Jacques-Henri Lartigue, fotografo e pittore francese, nasce a Courbevoie il 13 giugno 1894 e muore a Nizza il 12 settembre 1986, a novantadue anni. Si considera a lungo soprattutto un pittore, e vive di pittura per buona parte dell’esistenza, ma le immagini scattate fin dall’infanzia gli danno, dagli anni Sessanta, una fama internazionale che nessuna mostra di dipinti gli aveva mai procurato. La macchina fotografica resta per lungo tempo un compagno di giochi, lontano da ogni idea di carriera. La sua opera è legata alla fotografia istantanea, alla rappresentazione del movimento, alla vita della borghesia francese, alle automobili, all’aviazione pionieristica, allo sport, alla moda e ai gesti spontanei della famiglia. Riceve la prima macchina fotografica dal padre Henri nel 1902, a otto anni, e comincia a registrare con continuità il mondo domestico, le invenzioni del fratello Maurice detto Zissou, le vacanze, le corse e i cambiamenti della società francese. Questa biografia ricostruisce l’infanzia, la tecnica, l’effetto che porta il suo nome, l’autochrome, la riscoperta del 1963 e il destino di un archivio di oltre centomila immagini.
In Sintesi
- Jacques-Henri Lartigue nasce a Courbevoie nel 1894 e muore a Nizza nel 1986. Riceve la prima macchina fotografica dal padre nel 1902 e fotografa il mondo familiare durante l’infanzia.
- La sua opera documenta la Belle Époque, il tempo libero borghese, l’automobile, lo sport, l’aviazione e la moda, con uno sguardo dinamico fatto di inquadrature oblique e gesti colti al volo.
- Si forma come pittore, frequenta l’Académie Julian nel 1915 e vive di pittura per decenni, mentre la fotografia resta una pratica privata.
- Usa il bianco e nero, apparecchi Kodak come la Brownie, la stereoscopia e l’autochrome, uno dei primi processi industriali a colori.
- Nel 1963 una mostra al Museum of Modern Art di New York e un servizio su Life lo rivelano al grande pubblico, a sessantanove anni.
- Il suo archivio conta oltre 100.000 fotografie, circa 7.000 pagine di diario e 1.500 dipinti, e nel 1979 lo dona allo Stato francese.
Indice dei Contenuti
Un’infanzia fotografata nella Francia della Belle Époque
Lartigue cresce nella Francia della Belle Époque, un periodo segnato dalla fiducia nel progresso tecnico, dallo sviluppo industriale, dalla nuova mobilità sociale e dalla diffusione di pratiche legate al tempo libero. Nasce in una famiglia agiata: il padre Henri è un uomo d’affari appassionato di fotografia, la madre è Marie Haguet, il fratello maggiore Maurice, nato il 2 agosto 1890, è per tutti Zissou. Fin da piccolo ha accesso a un ambiente in cui automobili, sport, villeggiature, giochi meccanici e innovazioni sono presenze concrete della vita quotidiana. La sua fotografia va letta a partire da questa condizione. Si presenta come il diario visivo di chi appartiene a una famiglia borghese e registra dall’interno esperienze, affetti e curiosità.

Henri Lartigue capisce presto l’interesse del figlio per i dispositivi ottici e meccanici. Nel 1902 gli regala una macchina fotografica e avvia un rapporto con il medium che durerà tutta la vita. Britannica ricorda che si tratta di un apparecchio a lastre di grande formato, che il bambino usa salendo su uno sgabello, e che l’anno dopo arriva una Brownie n. 2 da tenere in mano. Secondo la biografia ufficiale della Donation Jacques Henri Lartigue, il ragazzo fotografa con continuità il proprio mondo: le uscite in automobile, le vacanze di famiglia, le invenzioni costruite da Zissou. Quei soggetti sono il centro della sua futura poetica: l’interesse per ciò che accade, per la velocità, per il gioco, per l’imprevisto e per il carattere effimero delle cose.
La famiglia possiede il castello di Rouzat, nel Puy-de-Dôme, dove i due fratelli costruiscono giochi e macchine. Zissou fabbrica veicoli, alianti, apparecchi volanti nelle cantine e nel parco, Jacques, di salute fragile, resta spesso a guardare e a fotografare. Dal 1904-1905, secondo le ricostruzioni, sperimenta le sovrimpressioni per ottenere fotografie di «fantasmi», e scatta immagini stereoscopiche; nel 1912 il padre gli regala un apparecchio stereoscopico nuovo e una cinepresa Pathé. Tutto questo avviene prima che esista una «carriera»: il ragazzino fa quello che fanno i bambini con un giocattolo costoso e affascinante, con la differenza che ha l’occhio giusto.
Lartigue fotografa mentre la fotografia amatoriale diventa più accessibile. Gli apparecchi portatili e le pellicole più pratiche avevano sottratto l’immagine alla rigidità dei primi studi e dei grandi apparecchi a lastre. La macchina può essere portata in giardino, sulle spiagge, alle corse automobilistiche, nei parchi. Questa trasformazione tecnica cambia anche il linguaggio. La fotografia non deve più limitarsi al ritratto immobile o alla veduta attentamente composta: può inseguire il movimento, registrare un salto, cogliere il passaggio di una vettura, fermare un gesto involontario.
La fotografia istantanea di Lartigue nasce dunque dalla possibilità materiale di usare rapidamente una macchina in un mondo che si trasforma, e solo dopo diventa un fatto artistico. Ha la curiosità dell’inventore bambino e la sensibilità del pittore. Osserva il gesto prima che diventi posa, l’automobile prima che sparisca dal campo visivo, il corpo prima che atterri. Appare modernissima oggi proprio perché non cerca di dimostrare la propria modernità, e punta a trattenere ciò che sta per accadere o è appena accaduto.
Le fotografie di famiglia raccontano un universo protetto e privilegiato. I soggetti sono parenti, amici, governanti, bambini, donne eleganti, sportivi e frequentatori della buona società parigina. Il fotografo non documenta la povertà, la guerra o il conflitto sociale che attraversano l’Europa dell’epoca, e anche Britannica osserva che le immagini degli anni Trenta e Quaranta restano in gran parte intatte dagli orrori del tempo. Questa assenza fa parte della natura dell’archivio e va dichiarata senza imbarazzo. Per questo le sue immagini sono documenti preziosi della cultura borghese francese, del culto della velocità e della nascita di nuovi rituali visivi legati al corpo, alla moda e al tempo libero.
Zissou occupa un posto speciale. Le sue invenzioni, i tentativi di costruire veicoli, alianti e macchine volanti, diventano soggetti ricorrenti. Nelle immagini di Jacques l’infanzia convive con il progresso tecnico: i giochi dei bambini sono pieni di ingranaggi, ruote, ali, strutture leggere e desiderio di volo. L’automobile e l’aeroplano sono oggetti da osservare, disegnare, imitare e fotografare, prima ancora di essere simboli del futuro.
Fin da giovane, poi, tiene un diario. La biografia della Donation lo spiega con una frase che dice molto del metodo: Jacques sente che le fotografie da sole non bastano a catturare la bellezza del mondo che lo circonda. La cronologia della Donation colloca l’inizio del diario nel 1903, con appunti su foglietti. Le fotografie e le pagine di diario formano un corpus inseparabile. L’immagine conserva un frammento visivo, la scrittura aggiunge nomi, emozioni, circostanze, desideri e delusioni. L’archivio risulta così una lunga autobiografia costruita con linguaggi diversi, e non una raccolta casuale di scatti riusciti.
La fama arriva tardi. Nel 1963, a sessantanove anni, una mostra personale al Museum of Modern Art di New York e una pubblicazione su Life lo presentano al pubblico internazionale. La sua opera viene letta come testimonianza straordinaria della Francia dei primi decenni del Novecento e come matrice della fotografia moderna. Il paradosso è evidente: ha fotografato per decenni senza pensare di essere un protagonista della storia della fotografia. A trasformarlo in autore canonico è la rilettura successiva del suo archivio.
Velocità, movimento e invenzione dello scatto moderno
L’elemento più caratteristico della fotografia di Lartigue è il movimento. Automobili, biciclette, cavalli, tuffi, salti, corse, aerei, bambini che corrono, donne che camminano con cappelli enormi, cani che attraversano il campo, tende mosse dal vento. In ogni caso sembra attratto da ciò che sfugge alla stabilità. Non cerca il momento solenne, ma quello instabile, in cui il corpo perde per un istante l’equilibrio o l’oggetto pare superare i confini dell’inquadratura. La stessa idea, in una frase attribuita a lui dal catalogo del Museum of Contemporary Photography, è «I want to catch time»: voglio catturare il tempo.
Le corse automobilistiche sono tra i soggetti più noti. Nella celebre fotografia indicata come Grand Prix de l’Automobile Club de France, 1912, Lartigue riprende un’automobile in corsa da un punto di vista obliquo. Le ruote appaiono deformate e inclinate, la vettura sembra lanciarsi fuori dall’immagine, mentre lo sfondo restituisce la sensazione della velocità. La fotografia è stata a lungo discussa per il cosiddetto effetto Lartigue, la deformazione prospettica e temporale che fa sembrare l’automobile inclinata in avanti. Il fenomeno non deriva da una deformazione della realtà prodotta dall’auto, ma dal funzionamento dell’otturatore a tendina, che registra porzioni diverse dell’immagine in istanti leggermente differenti.
L’effetto è tecnicamente istruttivo. Un otturatore a tendina non espone tutto il fotogramma nello stesso momento. Se il soggetto attraversa rapidamente l’inquadratura, la parte registrata per prima può mostrare una posizione diversa rispetto alla parte registrata per ultima. Una ruota circolare può apparire ellittica o inclinata, le linee verticali possono deformarsi. Nel caso di Lartigue quello che poteva sembrare un limite meccanico divenne un elemento visivo di grande forza. L’immagine non si limita a congelare il moto: mostra la relazione complessa tra tempo di esposizione, soggetto e dispositivo.
La sua sensibilità per la fotografia del movimento non coincide con quella di Étienne-Jules Marey o di Eadweard Muybridge. Marey scomponeva scientificamente il gesto, analizzando la locomozione con la cronofotografia. Muybridge organizzava sequenze sistematiche di corpi e animali in moto. Lartigue il movimento lo vive e lo fotografa con partecipazione, senza volerlo spiegare. La sua immagine è l’esperienza immediata della velocità, e nessuna tabella potrebbe sostituirla.
Da qui nascono le inquadrature non perfettamente centrate, i margini tagliati, gli elementi sfocati, i soggetti parzialmente fuori campo. La fotografia ottocentesca cercava spesso ordine, stabilità e completezza. Lartigue accetta l’accidentalità: un corpo può uscire dall’immagine, una figura può essere decentrata, un gesto può restare sospeso. Conta che la fotografia conservi l’energia dell’evento.
Anche il punto di vista è decisivo. Fotografa spesso da vicino, dal basso, lateralmente o da un’altezza insolita, senza la distanza neutrale del documento amministrativo. La macchina sta dentro l’azione. Chi guarda avverte che il fotografo condivide lo spazio con il soggetto, sul bordo di una pista, su una spiaggia, in una strada affollata, accanto a un campo sportivo. L’immagine trasmette così un coinvolgimento fisico.
La sua fotografia è anche prodotto di una cultura del tempo libero. Automobili, aeroplani e corse non appartengono alla dimensione industriale del lavoro, ma a quella dello spettacolo, della sperimentazione e dell’eleganza. La velocità è un valore culturale. La Belle Époque e i primi decenni del Novecento celebrano l’automobile, l’aviazione, il turismo, lo sport e il corpo libero nello spazio aperto, e Lartigue fotografa questo entusiasmo senza distacco polemico. Wikipedia ricorda tra i suoi soggetti il Gordon Bennett Cup, il Gran Premio di Francia, i primi voli di pionieri come Blériot e Garros, la campionessa di tennis Suzanne Lenglen al torneo di Parigi, e perfino l’arrampicata sulla Torre Eiffel.
Le donne del Bois de Boulogne hanno un ruolo decisivo. Dal 1910 circa Lartigue fotografa le dame eleganti che passeggiano nel parco, e per questo viene considerato un precursore della fotografia di moda. Gli abiti, i cappelli, i cani, le pose e il modo di camminare diventano elementi dinamici della composizione. La moda diventa un sistema di forme che reagisce al vento, al passo, alla luce e al movimento della città. Lartigue coglie le persone nel loro apparire pubblico, in un momento in cui l’identità borghese si costruisce attraverso la visibilità. Alcune di queste immagini compaiono tra il 1911 e il 1912 sulla rivista La Vie au Grand Air, che nel 1912 gli dedica una copertina.
La formazione pittorica spiega la qualità compositiva. Nel 1915 frequenta l’Académie Julian, dove studia con Jean-Paul Laurens e Marcel Baschet, e continua a considerare la pittura la propria attività professionale principale. Eppure la sua fotografia non si riduce a pittura: la macchina gli permette di affrontare il tempo in un modo che il dipinto non può riprodurre con la stessa immediatezza. Dipinge il ricordo e la visione elaborata, fotografa l’accadere.
Autochrome, diari e riscoperta di un archivio
Ridurre Lartigue al fotografo delle corse sarebbe limitante. L’archivio comprende una quantità vastissima di immagini familiari, scene di viaggio, ritratti, sport, paesaggi, mode, attività mondane e sperimentazioni cromatiche. Non costruisce una carriera lineare: fotografa per necessità personale, per curiosità, per conservare ciò che ama e per registrare il flusso della propria esistenza. La continuità privata è uno degli aspetti che rendono il corpus tanto prezioso.
I diari occupano un posto centrale nel metodo. La Donation conserva oltre 100.000 fotografie, circa 7.000 pagine di diario e 1.500 dipinti. I numeri mostrano come fotografia, scrittura e pittura siano per lui strumenti complementari. La fotografia ferma una persona, un abito, una luce, un gesto. Il diario registra il contesto emotivo dell’incontro, l’attesa, la nostalgia, l’entusiasmo, la delusione o il desiderio di tornare a un momento appena trascorso. Le immagini sono ordinate in oltre cento album, che lo stesso Lartigue compone, sviluppa e cataloga: una vera autobiografia visiva, come la definiscono i cataloghi museali.
Sperimenta anche l’autochrome, il procedimento a colori introdotto dai fratelli Lumière nel 1907. Fu il primo processo industriale di fotografia a colori realmente diffuso. Usava una lastra di vetro su cui uno strato di microscopici granuli di fecola di patata colorati, in genere rosso arancio, verde e violetto bluastro, agiva da filtro a mosaico. Dietro questo strato si collocava l’emulsione fotosensibile. Il risultato era una trasparenza positiva da osservare per luce trasmessa. La cronologia della Donation segnala che Lartigue realizza alcune delle sue lastre migliori nel 1920-1921 nel parco del castello della Garoupe, a Cap d’Antibes, mentre Britannica ricorda che lavora soprattutto in bianco e nero e si spinge anche verso questo procedimento.
Per lui l’autochrome offre una possibilità particolare. Il colore non serve a documentare scientificamente una scena, ma a prolungare la sensibilità pittorica. I toni morbidi, la grana visibile e la qualità vibrante delle lastre si accordano con l’interesse per l’atmosfera, la moda, i fiori, le vacanze e il mondo femminile. Le sue immagini a colori non possiedono la precisione cromatica della fotografia contemporanea, ma proprio questa limitazione tecnica contribuisce alla loro forza. Il colore appare come un velo, una luce filtrata, una materia delicata. In campo di colori, gli anni Dieci e Venti sono un laboratorio, e lui vi partecipa da dilettante illuminato.
Fotografare con continuità la propria cerchia sociale fa di Lartigue un testimone privilegiato della cultura borghese francese. Le immagini mostrano villeggiature, sport, automobili, cani, eleganza, giardini e rapporti familiari. Non sono fotografie neutrali della Francia intera. Non rappresentano tutte le classi sociali, né affrontano i grandi traumi del secolo con la stessa intensità con cui registrano la gioia dell’infanzia e del tempo libero. Eppure in questa selettività sta il loro valore storico. Racconta ciò che conosce e ama, e lascia la testimonianza eccezionale di un ambiente sociale e di una sensibilità.
La riscoperta del 1963 è determinante. A raccontarla è ancora la biografia ufficiale. Nel 1962, a New York, Charles Rado, fondatore dell’agenzia Rapho, vede le fotografie di Lartigue e le mostra a John Szarkowski, nuovo direttore del dipartimento di fotografia del Museum of Modern Art. Nel 1963, a sessantanove anni, Lartigue ha la prima mostra personale al MoMA. Nello stesso anno un servizio di dieci pagine su Life, nel numero di novembre dedicato anche alla morte di John F. Kennedy, rende le sue fotografie note a un pubblico vastissimo. Szarkowski lo definisce il precursore di ogni creazione interessante e viva realizzata nel corso del Novecento. Lartigue, fino ad allora sconosciuto come fotografo, diventa in pochi mesi uno dei nomi più celebri del medium. La riscoperta segna un successo personale e insieme un cambiamento nella storia del gusto fotografico.
Negli anni Sessanta la fotografia ha ormai conquistato una crescente legittimità museale, e si cercano autori capaci di incarnare le origini della modernità fotografica. Lartigue appare come un precursore dello scatto spontaneo, dell’inquadratura libera e dell’energia del quotidiano. La sua opera viene letta alla luce della fotografia di strada, del fotogiornalismo e della cultura dello snapshot. L’interpretazione rischia però di semplificare. Più che un reporter urbano o un fotografo di strada interessato ai contrasti sociali, Lartigue è un diarista visivo, capace di trasformare un archivio privato in una forma universale di memoria.
I riconoscimenti si moltiplicano. Nel 1966 esce il libro The Family Album (in francese Album de famille), legato a una mostra alla Photokina di Colonia. Nel 1970 è la volta di Diary of a Century, curato da Richard Avedon e Bea Feitler. Nel 1972 è ospite d’onore ai Rencontres d’Arles. Nel 1974 il presidente Valéry Giscard d’Estaing gli affida il ritratto ufficiale, un incarico fino ad allora destinato a fotografi poco noti. Nel 1975 una grande retrospettiva francese, Lartigue 8×80, viene ospitata a Parigi, al Musée des Arts Décoratifs secondo la biografia ufficiale e al Pavillon de Marsan secondo la cronologia della Donation (l’edificio ospita infatti il museo), e lo stesso anno viene nominato cavaliere della Legion d’onore.
Nel 1979 firma l’atto con cui dona allo Stato francese l’intera produzione fotografica, negativi, album, diari e macchine compresi, ed è il primo fotografo francese vivente a compiere un gesto simile. Affida la conservazione e la promozione all’Association des Amis de Jacques Henri Lartigue, oggi Donation Jacques Henri Lartigue, posta sotto il Ministero della Cultura. Il gesto garantisce l’unità del corpus e rende possibile una lettura storica più ampia del suo lavoro. Nel 1980 la mostra Bonjour Monsieur Lartigue si tiene al Grand Palais di Parigi e poi gira il mondo, nel 1981 si apre una sala permanente. Nel 1984 riceve il Kulturpreis della Deutsche Gesellschaft für Photographie.
La fotografia di Lartigue resta inseparabile dalla questione dell’archivio. Le immagini che oggi vediamo nei musei e nei libri non nascono come opere isolate destinate alla parete: facevano parte di album, sequenze, diari, ricordi familiari e raccolte personali. Il lavoro curatoriale ha selezionato fotografie diventate iconiche, ma il loro senso pieno emerge quando vengono ricollocate nella lunga durata della vita dell’autore.
Pittura, matrimoni e amicizie
La vita di Lartigue non si esaurisce nella fotografia. Dopo l’Académie Julian espone come pittore a partire dal 1922, prima alla galleria Georges Petit di Parigi, poi al Salon d’Automne, da Bernheim Jeune e al Grand Palais. I temi principali sono fiori, automobili e ritratti di celebrità. Nel 1924 partecipa con un dipinto alla competizione artistica delle Olimpiadi. Nel 1957 espone a L’Avana, ma gli eventi cubani lo costringono a lasciare le tele e a ripiegare in Messico e poi negli Stati Uniti. Nel 1960 si trasferisce a Opio, vicino a Grasse.
Nel 1914 il servizio militare gli viene rinviato per motivi di salute e, durante la Grande Guerra, mette la propria automobile a disposizione per il trasporto dei feriti. Nel dicembre 1919 sposa Madeleine «Bibi» Messager, figlia del compositore André Messager. Dal matrimonio nasce Dani, il 23 agosto 1921, e nel 1924 la figlia Véronique, che vive solo pochi mesi. Dani aprirà più tardi a Saint-Tropez un museo che ospita dipinti e ricordi del padre, accanto a una collezione di farfalle diurne francesi. Il matrimonio con Bibi finisce nel 1931. Il declino del patrimonio di famiglia, all’inizio degli anni Trenta, lo spinge a cercare altri redditi, ma Lartigue rifiuta un lavoro stabile e vive in modo modesto della sua pittura per tutto il decennio e per quello seguente.
Nel 1930 incontra la modella Renée Perle, che diventa la sua compagna e uno dei soggetti più fotografati. Il Tate conserva due sue fotografie, René Pearl (1930) e Bibi in London (1926, stampata intorno al 1980). Il 12 marzo 1934 sposa Marcelle «Coco» Paolucci, un legame che dura circa due anni. Nel 1932, intanto, aveva lavorato come assistente alla regia e addetto ai sopralluoghi per il film Les Aventures du roi Pausole, e nel 1935 un’esposizione di ritratti alla Galerie Jouvène di Marsiglia ottiene successo. Nel 1942 conosce Florette Orméa, che sposa il 28 agosto 1945 e che lo accompagna, nel 1962, in un viaggio in nave mercantile fino a Los Angeles.
Negli anni Cinquanta il riconoscimento come fotografo comincia a filtrare. Nel 1954 contribuisce a fondare con Albert Plécy e Raymond Grosset l’associazione Gens d’Images, di cui diventa vicepresidente, e che oggi assegna i premi Niépce e Nadar. Nel 1955 espone alla Galerie d’Orsay di Parigi in una collettiva con Brassaï, Robert Doisneau e Man Ray, e realizza i ritratti di Pablo Picasso e Jean Cocteau. Tra le sue amicizie compare anche Sacha Guitry. Dopo la scoperta americana stringe un legame di amicizia con Avedon e con il fotografo Hiro, e prosegue a lavorare per riviste di moda.
Lartigue continua a fotografare, dipingere e scrivere fino alla fine, e la sua curiosità lo porta a spingersi in Inghilterra e negli Stati Uniti anche oltre gli ottant’anni. Muore a Nizza il 12 settembre 1986. Dopo di lui il suo sguardo si ritrova ben oltre i libri di storia: Wes Anderson cita la sua opera in Rushmore e in The Life Aquatic with Steve Zissou, e a Issy-les-Moulineaux una stazione del tram porta il suo nome.
Le opere principali
Le fotografie e le pubblicazioni più importanti di Lartigue si possono leggere come tappe di un’unica autobiografia visiva. La più antica è Bichonnade, 1902 circa, tra le immagini infantili più note: ritrae una figura femminile in un gesto dinamico e leggero, e mostra già l’attenzione per il movimento spontaneo e per l’imprevisto del corpo nello spazio. La data è indicativa, come è spesso il caso nel suo archivio di album compilati a posteriori.
Zissou dans son appareil volant, Rouzat, 1909 circa è una serie dedicata agli esperimenti del fratello Maurice con macchine volanti e strutture meccaniche. Le fotografie esprimono il fascino infantile per l’aviazione e per l’invenzione tecnica nella Francia della Belle Époque, e mostrano come il gioco dei due fratelli anticipi, in scala ridotta, l’entusiasmo di un’intera epoca.
Grand Prix de l’Automobile Club de France, 1912 è una delle fotografie più celebri. L’immagine di un’automobile da corsa ripresa in velocità è diventata emblematica della fotografia del movimento e del cosiddetto effetto Lartigue prodotto dall’otturatore a tendina. Nella storia della fotografia è uno degli esempi più citati di come un limite tecnico possa diventare linguaggio.
La cousine Bichonnade, 1911 circa è una serie di ritratti e fotografie informali dedicate a familiari e conoscenti. Queste immagini mostrano il ruolo centrale dell’ambiente domestico e affettivo nella sua opera, e ricordano che il Lartigue «sportivo» e il Lartigue «affettuoso» sono lo stesso autore.
Avenue du Bois de Boulogne, anni Dieci raccoglie le fotografie dedicate alla vita mondana parigina, ai cappelli, agli abiti, alle passeggiate e alle figure femminili della borghesia. Sono documenti centrali della moda e della cultura visiva francese del primo Novecento.
Les Autochromes de J.-H. Lartigue, 1912-1927 è l’insieme di immagini realizzate con il procedimento autochrome, uscito anche in volume nel 1980. Queste fotografie a colori testimoniano il rapporto fra il suo sguardo pittorico e le prime tecnologie cromatiche diffuse industrialmente.
The Family Album, 1966 è la pubblicazione che contribuisce a consolidare la fama internazionale dopo la riscoperta degli anni Sessanta. Il libro rende accessibile al pubblico un nucleo importante dell’archivio familiare e infantile.
Diary of a Century, 1970 è il volume che unisce fotografie e materiali diaristici, con una lettura autobiografica dell’opera. La pubblicazione è concepita con il contributo di Richard Avedon, che ne cura l’impaginazione insieme a Bea Feitler, e presenta Lartigue come testimone visivo del proprio secolo. L’edizione francese segue nel 1973.
Il Ritratto ufficiale di Valéry Giscard d’Estaing, 1974 è l’incarico istituzionale ricevuto dal presidente francese. Dimostra il riconoscimento raggiunto in età avanzata, quando la sua fotografia è ormai entrata nel patrimonio culturale nazionale. L’ultima tappa è Bonjour Monsieur Lartigue, Grand Palais, 1980, la grande esposizione parigina che presenta al pubblico una parte significativa dell’opera e conferma la consacrazione museale dell’autore.
Collezioni, libri e mostre
Le opere di Lartigue sono conservate in molti musei. Il nucleo principale resta la Donation Jacques Henri Lartigue, ma il Museum of Modern Art di New York, il Tate, il LACMA, il San Francisco Museum of Modern Art, il Detroit Institute of Arts e gli Harvard Art Museums custodiscono stampe e serie. Le due stampe del Tate si consultano su appuntamento nella Prints and Drawings Room di Tate Britain.
Tra i libri vanno ricordati, oltre ai già citati Album de famille (1966) e Diary of a Century (1970), la monografia di Claude Gallot del 1971, il volume Les Femmes aux cigarettes (1980) e quello di Romeo Martinez e Bryn Campbell del 1982. La bibliografia comprende inoltre numerosi documentari e film dedicati al fotografo.
Fra le mostre, le tappe storiche sono quella del Museum of Modern Art di New York nel 1963, la retrospettiva parigina del 1975, la grande esposizione del Grand Palais nel 1980 e la sala permanente del 1981, fino a Le troisième oeil, dedicata alle stereoscopie, nel 1986. Dal 1980 la Donation organizza esposizioni quasi ogni anno, e ogni nuova selezione ricostruisce un diverso Lartigue, quello dei giochi, quello della moda, quello dei viaggi, quello del colore.
Domande frequenti
Chi era Jacques-Henri Lartigue?
Fu un fotografo e pittore francese, noto per le fotografie della Belle Époque, delle automobili, dell’aviazione, dello sport, della moda e della vita familiare.
Quando nacque e quando morì?
Nacque il 13 giugno 1894 a Courbevoie, vicino a Parigi, e morì il 12 settembre 1986 a Nizza.
Perché è importante nella storia della fotografia?
Per l’uso libero e dinamico della fotografia istantanea, per la rappresentazione del movimento e per il valore storico del suo vasto archivio sulla vita borghese francese del primo Novecento.
Quando ricevette la prima macchina fotografica?
Nel 1902, dal padre Henri, quando aveva otto anni.
Che cos’è l’effetto Lartigue?
È la deformazione visibile in alcune fotografie di oggetti veloci, soprattutto automobili, causata dal funzionamento dell’otturatore a tendina. L’oggetto appare inclinato o alterato perché le diverse parti del fotogramma non vengono registrate nello stesso istante.
Qual è la sua fotografia più famosa?
Una delle più celebri è l’automobile da corsa al Grand Prix dell’Automobile Club de France del 1912, nota per il forte senso di velocità e per l’effetto dell’otturatore a tendina.
Era un fotografo professionista?
Per gran parte della vita si considerò soprattutto un pittore. La fama come fotografo arrivò tardi, soprattutto dopo la mostra al MoMA di New York del 1963.
Che cos’è l’autochrome usato da Lartigue?
Un procedimento fotografico a colori su lastra di vetro, introdotto dai fratelli Lumière nel 1907. Lartigue lo impiegò per immagini dai colori morbidi e dalla forte sensibilità pittorica.
Quali soggetti fotografava?
Familiari, amici, automobili, corse, sport, aerei, vacanze, spiagge, moda, donne al Bois de Boulogne, bambini e momenti della vita quotidiana borghese.
Quando fu riscoperto il suo lavoro fotografico?
Nel 1963, con una mostra personale al Museum of Modern Art di New York e una diffusione su Life.
Quante fotografie lasciò?
L’archivio comprende oltre 100.000 fotografie, circa 7.000 pagine di diario e 1.500 dipinti.
A chi donò il proprio archivio?
Nel 1979 donò l’intera produzione fotografica allo Stato francese, affidandone la conservazione e la valorizzazione all’associazione dedicata al suo nome.
Per altri profili di autori e autrici si veda l’indice I grandi fotografi della storia.
Fonti
- Donation Jacques Henri Lartigue, biografia ufficiale
- Donation Jacques Henri Lartigue, cronologia
- Tate, Jacques-Henri Lartigue
- Encyclopaedia Britannica, Jacques-Henri Lartigue
- Wikipedia, Jacques Henri Lartigue (italiano)
- Wikipedia, Jacques Henri Lartigue (inglese)
- Museum of Contemporary Photography, Jacques Henri Lartigue
- Dayton Art Institute, Jacques Henri Lartigue
Aggiornato Ottobre 2026



