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Linda Fregni Nagler

Linda Fregni Nagler (Stoccolma, 1976), artista che lavora con archivi e fotografie storiche: The Hidden Mother, Pour commander à l'air, How to Look at a Camera, Hana to Yama, la mostra Anger Pleasure Fear alla GAM di Torino.

La Redazione di Storia della Fotografia 11 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Linda Fregni Nagler

Linda Fregni Nagler (Stoccolma, 1976) è un’artista che vive e lavora a Milano, attiva nella fotografia italiana contemporanea. Non fotografa tanto quanto raccoglie, ricerca e rielabora immagini: lastre, dagherrotipi, cartes de visite, fotografie di cronaca e di rotocalco, che rifotografa, ingrandisce, deforma o mette in serie. Il suo lavoro indaga l’origine dello sguardo moderno e la storia del mezzo fotografico, con la figura dell’artista che si intreccia a quelle della studiosa e della collezionista.

In Sintesi

  • Nata a Stoccolma nel 1976; diploma in Pittura a Brera (2000), diploma alla Fondazione Ratti con Jimmie Durham (2004) e a Cuba alla scuola di cinema EICTV (2006); vive a Milano.
  • The Hidden Mother (2006–2013): installazione di 997 immagini ottocentesche di bambini con la madre nascosta sotto un drappo; presentata alla 55a Biennale di Venezia (2013) e pubblicata da Mack nel 2014.
  • Altri lavori: Pour commander à l’air (2014), la ricerca su Hercule Florence (2012–2017), How to Look at a Camera (2019), Hana to Yama (2018), News from Wonderland (2023), Vater (2025).
  • Prima antologica in un’istituzione italiana: Anger Pleasure Fear, GAM Torino, a cura di Cecilia Canziani, fino al 1° marzo 2026.
  • Premio ACACIA (2016); insegna all’Accademia Carrara di Bergamo e all’IULM di Milano.

Formazione e metodo

Fregni Nagler si diploma in Pittura all’Accademia di Brera nel 2000. Nel 2004 completa un diploma in Arti visive alla Fondazione Ratti di Como con Jimmie Durham e nel 2006 uno in fotografia cinematografica alla EICTV di San Antonio de los Baños, a Cuba, secondo la sua biografia presso la galleria Monica De Cardenas. È professoressa di Fotografia all’Accademia Carrara di Bergamo e insegna «Fotografia: teorie e tecniche» all’Università IULM di Milano.

Il metodo è descritto con una certa concordanza dalle fonti. La galleria Vistamare indica tra i suoi interessi la teoria e la materialità della fotografia, le convenzioni iconografiche e i cliché visivi, le immagini anonime e vernacolari, l’appropriazione. L’articolo di Giulia Zompa su Doppiozero legge il suo lavoro come uno spostamento dell’attenzione dallo scatto alla selezione, alla manipolazione e alla riattivazione di immagini preesistenti, che mette in dubbio l’autorialità fotografica; il critico Simone Menegoi, citato dalla galleria, scrive che «rimette in scena, ri-fotografa, o semplicemente espone le fotografie che raccoglie negli anni». Sono interpretazioni critiche attribuite ai loro autori. Per il contesto storico si veda la storia della fotografia italiana. Altri autori che hanno lavorato sulla storia del mezzo sono presentati tra i protagonisti della fotografia.

The Hidden Mother

The Hidden Mother è il suo lavoro più noto. Per circa dieci anni (2006–2013) ha raccolto fotografie da tutto il mondo di bambini ritratti con una madre nascosta sotto un drappo, un velo o una tenda, usanza diffusa dai primi decenni della fotografia fino agli anni Venti del Novecento, quando i tempi di posa lunghi rendevano utile tenere fermo il bambino. Nella forma presentata alla 55a Biennale di Venezia (2013) l’opera comprende 997 immagini (dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi, stampe all’albumina, cartes de visite e istantanee, dagli anni Quaranta dell’Ottocento agli anni Venti del Novecento), esposte in una teca di circa nove metri per un metro e mezzo; messe in fila, secondo Domus, le stampe misurerebbero circa 57 metri.

L’opera era nella sezione dedicata a Cindy Sherman della mostra Il Palazzo Enciclopedico curata da Massimiliano Gioni. Domus nota che le donne sono visibili e nascoste insieme e che, messe insieme, le immagini rivelano il ruolo sociale delle donne tra Otto e Novecento; è un genere vernacolare poco esplorato. Il libro The Hidden Mother (Mack e NMNM, 2014; 432 pagine, testi di Geoffrey Batchen, Linda Fregni Nagler, Massimiliano Gioni e Francesco Zanot) riproduce 1.002 immagini. La scheda dell’editore suggerisce che la figura nascosta potesse anche segnalare che il bambino fosse vivo, dato che i ritratti post mortem erano comuni per l’alta mortalità infantile, e legge la collezione come uno studio sulla cancellazione che riguarda la maternità, la condizione femminile e il ruolo autoeffacciato del fotografo e del collezionista. Nella mostra della GAM, come scrive Margherita Caselli su ATP Diary, la madre «sostiene l’immagine ma ne viene esclusa».

Hercule Florence e Pour commander à l’air

Tra il 2012 e il 2017 Fregni Nagler lavora su Hercule Florence, pioniere della fotografia: ne nasce la mostra Hercule Florence, Le Nouveau Robinson al Nouveau Musée National de Monaco, a cura della stessa artista con Cristiano Raimondi (la mostra è documentata anche a Villa Paloma, 2017). Un libro con lo stesso titolo è pubblicato da Humboldt Books.

Pour commander à l’air (2014) è un gruppo di sedici fotografie di cronaca ottocentesche e novecentesche di corpi in caduta o sospesi, ingrandite e private del contesto narrativo; il titolo deriva da una frase di Nadar. Tra i lavori compaiono A Moment of Suspense, Trying to Die e Deardevil, e sculture-installazioni che riproducono eliche aerostatiche ottocentesche, ferme e perciò «impossibili». Secondo Zompa il tema è la sospensione: i corpi fluttuano in un tempo dilatato tra vita e morte, e il lavoro mette in questione il «momento decisivo» di Cartier-Bresson, chiedendo che cosa resti prima e dopo l’attimo. Il lavoro viene presentato al Premio MAXXI di Roma nel 2014.

Hana to Yama e How to Look at a Camera

Dopo anni di ricerca e acquisti, Fregni Nagler ha costruito una collezione di fotografie del Giappone dalla metà dell’Ottocento ai primi del Novecento. Da qui nasce Hana to Yama, serie sulla «scuola di Yokohama» presentata a Banca Generali a Milano (a cura di Vincenzo de Bellis) e da Vistamare a Pescara nel 2018. Le opere elencate dalla galleria includono Country Old Woman Selling Flowers, Fuji from Tagonoura e Jinrikisha (2018). La mostra Hanauri. Il Giappone dei venditori di fiori al MAO di Torino (2024) riprende il filone.

How to Look at a Camera (2019, Monica De Cardenas) parte da immagini di persone cieche e di figure di spalle. Una carte de visite che sembrava ritrarre un fiore capovolto mostrava invece il corpo di una Tapada Limeña, la donna velata del Perù ottocentesco, che a Lima usciva coperta dall’abito andaluso de saya y manto, lasciando scoperto un solo occhio. Fotografi stranieri a Lima, come i fratelli Courret ed Eugène Maunoury, ne furono affascinati. Una decina di opere sono dedicate al soggetto, realizzate in fotoincisione: le immagini vengono trasferite su una lastra di zinco usata come matrice per la stampa al torchio, ingrandita rispetto all’originale. Il tema è lo sguardo, offerto o negato; davanti all’obiettivo, scrive la fonte, la tapada diventa «ciclope davanti a un ciclope».

News from Wonderland e Vater

News from Wonderland (2023) è un «labirinto di specchi»: immagini di periodici statunitensi del Novecento sul rapporto tra esseri umani e animali, rifotografate con specchi concavi o frammentati che deformano figure, proporzioni e punti di fuga. L’opera The Great Alberto – Magician 3 (2023) è una stampa alla gelatina d’argento di 14,5 × 18 cm. La mostra si è tenuta alla Galleria Monica De Cardenas di Zuoz dal 29 luglio al 9 settembre 2023, e il comunicato scrive: «L’occhio e la lente non vedono allo stesso modo». Vater (2025), realizzato per la mostra torinese, riguarda il Mensur, il duello rituale delle confraternite studentesche in Germania, Austria e Svizzera, tra maschere, ferite e controllo del corpo. È in corso anche Little History of Subjugation (dal 2020), serie sul rapporto tra umani e animali.

Nel 2023 il Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo le dedica Riorganizzare la fotografia: la messa in scena dello sguardo, la sua prima personale in Germania, quinto capitolo della serie Reordering Photography, fino al 7 gennaio 2024; apre con il gruppo dei «Brasiliani ciechi» (Back to Camera, Blind Brazilians, 2019), dalle fotografie di Andrea Rossetti.

Anger Pleasure Fear, GAM Torino

La mostra Anger Pleasure Fear alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, a cura di Cecilia Canziani, è la sua prima antologica in un’istituzione italiana (2025-1° marzo 2026) e ha un catalogo Quodlibet. Il titolo viene da tre diapositive da lanterna magica di fine Ottocento con uno scimpanzé e le parole Anger, Pleasure, Fear, secondo ATP Diary. Per Doppiozero rimanda più agli stati emotivi di chi scatta e di chi guarda che al soggetto. Il percorso, dicono le fonti, non è cronologico ma procede «per risonanze e contrappunti»; la tesi è che «ciò che la fotografia mostra è sempre inseparabile da ciò che nasconde». Michele Smargiassi l’ha intervistata per Repubblica il 19 gennaio 2026, con il titolo «In ogni fotografia cerco un mistero».

Mostre, premi e insegnamento

Personali. Bambini, ViaFarini, Milano (2003); Taken Over, Fondazione Olivetti, Roma (2006); Playgrounds, Italian Academy della Columbia University, New York (2007); Immemore, Alessandro De March, Milano (2008); Shashin no Shashin, Monica De Cardenas, Milano (2011); Pour commander à l’air, Monica De Cardenas, Milano, e Things that Death Cannot Destroy (part 7), Moderna Museet, Stoccolma (2015); Things That Death Cannot Destroy, FOG Triennale Milano (2019); Playgrounds, Vistamare, Pescara (2025).

Collettive. Persona in meno, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2010); 55a Biennale di Venezia (2013); Aby Warburg. Mnemosyne, ZKM Karlsruhe (2016); Biennale di Innsbruck (2016); VI Biennale di fotografia dell’industria e del lavoro, Bologna (2023); 18a Quadriennale di Roma, Fantastica (2025); Tragicomica, MAXXI (2026).

Premi e residenze. New York Prize (Ministero degli Esteri e Columbia University, 2007); residenza Dena Foundation, Parigi (2008); Premio Moroso della Fondazione Bevilacqua La Masa (2013); residenza Iaspis, Stoccolma (2014); Premio ACACIA (2016).

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Numero di immagini di The Hidden Mother. 997 per l’installazione (Domus, ATP Diary); 1.002 per il libro (NMNM).
  • Luogo di How to Look at a Camera. La galleria Monica De Cardenas la colloca a Milano, un articolo di Meer a Lugano. Date: 28 maggio – 2 agosto 2019 secondo Meer.
  • Persona in meno (2010). La biografia della galleria Monica De Cardenas la elenca tra le collettive, mentre altre fonti la presentano come una sua mostra personale.
  • Presenza al MAXXI. Il 2014 appare come Premio MAXXI (collettiva) nella biografia della galleria, non come personale.
  • Anno di The Hidden Mother. Il lavoro è datato 2006–2013 nel catalogo e nella mostra della GAM, 2013 in altri testi.

Domande frequenti

Chi è Linda Fregni Nagler?

Artista nata a Stoccolma nel 1976, vive e lavora a Milano. Raccoglie, ricerca e rielabora immagini d’archivio: lastre, dagherrotipi, cartes de visite, fotografie di cronaca e di rotocalco.

Che cos’è «The Hidden Mother»?

Il suo lavoro più noto: una raccolta, costruita tra il 2006 e il 2013, di fotografie di bambini ritratti con la madre nascosta sotto un drappo. All’edizione 2013 della Biennale di Venezia comprendeva 997 immagini; il libro, pubblicato da Mack e NMNM nel 2014, ne riproduce 1.002.

Che cos’è «Pour commander à l’air»?

Un gruppo di sedici fotografie di cronaca ottocentesche e novecentesche di corpi in caduta o sospesi, ingrandite e private del contesto narrativo. Il titolo deriva da una frase di Nadar.

Che cos’è «How to Look at a Camera»?

Un lavoro del 2019 che parte da immagini di persone cieche e di figure di spalle. Una decina di opere, in fotoincisione su lastra di zinco, sono dedicate alla Tapada Limeña, la donna velata del Perù ottocentesco.

Che mostra le ha dedicato la GAM di Torino?

Anger Pleasure Fear, a cura di Cecilia Canziani: la sua prima antologica in un’istituzione italiana, aperta fino al 1° marzo 2026, con catalogo Quodlibet.

Anche Gea Casolaro, che vive tra Roma e Parigi, lavora con fotografia, video, installazione e testi. Altri autori e autrici sono presentati nell’indice I grandi fotografi della storia. Con una ricerca concettuale e una manipolazione sensibile del colore lavora Ilaria Ferretti, nata a Fabriano nel 1980.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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