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Lala Deen Dayal

Lala Deen Dayal è il più importante fotografo indiano del XIX secolo, fotografo ufficiale del Viceré britannico e del Nizam di Hyderabad. Il suo corpus di immagini della corte haidarabadese, della nobiltà indiana e dei paesaggi del subcontinente è patrimonio visivo di eccezionale valore storico.

La Redazione di Storia della Fotografia 18 min di lettura

I Maestri della Fotografia

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Lala Deen Dayal
By Lala Deen Dayal - self portrait http://www.zeno.org/Fotografien/B/Dayal,+Raja+Lala+Deen%3A+Selbstportr%C3%A4t, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3500209

Lala Deen Dayal (Sardhana, Uttar Pradesh, India, 1844 circa – Bombay, luglio 1905) è il fotografo indiano più importante del XIX secolo e il primo fotografo di nazionalità indiana a raggiungere un riconoscimento professionale e artistico di livello internazionale durante il periodo coloniale britannico. La sua figura occupa una posizione storica di straordinario rilievo: in un’epoca in cui la fotografia professionale in India era quasi interamente nelle mani di fotografi europei al servizio dell’amministrazione coloniale, Dayal si afferma come professionista di primissimo piano, ottiene il titolo onorifico di Raja dal Nizam di Hyderabad, uno dei principi più ricchi e potenti dell’India coloniale, e riceve le commissioni fotografiche dei viceré, delle famiglie nobiliari del subcontinente e della Corona britannica.

Dayal nasce intorno al 1844 a Sardhana, nell’Uttar Pradesh, vicino a Meerut, in una famiglia di gioiellieri, di tradizione jain secondo la Alkazi Foundation. Riceve una buona educazione tecnica e intraprende dapprima la carriera di ingegnere: studia come disegnatore al Thomason College of Civil Engineering di Roorkee e nel 1866 entra nel Public Works Department di Indore come capo stimatore e disegnatore. La fotografia entra nella sua vita proprio in quegli anni, dapprima come attività complementare e poi come vocazione principale, e il suo talento si manifesta con rapidità: secondo alcune biografie, già nel 1876 la fotografia di una cerimonia ufficiale attira l’attenzione del viceré Lord Lytton, che lo nomina fotografo del governo centrale dell’India.

Lala Deen Dayal
By Lala Deen Dayal – British Library, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3711808

La svolta decisiva nella carriera di Dayal avviene a metà degli anni Ottanta, quando viene assunto come fotografo di corte dal Nizam Mahbub Ali Khan di Hyderabad, sesto Nizam e capo dello stato principesco più ricco e più potente dell’India coloniale; le fonti indicano il 1884 o il 1885. Hyderabad, con le sue sfarzose cerimonie di corte, i suoi palazzi monumentali, i suoi elefanti adorni di ornamenti dorati e le sue processioni di potenza e magnificenza quasi favolosa, offre a Dayal un soggetto di straordinaria ricchezza visiva. In questo contesto Dayal produce alcune delle fotografie più spettacolari e più ricercate della sua carriera, creando un archivio visivo della vita di corte haidarabadese che rimane unico nella storia della fotografia indiana.

In Sintesi

  • Lala Deen Dayal nasce intorno al 1844 a Sardhana, studia ingegneria a Roorkee ed entra nel 1866 nel Public Works Department di Indore, dove comincia a fotografare.
  • Nel 1875-1876 documenta il viaggio in India del Principe di Galles e nel 1882-1883 accompagna Sir Lepel Griffin nel Bundelkhand: le sue immagini illustrano Famous Monuments of Central India (Londra, 1886).
  • Dalla metà degli anni Ottanta lavora per il Nizam di Hyderabad, che gli conferisce il titolo di Raja, e diventa fotografo dei viceré e, con il Royal Warrant, della regina Vittoria.
  • La sua ditta, con studi a Indore, Secunderabad e Bombay, arriva a impiegare circa cinquanta persone, e a Hyderabad apre uno studio riservato alle donne.
  • Muore a Bombay nel luglio 1905; la ditta passa al figlio Gyan Chand.
  • Il suo archivio si trova all’IGNCA e alla Alkazi Collection di Nuova Delhi, alla British Library e in altre istituzioni.

Origini e formazione a Indore

Le fonti concordano sulla data di nascita solo in modo approssimativo, il 1844 circa, e sul luogo, Sardhana, vicino a Meerut. Il sito dedicato all’archivio della famiglia racconta che il giovane Dayal si laurea al primo posto al Thomason College di Roorkee, oggi parte dell’IIT Roorkee, con 258 punti su 260; la formazione è quella di un disegnatore e stimatore, cioè di un tecnico capace di rilevare, misurare e rappresentare con precisione edifici e terreni. Il lavoro al Public Works Department di Indore, dove entra nel 1866, gli richiede proprio queste competenze, e la fotografia gli appare presto come un modo ulteriore, più rapido e più efficace, di documentare lo spazio.

A Indore Dayal incontra due sostenitori decisivi: il maharaja Tukoji Rao II e Sir Henry Daly, agente del governatore generale per l’India centrale e fondatore del Daly College, che usa egli stesso una macchina fotografica e gli permette di servirsene. Il primo incarico importante risale al 1875: documentare il viaggio del Principe di Galles in India, il futuro Edoardo VII, e della principessa Alessandra. Alcune fonti ricordano anche che già nel 1874 aveva fotografato il viceré Lord Northbrook. Il suo studio di Indore, fondato secondo le fonti nel 1868 oppure nel 1874-1875, è il primo nucleo di quella che diventerà la ditta Lala Deen Dayal & Sons.

La sua posizione ricorda, per certi versi, quella di Samuel Bourne, di cui il sito si occupa nella scheda dedicata a Samuel Bourne, il fotografo inglese attivo in India tra il 1863 e il 1870, ma Dayal appartiene a una generazione e a una condizione sociale diverse: è un professionista indiano che costruisce nel paese una carriera di quarant’anni, con un orizzonte che è quello di chi vive e lavora in India.

Le prime committenze e i viaggi con Sir Lepel Griffin

Nel 1882-1883 Dayal accompagna Sir Lepel Griffin, agente del governatore generale per l’India centrale, in un viaggio di documentazione architettonica nel Bundelkhand e nel Madhya Pradesh. Le immagini di Gwalior, Khajuraho, Rewa, Sanchi e di altri luoghi diventano un portfolio di 86 fotografie, pubblicato a Londra nel 1886 con il titolo Famous Monuments of Central India; una copia viene donata alla regina Vittoria. Il lavoro attira l’attenzione degli ambienti vicereali e consolida la fama del fotografo oltre i confini dell’India centrale.

Le date della sua carriera ufficiale variano da una fonte all’altra, e conviene riportarle con prudenza. Secondo la Alkazi Foundation, nel 1888 diventa fotografo ufficiale del viceré Lord Dufferin; altre fonti indicano il 1885, e precisano che l’incarico viene esteso ai viceré successivi. Dayal lascia il servizio governativo nel 1885 o, secondo il sito di famiglia, nel marzo 1887, dopo esserne stato capo disegnatore e stimatore per molti anni. Ottiene inoltre il riconoscimento di fotografo del duca di Connaught e, secondo alcune biografie, ha il diritto di portare il titolo «Photographer to HRH the Duke of Clarence, the Viceroy and the Nizam», che compare nell’intestazione dello studio.

Il Royal Warrant della regina Vittoria, che lo nomina fotografo della sovrana per l’India, è datato dalla maggior parte delle fonti al 1897, mentre una scheda d’asta lo indica al 1887; alla morte della regina, nel 1900, il figlio Edoardo VII lo rinnova. Questo accumulo di commissioni reali e vicereali è la testimonianza più eloquente del livello di eccellenza professionale raggiunto da un fotografo indiano in un’epoca in cui la cultura coloniale riservava raramente simili riconoscimenti a esponenti delle culture locali.

Hyderabad e il Nizam

A Hyderabad Dayal fotografa le cerimonie, i palazzi, i tappeti e le battute di caccia del Nizam. Nel 1888 realizza l’album Views of the H.H. Nizam’s Dominion: Hyderabad Deccan, composto da 58 stampe all’albumina, e il ritratto del Nizam Mir Mahbub Ali Khan risale al 1887-1888. Dal 1894 diventa fotografo ufficiale di corte con uno stipendio di 600 rupie. Il titolo di Raja gli viene conferito dal Nizam, con la formula Raja Bahadur Musavvir Jung Bahadur, che si può tradurre come «Raja valoroso guerriero della fotografia»; secondo la scheda di una casa d’aste, Dayal sceglie di non usarlo per intero e di firmarsi semplicemente Raja Deen Dayal.

Le immagini di Hyderabad conservano un doppio statuto. Da un lato sono documenti ufficiali della corte, prodotti per un principe che voleva fissare la propria immagine e quella del suo stato, dall’altro sono immagini di grande qualità formale, come l’interno del salone del palazzo di Bashir Bagh, datato al 1892, o le vedute dei palazzi del Nizam e della Residenza britannica. La British Library, nella Visual Arts Collection, conserva stampe all’albumina che mostrano il palazzo di Khana Bagh a Hyderabad, la sala del Darbar del palazzo di Gwalior (24 ottobre 1886) e altre vedute del Deccan; la collezione di George Curzon, oggi alla British Library, include le foto degli anni Ottanta di Bashir Bagh, Chowmahalla, Falaknuma e della Residenza.

La committenza del Nizam produce anche immagini di vita quotidiana e di rappresentanza. Gli elefanti adorni, le processioni, gli ufficiali, le feste di corte, le cacce alla tigre e i grandi eventi pubblici diventano materia di album e di stampe commissionati dalla corte. Le schede di museo ricordano anche album di caccia, genere molto apprezzato dall’élite coloniale britannica, nei quali la fotografia accompagna la narrazione del potere.

Gli studi fotografici e la ditta di famiglia

I suoi studi fotografici, aperti a Indore, a Secunderabad e a Bombay, formano la rete professionale più articolata mai costruita da un fotografo indiano del periodo coloniale. Le date di fondazione variano secondo le fonti: Indore tra il 1868 e il 1875, Secunderabad tra il 1885 e il 1889, Bombay tra il 1894 e il 1897. Le fonti più coerenti indicano Indore intorno al 1874, Secunderabad intorno al 1886-1887 e Bombay nel 1896. Nell’insieme la ditta, che a Hyderabad prende il nome di Raja Deen Dayal & Sons, arriva a impiegare più di cinquanta persone distribuite nelle tre sedi, tra cui, secondo una scheda d’asta, due pittori tedeschi di ritratti a olio.

I figli Gyan Chand (1867-1919) e Dharam Chand (1869-1934) lavorano con il padre e ne supervisionano parte dell’attività; alla morte di Dayal, nel luglio 1905, la guida della ditta passa a Gyan Chand, che la mantiene fino alla morte. Nel 1892 Dayal apre a Secunderabad uno studio riservato alle donne, affidato a Mrs. Kenny-Levick, una donna britannica da lui formata, con l’obiettivo di fotografare le signore dell’aristocrazia che per ragioni di riservatezza non potevano posare davanti a un fotografo uomo. Secondo il sito di famiglia, è probabilmente il primo studio di questo tipo in India. Nel 1899 pubblica un breve resoconto della sua carriera, A Short Account of my Photographic Career.

La ditta partecipa con successo a esposizioni nazionali e internazionali: le fonti ricordano Jeypore (1883), Calcutta (1883-1884 e 1889), una medaglia nel 1884, Londra (1886 e 1891), Poona (1888) e la World’s Columbian Exposition di Chicago (1894). Dayal diventa così anche un imprenditore dell’immagine, con una produzione che circola soprattutto in album e in stampe all’albumina di diversi formati.

Tra due mondi: committenza coloniale e sguardo indiano

La posizione di Lala Deen Dayal nella storia della fotografia coloniale indiana è storicamente complessa e intellettualmente stimolante. Da un lato, Dayal opera all’interno del sistema coloniale britannico e ne rispetta le convenzioni e le gerarchie: i suoi studi servono principalmente l’élite coloniale britannica e la nobiltà indiana anglicizzata, producendo ritratti formali, vedute architettoniche e documentazioni di eventi ufficiali che seguono i canoni della fotografia coloniale. Dall’altro, la sua posizione di fotografo indiano che documenta l’India non dalla prospettiva dell’osservatore straniero ma da quella di qualcuno che appartiene a quel mondo, che ne conosce le strutture sociali e rituali dall’interno, conferisce alle sue fotografie una qualità di comprensione e di presenza diversa rispetto a quella dei colleghi europei.

I ritratti degli aristocratici indiani realizzati da Dayal sono significativi da questo punto di vista. Mentre molti fotografi europei tendevano a presentare i nobili indiani come curiosità esotiche o come soggetti di studio etnografico, Dayal li ritrae con una dignità che li restituisce come individui con una storia, una cultura e una identità proprie. Le fotografie dei maharajà, dei nawab e dei nobili haidarabadesi mostrano persone che posano con la consapevolezza di chi si sa parte di una tradizione aristocratica secolare, non di chi subisce lo sguardo straniero del colonizzatore. Per un quadro più ampio si può leggere la voce dedicata alla fotografia indiana, e per il confronto con le generazioni successive il profilo di Raghubir Singh, che richiama esplicitamente i fotografi dell’epoca coloniale tra i suoi riferimenti.

Lala Deen Dayal
By Lala Deen Dayal – self portrait http://www.zeno.org/Fotografien/B/Dayal,+Raja+Lala+Deen%3A+Selbstportr%C3%A4t, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3500209

Il nome, i titoli e le cronologie discordanti

Il nome con cui Dayal è noto comprende due elementi distinti. «Lala» è un appellativo di rispetto diffuso nell’India settentrionale; «Raja» è il titolo concesso dal Nizam di Hyderabad. Per questo le fonti oscillano tra Lala Deen Dayal e Raja Deen Dayal, e il nome della ditta cambia nel tempo: Lala Deen Dayal & Sons negli anni di Indore, Raja Deen Dayal & Sons dopo l’ingresso al servizio del Nizam. Chi consulta cataloghi di musei e biblioteche trova entrambe le forme, e talvolta anche la grafia Deendayal, perché le istituzioni catalogano il nome secondo criteri diversi.

Le cronologie sono altrettanto instabili, ed è utile saperlo prima di citare una data. Per la nascita le schede indicano il 1844 circa; per la morte, qualche repertorio propone il 1910, ma le schede biografiche più documentate la fissano nel luglio 1905 a Bombay, e una data precisa, il 5 luglio, è citata dalla Alkazi Foundation. Per lo studio di Indore le date proposte vanno dal 1868 alla metà degli anni Settanta; per il Royal Warrant la maggior parte delle fonti indica il 1897, mentre una scheda d’asta indica il 1887; per l’ingresso al servizio del Nizam ricorrono il 1884, il 1885 e il 1894, quest’ultimo anno legato all’assegnazione dello stipendio fisso come fotografo ufficiale di corte e del titolo di Raja. Le discrepanze dipendono in parte dal fatto che le tappe della carriera furono più d’una: una prima nomina informale, un incarico, un titolo, uno stipendio. Una lettura prudente cita gli anni come intervalli e specifica, quando possibile, a quale tappa si riferiscono.

Tecnica e stile

Le fotografie di architettura e paesaggio di Dayal comprendono vedute dei grandi monumenti dell’India centrale e meridionale, in particolare degli edifici storici di Hyderabad, Bidar e delle regioni del Deccan, delle architetture moghul dell’Uttar Pradesh e dei paesaggi del Rajasthan. Tra i soggetti ricordati dalle fonti figurano il tempio Sas Bahu nel forte di Gwalior (1885), la torre della Vittoria di Chittorgarh (1885), la tomba di Aurangzeb (circa 1890), Bibi ka Maqbara ad Aurangabad (circa 1880), la tribuna di Malakpet (1892) e la processione di elefanti di Lord Curzon a Sanchi (1899). In questo campo Dayal si misura direttamente con la tradizione di Bourne e degli altri fotografi europei che avevano documentato l’architettura indiana, e lo fa con una qualità tecnica e compositiva che non ha nulla da invidiare ai migliori esponenti di quella tradizione.

La sua padronanza tecnica del collodio umido prima e poi del gelatino-bromuro d’argento è attestata, secondo le descrizioni, dalla qualità dei negativi originali conservati negli archivi indiani e britannici. Le stampe sono per lo più all’albumina, il materiale fotografico più diffuso nell’India di quegli anni, in formati che nelle collezioni della British Library vanno da circa 13 per 27 a 20 per 27 centimetri. La formazione da disegnatore tecnico si riconosce nella costruzione delle inquadrature: simmetrie, linee prospettiche precise, attenzione ai rapporti tra masse architettoniche e cielo, collocazione delle figure per dare scala agli edifici.

Lo stile di Dayal unisce la fotografia di architettura e di monumenti, con il suo forte valore documentario, a una ritrattistica di rappresentanza. I due registri convivono nello stesso archivio: le vedute architettoniche privilegiano l’ordine e la scala dei monumenti, mentre i ritratti e le scene di corte hanno un carattere di rappresentanza, come richiedeva la committenza principesca.

Un catalogo di vedute

Per rendersi conto dell’ampiezza geografica del lavoro di Dayal basta scorrere le immagini datate nelle collezioni pubbliche. Ci sono il tempio Sas Bahu nel forte di Gwalior (1885), la porta del forte di Gwalior (1882), l’interno del tempio jain dello stesso forte (1875) e la salita all’ingresso del forte (1878), una veduta della ferrovia di Stato di Indore (anni Ottanta dell’Ottocento), il Johri Bazaar di Jaipur (circa 1880), i ghat di Benares (1888-1896), la porta Edwardes di Peshawar (circa 1870), Asuf Gunj a Gulbarga (1880), la tribuna di Malakpet vicino a Hyderabad (1892) e la processione degli elefanti di Lord Curzon al sito buddhista di Sanchi (1899). Il repertorio va dall’India centrale al Rajasthan, dal Deccan al nord-ovest, e documenta gli spostamenti di una ditta che lavorava in tutto il subcontinente.

La varietà dei soggetti conferma che Dayal non fu soltanto il fotografo di una corte. Fu un professionista che lavorava per committenti diversi, dall’amministrazione coloniale ai principi, dalle ferrovie agli ospiti di riguardo, e che seppe adattare lo stesso metodo, fondato sul rilievo preciso e sull’inquadratura frontale, a mestieri molto lontani tra loro. Nelle raccolte della British Library, per esempio, una stessa busta di quattro stampe riunisce il palazzo di Khana Bagh a Hyderabad, una veduta del fiume a Jhansi, il bungalow del direttore della miniera di carbone di Yellandu, nello stato di Hyderabad, e la sala del Darbar di Gwalior: un campione, in piccolo, dell’estensione del suo lavoro, dai luoghi del potere agli insediamenti industriali.

Le opere principali

La produzione di Dayal è molto vasta e comprende decine di migliaia di negativi. Il corpus più celebre è quello dedicato alla corte del Nizam di Hyderabad (1884-1905), con centinaia di fotografie della vita di corte, delle cerimonie, dei palazzi e delle personalità dello stato, in cui rientra l’album del 1888 con 58 stampe all’albumina. Le prime commissioni importanti risalgono al viaggio del Principe di Galles nel 1875-1876 e alle fotografie realizzate per i viceré; secondo alcune biografie, le prime commissioni vicereali risalgono al periodo di Lord Lytton (1876-1880).

Il portfolio Famous Monuments of Central India, con le 86 immagini realizzate con Sir Lepel Griffin, resta il suo lavoro documentario più noto sul patrimonio architettonico. Le sue vedute di Hyderabad e del Deccan (1885-1900) costituiscono una delle documentazioni architettoniche e paesaggistiche più complete mai realizzate nel XIX secolo per quella regione, e i ritratti di maharajà e nobiltà indiana (dal 1874 al 1905) formano la più importante galleria di ritratti dell’aristocrazia indiana del tardo periodo coloniale. A queste serie si aggiungono gli album delle grandi cacce reali, tra cui le cacce alla tigre (1880-1900), e le immagini della carestia degli anni Settanta dell’Ottocento, oggi in parte al Peabody Essex Museum.

Il lavoro di Dayal comprende anche la rete degli studi di Indore, Secunderabad e Bombay, che è a sua volta una forma di opera, perché ha reso possibile una produzione industriale di immagini senza precedenti per un fotografo indiano. Il suo lavoro è conservato in modo organico alla Alkazi Collection of Photography di Nuova Delhi, che custodisce la raccolta più ampia di materiali originali, e la National Gallery of Modern Art di Nuova Delhi lo ha presentato più volte in occasioni retrospettive.

L’archivio e la riscoperta

Il suo archivio, comprendente decine di migliaia di negativi, è oggi conservato principalmente alla Alkazi Collection of Photography di Nuova Delhi, alla British Library di Londra e all’Indira Gandhi National Centre for the Arts (IGNCA), che nel 1989 acquista 2.857 lastre di vetro e custodisce oggi il più grande insieme di negativi della sua opera. Altre fotografie sono al Peabody Essex Museum negli Stati Uniti, e una raccolta di stampe è nel fondo di George Curzon alla British Library. La Alkazi Collection comprende album commissionati per il Nizam, immagini dei viaggi con i dignitari britannici in visita allo stato, e una documentazione architettonica e topografica raccolta nei suoi spostamenti.

La riscoperta dell’opera di Dayal è avvenuta soprattutto negli ultimi decenni. Nel 2006 il Salar Jung Museum di Hyderabad gli dedica una mostra durante il Times Hyderabad Festival e il Dipartimento postale indiano emette un francobollo commemorativo; nel 2010 l’IGNCA organizza una retrospettiva curata da Jyotindra Jain; nel 2013 la Alkazi Foundation presenta la mostra Between Princely India & the British Raj: The Photography of Raja Deen Dayal e pubblica il volume dedicato. Un documentario di venti minuti, The Legacy of Raja Deen Dayal, è stato prodotto dall’IGNCA. Queste iniziative hanno riconosciuto il ruolo pioneristico di Dayal nella storia della fotografia indiana e la qualità eccezionale del corpus visivo prodotto.

Lala Deen Dayal
By Lala Deen Dayal (1844-1905) – British Library, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3711840

Domande frequenti

Chi era Lala Deen Dayal?

Il più importante fotografo indiano dell’Ottocento, nato intorno al 1844 a Sardhana e morto a Bombay nel luglio 1905, fotografo di corte del Nizam di Hyderabad e fotografo ufficiale dei viceré.

Chi gli conferì il titolo di Raja?

Il Nizam di Hyderabad, Mahbub Ali Khan, con il titolo Raja Bahadur Musavvir Jung Bahadur. Dayal si firmava Raja Deen Dayal.

Che cos’è Famous Monuments of Central India?

Un portfolio di 86 fotografie di monumenti dell’India centrale realizzate con Sir Lepel Griffin nel 1882-1883 e pubblicate a Londra nel 1886.

Dove ebbe gli studi?

A Indore, a Secunderabad (Hyderabad) e a Bombay. A Secunderabad aprì anche uno studio riservato alle donne.

Dove si conservano le sue fotografie?

All’IGNCA e alla Alkazi Collection di Nuova Delhi, alla British Library di Londra, al Peabody Essex Museum e in altre collezioni.

Quali tecniche usava?

Il collodio umido e poi il gelatino-bromuro d’argento per i negativi; le stampe erano per lo più all’albumina.

L’indice I grandi fotografi della storia riunisce gli altri profili di autori e autrici.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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