detta Mulberry Bend, una delle più dense e malfamate della città. Per Riis quell’angolo di Manhattan era una prova a cielo aperto. Il suo lavoro giornalistico e fotografico su Mulberry Street è stato collegato alla trasformazione del Mulberry Bend in parco pubblico, inaugurato nel 1897 e oggi noto come Columbus Park. La richiesta di parchi e spazi aperti attraversa tutta la sua opera, e il National Park Service ricorda una sua frase sulla necessità dei bambini di avere spazio per giocare.

Il giornalista non lavorava da solo. La stampa newyorkese dell’epoca viveva di concorrenza tra testate, e molte inchieste sui quartieri poveri nacquero dal confronto con altri cronisti, medici e funzionari sanitari. Riis aveva però un vantaggio: conosceva la strada per esperienza diretta e sapeva scrivere in modo da farsi leggere. Le sue pagine alternano la descrizione secca dei luoghi, l’aneddoto personale, il dato statistico e l’appello morale, un impasto che avrebbe segnato anche i libri successivi.

Flash, giornalismo e fotografia documentaria

L’ingresso della fotografia nell’opera di Jacob Riis coincise con un momento di trasformazione tecnica. Fotografare gli interni dei tenements poneva un problema che la luce naturale non poteva risolvere. Le stanze erano spesso anguste, poco ventilate, prive di finestre adeguate o illuminate soltanto da aperture rivolte verso cortili stretti. I tempi di esposizione richiesti dalle emulsioni disponibili non permettevano di registrare facilmente persone e ambienti con così poca luce. Per rendere visibili quei luoghi occorreva introdurre una fonte luminosa artificiale.

Riis sfruttò i nuovi sistemi di flash al magnesio, basati su polveri capaci di produrre un lampo intensissimo. La tecnologia era rudimentale, pericolosa e difficile da controllare. L’accensione generava fumo, rumore, bagliori violenti e una reazione di sorpresa nei soggetti presenti. Il flash elettronico compatto e ripetibile della fotografia moderna era ancora lontano: quello di Riis era un procedimento sperimentale che richiedeva preparazione, rapidità e una certa dose di rischio. Le ricostruzioni biografiche raccontano che nel 1888 acquistò una macchina 4×5 pollici per venticinque dollari e che usava la polvere di magnesio accesa su una padella. La Library of Congress ricorda che fu il primo riformatore a intuire pienamente il valore della fotografia al flash in bassa luce, servendosene per rendere visibili le condizioni dei quartieri più poveri e convincere il pubblico della necessità di agire. L’International Center of Photography lo conta tra i primi a usare il flash al magnesio per gli interni.

La presenza del flash modifica radicalmente l’aspetto delle fotografie di Riis. Gli interni emergono dal buio in modo netto, spesso duro. Le figure vengono investite da una luce frontale che può immobilizzarle, appiattire le profondità e creare ombre marcate. Gli ambienti appaiono improvvisamente pieni, angusti, privi di intimità. L’effetto appartiene al linguaggio visivo della denuncia, oltre che alla tecnica: il lampo porta letteralmente alla luce spazi che la città borghese preferiva non vedere. Per chi studia l’illuminazione in fotografia, Riis offre un caso estremo, nel quale la luce artificiale serve a sorprendere il soggetto più che a modellarlo.

L’uso della fotografia con flash non implicava che Riis realizzasse personalmente ogni immagine. Nella prima fase si affidò a fotografi dilettanti disposti a sperimentare queste tecniche nei quartieri poveri. La Library of Congress cita Richard Hoe Lawrence (1858-1936) e il dottor Henry G. Piffard (1842-1910), con i quali realizzò le prime fotografie al flash, tra cui Tramp in Mulberry Street Yard, del 1887-1888, scattata a un isolato dalla redazione del suo giornale. Il cortile fu demolito nel 1898, e una fotografia successiva del luogo comparve nel 1902 in The Battle with the Slum. Nel gennaio 1888 alcune immagini furono mostrate alla Society of Amateur Photographers of New York, e il 12 febbraio 1888 il Sun pubblicò il suo primo articolo illustrato con le immagini dei bassifondi.

Successivamente Riis iniziò a fotografare in prima persona, facendo spesso sviluppare e stampare il materiale da laboratori commerciali. Il dettaglio è importante perché chiarisce la natura collaborativa e giornalistica della sua pratica. Jacob Riis non era un fotografo di studio formato secondo i canoni professionali dell’epoca. Era un riformatore che usava il mezzo fotografico dentro una rete di scrittura, pubblicazione e conferenze. Dopo il 1895 scattò pochissime fotografie: con la diffusione della retinatura nelle riviste crebbe il numero di fotografi professionisti impegnati nella riforma sociale, e per A Ten Years’ War (1900) e The Battle with the Slum (1902) Riis acquisì immagini professionali, ricavandone negativi e diapositive.

Le immagini erano spesso impiegate nella forma della proiezione con lanterna magica. Riis teneva conferenze nelle quali accompagnava il discorso con diapositive proiettate. La Library of Congress parla di un centinaio di immagini preparate per le diapositive di «The Other Half», e ricorda che le sue prime proiezioni si ispiravano al genere dei «slum tour», le visite guidate ai quartieri poveri. Il compenso per una serata era di centocinquanta dollari, e la sede ospitante doveva fornire la lanterna e un tecnico. Il pubblico non incontrava quindi le fotografie isolatamente, come accade in un museo contemporaneo. Le riceveva dentro una narrazione orale, condotta da un testimone che spiegava luoghi, individui, statistiche, cause e rimedi possibili. La fotografia documentaria diventava parte di una performance persuasiva, il cui effetto dipendeva dall’alternanza di voce, buio della sala, apparizione dell’immagine e reazione collettiva degli spettatori.

Immagini come Bandits’ Roost, 59½ Mulberry Street mostrano vicoli stretti, edifici degradati, biancheria stesa e persone raccolte in uno spazio compresso. L’inquadratura presenta il vicolo come un luogo di densità, controllo difficile e segregazione. Altre fotografie ritraggono bambini addormentati nelle strade, lavoratori in laboratori domestici o famiglie in stanze affollate. La selezione dei soggetti costruisce una geografia visiva della povertà. Ogni fotografia diventa un frammento di un argomento più ampio: la città moderna produce ricchezza, ma tollera condizioni abitative incompatibili con dignità e salute.

L’uso del flash solleva anche interrogativi etici. L’entrata improvvisa in spazi privati o semi privati, il bagliore che sorprende persone addormentate o intente al lavoro, la trasformazione della loro quotidianità in immagine pubblica sono elementi che oggi richiedono una lettura critica. Riis agiva secondo le convenzioni del suo tempo e con uno scopo riformatore dichiarato, ma i soggetti raramente controllavano la propria rappresentazione. La fotografia sociale nasce anche da questa asimmetria: chi possiede la macchina, il linguaggio e l’accesso ai media può parlare di chi non dispone degli stessi strumenti.

La grandezza storica di Jacob Riis consiste nell’avere capito che la fotografia poteva mobilitare l’opinione pubblica. Il suo limite consiste nell’avere talvolta trasformato persone reali in esempi di una categoria sociale. Le sue immagini mantengono valore documentario e testimoniano condizioni drammatiche, ma vanno trattate come documenti costruiti, selezionati, didascalizzati e inseriti in un progetto politico, e non come finestre trasparenti e complete sulla vita dei poveri di New York.

How the Other Half Lives e la stampa dell’epoca

How the Other Half Lives, pubblicato nel 1890, è il punto di convergenza di questo lavoro. Il libro ha la forma di un’inchiesta sociale costruita con capitoli descrittivi, osservazioni personali, dati, giudizi morali e immagini, e si distingue per questo da un album fotografico in senso moderno. Le fotografie rafforzano la credibilità della denuncia, ma non sostituiscono il testo. Il nucleo del libro era comparso nell’edizione natalizia del 1889 di Scribner’s Magazine, con un articolo illustrato da diciannove fotografie trasformate in disegni. Il volume uscì per Charles Scribner’s Sons con diciotto disegni e diciassette riproduzioni a mezzatinta, tra i primi usi estesi di questa tecnica in un libro.

La ragione di questa scelta sta nella tecnologia. Le tecniche di stampa dell’epoca non permettevano ancora di inserire con facilità fotografie a tono continuo nelle pagine dei libri, e per questo alcune immagini furono tradotte in incisioni o riproduzioni tipografiche. La Library of Congress osserva che l’impatto delle fotografie nel libro fu ridotto dalle incisioni su legno grezze o dalle mezzetinte tonalmente piatte. La riproduzione poteva modificare il carattere dell’immagine originale, ma ne ampliava la diffusione. Il libro ebbe un successo notevole e influenzò altre opere sullo stesso tema.

La fotografia di Riis va dunque letta come parte di un sistema mediale. Non basta guardare una stampa contemporanea e attribuirle il valore che oggi associamo alla fotografia d’autore. Bisogna considerare dove l’immagine circolava, chi la vedeva, con quali parole veniva introdotta e quale pubblico si voleva raggiungere. La fotografia documentaria di Riis rinunciava alla neutralità e si schierava apertamente. Mirava a dimostrare che i tenements costituivano una questione urbana, sanitaria e morale che richiedeva interventi politici.

Dopo il 1890 la produzione di Riis continuò con libri che allargavano il campo. The Children of the Poor uscì nel 1892, Out of Mulberry Street nel 1896, A Ten Years’ War nel 1900, l’autobiografia The Making of an American nel 1901 e The Battle with the Slum nel 1902. Nel 1904 pubblicò una biografia dell’amico Theodore Roosevelt, intitolata Theodore Roosevelt: The Citizen. Negli ultimi anni scrisse anche di Ribe, in The Old Town (1909), e raccolse racconti nordici in Hero Tales of the Far North (1910). Nella sua lunga attività di conferenziere riprese spesso i temi dell’autobiografia e di The Battle with the Slum.

Riforme urbane, Roosevelt e lettura critica

Il lavoro di Jacob Riis si colloca nel passaggio fra la denuncia giornalistica e la riforma urbana. Le sue fotografie e i suoi libri contribuirono a rendere l’abitazione popolare una questione pubblica in una città che cresceva senza strumenti adeguati di controllo. I tenements erano il risultato di un sistema economico nel quale la massimizzazione dell’affitto si combinava con l’aumento della popolazione urbana, la carenza di servizi sanitari sufficienti e la debolezza delle norme edilizie.

La pubblicazione di How the Other Half Lives ebbe un impatto rilevante sul dibattito newyorkese. Il libro non agì da solo, poiché le riforme furono il risultato dell’azione di medici, giornalisti, amministratori, associazioni civiche e politici. Riis offrì però un linguaggio particolarmente efficace per rendere il problema percepibile. Le sue pagine presentavano gli interni sovraffollati, i seminterrati, le stanze prive di luce e le condizioni igieniche come prove di un fallimento urbano. La fotografia documentaria, unita alla scrittura giornalistica, rendeva difficile liquidare quelle realtà come racconti esagerati.

Il legame tra Riis e Theodore Roosevelt è stato spesso ricordato come esempio della relazione fra denuncia sociale e potere politico. Roosevelt, prima di diventare presidente degli Stati Uniti, fu commissario della polizia di New York dalla primavera del 1895 e conobbe Riis nel contesto delle inchieste sulle condizioni della città. La National Portrait Gallery dello Smithsonian ricorda che Riis fu per lui un amico prezioso e una fonte di informazioni: come cronista di polizia conosceva le riforme necessarie nel dipartimento e i mali dei quartieri degradati. I due condivisero l’attenzione per i dormitori di polizia, la povertà urbana e la necessità di migliorare alcune pratiche amministrative. Roosevelt chiuse i ricoveri di polizia che Riis aveva conosciuto da vagabondo, e nel 1901 gli dedicò un tributo sulla rivista McClure’s, definendolo «il cittadino più utile di New York». Il rapporto non va mitizzato come un passaggio diretto e automatico dalla fotografia alla legge, ma dimostra che Riis aveva saputo raggiungere interlocutori influenti.

Il suo lavoro contribuì al clima culturale dal quale emersero riforme abitative più rigorose. Il Tenement House Act del 1901 rappresentò un punto importante nella regolamentazione degli edifici popolari di New York. La legge non risolse la povertà urbana, ma impose requisiti relativi a luce, aria, servizi igienici e sicurezza. La sua approvazione fu il risultato di un lungo processo di mobilitazione, documentazione e pressione pubblica, e Riis fu una delle figure più visibili di quel processo. Nel 1901 nacque a New York anche una settlement house che portava il suo nome.

La ricezione critica ha conosciuto trasformazioni significative. Per molto tempo Riis è stato celebrato come «padre della fotografia sociale» o pioniere del fotogiornalismo. La definizione contiene una parte di verità: usò la fotografia prima che il fotogiornalismo moderno si consolidasse, ne comprese la capacità persuasiva e contribuì a costruire il modello dell’inchiesta illustrata. La critica contemporanea ha però mostrato la necessità di leggere la sua opera con maggiore complessità.

Riis descriveva le comunità immigrate attraverso categorie morali ed etniche proprie della cultura americana di fine Ottocento. In alcuni testi le persone vengono associate a generalizzazioni nazionali o razziali che oggi appaiono chiaramente problematiche. Storici come Maren Stange e Lewis Fried hanno criticato in particolare le sue descrizioni degli ebrei dell’Europa orientale e di altri gruppi. Il suo intento riformatore non elimina queste semplificazioni. La povertà viene talvolta spiegata attraverso abitudini, caratteri collettivi o presunte predisposizioni, invece di essere letta pienamente come effetto delle strutture economiche, delle discriminazioni e delle politiche urbane.

Anche il rapporto tra fotografia e soggetto richiede attenzione. Le persone fotografate nei tenements erano lavoratori, famiglie, bambini, migranti con reti di sostegno, culture e strategie di sopravvivenza, e sarebbe sbagliato vederle soltanto come vittime passive. Le immagini di Riis tendono però a privilegiare i momenti di maggiore degrado o vulnerabilità, perché sono i più efficaci nel sostenere la tesi riformatrice. Questo non rende le fotografie false: le rende selezioni, orientate verso uno scopo.

Eredità e fortuna postuma

La fortuna postuma di Jacob Riis mostra come la fotografia possa cambiare significato nel tempo. In origine molte immagini servivano agli articoli, alle conferenze e ai libri. Dopo la sua morte furono quasi dimenticate. I negativi vennero ritrovati negli anni Quaranta, e nel Novecento, con l’affermazione dei musei fotografici e della storia della fotografia come disciplina, le sue stampe furono rivalutate anche per il loro valore visivo. Una prima importante mostra dedicata al suo lavoro fu organizzata dal Museum of the City of New York. Il Dansk Biografisk Leksikon colloca il ritrovamento delle fotografie nel 1946, l’International Center of Photography indica per la retrospettiva il 1947, e altre ricostruzioni parlano del 1948. In ogni caso fu quella mostra a consolidare la sua reputazione di precursore della fotografia documentaria.

La sua influenza si estese a fotografi e riformatori successivi. Lewis Hine, impegnato nella documentazione del lavoro minorile e delle condizioni dei lavoratori industriali, viene spesso collegato alla tradizione inaugurata da Riis. La Farm Security Administration degli anni Trenta, con autori come Dorothea Lange, Walker Evans e Arthur Rothstein, operò in un contesto storico e istituzionale diverso, ma mantenne la convinzione che la fotografia potesse avere una funzione pubblica nella rappresentazione della disuguaglianza.

La differenza pesa. Riis agiva nella New York della Gilded Age e del primo progressismo americano, in un periodo nel quale la fotografia con flash restava una novità tecnica. I fotografi della FSA lavoravano invece con macchine più leggere, pellicole più sensibili, una cultura visiva già matura e un mandato istituzionale legato alle politiche del New Deal. A unire queste esperienze è la fiducia nella capacità dell’immagine di intervenire nel dibattito sociale, mentre il linguaggio resta diverso.

Il nome di Riis è rimasto legato a molti luoghi. A New York il Jacob Riis Park, nel Queens, fa parte della Gateway National Recreation Area, e l’area di Rockaway che lo ospita fu intitolata a lui dopo la morte. Esistono una scuola, una settlement house e un parco a lui dedicati in altre città americane, e a Ribe un museo ricorda il suo legame con la città natale. Nella vita privata, dopo la morte della prima moglie nel 1905, si risposò nel 1907 e si ritirò in una fattoria a Barre, nel Massachusetts, dove morì il 26 maggio 1914. Nel 1907 sostenne anche, negli Stati Uniti, la diffusione dei francobolli natalizi contro la tubercolosi, idea nata in Danimarca.

Per la storia della fotografia, Jacob Riis resta dunque indispensabile. Lo è per le sue fotografie e anche per il modo in cui integrò immagini, testo, dati e parola pubblica. Mostrò che una fotografia può essere insieme documento, argomento, testimonianza e atto di persuasione. Il suo archivio obbliga anche a interrogarsi sul potere del fotografo, sul consenso dei soggetti, sull’etica della rappresentazione della povertà e sul rapporto tra visibilità e cambiamento. Sono questioni che tornano ogni volta che si discute di minori fotografati in condizioni di fragilità e di immagini pubblicate senza il consenso dei protagonisti.

Fotografie e libri principali

Il testo più importante resta How the Other Half Lives: Studies Among the Tenements of New York, del 1890. Il libro combina inchiesta giornalistica, osservazione diretta, fotografie e riproduzioni grafiche per descrivere le condizioni di vita nei tenements della New York di fine Ottocento. Costituisce un testo fondativo della fotografia sociale e della letteratura riformatrice americana.

Bandits’ Roost, 59½ Mulberry Street, del 1888 circa, è tra le fotografie più note di Riis e ritrae un vicolo del quartiere di Mulberry Bend. L’immagine condensa diversi elementi centrali della sua poetica documentaria: densità abitativa, degrado urbano, vita collettiva nello spazio esterno e costruzione visiva del Lower East Side come luogo separato dalla città benestante. Intorno al 1890 risale Street Arabs in the Area of Mulberry Street, dedicata a bambini senza dimora o costretti a dormire negli spazi pubblici. La fotografia mostra la condizione infantile come una delle conseguenze più evidenti dell’abbandono sociale e dell’emergenza abitativa. Allo stesso periodo appartiene Children Sleeping in Mulberry Street: Riis usa il tema dell’infanzia per rendere più urgente la richiesta di riforma e per denunciare l’incapacità della città di garantire condizioni minime di protezione.

Knee-Pants at Forty-Five Cents a Dozen, del 1889, è la fotografia di un laboratorio domestico nel quale il lavoro di confezione di pantaloni si svolge in un ambiente sovraffollato. L’opera collega direttamente abitazione, lavoro sottopagato e sfruttamento della manodopera immigrata. Sempre del 1889 è Five Cents a Spot, relativa alle condizioni di alloggio a pagamento per persone prive di una casa stabile: il titolo fa riferimento al costo di un posto per dormire e traduce in una formula economica la brutalità della povertà urbana. A Jacob’s Ladder, del 1888, è un interno di tenement destinato a mostrare spazi angusti e insufficiente illuminazione, una delle immagini che evidenziano la relazione tra struttura edilizia e condizioni di vita.

The Trench in Potter’s Field, del 1890, è legata alla sepoltura dei poveri nel cimitero pubblico. Il soggetto amplia il campo dell’inchiesta di Riis dalla vita nei tenements alla gestione sociale della morte e dell’emarginazione. Nell’archivio dell’International Center of Photography compaiono altre sue immagini, come Women’s Lodging Room in Eldridge Street Police Station, Sabbath Eve in Ludlow St. cellar e Shoemaker in yard, 119 Broome St., che documentano dormitori di polizia, cantine e cortili della New York di fine Ottocento.

Tra i libri, The Children of the Poor, del 1892, è dedicato alle condizioni dell’infanzia nelle famiglie povere di New York. Riis estese qui l’analisi della vita nei tenements, concentrandosi sull’istruzione, sulla salute, sul lavoro precoce e sull’abbandono dei minori. The Battle with the Slum, del 1902, riprese e aggiornò le sue campagne contro la povertà urbana. Il volume mostra la continuità del suo impegno riformatore e riflette sui risultati ottenuti, sulle resistenze incontrate e sulle riforme ancora necessarie.

Domande frequenti su Jacob Riis

Chi era Jacob Riis?

Jacob Riis fu un giornalista, fotografo, scrittore e riformatore sociale danese naturalizzato statunitense, noto per avere documentato le condizioni di vita nei tenements di New York alla fine dell’Ottocento.

Quando nacque Jacob Riis?

Jacob Riis nacque il 3 maggio 1849 a Ribe, in Danimarca, e morì il 26 maggio 1914 a Barre, nel Massachusetts.

Perché Jacob Riis è importante nella storia della fotografia?

Perché usò fotografia, giornalismo e conferenze pubbliche per denunciare la povertà urbana e promuovere riforme sociali. È considerato un precursore della fotografia documentaria e della fotografia sociale.

Che cosa sono i tenements di New York?

I tenements erano edifici abitativi popolari, spesso sovraffollati e privi di adeguati requisiti igienici, nei quali vivevano soprattutto lavoratori poveri e immigrati.

Che cos’è How the Other Half Lives?

È il libro pubblicato da Jacob Riis nel 1890, dedicato alle condizioni di vita nei quartieri poveri di New York. L’opera combina testo giornalistico e immagini per sostenere la necessità di riforme abitative.

Jacob Riis scattava personalmente tutte le sue fotografie?

No. Nella fase iniziale collaborò con fotografi dilettanti e professionisti, poi iniziò a fotografare direttamente, affidando spesso il lavoro di camera oscura a laboratori commerciali. Dopo il 1895 scattò pochissime immagini.

Che tecnologia usava Jacob Riis per fotografare nei luoghi bui?

Impiegava tecniche di illuminazione al flash, basate su polveri di magnesio, che permettevano di fotografare ambienti scarsamente illuminati ma producevano lampi, fumo e rumore.

Perché il flash fu importante nell’opera di Riis?

Il flash consentì di mostrare gli interni bui dei tenements, dei dormitori e dei laboratori domestici. Senza illuminazione artificiale, molti di questi spazi sarebbero rimasti invisibili alla fotografia dell’epoca.

Jacob Riis fu un fotografo professionista?

La sua identità principale era quella di giornalista e riformatore sociale. Usò la fotografia come parte di una strategia documentaria e politica, più che come professione fotografica autonoma.

Le fotografie di Jacob Riis furono importanti per le riforme sociali?

Contribuirono a sensibilizzare opinione pubblica, stampa e amministratori sulle condizioni dei tenements. Le riforme abitative furono il risultato di un processo collettivo, ma Riis fu una delle voci più influenti del periodo.

Quali limiti presenta oggi l’opera di Jacob Riis?

Le sue immagini e i suoi testi vanno letti criticamente perché talvolta riconducono i soggetti a stereotipi etnici e adottano una prospettiva paternalistica. Il loro valore documentario non elimina questi limiti.

Quali fotografi furono influenzati dal modello di Riis?

Lewis Hine è uno dei nomi più spesso associati alla tradizione della fotografia sociale inaugurata da Riis. In seguito anche la fotografia documentaria americana del New Deal sviluppò l’idea dell’immagine come strumento di intervento pubblico.

Altri profili di autori e autrici sono raccolti nell’indice I grandi fotografi della storia.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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