Home/I Maestri della Fotografia/Fotografi Italiani

Efrem Raimondi

Efrem Raimondi (Legnano, 1958 – 2021): ritrattista di Vasco Rossi, Monica Bellucci e dei protagonisti del design, maestro e blogger della fotografia italiana.

La Redazione di Storia della Fotografia 11 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

Su GoogleAggiungici come fonte preferita
Efrem-Raimondi-autoscatto-dal-web-1

Efrem Raimondi (Legnano, 16 agosto 1958 – 16 febbraio 2021) è stato un fotografo italiano, soprattutto ritrattista. Ha lavorato per riviste come GQ, Vanity Fair e Rolling Stone, per aziende come Trussardi, IBM Italia e Prada, ha ritratto musicisti, sportivi, politici e architetti, ed è stato a lungo anche un maestro per i giovani fotografi, attraverso corsi, conferenze e un blog molto seguito. Per il grande pubblico resta soprattutto l’autore delle immagini di Vasco Rossi; per gli appassionati, un fotografo che considerava il lavoro fisico e quasi punk più che una carriera.

In Sintesi

  • Chi era: ritrattista e fotografo di design; nato a Legnano il 16 agosto 1958, morto improvvisamente il 16 febbraio 2021 a 62 anni, per un infarto; viveva a Busto Arsizio.
  • Inizi: primo reportage nel 1980 sul terremoto dell’Irpinia; dal 1983 collabora con riviste italiane e internazionali.
  • Clienti: GQ, Vanity Fair, Rolling Stone, Interni; Trussardi, IBM Italia, Prada; monografie per Cassina e Zerodisegno.
  • Ritratti: Vasco Rossi, Monica Bellucci, Joe Strummer, Giulio Andreotti, Alex Zanardi, Riccardo Muti, Philippe Starck.
  • Ruoli: dal 2009 nella Hasselblad Master Jury e nel direttivo di AFIP International; docente al Raffles Milano; fotografo di Contrasto.
  • Mostre: Self-Portrait (Busto Arsizio, 2016), La mia famiglia (Parma, 2018), Quintessenze (Milano, 2021).

Gli inizi: l’Irpinia e le riviste

Efrem Raimondi nasce a Legnano, nel Milanese, il 16 agosto 1958. Il padre è il suo primo maestro: più tardi lo ritrarrà a torso nudo, con la cicatrice di un intervento chirurgico sull’addome, e dirà che quello è uno dei suoi lavori più riusciti. Comincia a fotografare nel 1980, con un reportage sull’Irpinia dopo il terremoto del 23 novembre. Dal 1983 collabora con riviste italiane e internazionali: GQ e GQ America, Vanity Fair, Rolling Stone, Capital, Interni e Gap. Lavora anche per aziende come Trussardi, IBM Italia e Prada. Ecoseven aggiunge che le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private e che si definiva principalmente un ritrattista, con frequenti incursioni nel design; Artribune lo chiama «fotografo delle star» e, tra i ritratti, ricorda anche Mario Draghi, allora presidente del Consiglio.

Lavora per 38 anni. Prima di diventare uno dei fotografi di riferimento dei periodici di moda e di costume, è passato per l’agenzia Grazia Neri, poi per Contrasto, dove Denis Curti era direttore. Denis Curti, che dirigeva Contrasto e lo ha conosciuto in quegli anni, racconta in un’intervista per il Salone del Mobile che Raimondi lavorava con Grazia Neri prima di passare all’agenzia. Il punto di partenza, il reportage di cronaca, resta un riferimento: i profili lo descrivono come «principalmente un ritrattista», ma con una disciplina che nasce dal fotogiornalismo.

Il ritratto

Raimondi fotografa personaggi molto diversi. Tra i nomi che le fonti ricordano: Joe Strummer, Monica Bellucci, Cat Power, Franca Sozzani, Lea Vergine, Enzo Mari, Alex Zanardi, Riccardo Muti, Giovanni Soldini, Giulio Andreotti, Zlatan Ibrahimović e Philippe Starck. Alcuni ritratti restano nella memoria perché rinunciano al volto: di Ibrahimović fotografa soltanto i piedi fasciati dopo una partita; Starck compare sotto un telo di cellophane; Vasco Rossi sotto la doccia, in jeans e camicia bianca.

Denis Curti, che lo conosceva bene, dice in un’intervista del 2021 che Raimondi rifiutava la fisiognomica: trattava ogni soggetto, dal designer alla pop star, con lo stesso impegno e la stessa energia, e lo definisce un fotografo «militante». Per Curti era «l’ultimo punk rimasto nella fotografia», perché la considerava una pratica fisica più che un mestiere. Raimondi stesso sosteneva che «la fotografia non esiste»: ogni immagine è filtrata dallo sguardo di chi la fa. Citava come riferimento Richard Avedon e condivideva l’idea di Ferdinando Scianna che una buona fotografia debba stare sia in un album di famiglia sia in un giornale. Per un lavoro per una rivista inglese fotografa Giorgio Armani, un caso che cita per spiegare il proprio modo di lavorare sul ritratto. Per il contesto del genere si veda la fotografia di ritratto. Altri ritrattisti che hanno lasciato un segno sono presentati tra i grandi nomi della fotografia.

Vasco Rossi e Tabula Rasa

Il rapporto più noto è con Vasco Rossi. Raimondi realizza le fotografie per l’album Stupido Hotel (2000) e firma con Toni Thorimbert il libro fotografico Tabularasa (Mondadori, 2012, 240 pagine), un racconto di ventisette anni dedicato al cantante: secondo la scheda dell’editore alterna l’immagine pubblica dell’icona rock a una più intima e autoironica, con fotografie a colori e in bianco e nero, sequenze, reportage e ritratti. LegnanoNews, il 20 febbraio 2013, riferisce una serata alla Famiglia Legnanese con Raimondi e Thorimbert, condotta da Luca Cicchello: il libro, scrive, raccoglie circa duecento immagini. Curti racconta che fu Thorimbert a chiamare Raimondi perché conosceva le sue fotografie diverse del cantante, e che Vasco gli aveva detto di detestare farsi fotografare. Curti racconta che il cantante diceva di non amare farsi fotografare; Raimondi allora passò del tempo con lui, e le immagini che ne vennero sono riconoscibili anche quando il volto di Vasco non si vede. Alla notizia della morte, il cantante lo ha ricordato sui social come un grande fotografo e un amico.

Il design milanese

Una parte importante del lavoro riguarda il design. Raimondi fotografa per anni i progettisti milanesi, con immagini pubblicate su Interni e in monografie per marchi come Cassina e Zerodisegno. Curti ricorda tra i suoi ritratti di progettisti quelli di Achille Castiglioni, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass ed Enzo Mari, e lavori per Baleri; le didascalie dell’articolo citano le monografie Ritratti per Cassina (1994) e Nobody’s perfect per Zerodisegno (2002). Durante la Design Week del 2021 la mostra Quintessenze, curata da Denis Curti al Blue Note di Milano, presenta i suoi ritratti dei grandi designer della città; Photographing Art alla Still Gallery dedica una parete alle sue fotografie per Interni.

Il maestro e il blog

Raimondi forma decine di giovani fotografi. Insegna al Raffles Milano Fashion and Design Institute, che gli ha poi dedicato uno studio, tiene lezioni e conferenze e scrive un blog molto seguito, in cui discute di fotografia e di mestiere. Curti lo definisce una figura «sciamanica» per la capacità di attirare seguaci intorno alle sue idee. Non vedeva nella diffusione della fotografia amatoriale una concorrenza sleale, ma un fenomeno da accogliere. Dal 2009 fa parte della Hasselblad Master Jury e del direttivo di AFIP International, l’associazione dei fotografi professionisti. A chi comincia consiglia, secondo Il Fatto Quotidiano, di restare ingenui e di non imitare, e ripete «studiate, studiate, studiate»: gli strumenti digitali, avvertiva, danno l’illusione di saltare l’apprendistato. Giudica i social un’operazione di presenza a tutti i costi a caccia di approvazione e liquida come «pura demagogia» l’idea che la fotografia abbia un carattere sociale. Resta legato a Legnano: nonostante la fama internazionale accetta spesso gli inviti del Gruppo fotografico della Famiglia Legnanese.

Una delle sue mostre personali è fatta solo di fotografie scattate con l’iPhone, una scelta che si accorda con la sua idea che lo strumento conti meno dello sguardo.

Mostre

  • Self-Portrait – R&P Legal Studio Associato, via Goito 14, Busto Arsizio, 26 maggio – 30 giugno 2016: venti opere; inaugurazione su invito il 26 maggio dalle 18.30 alle 21.30, apertura al pubblico i giovedì 9, 23 e 30 giugno; lectio magistralis del fotografo il 16 giugno alle 18.30 al Museo del Tessile, con il patrocinio del Comune di Busto Arsizio; ingresso gratuito. Lo studio legale presenta la mostra come un dialogo tra mondo dell’arte e professioni legali.
  • La mia famiglia – BDC, Parma, nell’ambito del festival Colorno Photolife (chiusa il 25 novembre 2018): quindici ritratti realizzati negli anni con tecniche diverse, dalla Polaroid alla camera a banco ottico, di persone a lui vicine, dei suoi gatti e di una pianta d’appartamento. La curatrice è Laura Manione. Raimondi dice di non aver «mai avuto una passione per il progetto».
  • Quintessenze – Blue Note, Milano, Design Week 2021 (a cura di Denis Curti).
  • Photographing Art – Still Gallery, collettiva sui fotografi che hanno lavorato con gli artisti, con una parete dedicata alle sue fotografie per Interni.

Dopo la sua morte è stata annunciata una retrospettiva più ampia, senza altri dettagli.

Dichiarazioni e letture critiche

Nell’intervista a Valeria Carnevali per Artribune (novembre 2018) Raimondi dice che la mostra di Parma «rompe un paradigma, quello della centralità del progetto»: «Io non ho mai lavorato pensando ai progetti, ho sempre pensato al linguaggio». Sulla distinzione tra ritratto di personaggio e ritratto privato risponde che è «una mistificazione dovuta a un tipo di mercato che ne ha bisogno», e sul significato di un ritratto che «la misura non la dà la persona che si ritrae, la cifra la do io». Alla mostra di Parma, che dedicava il tema alla famiglia italiana, aveva scelto di parlare della propria storia. Per Denis Curti Raimondi è «l’ultimo punk rimasto nella fotografia», non faceva mai posare i soggetti e riteneva che la fisiognomica non esistesse, perciò trattava allo stesso modo Pupo, Renzo Piano o Vasco Rossi. Sono giudizi di Curti, amico e collega; la chiusa dell’articolo di Artribune, che definisce la fotografia di Raimondi «arte dell’invisibile», è una conclusione dell’autrice.

La morte e il ricordo

Raimondi muore improvvisamente il 16 febbraio 2021 a 62 anni, per un infarto. Stava lavorando a nuovi progetti e aveva da poco concluso un corso molto frequentato. Viveva a Busto Arsizio con la moglie Laura e i gatti, anche se si considerava milanese. Il Giorno riporta che Vasco Rossi lo ha ricordato sui social come un grande fotografo e un amico, sottolineando la sincerità e la profondità della sua passione, e che l’assessore Guido Bragato ha ricordato la disponibilità di Raimondi agli inviti a Legnano. Le testate locali e nazionali, da Il Fatto Quotidiano a Il Giorno, hanno ricordato il suo lavoro; il Comune di Legnano ha espresso le condoglianze alla famiglia.

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Durata della carriera: trentotto anni (Il Fatto Quotidiano), più di trent’anni (Artribune, 2018).
  • Il libro su Vasco Rossi: Tabula Rasa (Artribune, Curti), Tabularasa (editore); LegnanoNews parla di circa duecento immagini, la scheda editoriale di ventisette anni di carriera del cantante.
  • Foto di Giorgio Armani: Artribune dice che fu fatta per una rivista inglese e riporta il racconto dello stesso Raimondi.
  • Retrospettiva: Curti dice che arriverà una grande retrospettiva, senza sede, data o formato.

Altri autori e autrici sono presentati nell’indice I grandi fotografi della storia. Un altro ritrattista milanese, noto soprattutto come fotografo di jazz, è Giuseppe Pino, nato nel 1940. Sul fronte della moda e dei ritratti di celebrità lavora Fabrizio Ferri, nato a Roma nel 1952.

Domande frequenti su Efrem Raimondi

Chi era Efrem Raimondi?

Un fotografo italiano nato a Legnano il 16 agosto 1958 e morto il 16 febbraio 2021, soprattutto ritrattista. Lavorò per GQ, Vanity Fair e Rolling Stone e per aziende come Trussardi, IBM Italia e Prada.

Come cominciò a fotografare?

Nel 1980, con un reportage sull’Irpinia dopo il terremoto del 23 novembre. Dal 1983 collaborò con riviste italiane e internazionali.

Che rapporto aveva con Vasco Rossi?

Realizzò le fotografie per l’album Stupido Hotel (2000) e firmò con Toni Thorimbert il libro Tabularasa (Mondadori, 2012), dedicato al cantante.

Che cosa fotografava oltre ai ritratti?

Il design milanese. Le sue immagini uscirono su Interni e in monografie per Cassina e Zerodisegno, e nel 2021 la mostra Quintessenze presentò i suoi ritratti di designer al Blue Note di Milano.

Fu anche insegnante?

Sì. Insegnò al Raffles Milano, teneva lezioni e conferenze e scriveva un blog molto seguito. Dal 2009 faceva parte della Hasselblad Master Jury e del direttivo di AFIP International.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

Non perderti la nostra offerta di benvenuto

Iscrivendoti alla nostra newsletter non solo avrai, una volta a settimana, il riassunto dei nostri articoli nella tua casella di posta, ma avrai diritto ad un codice sconto del 50% da impiegare nel nostro negozio* . Riceverai il codice

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

*Su una selezione di libri

Continua a leggere