Vincenzo Pastore (Provincia di Cosenza, Calabria, 1865 circa – São Paulo, 1918 circa) è un fotografo italo-brasiliano che ha lasciato una delle testimonianze visive più preziose e storicamente significative della São Paulo di fine Ottocento e inizio Novecento, in un periodo di trasformazione urbana e sociale senza precedenti nella storia della città. La sua vicenda si inserisce organicamente nel grande movimento migratorio che portò milioni di italiani in Brasile tra il 1880 e il 1920, un’epopea demografica che trasformò profondamente la cultura, l’economia e la fisonomia delle città brasiliane, in particolare di São Paulo, che in poco più di trent’anni passò da cittadina di provincia a metropoli industriale e commerciale di dimensioni internazionali.
Pastore emigra in Brasile probabilmente intorno al 1890, stabilendosi a São Paulo, dove apre uno studio fotografico in Largo do Paissandu, uno dei principali nodi commerciali e di transito della città emergente. La sua provenienza calabrese non è un dettaglio irrilevante: la Calabria era una delle regioni italiane con il più alto tasso di emigrazione verso il Brasile nel periodo, e la comunità calabrese di São Paulo era numerosa e socialmente attiva. Pastore conosce dunque dall’interno la condizione degli immigrati italiani, condividendone le speranze, le difficoltà di adattamento e la costruzione di una nuova identità in terra brasiliana.
Il corpus fotografico di Pastore, composto da oltre duecento lastre di vetro scoperte negli anni Settanta del Novecento e oggi conservate presso il Museu Paulista dell’Università di São Paulo, costituisce una fonte storica di valore insostituibile. Prima del loro ritrovamento, questa documentazione era completamente sconosciuta, e il suo recupero ha radicalmente modificato la comprensione della fotografia urbana popolare brasiliana dei primi anni del Novecento.
Uno sguardo dal basso sulla metropoli emergente
L’originalità di Vincenzo Pastore nel panorama della fotografia brasiliana del suo tempo risiede in una scelta di soggetti radicalmente diversa da quella dei suoi contemporanei e istituzionalmente più visibili. Mentre la maggior parte dei fotografi professionisti attivi a São Paulo all’inizio del Novecento si dedicava al ritratto borghese in studio, alla documentazione delle infrastrutture pubbliche e delle grandi opere edilizie, e all’iconografia ufficiale del progresso economico che alimentava l’orgoglio delle élite locali, Pastore porta la macchina fotografica per strada, nei mercati, nei quartieri popolari, fissando sulla lastra di vetro i venditori ambulanti, i lavandai lungo i fiumi urbani, i carrettieri, i lavoratori di origine italiana, africana e giapponese che costituivano il tessuto vivo ma sostanzialmente invisibile della metropoli emergente.
Questo sguardo dal basso, questa attenzione alla vita popolare e alla realtà quotidiana dei lavoratori, è straordinariamente moderna per il periodo. La fotografia di strada come pratica documentaria sistematica era ancora agli albori a livello internazionale: il lavoro di Jacob Riis a New York e di Lewis Hine sulle condizioni dei lavoratori industriali americani sono i riferimenti più prossimi, ma è difficile stabilire se Pastore conoscesse questi lavori o sviluppasse la propria sensibilità in modo autonomo, spinto dalla propria posizione sociale di immigrato che osserva i propri simili con riconoscimento e rispetto.
Dal punto di vista tecnico, Pastore lavorava con le lastre al gelatino-bromuro d’argento, la tecnologia dominante nella fotografia professionale del periodo tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e i primi del Novecento. L’uso di questa tecnica su lastre di grande formato, tipicamente 13×18 o 18×24 cm, gli permetteva di ottenere immagini di grande nitidezza e dettaglio, capaci di restituire con precisione straordinaria la trama delle stoffe dei lavoratori, le espressioni furtive o dirette dei volti fotografati, la texture degli spazi urbani con le loro pavimentazioni irregolari, le facciate degli edifici, i mezzi di trasporto trainati da animali. Molte delle sue fotografie di strada sono scattate in condizioni di illuminazione naturale complessa, con soggetti in movimento, il che testimonia una padronanza tecnica e un’esperienza pratica non comuni per l’epoca.
La scoperta delle lastre di Pastore ha avuto un impatto significativo sulla storiografia fotografica brasiliana e sulle sue costruzioni canoniche. Prima del ritrovamento, la storia della fotografia brasiliana tendeva a privilegiare le grandi figure documentarie del periodo imperiale e post-imperiale, come Marc Ferrez, ignorando quasi completamente i fotografi locali delle comunità immigrate. La riscoperta di Pastore ha aperto una nuova prospettiva storiografica: quella di una fotografia urbana e popolare, prodotta non dal centro del sistema culturale e borghese ma dalla sua periferia sociale, da un immigrato calabrese che guarda la sua città adottiva con gli occhi di chi appartiene a entrambi i mondi senza coincidere completamente con nessuno. La sua è una fotografia di riconoscimento reciproco: il fotografo immigrato che immortala gli altri immigrati e i lavoratori che popolano le strade di São Paulo, costruendo un archivio visivo della diversità etnica e culturale della città in formazione.
La valorizzazione dell’opera di Pastore è relativamente recente: le lastre furono riscoperte negli anni Settanta nei depositi del Museu Paulista, dove erano conservate senza identificazione dell’autore. Le prime pubblicazioni sistematiche del corpus risalgono agli anni Novanta, quando storici e fotografi brasiliani iniziarono a riconoscere il valore eccezionale di questo archivio. Oggi le fotografie di Pastore sono considerate patrimonio storico della città di São Paulo e sono regolarmente citate negli studi sulla storia urbana e sulla storia dell’immigrazione italiana in Brasile.
Le Opere principali
- Vendedores ambulantes de São Paulo (circa 1900–1910): Serie di fotografie di commercianti ambulanti per le vie di São Paulo. Documenta con precisione la diversità etnica e le pratiche commerciali popolari della città emergente.
- Largo do Paissandu (circa 1905–1915): Fotografie del quartiere commerciale dove Pastore aveva il suo studio, con scene di vita quotidiana e traffico urbano di grande vivacità documentaria.
- Lavadeiras do Rio Tamanduateí (circa 1900): Fotografie delle lavandaie lungo il fiume Tamanduateí. Tra le immagini più suggestive e storicamente significative, testimonianza del lavoro femminile nella città.
- Carroceiros e transportadores (circa 1905): Documentazione dei lavoratori del trasporto urbano con carri e animali da lavoro, un settore fondamentale dell’economia urbana preindustriale di São Paulo.
- Mercato popolare di São Paulo (circa 1908–1912): Fotografie degli spazi commerciali popolari con venditori e acquirenti di diverse origini etniche.
- Album di lastre di vetro (1900–1915, circa 200 lastre): L’intero corpus conservato al Museu Paulista dell’USP, riscoperto negli anni Settanta e progressivamente catalogato nei decenni successivi.
- Ritratti di lavoratori italiani (circa 1900–1915): Ritratti di immigrati italiani nelle strade e nei luoghi di lavoro di São Paulo, documento unico dell’identità della comunità italiana in Brasile.
Fonti
- Museu Paulista USP – Acervo fotografico Vincenzo Pastore
- Enciclopédia Itaú Cultural – Vincenzo Pastore
- Instituto Moreira Salles – Vincenzo Pastore
- Arquivo do Estado de São Paulo – Acervo fotografico storico
- Biblioteca Nacional do Brasil – Acervo fotografico
- Museu da Imigração do Estado de São Paulo
- Anais do Museu Paulista – Studi su Vincenzo Pastore
questo articolo fa parte della sezione I maestri della fotografia
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l’evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell’immagine.
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