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Sara Facio

Sara Facio (San Isidro 1932 - Buenos Aires 2024) è stata la più importante fotografa argentina del Novecento: i ritratti degli scrittori del boom latinoamericano, la casa editrice La Azotea e la Fotogalería del Teatro San Martín hanno dato alla fotografia un posto autonomo nella cultura dell'America Latina.

La Redazione di Storia della Fotografia 19 min di lettura

I Maestri della Fotografia

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Sara Facio
By CCPE Rosario - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=134962997

Sara Facio è nata il 18 aprile 1932 a San Isidro, nella periferia di Buenos Aires, ed è morta a Buenos Aires il 18 giugno 2024, a 92 anni. È considerata la più importante fotografa argentina del Novecento. Dopo il diploma all’Escuela Nacional de Bellas Artes, ottenuto nel 1953, si perfezionò a Parigi con una borsa di studio del governo francese, a partire dal 1955, e tornò a Buenos Aires convinta che la fotografia fosse una pratica artistica autonoma e non un mestiere subalterno al giornalismo o alla pubblicità. Secondo alcune biografie, in quegli anni frequentò anche l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts e le sue conoscenze nel mondo fotografico parigino del dopoguerra, allora dominato dalle figure dell’agenzia Magnum, orientarono la sua idea del mestiere per l’intera carriera.

Al ritorno in Argentina cominciò a lavorare come fotografa indipendente per riviste e giornali, sviluppando parallelamente una ricerca personale centrata sul ritratto intellettuale e letterario. Negli anni Sessanta costruì un archivio straordinario di ritratti dei principali scrittori latinoamericani, tra cui Jorge Luis Borges, Julio Cortázar, Gabriel García Márquez, Pablo Neruda, Mario Vargas Llosa e Octavio Paz, diventando la fotografa di riferimento della generazione del «boom» letterario latinoamericano. Quelle immagini, nate spesso in incontri personali o durante letture pubbliche, sono documenti di un momento irripetibile della cultura mondiale.

Nel 1973, insieme all’amica e collega María Cristina Orive, fondò La Azotea Editorial, descritta dalle fonti come l’unica casa editrice dell’America Latina dedicata esclusivamente alla fotografia. Secondo alcune ricostruzioni, nei suoi vent’anni di attività produsse una cinquantina di volumi che posero le basi della storia della fotografia argentina e latinoamericana come campo disciplinare. Sara Facio è inoltre indicata, in diverse biografie, tra i fondatori e i co-direttori della Fototeca Latinoamericana (FOTOLA). Nel 2019 ha ricevuto il Premio Nacional a la Trayectoria Artística.

In Sintesi

  • Sara Facio (San Isidro 1932 – Buenos Aires 2024) è stata fotografa, editrice, curatrice e giornalista, figura centrale della fotografia argentina del Novecento.
  • Dal 1960 al 1985 ha diviso lo studio con Alicia D’Amico; con lei ha firmato «Buenos Aires, Buenos Aires» (1968), con testi di Julio Cortázar.
  • Ha ritratto Borges, Cortázar, García Márquez, Neruda, Vargas Llosa, Paz, Pizarnik, Sabato e Piazzolla, costruendo il grande archivio visivo del boom letterario.
  • Nel 1973 ha fondato con María Cristina Orive La Azotea Editorial; dal 1985 al 1998 ha diretto la Fotogalería del Teatro San Martín, con oltre 160 mostre.
  • Ha creato la collezione fotografica del Museo Nacional de Bellas Artes e nel 2014-2015 vi ha donato duecento opere di fotografi latinoamericani.
  • Tra i riconoscimenti: Konex di Platino (1992), Ciudadana Ilustre di Buenos Aires (2011) e Premio Nacional a la Trayectoria Artística (2019).

Formazione e primi anni

Sara Facio nasce a San Isidro, sobborgo residenziale a nord della capitale argentina, il 18 aprile 1932. Si diploma nel 1953 all’Escuela Nacional de Bellas Artes Prilidiano Pueyrredón di Buenos Aires, nello stesso anno e nella stessa scuola di Alicia D’Amico, che diventerà la sua compagna di lavoro per un quarto di secolo. Nel 1955 ottiene una borsa di studio dal governo francese e trascorre circa un anno a Parigi, studiando arti visive e visitando musei in Francia, Italia, Inghilterra, Germania, Austria e Svizzera. Alcune biografie estendono il soggiorno parigino al biennio 1955-1957.

La fotografia arriva dopo. Nel 1957 comincia a fotografare nello studio del padre di Alicia D’Amico e prosegue il proprio apprendistato con Annemarie Heinrich, fotografa tedesca naturalizzata argentina, di cui è assistente tra il 1960 e il 1961. Seguono corsi di colore alla Kodak, nel 1960, e all’Agfa-Gevaert, nel 1965. Un’intervista a La Gaceta ricorda un altro nome decisivo, quello di Grete Stern, anch’essa tedesca e argentina d’adozione: da Heinrich e da Stern Facio racconta di aver imparato la tecnica e la fierezza di essere apprezzata per la propria competenza e non per l’aspetto.

Questa filiazione non è casuale. Heinrich e Stern erano arrivate in Argentina dall’Europa portando con sé una cultura fotografica moderna, e per la giovane Facio rappresentavano la prova che una donna poteva dirigere uno studio e firmare una ricerca. Quella formazione europea, sommata all’esperienza parigina, le trasmise la concezione della fotografia come pratica artistica autonoma, e non come mestiere subalterno al giornalismo o alla pubblicità, che avrebbe guidato l’intera sua carriera.

Lo studio con Alicia D’Amico e il lavoro giornalistico

Nel 1960 Facio si trasferisce con D’Amico nello spazio di lavoro che le due condivideranno fino al 1985. Lo studio si occupava di ritratto, fotografia pubblicitaria e fotogiornalismo, e le due autrici collaborarono con giornali e riviste di Buenos Aires, d’Europa e degli Stati Uniti. Crearono sezioni specializzate di fotografia per Clarín e La Nación, che coprirono tra il 1964 e il 1974, oltre a pagine dedicate in riviste come Autoclub e Vigencia. Facio scrisse inoltre per La Prensa, Tiempo Argentino, La Opinión, Fotomundo in Argentina, Camera in Svizzera e Photovisión in Spagna.

Una parte del suo lavoro entrò nella vita quotidiana del paese. Le sue fotografie comparvero sui francobolli argentini fin dal 1965; nel 1961 una sua immagine intitolata «Aproximación a la vida», premiata da un foto club di Buenos Aires, fu poi riprodotta su un francobollo. Per l’ente postale ENCOTEL realizzò fotografie destinate alle serie filateliche, e scrisse corsi di fotografia per i libri di testo scolastici. Ricoprì incarichi dirigenziali nella Federación Argentina de Fotografía e partecipò a Photokina tra il 1968 e il 1974, ai Rencontres d’Arles nel 1979, nel 1984 e nel 1991, e a Paris Photo nel 2004. I circoli fotografici e i concorsi internazionali furono invece il terreno di Pedro Luis Raota, che dagli anni Sessanta raccolse premi in Europa.

Nelle sue pagine giornalistiche Facio si occupò di temi sociali: povertà, storia, infanzia, donne e popoli indigeni. Questo versante, spesso oscurato dalla fama dei ritratti letterari, spiega la qualità umana delle sue immagini d’autore: la stessa attenzione alla persona che emerge nei volti di Borges o di Cortázar si ritrova nelle fotografie di strada e nei reportage. Una vicinanza alla vita di strada attraversa anche il lavoro del cileno Sergio Larrain, che negli anni Cinquanta ritrasse i bambini di Valparaíso e Santiago.

I ritratti degli scrittori

Negli anni Sessanta Facio costruisce l’archivio per cui è più nota. Tra i suoi soggetti figurano Jorge Luis Borges, Julio Cortázar, Gabriel García Márquez, Pablo Neruda, Mario Vargas Llosa, Octavio Paz, Alejo Carpentier, Ernesto Sabato, Alejandra Pizarnik, Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares, Juan Rulfo, Doris Lessing, Astor Piazzolla, Mercedes Sosa, Antonio Berni, Federico Leloir e María Elena Walsh. Tra le immagini più note, secondo La Gaceta, c’è quella di Cortázar con la sigaretta tra le labbra, nella quale compare anche la stessa Facio; quella di Borges rifugiato in una biblioteca; quella di Pizarnik, che sembra abitata dai propri fantasmi; quella di Sabato pensieroso su una panchina in una piazza vuota; quella di García Márquez con una copia di «Cent’anni di solitudine» vicino al volto.

Queste fotografie, spesso realizzate durante incontri personali o letture pubbliche, non sono semplici ritratti d’autore. La sua amicizia con molti degli scrittori ritratti, in particolare con Julio Cortázar, con cui secondo alcune biografie condivise anni di frequentazione parigina, le garantì un accesso a momenti di intimità intellettuale altrimenti inaccessibili alla macchina fotografica. Il ritratto di Cortázar, ricordano i necrologi, è diventato celebre per l’espressione giocosa e libera del soggetto.

Sul piano tecnico Facio lavorò a lungo con la Leica e rimase fedele alla pellicola. La camera oscura faceva parte, per lei, dell’atto creativo: raccontava di amare il momento in cui l’immagine emerge sulla carta e la fase dell’inquadratura all’ingranditore. Si considerava tecnologicamente rimasta indietro rispetto al digitale. Un aneddoto riferito da La Gaceta racconta che, per non sprecare i fotogrammi rimasti alla fine di un rullino, si scattava autoritratti, una pratica che scherzando collegava ai selfie di oggi, e che quando non c’era un soggetto posava la sua gatta, Felicitas.

Il ritratto letterario, in Facio, è un genere autonomo. Non si limita a fissare l’aspetto di uno scrittore: costruisce un incontro tra due sguardi e rende visibili curiosità, ironia e intensità della persona ritratta. Per questo i suoi ritratti sono entrati nei libri di storia della letteratura oltre che in quelli di fotografia, e restano il punto di partenza per chiunque voglia illustrare la stagione del boom.

La Azotea Editorial e le istituzioni della fotografia

Nel 1973 Facio e María Cristina Orive fondarono La Azotea Editorial Fotográfica. L’iniziativa era rivoluzionaria nel contesto latinoamericano: nessuna casa editrice aveva trattato la fotografia come disciplina degna di una produzione editoriale autonoma, paragonabile a quella della letteratura o della pittura. Fra i volumi pubblicati dalla Azotea, secondo alcune fonti, figurano quelli dedicati a Horacio Coppola, a Grete Stern e ad Anatole Saderman e alla fotografia argentina del Novecento; la monografia «Grete Stern» è del 1988 ed è confermata dalle bibliografie. Erano al tempo stesso opere di critica storica e atti di resistenza culturale: pubblicare libri di fotografia in un’Argentina sull’orlo di nuovi sconvolgimenti politici significava affermare che la cultura visiva aveva un valore autonomo e una storia da raccontare.

Il lavoro istituzionale di Facio non si ferma all’editoria. Nel 1979 contribuì alla fondazione del Consejo Argentino de Fotografía con Alicia D’Amico, Eduardo Comesaña, Andy Goldstein, Annemarie Heinrich, María Cristina Orive e Juan Travnik; il consiglio nasce dopo i Colloqui latinoamericani di fotografia tenuti a Città del Messico alla fine degli anni Settanta. Nel 1985 fondò la Fotogalería del Teatro General San Martín di Buenos Aires e la diresse fino al 1998: in quegli anni ospitò oltre 160 mostre, un numero che ne fece uno dei luoghi di riferimento per la fotografia pubblicata e discussa in Argentina.

Dal 1995 Facio fu consulente per la fotografia della Segreteria nazionale della cultura e del Museo Nacional de Bellas Artes, dove diresse come curatrice le attività del settore fino al 2010. Nel 1998 creò la prima Colección Fotográfica del Patrimonio Nacional, costituita con donazioni private. Nel 2014 e nel 2015 il museo ha presentato «Donación Sara Facio», una mostra di duecento opere di fotografi latinoamericani che lei stessa aveva donato. In alcune biografie Facio è ricordata anche come fondatrice e co-direttrice della Fototeca Latinoamericana (FOTOLA).

Analisi storico-critica

Il contributo di Sara Facio alla fotografia argentina e latinoamericana si articola su tre piani distinti ma interconnessi: la pratica fotografica, l’editoria specializzata e la conservazione archivistica e storica. Nessun altro fotografo argentino ha operato con uguale sistematicità su tutti e tre i fronti, e questa triplice attività fa di Facio non soltanto un’autrice ma un’istituzione culturale, la cui opera ha contribuito in modo decisivo a costruire il campo della fotografia latinoamericana come disciplina autonoma.

Sul piano della pratica, il suo contributo più originale è il ritratto letterario come genere. Facio era un’intellettuale che costruiva incontri visivi tra il proprio sguardo e quello dei soggetti, e produceva immagini in cui la personalità dei ritrattati era visibile con una chiarezza rara nel ritratto fotografico. La fotografia di Facio si inscrive nella tradizione dell’umanesimo fotografico europeo, quello dei grandi ritrattisti parigini del dopoguerra e dell’agenzia Magnum, ma la traduce in un contesto culturale latinoamericano con piena autonomia.

Il bianco e nero dei suoi ritratti ha una qualità luminosa di grande raffinatezza: le ombre sono ricche di dettaglio, le luci non bruciano mai e l’immagine poggia su una gamma tonale che rivela una padronanza assoluta della tecnica di laboratorio. Questa qualità materiale, frutto di anni di camera oscura, è al servizio dell’espressività: i toni morbidi creano un’atmosfera di concentrazione che predispone lo spettatore a guardare il soggetto con la stessa serietà con cui è stato fotografato.

La fondazione della Azotea fu un atto culturale e politico di primo piano. Nel 1973, nell’Argentina del ritorno di Perón e alla vigilia di una stagione di violenza politica che sfocerà nella dittatura del 1976, pubblicare libri di fotografia era un modo di custodire una memoria visiva nazionale. I volumi della casa editrice, dedicati a maestri europei trapiantati in Argentina, come Grete Stern, e alla fotografia argentina del Novecento, davano alle nuove generazioni una genealogia a cui appoggiarsi. Per questo la storiografia latinoamericana considera Facio una delle fondatrici della storia della fotografia del continente, accanto a studiosi e archivisti che hanno lavorato nello stesso periodo.

Un altro aspetto riguarda la relazione tra fotografia e testo. Nei suoi libri più importanti la parola scritta non spiega l’immagine ma la accompagna: nei volumi con Cortázar il testo lavora in parallelo alle fotografie, e in «Retratos y autorretratos» sono gli scrittori stessi a firmare testi inediti. Questa idea di dialogo tra parola e immagine ha una lunga eredità nell’editoria fotografica latinoamericana, e si riconosce oggi nel lavoro di molti fotografi che pubblicano libri d’autore con un contributo letterario.

Opere principali

Il primo libro di Facio, «Buenos Aires, Buenos Aires», è del 1968 ed è pubblicato da Sudamericana. Realizzato con Alicia D’Amico, con testi di Julio Cortázar scritti per l’occasione, richiese circa cinque anni di lavoro, secondo la stessa Facio. Le immagini mostrano una Buenos Aires notturna, marginale, vitale e malinconica, mentre i testi di Cortázar non descrivono le fotografie ma le accompagnano in una dimensione parallela, creando un dialogo tra parola e immagine di rara riuscita. Il libro stabilì un precedente importante per la collaborazione tra letteratura e fotografia nell’editoria latinoamericana.

Del 1973 sono «Geografía de Pablo Neruda», con testi manoscritti del poeta cileno, e «Retratos y autorretratos. Escritores de América Latina» (La Azotea Editorial). Quest’ultimo raccolse per la prima volta i ritratti degli scrittori del boom accompagnati da testi inediti di ventuno autori latinoamericani. Le bibliografie lo attribuiscono a Facio e Alicia D’Amico; alcune biografie ricordano anche la collaborazione con María Cristina Orive. Il libro, con immagini di Borges, Cortázar, García Márquez, Neruda, Paz e molti altri, diventò subito un documento di riferimento per la storia della letteratura latinoamericana e per quella della fotografia argentina, testimoniando un corpus costruito in oltre un decennio di lavoro.

Seguirono «Cómo tomar fotografías» (1976) e «Humanario» (1976, citato da alcune schede come 1977), con testi di Cortázar, poi «Actos de fe en Guatemala» (1980), fotografato con María Cristina Orive e accompagnato da testi di Miguel Ángel Asturias, e «Fotografía argentina actual» (1981). Nel 1985 uscì «Sara Facio, Alicia D’Amico: Fotografía argentina 1960/1985», con testi di María Elena Walsh, pubblicato dalla Azotea. Seguono «Grete Stern» (1988), «Retratos» (1990, con prologo di Walsh, ripubblicato come «Retratos 1960-1992»), «La fotografía en la Argentina. Desde 1840 hasta nuestros días» (1992, segnalata in alcune edizioni al 1995) e «Fotografía argentina actual dos» (1996), una selezione di dodici fotografi con testi di Facio. Nel 1992 «Witcomb, nuestro ayer» fu premiato come miglior libro dell’anno dalla Cámara Argentina de Publicaciones.

Negli anni Duemila Facio ha pubblicato volumi di ritratti dedicati ai singoli scrittori: Cortázar (2003), Neruda (2004), Borges (2005), oltre a «Leyendo fotos» (2002), «Encuadre y foco» (2003), «Victoria Ocampo en fotografías» (2006), «La fotografía en la Argentina» in una nuova edizione (2008) e «La mirada» (2009). Nel complesso ha firmato più di venti libri personali dal 1968, oltre a testi antologici e pubblicazioni del 2012 e del 2016, tra cui «La foto como pasión», realizzato con Guillermo Gasió e Mariana Docampo.

Le fotografie di Perón

Un capitolo meno noto della sua opera riguarda il peronismo. Tra il 1972 e il 1974 Facio fotografò gli eventi della politica argentina attorno a Juan Domingo Perón, tra cui il suo ritorno dall’esilio di Madrid e i suoi funerali, concentrandosi sulle persone comuni e sull’ambiente popolare. Le immagini sono rimaste a lungo in un archivio condiviso con Alicia D’Amico. La mostra «Sara Facio. Perón» al MALBA di Buenos Aires, aperta dall’8 marzo al 30 luglio 2018 e curata da Ataúlfo Pérez Aznar, ne è stata la prima presentazione pubblica: 115 fotografie, in gran parte inedite, scelte con l’artista.

Il percorso copre 591 giorni, dal 17 novembre 1972, giorno del ritorno di Perón dall’esilio, al 1 luglio 1974, giorno della sua morte, e si articola in sezioni: l’arrivo a Ezeiza e a Gaspar Campos, le folle in Plaza del Congreso e Plaza de Mayo, la campagna e l’insediamento di Héctor Cámpora, l’anniversario della morte di Evita, l’insediamento presidenziale di Perón nel 1973 e gli eventi peronisti fino alla morte del generale. Accanto alle stampe la mostra presentava documenti, giornali dell’epoca e provini che Facio aveva conservato per decenni. Il lavoro conferma una caratteristica del suo sguardo: l’attenzione alla folla come insieme di volti, prima ancora che come massa politica.

Premi e riconoscimenti

La carriera di Facio è costellata di riconoscimenti, dentro e fuori l’Argentina. Il Premio Konex le è stato assegnato più volte: nel 1982 insieme ad Alicia D’Amico, nel 1992 come Konex di Platino per la migliore fotografa argentina del decennio e nel 2002 come Gran Jurado per le arti visive, secondo le schede biografiche. Ai Rencontres d’Arles ha ricevuto una medaglia nel 1991; ha vinto i premi Pirámide de Plata nel 1996 e nel 2000 e il Premio Trayectoria dell’Asociación Argentina de Críticos de Arte nel 2004. Nel 2011 è stata nominata Ciudadana Ilustre della Città di Buenos Aires, e nel 2019 il ministero della Cultura le ha conferito il Premio Nacional a la Trayectoria Artística.

Come editrice ha ricevuto premi per il miglior libro curato in Argentina, in Francia, in Austria e in Messico, oltre a vari premi della Cámara Argentina de Publicaciones. Dalla Fédération Internationale de l’Art Photographique, in Svizzera, ha ottenuto il titolo di Artista, conseguito attraverso la partecipazione a saloni nazionali e internazionali. Le sue fotografie sono nelle collezioni permanenti del Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires, del Museum of Modern Art di New York e del Museo Reina Sofía di Madrid, oltre che in raccolte private.

Gli ultimi anni e l’eredità

Negli ultimi anni Facio continuò a essere presente nella vita culturale argentina. Nel 2018 il MALBA le dedicò la mostra sul peronismo; nel 2022 Pinta BAphoto le rese omaggio con la personale «Autopaisajes», presentata da Rolf Art e curata da Francisco Medail, incentrata sui suoi autoritratti e sulla vita quotidiana con la compagna María Elena Walsh. Presiedette la Fundación María Elena Walsh, che ha promosso il premio fotografico «Vivir en 2020» durante la pandemia. Si definiva «una militante della fotografia» e, ricordano i necrologi, lavorò per quasi settant’anni come fotografa, curatrice, giornalista ed editrice.

Morì a Buenos Aires il 18 giugno 2024, a 92 anni. I necrologi la ricordano soprattutto per aver portato la fotografia fuori dagli ambienti ristretti degli esperti per avvicinarla a tutti e per aver insegnato a guardare. La sua eredità si misura su tre fronti. Il primo è l’archivio di ritratti, ormai parte dell’immaginario letterario latinoamericano. Il secondo è il lavoro editoriale, che ha reso possibile una storia scritta della fotografia argentina. Il terzo è l’infrastruttura culturale: gallerie, collezioni museali e consigli professionali che esistono perché lei li ha costruiti.

Il suo nome ricorre nelle ricostruzioni della fotografia del continente accanto a quello di fotografi di generazioni successive, come Adriana Lestido e Marcos López, con i quali condivide la scena argentina pur occupando uno spazio estetico distinto. Per un quadro più ampio si può consultare la storia della fotografia di ritratto, in cui il suo lavoro occupa un posto a sé.

Domande frequenti

Chi era Sara Facio?

Fotografa, editrice, curatrice e giornalista argentina, nata a San Isidro il 18 aprile 1932 e morta a Buenos Aires il 18 giugno 2024. È considerata la più importante fotografa argentina del Novecento.

Per che cosa è più nota?

Per i ritratti degli scrittori latinoamericani del boom, come Borges, Cortázar, García Márquez, Neruda e Vargas Llosa, e per aver fondato nel 1973 La Azotea Editorial, casa editrice interamente dedicata alla fotografia.

Che rapporto aveva con Julio Cortázar?

Fu amica dello scrittore e lo ritrasse più volte. Cortázar scrisse i testi di «Buenos Aires, Buenos Aires» (1968) e di «Humanario», entrambi fotografati con Alicia D’Amico.

Che cos’è La Azotea?

La casa editrice fondata nel 1973 con María Cristina Orive, descritta come l’unica dell’America Latina dedicata esclusivamente alla fotografia, che pubblicò libri, cataloghi e cartoline.

Che cosa ha fatto per i musei e le gallerie?

Ha fondato e diretto, dal 1985 al 1998, la Fotogalería del Teatro San Martín, con oltre 160 mostre, e ha creato la collezione fotografica del Museo Nacional de Bellas Artes, a cui ha donato duecento opere di fotografi latinoamericani.

Quali premi ha ricevuto?

Tra gli altri il Konex di Platino nel 1992, il titolo di Ciudadana Ilustre di Buenos Aires nel 2011 e il Premio Nacional a la Trayectoria Artística nel 2019.

Che strumenti usava?

Lavorò a lungo con la Leica e rimase fedele alla pellicola e alla stampa in camera oscura, senza passare al digitale.

Altri profili di autori e autrici sono raccolti nell’indice I grandi fotografi della storia.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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