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Google Foto e i migliori servizi cloud per fotografi: confronto completo tra spazio, qualità, privacy e costi nel 2026

Google Foto, iCloud, Amazon Photos, SmugMug, Flickr, Backblaze e pCloud a confronto per fotografi: RAW, privacy, esportabilità e regola 3-2-1, con prezzi verificati al 21 ottobre 2026.

La Redazione di Storia della Fotografia 21 min di lettura

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Google Foto e i migliori servizi cloud per fotografi: confronto completo tra spazio, qualità, privacy e costi nel 2026

Le lastre di vetro dell’Ottocento sono arrivate fino a noi perché qualcuno le ha tenute in una cantina asciutta, spesso senza sapere che cosa custodisse. Il file RAW di un matrimonio del 2026 ha una prospettiva più fragile: vive finché un disco gira, finché un abbonamento viene pagato e finché un’azienda resta in piedi. Chi ha frequentato archivi come quello della Fondazione Alinari, o ha seguito il lavoro di digitalizzazione delle foto antiche, conosce bene il costo, in tempo e in denaro, di tenere vive le immagini per un secolo.

Il cloud entra in questa storia come terza copia, quella custodita fuori sede. Ne esistono tipi molto diversi. Google Foto e iCloud sincronizzano lo smartphone e riconoscono i volti. Amazon Photos offre spazio a chi ha già Prime. SmugMug e Flickr vendono vetrina e consegna ai clienti. Backblaze e pCloud conservano file, e basta. Per mettere sullo stesso tavolo servizi con mestieri così lontani serve un metro comune, e qui ne usiamo cinque: trattamento dei RAW, tenuta nel tempo, possibilità di riprendersi i file, privacy, posto nella regola 3-2-1. Per capire come nascono i file da archiviare, dal sensore al RAW, si può partire dalla tecnologia fotografica.

I prezzi e le funzioni citati sono stati controllati sulle pagine ufficiali dei fornitori al 21 ottobre 2026 e possono cambiare senza preavviso. Dove una cifra non si è potuta verificare, lo scriviamo.

In Sintesi

  • Google Foto e iCloud sono servizi di sincronizzazione comodi per lo smartphone: cancellare un file da un dispositivo può cancellarlo ovunque, quindi non bastano come archivio.
  • Sul RAW le differenze sono nette: iCloud, Backblaze e pCloud lo conservano, Amazon Photos lo accetta con un elenco di formati, Google Foto lo supporta per modelli, SmugMug lo chiede come modulo a pagamento, Flickr lo rifiuta.
  • Per la privacy conta la crittografia end-to-end: su iCloud si attiva con la Protezione avanzata dei dati, su pCloud con il modulo Crypto, su Backblaze con chiave privata o cifratura lato client.
  • Backblaze B2 costa 6,95 dollari al terabyte al mese dal 1 maggio 2026; Backblaze Computer Backup costa 99 dollari all’anno.
  • Flickr Pro costa 82 euro all’anno, IVA inclusa; SmugMug parte da 7 dollari al mese e chiede il modulo Source (da 10 dollari al mese) per i RAW.
  • La regola 3-2-1 resta il criterio guida: tre copie, due supporti diversi, una fuori sede. Il cloud occupa quasi sempre l’ultimo posto.

Cinque criteri per scegliere un cloud da fotografo

Il primo criterio riguarda il trattamento dei file. Un servizio pensato per le foto dello smartphone ragiona in JPEG e HEIC, e tratta il RAW come un ospite tollerato. Un fotografo ragiona al contrario: il RAW è il negativo, il JPEG è la copia di lavoro. Conviene quindi controllare se il servizio conserva il file originale senza ricomprimerlo, se riconosce il formato del proprio costruttore (NEF, ARW, RAF, DNG) e se lascia accanto al file i metadati e i file sidecar con le correzioni. A questo proposito il DNG, diventato standard ISO, è il formato che i servizi digeriscono con meno incidenti.

Il secondo criterio è la tenuta nel tempo. Google avverte che dopo due anni senza attività in Google Foto i contenuti possono essere eliminati, e SmugMug toglie l’accesso ai RAW se il rinnovo del modulo Source fallisce. Sono clausole banali, e proprio per questo si dimenticano.

Il terzo criterio, l’esportabilità, si misura con una domanda: se domani cambio fornitore, in quanto tempo e in quale forma riprendo i miei file? Il quarto, la privacy, riguarda chi può leggere le immagini: il fornitore, i suoi sistemi automatici, un’autorità che lo richieda, oppure solo il titolare. Il quinto è il posto nella regola 3-2-1, trattata più avanti.

Resta una distinzione che chiarisce quasi tutto. Sincronizzare e fare backup sono operazioni diverse. Un servizio di sincronizzazione mantiene identici i dispositivi, e quindi propaga anche gli errori: se cancello una foto dal telefono con il backup attivo, sparisce dagli altri dispositivi collegati. Un servizio di backup conserva versioni e copie anche quando l’originale scompare. Google Foto e iCloud appartengono alla prima famiglia, Backblaze alla seconda, e la differenza pesa quando si perde un disco.

Google Foto: comodo per lo smartphone, stretto per il RAW

Google Foto nasce nel maggio 2015 e si è imposto per una ragione quasi banale: chi ha un account Google o un telefono Android ce l’ha già. Lo spazio gratuito è di 15 GB, condivisi con Google Drive e Gmail, quindi un account molto usato per la posta può esaurirli prima di quanto si immagini. Per salire, il piano Basic da 100 GB costa 1,99 euro al mese e lo Standard da 200 GB 2,99 euro. La pagina dei piani raggruppa oggi i tagli maggiori dentro i pacchetti Google AI e nella versione consultata mostra prezzi in dollari. In euro, secondo TuttoAndroid ad aprile 2026, il Premium da 2 TB costa 9,99 al mese (99,99 all’anno) e il Google AI Pro da 5 TB 21,99, dopo il passaggio da 2 a 5 TB. L’offerta si muove, e conviene confermare i prezzi sulla pagina italiana prima di abbonarsi.

Schermata dell'app Google Foto con la griglia delle fotografie
Google Foto, l’interfaccia a griglia dell’app.

Sulla qualità conviene essere precisi, perché circolano molte versioni datate. Fino al giugno 2021 Google offriva spazio illimitato per le immagini in «qualità alta», compresse. Da allora ogni caricamento conta sulla quota. Oggi l’utente sceglie tra due modalità: la qualità originale, che conserva la risoluzione dello scatto, e il Risparmio spazio, che ridimensiona a 16 megapixel le foto più grandi e a 1080p i video più grandi. Per un archivio di JPEG ad alta risoluzione il Risparmio spazio sarebbe un danno. Sui RAW il punto delicato è un altro: la pagina d’aiuto sui formati dichiara il supporto per «la maggior parte dei file RAW» e per la maggior parte dei DNG, con un elenco per modelli di Canon, Fujifilm, Nikon, Olympus, Panasonic e Sony, ma non spiega come quei file vengano mostrati o elaborati. Prima di affidare un archivio, una prova con i propri file costa dieci minuti.

Il punto di forza è la ricerca per volti, luoghi e oggetti. Il punto debole è la natura del servizio: con il backup attivo, eliminare un elemento lo rimuove dagli altri dispositivi collegati, e il cestino conserva i file per trenta giorni. Per questo Google Foto funziona bene come biblioteca di consultazione e male come unica custodia degli originali.

Sul fronte della riservatezza, la pagina dedicata alla privacy di Google Foto afferma che il servizio non vende le fotografie e non le usa per gli annunci, salvo che l’utente decida di rendere i dati disponibili ad altri servizi Google che supportano la pubblicità. Le pagine d’aiuto consultate non descrivono invece una crittografia end-to-end per le foto, a differenza di quanto Apple documenta per iCloud. Per chi tratta immagini di clienti, questa lacuna di documentazione pesa quanto un limite tecnico.

iCloud Foto e la Protezione avanzata dei dati

iCloud Foto vive dentro l’ecosistema Apple e ci vive bene. Gli scatti dell’iPhone compaiono sul Mac e sull’iPad in risoluzione originale, nel formato originale, e le modifiche non sovrascrivono mai il file di partenza. Secondo la guida ufficiale, gli originali possono essere HEIF, JPEG, RAW, PNG, GIF, TIFF, HEVC o MP4, e vengono conservati alla massima risoluzione. La funzione Ottimizza spazio tiene sul dispositivo versioni leggere e lascia in iCloud i file completi, mentre su Mac l’opzione «Scarica originali su questo Mac» mantiene copie complete anche in locale.

Schermata della libreria di iCloud Foto
iCloud Foto, la libreria sincronizzata tra i dispositivi Apple.

Lo spazio gratuito è di 5 GB, condivisi con i backup dei dispositivi, iCloud Drive e la posta. I piani iCloud+ partono da 50 GB a 0,99 euro al mese e proseguono con 200 GB a 2,99, 2 TB a 9,99, 6 TB a 29,99 e 12 TB a 59,99 euro. I prezzi, comprensivi di imposte, sono quelli indicati nella pagina di Apple sui piani. A cifre alte conviene il confronto con un disco esterno e con Backblaze.

Su questo punto la stessa guida Apple è onesta: le foto non vengono duplicate nel backup di iCloud, e la pagina raccomanda di tenere copie separate della libreria. Il cestino di iCloud trattiene gli elementi cancellati per trenta giorni, poi non c’è ritorno.

Il capitolo privacy è il più interessante, perché iCloud è l’unico tra i servizi consumer qui confrontati a documentare una crittografia end-to-end per le foto. Con la protezione standard le foto sono cifrate in transito e sui server, ma le chiavi restano ad Apple, che può quindi decifrarle, per esempio per aiutare a recuperare un account. Attivando la Protezione avanzata dei dati, la categoria Foto passa alla crittografia end-to-end, con chiavi conservate solo sui dispositivi registrati. I requisiti sono iOS 16.2, iPadOS 16.2 o macOS 13.1 su tutti i dispositivi, più l’autenticazione a due fattori. Il prezzo di questa riservatezza è la responsabilità: se si perde l’accesso, Apple non può restituire i dati, e servono un contatto di recupero o una chiave di recupero preparati prima. Alcuni metadati, come la data di creazione e il numero di visualizzazioni, restano protetti con chiavi gestite da Apple, e l’accesso da iCloud.com con la Protezione attiva è disabilitato per impostazione predefinita.

Fuori dal mondo Apple il servizio perde un po’ di grazia: su Windows esiste un’app dedicata e da qualsiasi computer si può consultare la libreria su iCloud.com.

Amazon Photos e lo spazio incluso in Prime

Amazon Photos fa una proposta semplice: chi ha Prime può conservare un numero illimitato di fotografie ad alta risoluzione senza pagare altro, e dispone di 5 GB per i video, come indica la pagina di Amazon sul servizio. Senza Prime resta un piano gratuito da 5 GB complessivi, con tagli a pagamento da 100 GB, 1 TB e 2 TB che, secondo Money.it a febbraio 2026, costano rispettivamente 1,99, 9,99 e 19,99 euro al mese. Prime in Italia costa 4,99 euro al mese o 49,90 all’anno, secondo Macitynet nel 2026. Il dato non è stato verificato su una pagina ufficiale di Amazon.it, dove conviene controllarlo.

Logo e schermata di Amazon Photos
Amazon Photos, il servizio di archiviazione collegato ad Amazon Prime.

Il RAW è il capitolo in cui servono i dettagli. Nella pagina sui requisiti dei file, Amazon elenca come supportati i RAW di Nikon (NEF), Canon (CR2 e CR3, oltre al vecchio CRW), Sony (ARW), Olympus (ORF), insieme a ERF, MRW e KDC, mentre per il DNG parla di supporto limitato. Nell’elenco compare anche Apple ProRAW. Manca invece il formato RAF delle fotocamere Fujifilm, e la stessa pagina precisa che l’elenco non è definitivo. Chi scatta con Fujifilm deve quindi provare un campione prima di caricare l’archivio, perché un formato non riconosciuto rischia di non essere gestito come ci si aspetta.

Il limite funzionale è l’organizzazione. La ricerca per contenuto c’è, gli album automatici sono semplici, gli strumenti di modifica minimi. Amazon Photos funziona come deposito, e come deposito per i RAW originali di un fotografo che sviluppa su Lightroom o su altri programmi (ne abbiamo parlato a proposito di Lightroom e delle sue alternative) può risultare molto conveniente. La documentazione consultata non parla di crittografia end-to-end né indica la regione dei dati, informazione che chi ha obblighi verso i clienti dovrebbe chiedere prima di caricare.

SmugMug e Flickr: vetrina e consegna ai clienti

SmugMug, fondata nel 2002, ha una vocazione precisa: presentare le immagini, consegnarle e venderle. Il sito fotografico personalizzato, le gallerie protette da password e le stampe sono il suo mestiere, l’archiviazione viene dopo. I piani, secondo la pagina ufficiale, sono quattro e costano 7, 11, 27 e 41,99 dollari al mese, più imposte, con uno sconto tra il 29 e il 38 per cento per chi paga un anno. Tutti includono caricamenti illimitati e una prova gratuita di 14 giorni.

Logo di SmugMug
SmugMug, la piattaforma per portfolio e gallerie dei clienti.

Per il RAW serve un modulo a parte, SmugMug Source. Costa 10 dollari al mese fino a 1 TB, più 6 dollari per ogni terabyte aggiuntivo, e richiede un abbonamento SmugMug già attivo. Nella guida alla gestione di Source si leggono anche le condizioni che interessano a chi pensa all’archivio: se il rinnovo fallisce si perde l’accesso ai RAW, se si chiude l’abbonamento principale Source decade e i RAW non vengono conservati, e per uscire bisogna scaricare tutto prima con lo strumento del proprietario. Il tetto è di 3 GB per file RAW, mentre le foto normali arrivano a 500 MiB. I file HEIC vengono convertiti in JPEG e l’originale non viene mantenuto. SmugMug resta quindi la scelta giusta per consegnare un servizio di matrimonio, e la scelta sbagliata per custodire l’unica copia dei negativi digitali.

Flickr, nata nel 2004 e acquisita da SmugMug nel 2018, appartiene a un’altra idea di fotografia online, quella della comunità, dei gruppi tematici e dello sguardo sul lavoro altrui (ne parliamo nella guida al miglior social network per i fotografi). L’account gratuito arriva a 1.000 caricamenti, di cui 50 privati. Flickr Pro toglie il limite e aggiunge statistiche, assenza di pubblicità e caricamento automatico dal telefono. Secondo le FAQ sui prezzi, in euro costa 10 al mese, 82 all’anno o 148 per due anni, IVA inclusa.

Il modulo Source appartiene a SmugMug e Flickr non lo prevede. Come precisano le sue regole di caricamento, Flickr accetta JPEG, PNG e GIF non animate, converte in JPEG i TIFF e i BMP e dichiara che i RAW non sono supportati. Come finestra pubblica funziona, come archivio no.

Backblaze B2 e Computer Backup: la copia fuori sede

Backblaze, nata nel 2007, vende due prodotti che il nome unico fa confondere. Il primo è B2 Cloud Storage, uno spazio a consumo compatibile con S3, lanciato nel 2015: si paga ciò che si occupa. Dal 1 maggio 2026 il prezzo è salito da 6 a 6,95 dollari al terabyte al mese, come annuncia il comunicato su prezzi e prodotti; nello stesso aggiornamento le chiamate API standard sono diventate gratuite. Un archivio da 10 TB costa dunque 69,50 dollari al mese, uno da 2 TB circa 13,90. Il download è gratuito fino a tre volte lo spazio medio archiviato nel mese, poi costa 0,01 dollari al gigabyte, e i primi 10 GB non si pagano mai. Come chiarisce la pagina dei prezzi, i datacenter sono in più regioni, tra cui US West ed EU Central (Amsterdam), e le opzioni di cifratura comprendono SSE-B2, SSE-C e la cifratura lato client. Per usare B2 serve un programma di trasferimento, e strumenti come rclone o Cyberduck lo gestiscono.

Il secondo prodotto è Computer Backup, che copia in automatico il computer e i dischi esterni collegati, senza limiti di spazio. Secondo la pagina del servizio, costa 9 dollari al mese, 99 all’anno o 189 per due anni. I file sono cifrati prima di lasciare il computer, ed è possibile aggiungere una chiave privata. Due note a piè di pagina contano per un archivio fotografico: i NAS non sono supportati, e la cronologia delle versioni dura 30 giorni, estendibile a un anno con un’opzione a pagamento. Chi tiene le foto su un NAS deve quindi orientarsi su B2.

Il limite di Backblaze coincide con il suo pregio: manca la galleria, manca la ricerca per contenuto, manca la condivisione con i clienti. È un caveau. Nessuno ci abita, e ci si accorge di quanto serva soltanto il giorno in cui il disco di casa smette di rispondere.

pCloud: regione europea, abbonamento o pagamento unico

pCloud, lanciata nel 2013, si presenta come servizio svizzero. Il prodotto sta a metà tra un disco online e un archivio: sincronizza cartelle, condivide link con password, conserva le versioni dei file fino a 30 giorni indietro e mette a disposizione la cifratura AES-256 insieme alla legge svizzera sulla privacy. La caratteristica che lo distingue è il pagamento unico: nella pagina italiana dei piani compaiono, in dollari, 219 per 500 GB, 499 per 2 TB e 1.499 per 10 TB, ciascuno con un prezzo precedente barrato. La pagina italiana indica fino a 10 GB di spazio gratuito, mentre i prezzi mensili e annuali non erano consultabili e restano da verificare. Con un pagamento unico lo spazio dura finché dura il servizio, quindi conviene trattarlo come copia secondaria.

La cifratura lato client si chiama pCloud Crypto, un modulo a parte: i file della cartella Crypto vengono cifrati sul dispositivo prima del caricamento, e solo l’utente possiede la chiave. L’offerta a vita compare a 150 dollari, con il prezzo precedente di 229 barrato. Anche la regione dei dati va scelta con cura. La pagina dedicata indica due regioni, Lussemburgo (UE) e Dallas (USA), da scegliere prima dell’iscrizione, senza possibilità di dividere i dati tra le due. Cambiare dopo è possibile con un costo una tantum di 19,99 dollari.

Privacy e GDPR: dove stanno davvero le fotografie

Le immagini di persone identificabili sono dati personali ai sensi del GDPR, il regolamento europeo 2016/679, e chi le archivia per lavoro risponde del loro trattamento. Il fornitore cloud diventa un responsabile del trattamento: per l’articolo 28 serve un accordo scritto, e va verificato che il piano scelto lo preveda.

La localizzazione dei dati è documentata in modo molto diverso. Backblaze permette di scegliere Amsterdam, pCloud di scegliere Lussemburgo, mentre Google, Apple e Amazon, nelle pagine consultate, non indicano la regione in cui finiscono le fotografie degli utenti. La crittografia pesa quanto la geografia: un file cifrato end-to-end, con chiavi che il fornitore non possiede, resta illeggibile anche in caso di richiesta di un’autorità o di una violazione dei server. iCloud con la Protezione avanzata, pCloud con Crypto e Backblaze con chiave privata offrono questa garanzia, a un prezzo di praticità da valutare.

Chi fotografa matrimoni, minori o eventi privati dovrebbe leggere anche le nostre guide sul contratto del fotografo professionale e su privacy, sorveglianza e fotografia, perché la scelta del cloud entra nelle promesse che si fanno al cliente sulla custodia delle sue immagini.

Tabella di confronto al 21 ottobre 2026

I valori sono tratti dalle pagine ufficiali citate nelle sezioni precedenti, tranne dove indicato. La dicitura «non documentata» significa che le pagine consultate non trattano il punto.

ServizioSpazio gratuitoPrezzi di riferimentoRAWCifratura end-to-endRegione dei dati
Google Foto15 GB condivisi100 GB a 1,99 euro, 200 GB a 2,99, 2 TB a 9,99 euro al mese (stampa italiana, aprile 2026)La maggior parte dei RAW, per modelliNon documentataNon documentata
iCloud Foto5 GBDa 0,99 euro (50 GB) a 59,99 euro (12 TB) al meseSì, originali conservatiSì, con Protezione avanzata dei datiNon documentata
Amazon Photos5 GB senza PrimeFoto illimitate con Prime (4,99 euro al mese o 49,90 all’anno, secondo Macitynet)Elenco di formati; DNG limitato; RAF assenteNon documentataNon documentata
SmugMugNessuno (prova di 14 giorni)Da 7 a 41,99 dollari al meseSolo con Source, da 10 dollari al meseNon documentataNon documentata
Flickr1.000 caricamentiPro: 82 euro all’annoNoNon documentataNon documentata
Backblaze B210 GB6,95 dollari al TB al meseQualsiasi fileLato client; SSE-C con chiave propriaUS West, EU Amsterdam e altre
Backblaze Computer BackupProva gratuita99 dollari all’annoQualsiasi file del computerChiave privata facoltativaNon documentata
pCloudFino a 10 GBA vita: 2 TB a 499 dollariQualsiasi fileSì, con modulo CryptoLussemburgo o Dallas, a scelta

Quale combinazione per quale fotografo

Chi scatta con lo smartphone e conserva JPEG o HEIC trova in Google Foto, o in iCloud se vive tra prodotti Apple, la scelta più comoda. Il piano da 100 GB basta per anni di scatti ordinari, e la ricerca per contenuto fa risparmiare ore. A questo profilo resta il compito di tenere una seconda copia dei ricordi più cari su un disco esterno, perché la sincronizzazione propaga gli errori.

Chi lavora in RAW con una libreria tra 500 GB e 5 TB ha bisogno di una custodia vera. Una combinazione ragionevole mette il lavoro corrente su un SSD interno, una copia su disco esterno o NAS, e la terza fuori sede su Backblaze: Computer Backup a 99 dollari all’anno se i file stanno nel computer e nei dischi collegati, B2 se stanno su un NAS. A 5 TB, B2 costa 34,75 dollari al mese. Amazon Photos, per chi ha già Prime, può aggiungere un secondo deposito fuori sede dei RAW dei formati supportati, senza costo aggiuntivo.

Chi ha clienti, un portfolio pubblico e un archivio sopra i 5 TB deve separare le funzioni. SmugMug per vetrina, gallerie private e vendita, con Source se i RAW devono vivere lì, ma senza trattarlo come unico archivio. Per le sessioni sensibili conviene una copia cifrata end-to-end su pCloud con Crypto o su B2 con cifratura lato client. Per i ritratti e gli eventi privati la regione europea del dato diventa parte del discorso con il cliente.

La regola 3-2-1 applicata a un archivio vero

La regola dice: tre copie dei dati, su due supporti diversi, una fuori sede. Sembra un’astrazione e diventa concreta con un esempio. Le fotografie di un servizio nascono sulla scheda di memoria, e il primo errore comune è trattarla come una copia, mentre è un anello fragile (la nostra guida su come recuperare foto cancellate da una scheda SD racconta cosa succede quando quell’anello cede). Si scarica sull’SSD del computer e si sviluppa con il proprio flusso di lavoro (si veda il percorso del RAW dal file grezzo all’immagine finale). Poi si copia su un NAS o su un disco esterno, e questa è la seconda copia, su un supporto diverso. La terza, fuori sede, va nel cloud.

Il cloud ricopre quasi sempre l’ultimo ruolo, e va scelto di conseguenza: costo basso per terabyte, nessuna cancellazione automatica, esportazione semplice. Google Foto, iCloud e Amazon Photos funzionano come comodità, meno come terza copia, perché la sincronizzazione propaga le cancellazioni.

Resta il collaudo, che pochi fanno. Una copia mai ripristinata è un’ipotesi. Una volta all’anno conviene scegliere una cartella a caso, scaricarla dal cloud su un altro computer e aprire i file nel programma di sviluppo. Se i RAW si aprono, i metadati sono al loro posto e i tempi di scaricamento sono tollerabili, la terza copia esiste davvero.

Domande frequenti

Google Foto conserva i file RAW originali?

Il backup supporta la maggior parte dei file RAW e dei DNG, con un elenco per modelli di Canon, Fujifilm, Nikon, Olympus, Panasonic e Sony, ma le pagine d’aiuto non spiegano come vengano mostrati o elaborati. Se si sceglie la qualità originale i file contano sulla quota senza ridimensionamenti. Conviene provare un campione prima di caricare l’archivio.

Amazon Photos accetta i RAW di tutte le fotocamere?

No. Amazon elenca NEF, CR2, CR3, CRW, ARW, ORF, ERF, MRW e KDC, parla di supporto limitato per il DNG e precisa che l’elenco non è definitivo. Il formato RAF di Fujifilm non compare. Prima del caricamento completo conviene provare alcuni file.

Che differenza c’è tra SmugMug e Flickr per un fotografo?

SmugMug serve a presentare, consegnare e vendere, con piani da 7 a 41,99 dollari al mese e Source per i RAW. Flickr è una comunità con archivio, non supporta i RAW e Pro costa 82 euro all’anno.

Backblaze B2 e Computer Backup sono la stessa cosa?

No. B2 è uno spazio a consumo, 6,95 dollari al terabyte al mese dal 1 maggio 2026, adatto a NAS e archivi gestiti con un programma di trasferimento. Computer Backup copia il computer e i dischi esterni collegati a 99 dollari all’anno, ma non supporta i NAS e conserva 30 giorni di versioni nella configurazione di base.

Quale servizio garantisce che nessuno legga le mie foto?

Mettono la chiave nelle sole mani dell’utente la Protezione avanzata dei dati di iCloud, il modulo pCloud Crypto e la cifratura lato client di Backblaze B2. Con ciascuna di queste opzioni, perdere la chiave significa perdere i file, perché il fornitore non può recuperarli. Per Google Foto e Amazon Photos le pagine consultate non descrivono una cifratura end-to-end.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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