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Aurelio Amendola

Aurelio Amendola (Pistoia, 1938): il fotografo degli artisti, da Marino Marini a Burri e Warhol, autore dei libri su Michelangelo e di una lunga documentazione della scultura italiana.

La Redazione di Storia della Fotografia 11 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Aurelio Amendola (Pistoia, 19 gennaio 1938) è un fotografo italiano, conosciuto come il «fotografo degli artisti». Da oltre sessant’anni ritrae i maestri del Novecento nei loro atelier (Marino Marini, Alberto Burri, Giorgio de Chirico, Andy Warhol, Jannis Kounellis) e documenta la scultura antica e moderna: Giovanni Pisano, Donatello, Michelangelo, Canova, Bernini. Autodidatta e fedele all’analogico, ha usato soprattutto la Hasselblad. Nel 2007 è stato il primo fotografo a esporre all’Ermitage di San Pietroburgo; fra giugno e settembre 2026 Palazzo Reale a Milano gli dedica Capolavori fotografati.

In Sintesi

  • Nascita: Pistoia, 19 gennaio 1938; esordi come fotografo di bottega (fototessere, cerimonie, matrimoni), in proprio a vent’anni.
  • Svolta: la campagna sul pulpito di Giovanni Pisano (1964; libro del 1969) lo porta a Marino Marini, poi a Burri.
  • Libri chiave: Il pulpito di Giovanni Pisano a Pistoia (1969), Un occhio su Michelangelo (1994, Premio Oscar Goldoni).
  • Mostre: Ermitage (2007); Triennale di Milano (2014); Un’antologia a Pistoia (2021); Capolavori fotografati a Palazzo Reale, Milano (2026).
  • Metodo: luce che fa «parlare» la scultura, nessuna posa, rapporto diretto con l’artista.

Gli esordi a Pistoia

Amendola nasce a Pistoia il 19 gennaio 1938. Nell’intervista rilasciata ad Artribune nel 2017 racconta di aver cominciato come fotografo di bottega su strada: fototessere, sviluppi, cerimonie e matrimoni. A vent’anni si mette in proprio. È autodidatta anche nell’uso dei fari, e il suo apprendistato è quello del mestiere, non delle scuole. Il quadro più ampio della fotografia italiana di quegli anni lo colloca fra i fotografi che lavorano per l’arte più che per la cronaca. Altri autori del Novecento italiano sono raccolti tra i grandi nomi della fotografia.

La svolta, nel suo racconto, è il 1964: una gita della Scuola d’Arte di Pistoia alla grande mostra di Marino Marini a Roma gli fa capire che quel mondo lo interessa. Lo stesso anno avvia una campagna fotografica sul pulpito di Giovanni Pisano nella chiesa di Sant’Andrea a Pistoia, su indicazione dello storico dell’arte Gian Lorenzo Mellini. Lo fotografa con la Hasselblad, a luce naturale. Il libro, Il pulpito di Giovanni Pisano a Pistoia, esce nel 1969 secondo il sito ufficiale, nel 1968 secondo l’intervista del 2017.

Marino Marini

Dopo il libro su Pisano, Marino Marini gli chiede di fotografare le sue sculture: Amendola ha poco più di trent’anni. Ricorda Marini come «un gran signore, un intellettuale», e dice che con lui «ho imparato a fotografare la scultura». Marini gli dà due consigli, secondo la biografia che circola sulle pagine dedicate alla mostra milanese: far «parlare» le sculture con la luce e mostrare alla gente ciò che non vede. Libreriamo, nel raccontare la mostra di Pistoia sulla vita dello scultore, data il primo incontro al 1966, in occasione della mostra di Marini a Palazzo Venezia a Roma; il sodalizio si rinnova nel 1968 a Forte dei Marmi e continua fino agli ultimi anni di Marini. Lo scatto più noto di quel periodo mostra lo scultore con un cavallo bianco sulla spiaggia di Forte dei Marmi, datato 1972 da Libreriamo e dall’intervista. Libreriamo parla di una mostra al Palazzo del Tau di Pistoia con oltre 2000 immagini della vita di Marini, in gran parte scattate dalla moglie Marina, accanto a una retrospettiva del lavoro di Amendola.

Burri, Warhol, Kounellis

Alberto Burri. Lo conosce tramite lo scultore Pericle Fazzini. Burri gli risponde: «Venga, ma senza macchina fotografica» (nello studio di Morra, sopra Città di Castello). Da quell’incontro nasce il lavoro sulle Combustioni: la foto di Burri con la fiamma ossidrica, datata 1976 nell’intervista, è tra le più note. Amendola lo descrive come un amico, non solo come soggetto, e la collaborazione prosegue fino alla morte dell’artista. Nel 2023 la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, a Città di Castello, ospita Amendola Burri Vedova Nitsch. Azioni e gesti, a cura di Bruno Corà.

Andy Warhol. Nel 1977, a New York, si presenta alla Factory come fotografo di Marino Marini e di de Chirico e viene ricevuto senza problemi: scatta una dozzina di foto (quindici a colori, secondo Il Foglio, che precisa che non le inviò mai al soggetto). Nel 1986, poco prima della morte di Warhol, lo rincontra tramite Sandro Chia e fa dieci-quindici scatti non in posa: sono, secondo Il Foglio, gli ultimi ritratti del volto del pittore.

Jannis Kounellis. Con lui Amendola ebbe un rapporto intenso, ricordato nell’intervista del 2017 con la sua scomparsa come «un grande dolore». Un’immagine del 1994 mostra le opere di Kounellis su una barca ad Atene.

Il sito ufficiale elenca una lunga serie di altri artisti frequentati: Manzù, Fabbri, Ceroli, Vangi, Pistoletto, Parmiggiani, Paladino, Barni, Ruffi, Mainolfi, De Chirico, Pomodoro, Schifano, Lichtenstein. L’archivio ritratti presentato dalla Galleria Mirabili conta 54 nomi, da Magdalena Abakanowicz a Gilberto Zorio, tra cui Carla Accardi, Pietro Annigoni, Piero Dorazio, Igor Mitoraj, Henry Moore, Antoni Tàpies. Nel 2021, per la mostra di Pistoia, Pistoia Musei e Sky Arte hanno prodotto la miniserie video Storie di artisti. Sei artisti raccontati da Aurelio Amendola, con sei episodi dedicati a Marino Marini, Giorgio de Chirico, Alberto Burri, Andy Warhol, Claudio Parmiggiani e Jannis Kounellis.

Michelangelo e la scultura antica

Il confronto con Michelangelo comincia con le Cappelle Medicee in San Lorenzo, a Firenze. Il volume Un occhio su Michelangelo vince il Premio Oscar Goldoni come miglior libro fotografico dell’anno; il sito ufficiale e quello della Galleria Mirabili lo datano al 1994, Il Foglio parla del 1990 per il primo confronto con l’artista. Nel 1995 Palazzo Reale di Milano ospita una mostra sul tema. Amendola racconta a Il Foglio che dopo un anno chiese di fotografare il David, ma gli fu sconsigliato: si poteva lavorare solo il lunedì, su un’impalcatura alta sei metri. Decise allora di concentrarsi sulla sensualità delle opere e sui dettagli che altri non notavano. Per Michelangelo, dice nell’intervista del 2017, preferisce il bianco e nero, sviluppato da lui, per evidenziare la plasticità delle sculture. La curatrice Paola Goretti osserva che Amendola tratta il corpo delle statue di Michelangelo come un corpo vivo.

Il lavoro sull’antico comprende, secondo il sito ufficiale e la Galleria Mirabili, Donatello, Jacopo della Quercia, Luca della Robbia, Canova e Bernini, il fregio robbiano dell’Ospedale del Ceppo, Santa Maria della Spina, il Battistero di Pisa e la basilica di San Pietro, primo titolo di una serie sui grandi temi dell’arte italiana vista dal punto di vista personale del fotografo. La Pietà di Michelangelo in San Pietro è datata 1998 nelle didascalie della mostra di Pistoia; il Canova delle Tre Grazie è del 2008. A gennaio 2022 Amendola fotografa la Pietà Bandini dopo il restauro. Altri temi: il Duomo di Milano (fotografato in medio e grande formato nel 2009), Matera, San Galgano, il parco delle sculture della Collezione Gori a Fattoria di Celle, il Vittoriale degli Italiani e il Cretto di Burri a Gibellina. Nel 2007 espone a San Pietroburgo la mostra Michelangelo Scultore, prima volta di un fotografo all’Ermitage. Nel novembre 2009 viene ricevuto con altri artisti da Papa Benedetto XVI nella Cappella Sistina.

Metodo e tecnica

Amendola dice di muoversi con semplicità: «Non chiedevo nulla agli artisti, li ho sempre lasciati muovere con libertà», e di non amare mettere in posa le persone, con l’eccezione di Warhol, per motivi di tempo. Il suo principio, riferisce la RSI, è che l’atelier può bastare a restituire il vero ritratto di un artista. «Non ero il tipo che studiava prima di fare uno scatto», precisa. Marco Meneguzzo, curatore della mostra di Pistoia, lo definisce un interprete e non soltanto un testimone: i suoi soggetti appaiono con le loro debolezze e particolarità. Sul versante tecnico le fonti dichiarano la Hasselblad, anche a luce naturale, il bianco e nero sviluppato in proprio per Michelangelo e il medio e grande formato per il Duomo di Milano. Artribune scrive che nel 2021 continuava a fotografare solo in analogico, mentre Il Foglio riferisce che nell’aprile 2021, a 83 anni, diceva di aver smesso di fotografare.

Mostre e riconoscimenti

Alle mostre già citate si aggiungono In Atelier alla Triennale di Milano (2014, fotografie dal 1970 al 2014), il diploma accademico honoris causa in Arti Visive e il titolo di Accademico d’Italia dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro (2014), il Premio Cino da Pistoia (1997), il Premio Il Micco (2012), il docufilm Obiettivo sull’arte di Beatrice Corti (2015) e il premio Una vita per l’arte a Gaeta (2016). Nel 2024 è onorato al Teatro alla Scala e nel 2025 la Gypsotheca Antonio Canova acquisisce alcune sue opere con il progetto Strategia Fotografia 2024. Le sue fotografie sono nelle collezioni della Fondazione Maramotti, della GAM di Torino, della Fondazione Arnaldo Pomodoro, del MAXXI, della Fondazione Alberto Burri, degli Uffizi e di Palazzo Fabroni. Ha lavorato per riviste come AD, Il Giornale dell’Arte, L’Espresso e FMR.

Un’antologia (Pistoia, 2021). La retrospettiva Aurelio Amendola. Un’antologia. Michelangelo, Burri, Warhol e gli altri, organizzata da Pistoia Musei con il contributo della Fondazione Caript e Sky Arte come media partner, presenta circa trecento immagini su oltre sessant’anni di attività, a cura di Paola Goretti e Marco Meneguzzo. Occupa Palazzo Buontalenti e l’Antico Palazzo dei Vescovi, in due parti, Antico e Contemporaneo. Inaugurata a febbraio 2021, resta aperta solo cinque giorni prima del lockdown, secondo Il Foglio. Il periodo di apertura è dichiarato in modo diverso (fino al 25 luglio 2021, oppure dal 26 aprile al 7 novembre 2021). Nel novembre 2021 la mostra arriva, con altro titolo (An Eye on Michelangelo and Bernini), alla Society of the Four Arts di Palm Beach; nell’aprile 2022 a Bari, al Castello Svevo; l’8 settembre 2022 al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze (Lo sguardo di Aurelio Amendola fra naturalismo e astrazione, con un testo di Antonio Natali) e nel febbraio 2023 alla Galleria Holden Luntz di Palm Beach.

Capolavori fotografati (Milano, 2026). A Palazzo Reale, dal 15 o 16 giugno al 6 settembre 2026 (le date variano nelle pagine ufficiali), la mostra presenta 85 fotografie di grande formato realizzate fra il 1976 e il 2025, promossa dal Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale con l’Associazione Culturale Building. Tre sezioni: Nitsch, Burri, Vedova (41 immagini, con prestiti della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova e della Nitsch Foundation); il Duomo di Milano (nove fotografie del 2009 mostrate per la prima volta); sculture di Bernini, Canova e Michelangelo (35 immagini). Il catalogo, bilingue, è di Skira. Amendola ha dichiarato: «Le mie immagini parlano del mio sguardo, del mio punto di vista, del mio modo di intendere il mondo.»

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Primo incontro con Marini: 1964 (intervista del 2017: la gita alla mostra romana) o 1966 (Libreriamo: la mostra a Palazzo Venezia).
  • Libro su Giovanni Pisano: 1968 (intervista) o 1969 (sito ufficiale e Palazzo Reale).
  • Libro sulle Cappelle Medicee: 1994 secondo sito e scheda di Palazzo Reale; 1990 secondo Il Foglio per il primo lavoro sulle cappelle.
  • Pistoia, 2021: visitabile fino al 25 luglio, oppure dal 26 aprile al 7 novembre.
  • Palazzo Reale, 2026: inizio il 15 o il 16 giugno.
  • Foto di Warhol del 1977: «una dozzina» o quindici.

Domande frequenti

Chi è Aurelio Amendola?

Fotografo nato a Pistoia il 19 gennaio 1938, conosciuto come il «fotografo degli artisti». Autodidatta, ha ritratto i maestri del Novecento nei loro atelier e documentato la scultura antica e moderna.

Da dove nasce il suo lavoro sulla scultura?

Nel 1964 avviò una campagna fotografica sul pulpito di Giovanni Pisano nella chiesa di Sant’Andrea a Pistoia. Il libro uscì nel 1969 secondo il sito ufficiale, nel 1968 secondo l’intervista del 2017, e lo portò a Marino Marini.

Quali artisti ha fotografato?

Tra gli altri Marino Marini, Alberto Burri, Giorgio de Chirico, Andy Warhol e Jannis Kounellis. Warhol lo ritrasse alla Factory nel 1977 e di nuovo nel 1986.

Che cos’è «Un occhio su Michelangelo»?

Il volume dedicato alle opere di Michelangelo, che ha vinto il Premio Oscar Goldoni come miglior libro fotografico dell’anno. Il sito ufficiale lo data al 1994.

Che cos’è «Capolavori fotografati»?

La mostra di Palazzo Reale a Milano, dal giugno al 6 settembre 2026, con 85 fotografie di grande formato realizzate tra il 1976 e il 2025. Il catalogo bilingue è di Skira.

Per altri profili di autori e autrici si veda l’indice I grandi fotografi della storia. Per l’avanguardia artistica romana dagli anni Sessanta in poi la documentazione di riferimento è quella di Claudio Abate.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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