Fausto Giaccone (San Vincenzo, 16 giugno 1943) è un fotografo e fotogiornalista italiano, architetto di formazione. Cresciuto a Palermo, si laurea a Roma e dal 1968 lavora come fotografo freelance, soprattutto nel reportage sociale. È noto per Una storia portoghese, il lavoro cominciato nel 1975 in un villaggio dell’Ribatejo durante la riforma agraria dopo la Rivoluzione dei garofani, e per Macondo. Il mondo di Gabriel García Márquez, realizzato in Colombia tra il 2006 e il 2010. Vive a Milano ed è rappresentato dall’agenzia Anzenberger di Vienna dal 1995.
In Sintesi
- Chi è: fotogiornalista e architetto; nato nel 1943 (16 giugno, secondo l’Archivio Digitale Straniere), a San Vincenzo secondo le fonti italiane; cresciuto a Palermo.
- Inizi: trasferito a Roma nel 1965, si laurea in architettura; dal 1968 sceglie la fotografia e lavora per L’Astrolabio, Vie Nuove, Noi Donne, Rinascita.
- Reportage: terremoto del Belice, fedayin palestinesi in Giordania (ottobre 1968), lotte in Barbagia, occupazioni di terre in Portogallo (1975).
- Libri: Una storia portoghese (1987), ’68 altrove (2008), Volti di Cavallino Treporti e Macondo (2013).
- Mostre: Palazzo Ducale di Genova (2018), Palau (2019), Galleria Valeria Bella, Milano (2014).
Formazione e Sessantotto
Giaccone nasce nel 1943: l’Archivio Digitale Straniere indica il 16 giugno, mentre le schede delle mostre di Palau e Genova lo dicono nato a San Vincenzo, in Toscana, e cresciuto e formatosi a Palermo, dove comincia gli studi di architettura. Si interessa alla fotografia durante i viaggi in autostop nel Nord Europa ai tempi del liceo. Nel 1965 si trasferisce a Roma e si laurea in architettura. Nel 1968, con il movimento studentesco, decide di dedicarsi interamente alla fotografia. Comincia pubblicando sulle riviste politiche romane L’Astrolabio, Vie Nuove, Noi Donne e Rinascita. Nell’ottobre dello stesso anno realizza in Giordania quello che la scheda dell’Œil de la Photographie presenta come il primo reportage sui fedayin palestinesi, pubblicato su Paris Match.
Gli anni Settanta: Sardegna, Medio Oriente, Portogallo
La mostra Sardegna e altri continenti (1967-1977), presentata a Palau dal 5 al 30 settembre 2019 nel festival Isole che Parlano e curata da Nanni Angeli, riunisce circa settanta fotografie in bianco e nero dei primi dieci anni di attività. Ci sono i reportage da quattro viaggi in Sardegna tra il 1968 e il 1976: le proteste in Barbagia del 1968, a Orgosolo, Orune, Bono e Nuoro, il cosiddetto «autunno rosso dei pastori», la SIR di Porto Torres, le manifestazioni contro le servitù militari, le feste comunitarie. Il ritratto che ne emerge è quello di un’isola in transizione, dove le tradizioni convivono con cambiamenti profondi. Il secondo nucleo, «altri continenti», comprende il terremoto del Belice, i fedayin in Giordania, le occupazioni di terre in Portogallo, la Bolivia, il festival dell’isola di Wight, il Parco Lambro e Montalto di Castro.
Finestre sull’Arte, che pubblica la scheda il 15 agosto 2019, indica come curatori lo stesso Giaccone e Nanni Angeli e precisa il contenuto delle due sezioni. Per la Sardegna ricorda la SIR di Porto Torres fotografata nel 1969, un impianto destinato a chiudere meno di dieci anni dopo, lasciando danni ambientali e sociali, e due reportage del 1975: la Fiera regionale del cavallo a San Leonardo de Siete Fuentes e una tosatura a Testone, vicino a Nuoro. La didascalia dell’immagine principale è Sardegna, operaia della SIR di Porto Torres (1969). Per «altri continenti» elenca il ventennale della strage di Portella della Ginestra (1967), il terremoto del Belice (1968), i fedayin del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina in Giordania (1968), le occupazioni dei latifondi del Ribatejo (1975), la Londra tradizionale e l’ultima edizione del festival dell’isola di Wight nell’estate 1970, con circa seicentomila giovani, i minatori di Potosí in Bolivia e, nel 1976, una cerimonia a Tiahuanaco in onore della Pacha Mama. Le stampe, secondo L’Unione Sarda, sono da negativo e digitali, di dimensioni diverse; alcune immagini sono inedite. Tra le didascalie riportate dal giornale ci sono Barbagia, 1975, giornata di tosatura e Sardegna, 1968, comizio del presidente della regione. L’Unione Sarda parla di un fotogiornalismo «militante» legato alle inquietudini dell’epoca e di un’isola «in transizione». La mostra è a ingresso gratuito.
Nello stesso decennio fotografa gran parte del Sud e delle isole (Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Sardegna) e, negli ultimi anni Settanta, lavora in televisione e nel cinema, come fotografo di scena e operatore di documentari in America Latina e in Africa.
Una storia portoghese
Nell’agosto 1975 Giaccone, fotografo e giornalista che segue la crisi politica di Lisbona, lascia la capitale per il Ribatejo, a sud del Tago, dove i braccianti senza terra occupano le grandi tenute. Si concentra su Couço, un villaggio vicino all’Alentejo, e assiste all’ondata di occupazioni del 31 agosto. Stringe rapporti duraturi con alcuni dei protagonisti, che proseguono per decenni. Arte.it precisa che a Lisbona era, quell’estate, tra i fotografi e i giornalisti che seguivano le tensioni politiche; per trovare uno sguardo personale scelse di attraversare il Tago. Nel 1986 torna nel villaggio per ritrovare le persone fotografate nel 1975; il sito dell’agenzia Anzenberger data a quell’anno il ritorno e titola il libro in inglese A Portuguese Story. Ne nasce il libro Una storia portoghese (1987), seguito da altri ritorni, da pubblicazioni su riviste e da un documentario del 2010. La mostra Una storia portoghese 1975-2005, curata da Federico Montaldo e ospitata a Palazzo Ducale di Genova dal 17 marzo al 22 aprile 2018 (inaugurazione il 16 marzo, con un intervento di Roberto Francavilla, docente di letteratura portoghese e brasiliana all’Università di Genova), racconta trent’anni di quel villaggio: dalla lotta per la riforma agraria ai primi anni Duemila. Arte.it elenca tra i promotori Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, l’Università di Genova, il Centro Culturale Primo Levi, l’ILSREC, il Comune di Genova, la Regione Liguria e la Camera di Commercio; l’ingresso era gratuito. I ritorni, le pubblicazioni su riviste e il documentario del 2010 derivano dai rapporti nati a Couço nel 1975. Giaccone considera il Portogallo, insieme alla costa caraibica colombiana e a Berlino, uno dei luoghi del suo lavoro più importante.
Milano, i periodici, l’architettura
All’inizio degli anni Ottanta si trasferisce a Milano e lavora come freelance per i settimanali Epoca e Panorama, con attenzione ai temi sociali e culturali, soprattutto in America del Sud e nel Mediterraneo. Negli anni Novanta collabora alle principali riviste di viaggio italiane. Dal 1995 è nell’agenzia Anzenberger di Vienna. Intorno al 2000 fotografa la nuova architettura europea, con progetti a Bilbao, Rotterdam, Valencia e Berlino: una scelta coerente con la sua formazione di architetto. Secondo l’agenzia Anzenberger, alla fine degli anni Ottanta compie il primo viaggio in Colombia, seguito da molti altri: il Paese diventa così, ben prima del progetto su García Márquez, uno dei suoi luoghi di lavoro ricorrenti. Fino al 2010 viaggia per le riviste, tra incarichi e soggetti propri; poi si dedica ai libri e al riordino dell’archivio, che copre circa quarantacinque anni di lavoro.
Macondo
Il progetto su Gabriel García Márquez nasce in tre viaggi in Colombia tra il 2006 e il 2010. Giaccone, che dice di aver letto lo scrittore durante il servizio militare negli anni Settanta e di averne ricavato aiuto in un periodo difficile, lavora lungo strade, fiumi e coste del Caribe colombiano. Non lo concepisce come reportage: si concentra su persone umili ma dignitose. Il libro Macondo. The World of Gabriel García Márquez (Postcart, Roma, 2013) contiene 74 fotografie, testi in inglese e italiano, 128 pagine rilegate, formato 28×28 cm, con scritti di Gerald Martin, biografo dello scrittore, e di Giovanni Chiaramonte. Martin scrive di aver studiato per quasi vent’anni la vita e le opere di García Márquez, anche lungo le strade, i fiumi e le coste della Colombia, e che negli stessi anni Giaccone, in modo indipendente, «lavorava a creare un equivalente visivo di queste esperienze». Libreriamo (articolo del febbraio 2014) parla di «realismo magico tradotto e materializzato in bellissime immagini», racconta che l’interesse nasce dalle letture durante il servizio militare, negli anni in cui uscì Cent’anni di solitudine, e che i tre viaggi, tra il 2006 e il 2010, furono fatti con un’attrezzatura ridotta al minimo. Finestre sull’Arte riporta che Giaccone descrive il progetto come il racconto per immagini del «microcosmo» che lo circondava, in cui riconosceva «la grandiosa allegoria della storia universale». La mostra Macondo, il mondo di Gabriel García Márquez si tiene alla Galleria Valeria Bella di Milano, aperta fino al 28 febbraio 2014, e inaugura la stagione 2014 della galleria. Nove opere del 2010 tratte da Macondo compaiono anche nella mostra di Palau. Si veda anche Giovanni Chiaramonte.
Letture critiche
Le fonti consultate non contengono una critica estesa. Le letture riportate qui sono quelle di singoli autori: Gerald Martin legge Macondo come un lavoro parallelo, e indipendente, a quello da lui condotto da biografo; Libreriamo lo definisce realismo magico per immagini; lo stesso Giaccone, nella scheda di Finestre sull’Arte, parla di allegoria della storia universale. Per i primi anni, L’Unione Sarda usa l’espressione di fotogiornalismo «militante». Il significato del ritorno a Couço a distanza di anni, per quanto emerge dalle fonti, è affidato soprattutto alle parole di Giaccone e dei curatori.
Mostre e libri
- 1987 – Una storia portoghese.
- 2008 – ’68 altrove, a quarant’anni dal Sessantotto.
- 2013 – Volti di Cavallino Treporti, sul territorio della laguna veneta; Macondo (Postcart).
- 2014 – Macondo, Galleria Valeria Bella, Milano.
- 2018 – Una storia portoghese 1975-2005, Palazzo Ducale, Genova.
- 2019 – Sardegna e altri continenti (1967-1977), Centro di Documentazione del Territorio, Palau.
Per il contesto: storia della fotografia italiana. Altri autori del reportage sociale sono raccolti tra i grandi fotografi della storia.
Date e dati discordanti nelle fonti
- Luogo di nascita: San Vincenzo, in Toscana (Finestre sull’Arte, L’Unione Sarda); Palermo (sito Anzenberger). Le altre schede dicono che è cresciuto a Palermo.
- Data di nascita: 16 giugno 1943 solo secondo l’Archivio Digitale Straniere; le altre fonti riportano l’anno 1943.
- Ritorno in Portogallo e libro: il sito Anzenberger colloca il ritorno nel 1986; Arte.it e Doppiozero datano il libro al 1987.
- Titolo del 2008: ’68 altrove (Arte.it, Anzenberger), Altrove (Doppiozero).
- Fotografie di Macondo: in bianco e nero secondo Libreriamo; «a tricromia» secondo la scheda Doppiozero, formula che qui non si interpreta.
- Mostra milanese: Libreriamo riporta il 12 febbraio 2014 nel testo e il 14 gennaio 2020 nei metadati; la mostra resta aperta fino al 28 febbraio 2014.
- Terremoto del 1968: il sito Anzenberger parla di «terremoto in Sicilia»; altre fonti lo chiamano terremoto del Belice.
Con uno sguardo antropologico si muove anche Camilla Richetti, che vive tra Spagna e Italia. Alle dinamiche tra persone, politica e natura guarda Giulia Piermartiri, fotografa documentaria nata nel 1990. Lavora per cicli lunghi sulla figura umana Giorgia Fiorio, nata a Torino nel 1967, dalle comunità maschili chiuse alle espressioni rituali. Altri autori e autrici sono presentati nell’indice I grandi fotografi della storia.
Domande frequenti su Fausto Giaccone
Chi è Fausto Giaccone?
Un fotografo e fotogiornalista italiano nato nel 1943, architetto di formazione. Cresciuto a Palermo, si laurea a Roma e dal 1968 lavora come freelance, soprattutto nel reportage sociale.
Che cos’è Una storia portoghese?
Il lavoro cominciato nell’agosto 1975 a Couço, nel Ribatejo, durante le occupazioni di terre dopo la Rivoluzione dei garofani. Giaccone vi tornò negli anni successivi e ne trasse il libro del 1987.
Di che cosa parla Macondo?
Del mondo di Gabriel García Márquez, fotografato in tre viaggi in Colombia tra il 2006 e il 2010. Il libro è uscito da Postcart nel 2013 con 74 fotografie e scritti di Gerald Martin e Giovanni Chiaramonte.
Che cosa fotografa negli anni Settanta?
La Sardegna, il terremoto del Belice, i fedayin in Giordania, le occupazioni di terre in Portogallo e le miniere di Potosí in Bolivia. La mostra Sardegna e altri continenti (1967-1977) li ha riuniti a Palau nel 2019.
Con quale agenzia lavora?
Dal 1995 è rappresentato dall’agenzia Anzenberger di Vienna. Vive a Milano.
Fonti
- AnzenbergerGallery – Fausto Giaccone, bio – Cronologia e libri
- Arte.it – Una storia portoghese 1975-2005 – Mostra di Genova (2018)
- Artribune – Sardegna e altri continenti (1967-1977) – Mostra di Palau (2019)
- L’Unione Sarda – Isole che parlano a Palau – Reportage in Sardegna
- Libreriamo – Il mondo di García Márquez nelle fotografie di Giaccone – Progetto Macondo e mostra del 2014
- L’Œil de la Photographie – Fausto Giaccone – Profilo
- Doppiozero – Scheda Fausto Giaccone – Libri e Macondo
- Finestre sull’Arte – Retrospettiva di Fausto Giaccone a Palau – Sezioni della mostra del 2019
- Archivio Digitale Straniere – Fausto Giaccone – Dati biografici
Aggiornato Ottobre 2026

