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Walter Niedermayr

Walter Niedermayr (Bolzano, 1952), fotografo di paesaggio alpino e architettura: Alpine Landschaften, Zivile Operationen, la collaborazione con SANAA, le mostre al MoMA e a CAMERA.

La Redazione di Storia della Fotografia 10 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Walter Niedermayr
Di Associazione Amici di Piero Chiara - incontro con Walter Niedermayr, intervistato da William Guerrieri, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=159112479

Walter Niedermayr (Bolzano, 27 febbraio 1952) è un fotografo e artista italiano che vive e lavora a Bolzano. Dal 1985 indaga lo spazio come realtà occupata e plasmata dall’uomo: le Alpi trasformate dal turismo, l’architettura, gli spazi pubblici e privati, ospedali, carceri, cantieri. Lavora per serie aperte, spesso con immagini a più pannelli (dittici e trittici), con toni neutri e a basso contrasto. Dal 2011 al 2014 ha insegnato fotografia artistica alla Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano.

In Sintesi

  • Nato a Bolzano il 27 febbraio 1952; lavora sul rapporto tra uomo e ambiente dal 1985.
  • Serie principali: Alpine Landschaften (dal 1987), Raumfolgen (1991), Artefakte (1992), Rohbauten (1997), Bildraum (2001), Iran (2005–2008), The Aspen Series (2009–2010), Portraits (dal 2012).
  • Libro chiave: Zivile Operationen (Hatje Cantz, 2003; 168 pagine, 209 fotografie; Stuttgart Photographic Book Prize 2003).
  • Dal 2000 fotografa le architetture dello studio giapponese SANAA (Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa).
  • Mostre: White Cube a Londra, Kunsthalle Wien, Biennale di Venezia (2010), MoMA di New York (Inbox, 2016), CAMERA di Torino (Transformations, 2021).

Lo spazio come tema

Il sito della galleria Johann Widauer, che lo rappresenta a Innsbruck, riassume così la sua ricerca: dal 1985 Niedermayr indaga lo spazio «come una realtà occupata e plasmata dall’uomo» e i territori solo in apparenza secondari tra rappresentazione e immaginazione. I motivi ricorrenti sono la percezione dello spazio e dell’atmosfera, le regioni alpine, le strutture urbane, architettoniche e industriali, le prigioni e gli ospedali. La mostra torinese del 2021 riporta una sua posizione: lo spazio fisico non può più essere affrontato con un’intenzione soltanto documentaria.

Formalmente, i suoi lavori sono spesso serie aperte, «in progress», con composizioni a più pannelli che generano interruzioni e sovrapposizioni spazio-temporali. Domus (2008) descrive nel testo di Moritz Küng un «secondo sguardo»: Niedermayr sposta il punto di ripresa o la linea di vista e presenta il motivo come sequenza di due o più fotografie. Per il contesto del paesaggio nella fotografia italiana si veda la storia della fotografia italiana. Altri autori che hanno lavorato sul paesaggio sono raccolti tra i fotografi che hanno fatto la storia.

Le Alpi e le prime serie

Dagli anni Ottanta Niedermayr realizza fotografie e video sulle trasformazioni del paesaggio alpino prodotte dal turismo. Alpine Landschaften (dal 1987) è il nucleo di questo lavoro; seguono Raumfolgen (dal 1991), Artefakte (dal 1992) e Rohbauten (dal 1997). Il primo libro, Die bleichen Berge (I monti pallidi), esce nel 1993-1994 (vedi discordanze), ed è accompagnato da mostre a ar/ge Kunst a Bolzano e al Museum für Gestaltung di Zurigo. Secondo la scheda del libro Zivile Operationen sul sito dell’editore, con questa serie ottiene nel 1995 lo European Photography Award; il riconoscimento non compare in altre fonti consultate.

Domus osserva che i primi libri, Die bleichen Berge e Momentary Resorts (1998), sono più documentari, mentre le serie successive, come Zivile Operationen e Titlis (2004), sono più astratte e meno legate a luoghi precisi. È una lettura critica attribuita a Küng.

Zivile Operationen

Il volume Zivile Operationen (Civilian Operations) è pubblicato da Hatje Cantz a Berlino nel marzo 2003: 168 pagine, 209 fotografie, testi di Franz Xaver Baier, Marion Piffer Damiani e Stephan Berg, a cura di Gerald Matt (Kunsthalle Wien) e Marion Piffer Damiani, edizione bilingue tedesco-inglese. È il primo libro che mette insieme estratti di più gruppi di lavoro: i paesaggi alpini, le serie su ospedali e prigioni, le fotografie di autostrade e cantieri. Le immagini sono in luce diffusa e i luoghi in cemento si dissolvono, così che gli spazi sembrano sospesi tra visibile e invisibile (descrizione dell’editore). Il libro ha vinto lo Stuttgart Photographic Book Prize nel 2003.

La mostra omonima è andata alla Kunsthalle Wien (31 gennaio – 27 aprile 2003), al Kunstverein di Hannover, al Museum der Bildenden Künste di Lipsia, al Württembergischer Kunstverein di Stoccarda e infine al Museion di Bolzano (30 gennaio – 4 maggio 2004).

Architettura e SANAA

L’architettura è stata a lungo uno sfondo del suo lavoro; con la serie Bildraum (dal 2001) diventa soggetto. Nel 2004 il magazine giapponese X-Knowledge gli commissiona un servizio su quattro edifici di Le Corbusier a Parigi. Nel 2007 fotografa il Pirellone di Milano, il grattacielo di Gio Ponti e Pier Luigi Nervi (127 metri, 32 piani, aperto nell’aprile 1960): nelle serie Bildraum 35, 30, 38, 36, 34/2007 Domus rileva panorami, inquadrature scelte con cura e dittici che «interiorizzano» l’edificio. Küng, in un testo molto elogiativo, sostiene che l’immagine Bildraum 34/2007, con la facciata vetrata in controluce serale, mostra pochissima architettura ma ne rivela meglio l’intenzione, cioè lo slancio verso l’alto.

Dal 2000 Niedermayr fotografa le opere dello studio SANAA, fondato da Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa. Il MoMA di New York, nella mostra Inbox: Walter Niedermayr (21 ottobre – 4 dicembre 2016, nella hall del museo, organizzata dal Dipartimento di Architettura e Design), ha esposto Bildraum S 240 (2010), un trittico di stampe a getto d’inchiostro che mostra parte del Rolex Learning Center (2005–2010) del Politecnico federale di Losanna. Il MoMA descrive sottoesposizione e desaturazione, che danno alle immagini una qualità slavata e quasi surreale, e il taglio dei bordi dell’edificio, che lo fa sembrare sospeso. Niedermayr dice di vedere una parentela tra l’architettura di SANAA e la sua fotografia: l’attenzione dello studio per gli effetti sensoriali ha per lui un carattere di ambivalenza, accentuato da vetro e trasparenze, e anche lui cerca di spingersi oltre i limiti di ciò che è visibile e rappresentabile.

Dalla collaborazione nascono le mostre doppie del 2007 (DeSingel ad Anversa, Arc en rêve a Bordeaux, Innsbruck, Mendrisio) e il volume del 2007; nel 2006 esce anche Novartis Campus – Fabrikstrasse 4, sull’edificio di SANAA a Basilea.

Iran, Aspen e le serie recenti

Iran (2005–2008) e The Aspen Series (2009–2010, località sciistica del Colorado; libro nel 2013) allargano il lavoro su paesaggio e turismo a contesti extraeuropei. Nel 2009 realizza con HG Merz Station Z Sachsenhausen. Recollection (2010) è co-curato con Amir Cheheltan e Lars Mextorf. Nel 2011 inizia Koexistenzen (Coexistences, fino al 2017) e nel 2012 la serie Portraits, dedicata ai cannoni da neve fotografati in estate, quando sono inattivi, che nel testo della mostra torinese diventano «ambigue presenze che abitano il paesaggio».

Il sito della galleria Widauer elenca altri progetti: Kunstschnee (2014, con Philipp Messner, sulla neve artificiale colorata), per il quale è stato candidato alla Robert Gardner Fellowship in Photography del Peabody Museum dell’Università di Harvard; Italia, un racconto silenzioso (2020), una campagna fotografica per il MiBACT; Casanza (2022), video a due canali con Marina Ballo Charmet girato in un carcere femminile della Giudecca a Venezia. Una serie del lockdown del 2020, commissionata dal Ministero della Cultura, è stata esposta a Palazzo Barberini a Roma, secondo Finestre sull’Arte.

Transformations a CAMERA (2021)

La mostra Walter Niedermayr. Transformations si è tenuta al Centro Italiano per la Fotografia CAMERA di Torino dal 29 luglio al 17 ottobre 2021, a cura di Walter Guadagnini con Claudio Composti e Giangavino Pazzola, prodotta con la galleria Ncontemporary di Milano. Una cinquantina di opere di grande formato, in dittici e trittici a toni neutri e a basso contrasto, presentavano gli ultimi vent’anni di lavoro: Alpine Landschaften, Portraits, Raumfolgen e due dittici inediti dal cantiere di Palazzo Turinetti a Torino, futura quarta sede delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo. Il catalogo è di Silvana Editoriale. La mostra è poi stata presentata, con lo stesso titolo, a Cortona On The Move nel 2022.

Mostre e collezioni

Personali. Dal sito Widauer: Die bleichen Berge a Bolzano e Zurigo (1993-1994); White Cube, Londra, Galerie Anne de Villepoix a Parigi e Robert Miller Gallery a New York (anni Novanta e 1999); Rupertinum a Salisburgo, Rhona Hoffmann a Chicago e Koyanagi a Tokyo (2000-2001); Kunsthalle Wien (2003); Fondazione Fotografia a Modena, Walter Niedermayr 2005–2010 (2011); Appearances alla Filature di Mulhouse (2013) e allo Spazio Ersel di Torino (2015); Genesis of a latent vision a Fotografia Europea di Reggio Emilia (2018); Permafrost da Ncontemporary a Milano (2019); Out of sight – Casanza alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (2022); IRAN prima e dopo la rivoluzione allo Spazio Ersel di Milano (2023); Usable surface da Widauer a Innsbruck (2024).

Collettive. Manifesta 7 a Bolzano (2008); Biennale di Venezia (2010) con l’Arsenale; Biennale di Architettura 2014 (Fundamentals); Technoscape al MAXXI di Roma (2022); Earth Beats al Kunsthaus di Zurigo (2021). Il sito della galleria elenca più di 200 collettive dal 1988 al 2024.

Collezioni. Secondo Finestre sull’Arte le sue opere sono conservate al MoMA, alla Tate Modern, al Centre Pompidou, al MAXXI, al MOCA di Los Angeles, alla Fondation Cartier e nelle collezioni Intesa Sanpaolo e UBS; il dato proviene da una sola fonte.

Libri

  • Die bleichen Berge / I monti pallidi (1993-1994), Reservate des Augenblicks / Momentary Resorts (1998, a cura di Francesco Bonami e Siegrid Hauser), Remixed (1998), Raumfolgen 1991–2001 (Eikon, Vienna, 2001).
  • Zivile Operationen (Hatje Cantz, 2003), Titlis (Codax, Zurigo, 2004), TAV, Linea di Confine (2006), Novartis Campus (2006), il volume su SANAA (2007).
  • Station Z Sachsenhausen (2009), Recollection (2010), Appearances (Skira, Milano, 2011), Mose (2011), The Aspen Series (2013), Raumaneignungen. Lech 2015–2016 (2016).

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Die bleichen Berge. 1993 secondo Domus, 1994 secondo Wikipedia e altre fonti; la mostra a Bolzano e Zurigo è datata 1993-1994.
  • The Aspen Series. 2009–2010 nella maggior parte delle fonti; la galleria Widauer annota anche un’altra datazione (2009/2016).
  • Anno del primo libro e titolo. L’editore Hatje Cantz intitola il volume Civilian Operations in inglese e riporta la data di marzo 2003; il titolo tedesco Zivile Operationen è quello usato dalle mostre.
  • Premi. Lo European Photography Award 1995 compare solo nella scheda di Hatje Cantz; Wikipedia italiana e inglese non riportano premi.
  • Prima serie di Portraits. Il 2012 è l’anno indicato da Wikipedia italiana e dalla galleria; la mostra CAMERA li presenta tra i lavori degli ultimi vent’anni.

Domande frequenti

Chi è Walter Niedermayr?

Fotografo e artista nato a Bolzano il 27 febbraio 1952, dove vive e lavora. Dal 1985 indaga lo spazio come realtà occupata e plasmata dall’uomo: Alpi trasformate dal turismo, architettura, ospedali, carceri, cantieri.

Che cos’è «Zivile Operationen»?

È il volume pubblicato da Hatje Cantz nel marzo 2003, con 168 pagine e 209 fotografie. Mette insieme estratti di più gruppi di lavoro e ha vinto lo Stuttgart Photographic Book Prize nel 2003.

Che rapporto ha con lo studio SANAA?

Dal 2000 fotografa le opere dello studio fondato da Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa. Il MoMA di New York gli ha dedicato nel 2016 la mostra Inbox: Walter Niedermayr, con un trittico sul Rolex Learning Center di Losanna.

Come lavora formalmente?

Per serie aperte, spesso con immagini a più pannelli, in dittici e trittici, con toni neutri e a basso contrasto. Domus descrive un «secondo sguardo»: sposta il punto di ripresa e presenta il motivo come sequenza di due o più fotografie.

Che cos’è stata la mostra «Transformations»?

Una personale al Centro Italiano per la Fotografia CAMERA di Torino, dal 29 luglio al 17 ottobre 2021, a cura di Walter Guadagnini. Presentava una cinquantina di opere di grande formato sugli ultimi vent’anni di lavoro.

Altri autori e autrici sono presentati nell’indice I grandi fotografi della storia.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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