Graham Smith

Graham Smith (South Shields, Tyne and Wear, 1947) è un fotografo documentario britannico la cui opera rappresenta uno dei contributi più intensi e più onesti alla documentazione delle comunità operaie del Nord-Est dell’Inghilterra nel periodo del declino industriale degli anni Settanta e Ottanta. La sua posizione nella storia della fotografia britannica è quella di un insider assoluto: a differenza di Chris Killip, che si era trasferito nel nordest da fuori, Graham Smith nasce e cresce a South Shields, sulle rive del Tyne, in una delle famiglie operaie che poi fotografi dall’esterno avrebbero documentato come soggetti. Questa origine biografica determina in modo fondamentale la qualità del suo sguardo: Smith non guarda le comunità operaie del nordest come un osservatore esterno curioso o solidale, ma come qualcuno che appartiene a esse e che usa la macchina fotografica per rendere visibile dall’interno una realtà che conosce con la familiarità dell’esperienza vissuta.

Smith nasce nel 1947 a South Shields, figlio di una famiglia operaia della zona portuale: il padre lavora nei cantieri navali che dominano l’economia locale, uno dei settori industriali che negli anni Ottanta la politica di deindustrializzazione thatcheriana colpirà con la maggiore violenza. Questa origine di classe è il fondamento biografico di tutta la sua fotografia: Smith fotografa il proprio mondo, le proprie persone, il proprio paesaggio culturale e geografico con l’occhio di chi sa che cosa significa vivere in quel contesto, non di chi lo visita con l’obiettivo di documentarlo per un pubblico esterno. Questa differenza di posizione è percepibile in ogni fotografia.

Smith si avvicina alla fotografia negli anni Settanta, in parte attraverso il contatto con la scena fotografica del nordest che in quegli anni è uno dei poli più vivaci della fotografia documentaria britannica — il contesto in cui opera anche Chris Killip e in cui si sviluppa quella che i critici hanno chiamato la “scuola del nordest inglese” della fotografia documentaria. Tuttavia, il lavoro di Smith si distingue nettamente da quello di Killip per il diverso rapporto con i soggetti: dove Killip è il frequentatore rispettoso che costruisce relazioni nel tempo, Smith è il compaesano che fotografa i propri vicini, i propri parenti, i propri conoscenti con una familiarità che non richiede il lungo processo di accettazione che invece Killip deve costruire.

Il pub, la piazza, il fiume: i luoghi dell’identità operaia

Il corpus fotografico di Graham Smith è costruito attorno a una serie di luoghi fisici che sono al tempo stesso luoghi culturali e identitari della vita operaia del nordest inglese: il pub, la piazza del mercato, il lungofiume, la chiesa locale, il campo di calcio del quartiere. Questi spazi non sono scelti per la loro eventuale qualità pittoresca o per il loro interesse documentario esterno, ma perché sono i luoghi in cui la vita comunitaria si svolge autenticamente, dove le persone si incontrano, si parlano, celebrano le proprie ritualità sociali e costruiscono quotidianamente quell’identità collettiva che la deindustrializzazione sta progressivamente erodendo.

Le fotografie di Smith nei pub del nordest sono tra le sue opere più intense e più rivelatrici. Il pub britannico, in particolare nelle comunità operaie, è molto più di un esercizio commerciale: è il luogo del ritrovo maschile quotidiano, della socialità informale, dei dibattiti politici, del lutto e della celebrazione, dello scambio di storie e di informazioni che tiene unita la comunità. Smith frequenta questi spazi come frequentatore, non come intruso, e le sue fotografie riflettono questa posizione: i volti degli uomini ripresi al bancone, nelle conversazioni tra amici, nei momenti di riflessione solitaria, non hanno la rigidità del soggetto consapevole dell’obiettivo ma la naturalezza di chi è in compagnia di qualcuno di familiare.

Un aspetto fondamentale del lavoro di Smith è la sua attenzione alla dimensione corale della vita comunitaria, alla presenza di gruppo piuttosto che all’individuo isolato. Dove molti fotografi documentaristi tendono a privilegiare il ritratto singolo come strumento di identificazione e di empatia con il soggetto, Smith è più interessato alle relazioni tra le persone, ai gesti di solidarietà e di affetto, alle strutture sociali informali che tengono unita la comunità. In questo senso la sua fotografia è meno biografica e più sociologica rispetto a quella di Killip, pur condividendo con essa la profondità del coinvolgimento umano e la qualità del bianco e nero.

Il contesto politico in cui Smith lavora — la Gran Bretagna thatcheriana degli anni Ottanta, con i suoi scioperi minerari, le sue chiusure di fabbriche, la sua sistematica distruzione del welfare state e della cultura sindacale operaia — conferisce alle sue fotografie una dimensione di urgenza storica che trascende il semplice documento antropologico. Smith fotografa comunità che stanno per essere distrutte non da una calamità naturale ma da una scelta politica deliberata, e questo consapevolezza del contesto è presente nelle immagini non come messaggio esplicito ma come qualità dell’attenzione: ogni volto, ogni gesto, ogni spazio fotografato porta il peso di sapere che quella vita sta per cambiare radicalmente e che le fotografie saranno presto l’unica testimonianza di ciò che è stato.

Smith ha esposto il proprio lavoro in gallerie e istituzioni britanniche e ha ricevuto riconoscimenti dall’Arts Council England e da altre istituzioni culturali. Il suo lavoro è conservato in diverse collezioni pubbliche britanniche ed è stato oggetto di studi critici nell’ambito della storia della fotografia documentaria britannica. La Martin Parr Foundation ha contribuito in anni recenti alla valorizzazione e alla diffusione del suo archivio.

Le Opere principali

  • South Shields e Tyneside (1970–1990): Il corpus principale, fotografie dei pub, delle piazze e dei luoghi di vita comunitaria del nordest inglese.
  • Between Hardship and Pleasure (serie principale): La raccolta che meglio sintetizza l’ambivalenza della vita operaia nel nordest, tra difficoltà materiali e ricchezza delle relazioni umane.
  • Fotografie del periodo degli scioperi minerari (1984–1985): Documentazione del grande sciopero dei minatori britannici, uno degli eventi politici più significativi del decennio.
  • Esposizioni alla Side Gallery, Newcastle: La galleria fotografica del nordest che è stata il principale spazio di presentazione del suo lavoro.
  • Martin Parr Foundation – archivio Smith: La fondazione che ha contribuito alla valorizzazione del lavoro negli anni recenti.
  • Arts Council England – sovvenzioni per la fotografia documentaria: I sostegni pubblici che hanno permesso la produzione del corpus principale.
  • Collezioni pubbliche britanniche: Il lavoro è presente in diverse collezioni fotografiche pubbliche del nordest e nazionali.
  • Collaborazione con Chris Killip (anni Settanta–Ottanta): La frequentazione della stessa scena fotografica del nordest, con esposizioni condivise e dialogo critico.

 

Fonti

 

 

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