Stefan Moses

Stefan Moses (Ratibor, Slesia, 1928 – Monaco di Baviera, 2018) è uno dei più grandi ritrattisti fotografici tedeschi del secondo Novecento e l’autore di uno dei corpus fotografici più importanti per la comprensione della Germania del dopoguerra nella sua complessità culturale, politica e umana. La sua opera, costruita nell’arco di quasi sessant’anni di lavoro principalmente per la rivista Stern di Amburgo, si articola attorno a due poli complementari: la lunga serie di ritratti dell’intellighenzia culturale tedesca e il monumentale progetto di documentazione dei tedeschi comuni nel contesto della divisione del paese e poi della riunificazione. Attraverso questi due filoni, Moses costruisce un archivio visivo della Germania moderna che non ha equivalenti per profondità, durata e qualità nella storia della fotografia europea.

Moses nasce nel 1928 a Ratibor, nella Slesia tedesca (oggi Racibórz, Polonia), da una famiglia ebraica. La sua infanzia è segnata dalle persecuzioni naziste: il padre viene deportato e ucciso in un campo di concentramento, e Moses stesso sopravvive nascondendosi e poi lavorando come lavoratore forzato in una fabbrica. Dopo la fine della guerra, Moses si stabilisce a Monaco di Baviera, che diventerà la sua città per tutta la vita, e inizia a lavorare come fotografo, prima in modo autonomo e poi come collaboratore fisso di Stern a partire dal 1954. Questa collaborazione con la più importante rivista illustrata tedesca del dopoguerra durerà più di trent’anni, garantendo a Moses un pubblico vastissimo e le risorse necessarie per sviluppare i suoi grandi progetti fotografici.

La specificità biografica di Moses, ebreo tedesco sopravvissuto alla persecuzione nazista che poi dedica la vita a fotografare la Germania e i tedeschi, è un elemento essenziale per comprendere la sua opera. Non c’è in Moses rancore né nostalgia acritica, ma una volontà di capire e di documentare il proprio paese nel suo processo di elaborazione del passato, di costruzione di una nuova identità democratica e di confronto con i fantasmi della storia. Questa posizione di insider-outsider, di qualcuno che appartiene alla Germania e al tempo stesso ne è stato rifiutato e ferito, conferisce alla sua fotografia una qualità di sguardo doppio — partecipativo e critico allo stesso tempo — che è una delle sue caratteristiche più preziose.

Deutschen e i ritratti della cultura: l’archivio di una nazione

Il progetto Deutschen (I Tedeschi), sviluppato principalmente tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta e poi proseguito fino alla riunificazione e oltre, è l’opera più ambiziosa di Stefan Moses e uno dei più importanti progetti di ritratto documentario della storia della fotografia tedesca. Moses fotografa tedeschi di ogni ceto, professione, regione e generazione, costruendo un catalogo visivo della società tedesca nel suo insieme: minatori della Ruhr, operai di Berlino Ovest, contadini bavaresi, professori universitari, imprenditori, casalinghe, pensionati, artisti, militari. Il metodo è rigoroso e deliberatamente semplice: il soggetto viene fotografato in piedi o seduto con uno sfondo neutro — spesso un cartone bianco portato dallo stesso Moses — in modo che l’identità della persona si riveli attraverso il proprio corpo, i propri abiti, la propria espressione e la propria postura, senza essere condizionata dall’ambiente.

Questo metodo ritrattistico ha una genealogia precisa: Moses conosce il lavoro di August Sander, il grande fotografo tedesco del primo Novecento che aveva costruito con l’opera “Menschen des 20. Jahrhunderts” il più sistematico archivio per tipi sociali della storia della fotografia europea. Moses riprende l’ambizione sanderiana di costruire un catalogo visivo della società tedesca, ma con una differenza fondamentale di approccio: dove Sander cercava il tipo rappresentativo della categoria sociale, Moses è interessato all’individuale irriducibile, alla singolarità di ogni persona. Le sue fotografie non categorizzano ma rivelano: ogni soggetto è unico, e la dignità individuale è il valore che Moses protegge con coerenza assoluta attraverso l’intera serie.

Il corpus di ritratti di personalità culturali tedesche realizzato da Moses per Stern e per commissioni private è una galleria straordinaria della vita intellettuale e artistica della Germania del dopoguerra. Vi compaiono scrittori come Heinrich Böll e Günter Grass, pittori come Joseph Beuys e Georg Baselitz, registi come Rainer Werner Fassbinder e Werner Herzog, filosofi, musicisti, teatranti. Moses li fotografa quasi sempre in modo informale, fuori dallo studio, nei loro ambienti di lavoro o di vita, con una naturalezza che riflette la fiducia che i soggetti ripongono in lui. Questi ritratti sono documenti di una generazione culturale che ha cercato di fare i conti con la Germania nazista attraverso la letteratura, il cinema, il teatro e l’arte: la tensione tra questo passato ingombrante e la necessità di costruire una cultura nuova è percepibile in molti di essi.

Il progetto Abschied und Anfang (Addio e inizio, 1989–1994) documenta la riunificazione tedesca attraverso ritratti di tedeschi orientali e occidentali nei mesi immediatamente successivi alla caduta del muro di Berlino. Moses fotografa nelle città della ex DDR, nei quartieri operai di Lipsia e Dresda, catturando i volti di persone che stanno attraversando una delle trasformazioni più radicali della storia europea recente: la fine di un sistema politico ed economico, l’incontro con un mondo che conoscevano solo attraverso la televisione, la prospettiva incerta di un futuro che poteva significare liberazione o abbandono. Queste fotografie sono tra le più storicamente preziose dell’intero corpus di Moses.

Le Opere principali

  • Deutschen (1960–1990): Il progetto monumentale di ritratto documentario dei tedeschi, pubblicato in diversi volumi. Punto di riferimento assoluto della fotografia documentaria tedesca.
  • Ritratti di personalità culturali tedesche (1954–1990): Corpus di ritratti degli intellettuali e artisti tedeschi più importanti del dopoguerra, realizzati principalmente per Stern.
  • Abschied und Anfang (1989–1994): Documentazione della riunificazione tedesca attraverso ritratti di tedeschi orientali e occidentali nei mesi successivi alla caduta del muro.
  • Collaborazione con Stern (1954–1985): La collaborazione duratura con la principale rivista illustrata tedesca, che ha garantito la diffusione del lavoro a un pubblico vastissimo.
  • Joseph Beuys – serie di ritratti (1963–1984): Corpus di fotografie del grande artista tedesco nel corso di vent’anni di frequentazione. Tra le più importanti documentazioni fotografiche di Beuys.
  • Günter Grass – ritratti (1960–2000): Quarant’anni di fotografie del grande scrittore, una delle più lunghe relazioni ritrattistiche della carriera.
  • Retrospettiva Haus der Kunst Monaco (2009): Grande retrospettiva nella principale istituzione d’arte moderna di Monaco, con il catalogo più completo sull’intera opera.
  • “Meiner Mutter zum Gedächtnis” (2006): Libro fotografico dedicato alla memoria della madre, con riflessione personale sul rapporto tra fotografia, memoria e identità.

 

Fonti

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