Giorgio Sommer è il fotografo che ha costruito l’immagine visiva dell’Italia meridionale per il pubblico europeo dell’Ottocento. Nato a Francoforte sul Meno il 2 settembre 1834 con il nome di Georg Sommer e morto a Napoli il 7 agosto 1914, dopo quasi sessant’anni di attività ininterrotta nella città partenopea, fu insieme artigiano di altissimo livello tecnico, imprenditore lungimirante e cronista involontario di trasformazioni epocali. Il suo catalogo, che superò le diecimila voci, comprendeva vedute urbane, paesaggi, scavi archeologici, riproduzioni di sculture, eruzioni vulcaniche e scene di genere, e circolò in tutta Europa come repertorio standard dell’immaginario italiano.
In Sintesi
- Giorgio Sommer, nato a Francoforte nel 1834 e morto a Napoli nel 1914, è il maggiore fotografo commerciale attivo nell’Italia meridionale dell’Ottocento.
- Si stabilisce a Napoli intorno al 1857, aprendo uno studio destinato a diventare il principale fornitore di immagini per il mercato del Grand Tour.
- Tra il 1867 e il 1874 opera in società con Edmund Behles sotto la ragione Sommer & Behles, con sedi a Napoli e a Roma.
- Documenta sistematicamente gli scavi di Pompei diretti da Giuseppe Fiorelli, comprese le celebri riproduzioni dei calchi delle vittime.
- Le fotografie delle eruzioni del Vesuvio, in particolare quella del 1872, costituiscono uno dei primi grandi corpus di documentazione fotografica di un fenomeno naturale in corso.
- Lavora con il procedimento al collodio umido e con stampe all’albumina, raggiungendo una qualità di definizione che resta un riferimento tecnico dell’epoca.
- Le sue scene di genere napoletane, dai mangiamaccheroni ai venditori ambulanti, hanno codificato per decenni la rappresentazione pittoresca del Sud.
- Affianca alla fotografia una fonderia di riproduzioni bronzee di reperti pompeiani, integrando immagine e oggetto in un’unica impresa commerciale.
Giorgio Sommer: biografia, contesto e nascita di un’impresa fotografica
La vicenda di Giorgio Sommer si colloca in un momento preciso della storia della fotografia, quello in cui il mestiere passa dalla sperimentazione individuale all’organizzazione industriale. Nato a Francoforte sul Meno nel 1834 in una famiglia della borghesia commerciale, il giovane Georg apprese la tecnica fotografica nella città natale, dove operavano già diversi atelier, e nel 1856 compì un viaggio in Svizzera realizzando vedute alpine che gli valsero i primi riconoscimenti. Il trasferimento in Italia avvenne l’anno successivo. Napoli, allora capitale del Regno delle Due Sicilie e una delle città più popolose d’Europa, offriva una combinazione irripetibile: un patrimonio archeologico in piena riscoperta, un vulcano attivo, un clima favorevole alle lunghe esposizioni e soprattutto un flusso costante di viaggiatori stranieri disposti a spendere per portarsi a casa un’immagine dei luoghi visitati.
Sommer comprese immediatamente la natura di quel mercato. Aprì uno studio che nel giro di pochi anni divenne il più importante del Mezzogiorno, dotandosi di attrezzature per la produzione seriale, di un sistema di numerazione dei negativi e di una firma incisa direttamente sulla lastra, la dicitura che compare in basso su migliaia di stampe e che funzionava come marchio commerciale prima ancora che come rivendicazione autoriale. Nel 1860 ottenne il titolo di fotografo di corte, riconoscimento che rinnovò dopo l’unità nazionale con la casa reale sabauda. Tra il 1867 e il 1874 operò in società con il collega tedesco Edmund Behles, attivo a Roma, dando vita alla ditta Sommer & Behles, che permise di coprire con un unico catalogo l’intera area centro-meridionale e di distribuire le immagini attraverso una rete di rivenditori europei.
L’impresa aveva una struttura che oggi definiremmo integrata. Accanto al laboratorio fotografico Sommer avviò una fonderia per la produzione di riproduzioni bronzee di reperti pompeiani, vendute agli stessi clienti che acquistavano le stampe. Il viaggiatore poteva così tornare a Berlino o a Londra con l’immagine del Foro e con una copia in scala del fauno danzante, in una logica di souvenir colto che anticipa di un secolo il merchandising museale. Questa dimensione commerciale non va letta come limite artistico ma come chiave interpretativa: la qualità formale delle immagini di Sommer nasce dall’esigenza di soddisfare un pubblico esigente e comparativo, che sceglieva tra più fornitori e premiava la nitidezza, la corretta resa dei cieli, la leggibilità dei dettagli architettonici.
Sul piano tecnico l’autore lavorò per gran parte della carriera con il procedimento al collodio umido, che imponeva la preparazione della lastra immediatamente prima dell’esposizione e lo sviluppo entro pochi minuti. Per le riprese in esterni ciò significava trasportare una camera oscura portatile, bottiglie di sostanze chimiche, lastre di vetro di grande formato e un banco ottico pesante, spesso su terreni impervi o lungo i fianchi del Vesuvio. La stampa avveniva quasi sempre su carta all’albumina, viraggio all’oro, con quella tonalità calda tra il bruno e il seppia che caratterizza la produzione fotografica europea del terzo quarto dell’Ottocento. Il livello di definizione raggiunto nelle vedute architettoniche e nelle riproduzioni di sculture del Museo Nazionale resta ancora oggi un termine di paragone per gli studi sulla qualità ottica dell’epoca.
Il catalogo si organizzava per serie territoriali. Napoli e i suoi dintorni, Pompei ed Ercolano, Paestum, la costiera amalfitana, Capri, la Sicilia con Palermo, Taormina e Siracusa, e poi risalendo Roma, Firenze, Venezia, il nord alpino. Sommer estese le proprie campagne anche fuori dai confini italiani, con riprese in Svizzera, in Austria e in Egitto, dove il mercato dei viaggiatori seguiva le stesse dinamiche. Ogni immagine era classificata, numerata e disponibile in più formati, dalla carta da visita alla stampa di grande dimensione da album.

Pompei, il Vesuvio e la costruzione dell’immaginario meridionale
Il rapporto tra Giorgio Sommer e l’archeologia costituisce il capitolo più rilevante della sua attività dal punto di vista storiografico. A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento gli scavi di Pompei furono riorganizzati sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli, che introdusse un metodo stratigrafico rigoroso e, soprattutto, la tecnica di colatura del gesso nelle cavità lasciate dai corpi delle vittime nel deposito di cenere. I calchi ottenuti restituivano la posizione esatta in cui la morte aveva colto uomini, donne, bambini e animali nel 79 dopo Cristo. Sommer fu il fotografo che documentò quelle scoperte, realizzando immagini dei calchi che circolarono in tutta Europa e che ebbero un impatto emotivo senza precedenti su un pubblico abituato a considerare l’antichità una questione di marmi e iscrizioni.
Il valore documentario di quelle campagne è duplice. Da un lato le fotografie registrano lo stato degli edifici, degli affreschi e degli oggetti in un momento in cui molti sarebbero stati poi spostati, restaurati o danneggiati, costituendo una fonte primaria per l’archeologia contemporanea. Dall’altro, la scelta di inquadratura e di illuminazione rivela una consapevolezza narrativa notevole: Sommer non si limita a inventariare, costruisce una scena, dispone la luce radente perché il rilievo emerga, colloca talvolta una figura umana come termine di scala e come invito all’identificazione. La stessa attenzione si ritrova nelle centinaia di riproduzioni di sculture e bronzi del Museo Nazionale di Napoli, realizzate su fondo neutro con una modulazione dei toni che permetteva agli studiosi di leggere la superficie plastica meglio di quanto consentisse spesso l’osservazione diretta.
Il secondo grande soggetto è il Vesuvio. Il vulcano era già da un secolo protagonista dell’iconografia del Grand Tour attraverso la pittura e l’incisione, ma la fotografia ne cambiò radicalmente lo statuto. Sommer fotografò più eruzioni, e in particolare quella dell’aprile 1872, riprendendo le colonne di cenere, le colate di lava che scendevano verso i centri abitati, i fronti incandescenti e gli edifici travolti. La difficoltà tecnica era enorme: il collodio umido richiedeva esposizioni relativamente lunghe, la manipolazione chimica in prossimità di un fronte lavico era pericolosa e il calore alterava le emulsioni. Il risultato fu una delle prime documentazioni fotografiche sistematiche di un evento naturale in svolgimento, che ebbe una circolazione internazionale immediata e che oggi costituisce una fonte per la vulcanologia storica oltre che per la storia dell’immagine.
Accanto ai due grandi filoni si colloca la produzione di scene di genere, la più discussa dalla critica contemporanea. Sommer realizzò centinaia di immagini di venditori ambulanti, pescatori, pastori, lazzaroni, mangiatori di maccheroni, pizzaioli, suonatori, quasi sempre in posa costruita davanti a fondali o in ambienti scelti per la loro pittoresca vetustà. Queste fotografie rispondevano a una domanda precisa del mercato nordeuropeo, che cercava conferma di un Sud arcaico, povero ma vitale, immerso in un tempo immobile. La critica novecentesca vi ha letto la codificazione visiva di uno stereotipo destinato a lunghissima vita, e non a torto. Va tuttavia osservato che la stessa messa in posa era la norma tecnica dell’epoca, imposta dai tempi di esposizione, e che accanto alle costruzioni più convenzionali Sommer produsse ritratti e vedute urbane di notevole onestà descrittiva, in cui la Napoli del Risanamento, i cantieri, le strade sventrate e i nuovi assi viari compaiono senza filtri idealizzanti.
La produzione dello studio proseguì fino al primo Novecento, con il progressivo passaggio alle lastre alla gelatina bromuro d’argento e con l’ingresso in azienda del figlio Edmondo. Il declino coincise con la diffusione della cartolina illustrata a stampa tipografica e con l’avvento della fotografia amatoriale, che tolsero all’atelier professionale il monopolio del souvenir visivo. Alla morte dell’autore, nel 1914, l’archivio contava decine di migliaia di negativi su vetro, in seguito dispersi in più fondi. La ricezione critica ha attraversato una lunga fase di disinteresse, dovuta al pregiudizio verso la fotografia commerciale, e una riscoperta a partire dagli anni Settanta del Novecento, quando gli studi sulla cultura visiva e sulla storia dell’archeologia ne hanno riconosciuto il valore di fonte. Oggi le sue stampe sono conservate nelle principali istituzioni fotografiche europee e statunitensi e costituiscono uno dei corpus più consultati per lo studio dell’Italia ottocentesca.
Le Opere principali
L’opera di Giorgio Sommer si organizza per grandi serie tematiche destinate al catalogo commerciale, all’interno delle quali emergono nuclei di particolare rilievo storico.
- Campagna fotografica sugli scavi di Pompei (dagli anni Sessanta dell’Ottocento). Documentazione sistematica delle aree in corso di scavo, degli edifici, degli affreschi e degli oggetti rinvenuti sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli. Costituisce una fonte primaria per l’archeologia moderna.
- Fotografie dei calchi delle vittime di Pompei (dal 1863 circa). Riproduzione dei gessi ottenuti con il metodo Fiorelli, immagini di enorme impatto emotivo che diffusero in tutta Europa una percezione nuova e drammatica dell’antichità.
- Eruzione del Vesuvio del 1872. Serie di vedute delle colate laviche, delle colonne eruttive e dei danni ai centri abitati, tra le prime documentazioni fotografiche estese di un evento vulcanico in corso.
- Vedute di Napoli e del golfo. Panorami dal mare e dalle alture, riprese di Via Toledo, del porto, di Santa Lucia e delle trasformazioni urbanistiche del Risanamento, che restituiscono la città prima e durante la sua profonda ristrutturazione ottocentesca.
- Riproduzioni delle collezioni del Museo Nazionale di Napoli. Centinaia di immagini di sculture, bronzi e mosaici realizzate con illuminazione controllata, utilizzate come strumento di studio dagli archeologi europei.
- Scene di genere napoletane. Serie di ritratti in posa di mestieri e figure popolari, dai maccaronari ai venditori d’acqua, che codificarono l’iconografia pittoresca del Mezzogiorno per il mercato internazionale.
- Serie siciliana. Vedute di Palermo, Monreale, Taormina, Siracusa e dell’Etna, comprensive di monumenti normanni e resti classici, che estesero il catalogo all’intera isola.
- Serie di Paestum, Ercolano e della costiera amalfitana. Riprese dei templi dorici, dei siti archeologici minori e dei paesaggi costieri, tra i soggetti più richiesti dai viaggiatori del Grand Tour.
- Produzione della ditta Sommer & Behles (1867-1874). Catalogo congiunto con lo studio romano di Edmund Behles, che unificò l’offerta di immagini dell’Italia centrale e meridionale sotto un’unica ragione commerciale.
- Riproduzioni bronzee di reperti pompeiani. Attività della fonderia annessa allo studio, complementare alla vendita di stampe, esempio precoce di integrazione tra immagine fotografica e oggetto derivato.
Domande Frequenti su Giorgio Sommer (FAQ)
Chi era Giorgio Sommer?
Un fotografo di origine tedesca nato a Francoforte nel 1834 e attivo a Napoli dal 1857 fino alla morte, avvenuta nel 1914. Fu il maggiore fotografo commerciale dell’Italia meridionale dell’Ottocento.
Perché scelse Napoli?
Perché offriva la combinazione ideale per il mercato fotografico dell’epoca: un patrimonio archeologico in piena riscoperta, un vulcano attivo, luce abbondante e un flusso costante di viaggiatori stranieri.
Che cos’era la ditta Sommer & Behles?
La società attiva tra il 1867 e il 1874 con il collega Edmund Behles, che permise di coprire con un unico catalogo commerciale sia l’area napoletana sia quella romana.
Quale tecnica fotografica utilizzava?
Per gran parte della carriera il procedimento al collodio umido su lastra di vetro, con stampe su carta all’albumina virate all’oro. In seguito lo studio passò alle lastre alla gelatina bromuro d’argento.
Che rapporto ebbe con gli scavi di Pompei?
Documentò sistematicamente le campagne dirette da Giuseppe Fiorelli, comprese le riproduzioni dei calchi in gesso delle vittime dell’eruzione del 79 dopo Cristo, immagini che ebbero una diffusione europea immediata.
Perché le sue fotografie del Vesuvio sono importanti?
Perché rappresentano una delle prime documentazioni fotografiche estese di un evento vulcanico in svolgimento, realizzate in condizioni tecniche estremamente difficili con il procedimento al collodio umido.
Che cosa sono le scene di genere napoletane?
Ritratti in posa di mestieri e figure popolari, dai venditori ambulanti ai mangiatori di maccheroni, prodotti per il mercato dei viaggiatori stranieri e oggi studiati come esempio di codificazione dello stereotipo meridionale.
Le sue immagini hanno valore documentario o sono costruite?
Entrambe le cose. Le vedute urbane e le campagne archeologiche hanno un valore di fonte primaria, mentre le scene di genere sono composizioni in posa costruite secondo le aspettative del mercato.
Che cosa produceva oltre alle fotografie?
Gestiva una fonderia per la realizzazione di riproduzioni bronzee di reperti pompeiani, vendute agli stessi clienti che acquistavano le stampe.
Come si riconosce una sua stampa?
Dalla firma incisa direttamente sul negativo, che compare stampata nell’immagine insieme al numero di catalogo, secondo una prassi tipica degli atelier commerciali dell’epoca.
Dove sono conservate le sue opere?
In numerose collezioni pubbliche internazionali, tra cui il J. Paul Getty Museum, il Rijksmuseum, il Metropolitan Museum of Art e i principali fondi fotografici italiani.
Fonti
- [J. Paul Getty Museum, fotografie di Giorgio Sommer in collezione](https://www.getty.edu/art/collection/person/103KWF)
- [Rijksmuseum, opere di Giorgio Sommer](https://www.rijksmuseum.nl/en/collection?q=Giorgio+Sommer)
- [The Metropolitan Museum of Art, Giorgio Sommer](https://www.metmuseum.org/art/collection/search?q=Giorgio%20Sommer)
- [Victoria and Albert Museum, fotografie di Giorgio Sommer](https://collections.vam.ac.uk/search/?q=Giorgio%20Sommer)
- [Parco Archeologico di Pompei, storia degli scavi e metodo Fiorelli](http://pompeiisites.org/)
- [Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Fototeca Nazionale](https://www.iccd.beniculturali.it/it/fototeca)
- [George Eastman Museum, collezione fotografica ottocentesca](https://www.eastman.org/photography)
- [Fondazione Alinari per la Fotografia, archivi storici italiani](https://www.fondazionealinari.it/)
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