Lakin Ogunbanwo è nato nel 1987 a Lagos, in Nigeria, e rappresenta una delle voci più originali e internazionalmente riconosciute della fotografia africana contemporanea. La sua formazione è avvenuta in un contesto radicalmente diverso da quello degli studi fotografici tradizionali: Ogunbanwo si è laureato in diritto all’Università di Lagos, e soltanto in seguito ha scelto di dedicarsi professionalmente alla fotografia, sviluppando un approccio autodidattico integrato da un’intensa ricerca teorica e visiva autonoma. Questa doppia formazione — giuridica e artistica — ha prodotto in lui una sensibilità critica nei confronti delle strutture di potere che governano la rappresentazione visiva, in particolare quella dell’Africa e dei corpi neri nel sistema dell’arte globale.
Lagos, metropoli caotica e straordinariamente creativa, è rimasta il centro operativo di Ogunbanwo anche quando la sua carriera ha assunto dimensioni internazionali. La città non è solo il luogo in cui lavora ma una componente attiva della sua estetica: la sua vivacità cromatica, la mescolanza di tradizioni decorative yoruba e influenze globali, la vitalità delle scene di moda e musica popolari, tutto questo confluisce nel suo lavoro come materiale visivo e culturale. Ogunbanwo è rappresentato dalla galleria londinese Tiwani Contemporary ed è stato incluso in mostre collettive e fiere d’arte internazionali tra cui Art Basel, Frieze e la Biennale di Dakar.
La sua pratica artistica si è sviluppata inizialmente nel campo della fotografia di moda — ha collaborato con numerosi brand e riviste internazionali — ma è rapidamente trasbordato verso una ricerca più autonoma in cui la moda diventa materiale semiotico per indagini più profonde sull’identità, il corpo e la cultura visiva africana. Questa traiettoria, che parte dall’industria per approdare all’arte, è comune a molti fotografi africani della sua generazione ed è emblematica delle tensioni produttive tra mercato e autonomia critica che caratterizzano la fotografia contemporanea.
Analisi storico-critica
Il lavoro di Lakin Ogunbanwo si inserisce consapevolmente in un dibattito in corso sulla rappresentazione del corpo nero nella fotografia contemporanea. Rifiutando sia il documentarismo etno-antropologico che ha storicamente dominato la fotografia africana prodotta per gli sguardi occidentali, sia la riproduzione di stereotipi esotici, Ogunbanwo costruisce immagini in cui i soggetti — quasi sempre persone di Lagos, spesso figure dell’ambiente creativo cittadino — appaiono come protagonisti di una narrazione visiva che appartiene loro. La camera non documenta i suoi soggetti dall’esterno, ma collabora con loro nella costruzione di un’immagine che è al tempo stesso ritratto individuale e dichiarazione culturale.
Il suo stile visivo è immediatamente riconoscibile per l’uso di colori saturati e vibranti, spesso associati a sfondi monocromatici o a pattern geometrici ispirati alle tradizioni decorative yoruba e alla cultura visiva dell’Africa occidentale contemporanea. Questa scelta cromatica non è puramente estetica ma ideologica: il colore nei suoi lavori è un’affermazione di vitalità, di presenza, di rifiuto del grigiore visivo in cui la rappresentazione fotografica dei corpi africani ha spesso incorso. Le sue immagini sono visivamente gioiose e al tempo stesso teoricamente complesse, capaci di esistere contemporaneamente come oggetti di piacere visivo e come argomenti in un dibattito critico.
Sul piano formale, Ogunbanwo attinge a una tradizione fotografica africana specifica: quella degli studi fotografici di strada dell’Africa occidentale degli anni Cinquanta e Sessanta, di cui Seydou Keïta e Malick Sidibé sono i rappresentanti più noti. Questa genealogia non è un omaggio nostalgico ma una rivendicazione: Ogunbanwo afferma che esiste una tradizione fotografica africana autonoma, con le proprie coordinate estetiche e il proprio sistema di valori, che non ha bisogno di essere validata dal confronto con la fotografia europea o americana. Questa posizione si inserisce nel più ampio movimento intellettuale del pan-africanismo visivo che ha caratterizzato la scena artistica africana degli anni Duemiladieci.
La sua collaborazione con la moda internazionale — campagne per brand come Valentino, servizi per Vogue Italia, L’Officiel, Dazed — va letta non come compromesso commerciale ma come strategia consapevole di occupazione di uno spazio mediatico globale. Portare uno sguardo esteticamente africano nelle pagine delle riviste di moda internazionali è, per Ogunbanwo, un atto politico: una sovversione dall’interno dei sistemi di rappresentazione che storicamente hanno prodotto immagini dell’Africa per il consumo occidentale.
Opere principali
Il progetto “You Are Worthy” è tra i lavori più significativi di Ogunbanwo: una serie di ritratti in cui persone ordinarie di Lagos sono fotografate con la stessa cura compositiva e la stessa qualità luminosa normalmente riservate alle celebrity o ai protagonisti della moda. Il titolo è una dichiarazione programmatica: ogni soggetto, indipendentemente dalla propria condizione sociale, merita di essere visto con piena attenzione visiva. Le immagini di questa serie sono state esposte a Londra, Lagos e New York e hanno ricevuto ampio riconoscimento critico.
La serie “Of This Our Country”, sviluppata tra il 2018 e il 2020, indaga il rapporto tra l’identità nigeriana e il patrimonio culturale yoruba attraverso ritratti in cui indumenti tradizionali, accessori cerimoniali e pattern tessili convivono con elementi della contemporaneità urbana. Il risultato è un lavoro che rifiuta la separazione tra “tradizione” e “modernità” come categorie analitiche separate, proponendo invece una visione dell’identità africana contemporanea come stratificazione dinamica. Il volume monografico “Lakin Ogunbanwo” (2022, Tiwani Contemporary) ha raccolto per la prima volta una selezione sistematica del suo lavoro degli ultimi dieci anni.
Fonti
– Tiwani Contemporary — Lakin Ogunbanwo
– Aperture Foundation — Lakin Ogunbanwo: An Interview
– British Journal of Photography — Lakin Ogunbanwo Profile
– Vogue Italia — Lakin Ogunbanwo Photography
– Dazed — Lakin Ogunbanwo Interview
– LensCulture — Lakin Ogunbanwo Featured Photographer
– Frieze — Lakin Ogunbanwo at Art Basel
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l’evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell’immagine.
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Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all’influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.


