Lala Deen Dayal (Sardhana, Uttar Pradesh, India, 1844 – 1905) è il fotografo indiano più importante del XIX secolo e il primo fotografo di nazionalità indiana a raggiungere un riconoscimento professionale e artistico di livello internazionale durante il periodo coloniale britannico. La sua figura occupa una posizione storica di straordinario rilievo: in un’epoca in cui la fotografia professionale in India era quasi interamente monopolizzata da fotografi europei al servizio dell’amministrazione coloniale britannica, Dayal si afferma come professionista di primissimo piano, ottenendo il titolo di Raja dal governo britannico e le commissioni fotografiche delle famiglie nobiliari più importanti del subcontinente, compreso il Nizam di Hyderabad, uno dei principi più ricchi e potenti dell’India coloniale.
Dayal nasce nel 1844 a Sardhana, nell’Uttar Pradesh, da una famiglia di ingegneri civili che lavora al servizio dell’amministrazione britannica. Riceve una buona educazione tecnica e intraprende dapprima la carriera di ingegnere, lavorando come disegnatore tecnico per il Public Works Department britannico dell’India centrale. La fotografia entra nella sua vita negli anni Sessanta, dapprima come attività complementare e poi come vocazione principale, e il suo talento si manifesta con rapidità: nel 1876, la fotografia di una cerimonia ufficiale attira l’attenzione del Viceré Lord Lytton, che lo nomina fotografo ufficiale del governo centrale dell’India.

La svolta decisiva nella carriera di Dayal avviene nel 1884, quando viene assunto come fotografo personale dal Nizam Mahbub Ali Khan di Hyderabad, lo stato principesco più ricco e più potente dell’India coloniale. Hyderabad, con le sue sfarrose cerimonie di corte, i suoi palazzi monumentali, i suoi elefanti adorni di ornamenti dorati e le sue processioni di potenza e magnificenza quasi favolosa, offre a Dayal un soggetto di straordinaria ricchezza visiva. In questo contesto Dayal produce alcune delle fotografie più spettacolari e più ricercate della sua carriera, creando un archivio visivo della vita di corte haidarabadese che rimane unico nella storia della fotografia indiana.
Tra due mondi: committenza coloniale e sguardo indiano
La posizione di Lala Deen Dayal nella storia della fotografia coloniale indiana è storicamente complessa e intellettualmente stimolante. Da un lato, Dayal opera all’interno del sistema coloniale britannico e ne rispetta le convenzioni e le gerarchie: i suoi studi fotografici — aperti a Indore nel 1874, poi a Secunderabad nel 1885 e a Bombay nel 1894 — servono principalmente l’élite coloniale britannica e la nobiltà indiana anglicizzata, producendo ritratti formali, vedute architettoniche e documentazioni di eventi ufficiali che seguono scrupolosamente i canoni della fotografia coloniale britannica. Dall’altro, la sua posizione di fotografo indiano che documenta l’India non dalla prospettiva dell’osservatore straniero ma da quella di qualcuno che appartiene a quel mondo, che ne conosce le strutture sociali e rituali dall’interno, conferisce alle sue fotografie una qualità di comprensione e di presenza diversa rispetto a quella dei colleghi europei.
I ritratti degli aristocratici indiani realizzati da Dayal sono particolarmente significativi da questo punto di vista. Mentre i fotografi europei tendevano a presentare i nobili indiani come curiosità esotiche o come soggetti di studio etnografico, Dayal li ritrae con una dignità e un rispetto che li restituisce come individui con una storia, una cultura e una identità proprie. Le fotografie dei maharajà, dei nawab e dei nobili haidarabadesi scattate da Dayal mostrano persone che posano con la consapevolezza di chi si sa parte di una tradizione aristocratica secolare, non di chi subisce lo sguardo straniero del colonizzatore.

Le fotografie di architettura e paesaggio di Dayal comprendono vedute dei grandi monumenti dell’India centrale e meridionale, in particolare degli edifici storici di Hyderabad, Bidar e delle regioni del Deccan, delle architetture moghul dell’Uttar Pradesh e dei paesaggi del Rajasthan. In questo campo, Dayal si misura direttamente con la tradizione di Bourne e degli altri fotografi europei che avevano documentato l’architettura indiana, e lo fa con una qualità tecnica e compositiva che non ha nulla da invidiare ai migliori esponenti di quella tradizione. La sua padronanza tecnica del collodio umido prima e poi del gelatino-bromuro d’argento è attestata dalla qualità eccezionale dei negativi originali conservati negli archivi indiani e britannici.
Dayal ottiene riconoscimenti ufficiali di straordinaria importanza per un fotografo indiano del suo tempo: oltre al titolo di fotografo del Viceré, riceve la nomina a fotografo ufficiale della Corona britannica per l’India, con il diritto di portare il titolo “Photographer to HRH the Duke of Clarence, the Viceroy and the Nizam”. Questo accumulo di commissioni reali e vice-regie è la testimonianza più eloquente del livello di eccellenza professionale raggiunto da un fotografo indiano in un’epoca in cui la cultura coloniale riservava raramente simili riconoscimenti a esponenti delle culture locali.
Il suo archivio, comprendente decine di migliaia di negativi, è oggi conservato principalmente all’Alkazi Collection of Photography di Nuova Delhi, alla British Library di Londra e alla Indira Gandhi National Centre for the Arts. La riscoperta dell’opera di Dayal è avvenuta soprattutto negli ultimi vent’anni, con mostre e pubblicazioni che ne hanno finalmente riconosciuto il ruolo pioneristico nella storia della fotografia indiana e la qualità eccezionale del corpus visivo prodotto.
Le Opere principali
- Corte del Nizam di Hyderabad (1884–1905): Il corpus più vasto e più celebre, con centinaia di fotografie della vita di corte, delle cerimonie, dei palazzi e delle personalità dell’emirato.
- Fotografie del Viceré Lord Lytton (1876–1880): Le prime commissioni vice-regie, punto di svolta nella carriera professionale.
- Vedute di Hyderabad e del Deccan (1885–1900): Documentazione architettonica e paesaggistica della regione del Deccan, tra le più complete mai realizzate nel XIX secolo.
- Ritratti di maharajà e nobiltà indiana (1874–1905): La galleria più importante di ritratti dell’aristocrazia indiana del tardo periodo coloniale.
- Album della caccia al tigre (1880–1900): Documentazione delle grandi cacce reali, genere fotografico molto apprezzato dall’élite coloniale britannica.
- Studi fotografici di Indore, Secunderabad, Bombay: La rete di studi professionali, la più articolata mai costruita da un fotografo indiano del periodo coloniale.
- Alkazi Collection of Photography – archivio Dayal: La raccolta più completa dei negativi originali, conservata a Nuova Delhi.
- Retrospettiva NGMA Nuova Delhi (varie edizioni): La National Gallery of Modern Art di Nuova Delhi ha esposto più volte il lavoro di Dayal in occasioni retrospettive.

Fonti
- Alkazi Collection of Photography – Lala Deen Dayal
- British Library – India Office Records, Lala Deen Dayal
- Indira Gandhi National Centre for the Arts – archivio Dayal
- National Gallery of Modern Art India – Lala Deen Dayal
- Victoria and Albert Museum – fotografia India coloniale
- George Eastman Museum – fotografia coloniale India
Aperture Foundation – fotografia coloniale storia
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l’evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell’immagine.
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