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Antoine Fauchery

Antoine Fauchery è lo scrittore e fotografo francese che ha raccontato la corsa all'oro australiana con le Lettres d'un mineur en Australie e con Sun Pictures of Victoria, album realizzato a Melbourne nel 1858 con Richard Daintree. Morì a Yokohama nel 1861, dopo aver seguito le truppe francesi in Cina.

La Redazione di Storia della Fotografia 20 min di lettura

I Maestri della Fotografia

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By Antoine Fauchery - http://search.slv.vic.gov.au/permalink/f/1cl35st/SLV_VOYAGER1656104 Sun Pictures of Victoria Collection State Library Victoria (Australia) H84.167/53, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=94376316

Antoine Fauchery (Parigi, 15 novembre 1823 – Yokohama, 27 aprile 1861) fu scrittore, giornalista e fotografo francese, e tra i pochi a lasciare un documento visivo e letterario della corsa all’oro del Victoria, in Australia, negli anni Cinquanta dell’Ottocento. Il suo nome resta legato a due opere: le Lettres d’un mineur en Australie, apparse a Parigi nel 1857, e l’album Sun Pictures of Victoria, realizzato a Melbourne nel 1858 insieme al geologo e fotografo Richard Daintree. La sua traiettoria è quella di un uomo in movimento continuo: bohémien parigino, cercatore d’oro, oste, bottegaio, fotografo di studio, corrispondente di guerra in Cina. Morì a poco più di trentasette anni in Giappone, in un porto che si era appena aperto ai commercianti occidentali, e la sua figura attraversa la storia della fotografia con la forza di un’avventura incompiuta.

Fauchery nacque a Parigi da Julien Fauchery, commerciante, e da Sophie Gilberte Soré (in alcune fonti Soret). Prima di arrivare alla scrittura provò più strade: l’architettura, la pittura, l’incisione su legno. Nel 1844 l’incontro con il poeta Théodore de Banville in un caffè gli aprì la strada del giornalismo e del mondo letterario della capitale. Entrò così nel circolo della bohème parigina, che comprendeva Henri Murger, Champfleury, Charles Baudelaire e Gérard de Nerval, e collaborò al Corsaire-Satan e ad altre testate satiriche e teatrali. Secondo alcune biografie, Murger si ispirò a lui per il personaggio del pittore Marcel nelle Scènes de la vie de bohème, il libro dal quale Puccini avrebbe tratto, decenni dopo, la sua Bohème.

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By Antoine Fauchery – http://search.slv.vic.gov.au/permalink/f/1cl35st/SLV_VOYAGER1656104 Sun Pictures of Victoria Collection State Library Victoria (Australia) H84.167/53, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=94376316

In Sintesi

  • Antoine Fauchery (1823-1861) è scrittore e fotografo francese, amico di Nadar e vicino alla bohème parigina di Murger e Banville.
  • Parte per l’Australia nel 1852, lavora due anni nei giacimenti di Ballarat e racconta l’esperienza nelle Lettres d’un mineur en Australie (1857).
  • Tornato a Melbourne nel 1857 apre uno studio fotografico in Collins Street e con Richard Daintree produce Sun Pictures of Victoria (1858), album di circa cinquanta grandi fotografie.
  • Nel 1858 vince una medaglia d’oro per i ritratti su carta da negativi al collodio alla mostra della Victorian Industrial Society.
  • Nel 1860 segue come fotografo e corrispondente le truppe francesi nella seconda guerra dell’oppio; le fotografie cinesi sono andate perdute.
  • Muore a Yokohama il 27 aprile 1861; l’album australiano è conservato in pochissime serie, tra cui quella della State Library of Victoria.

Dalla bohème parigina all’Australia

Negli anni Quaranta dell’Ottocento Parigi era il laboratorio di una generazione di giovani artisti senza mezzi, che si arrangiavano tra redazioni, caffè e teatri di second’ordine. Fauchery ne faceva parte a pieno titolo. Scriveva opuscoli, racconti a puntate e brevi commedie per giornali come il Corsaire, il Journal pour rire, L’Événement, e mantenne per tutta la vita idee repubblicane. Il suo percorso incrociò quello di Nadar, il ritrattista e caricaturista Gaspard-Félix Tournachon (1820-1910), con cui lo legò una forte amicizia: è da lui che, secondo gli studiosi della sua vita, Fauchery imparò i rudimenti della fotografia e ricevette le prime nozioni sul mondo degli studi parigini. Per chi voglia seguire l’ambiente in cui Nadar lavorava, il sito dedica pagine alla fotografia di messa in scena e alla storia dell’illuminazione fotografica, dove lo studio di Nadar ricorre come esempio di luce naturale di finestra.

Nel 1848 Fauchery partì con Nadar per sostenere gli esuli polacchi che volevano liberare la Polonia dal dominio russo. L’impresa si rivelò un fiasco: i due tornarono in Francia dopo un paio di mesi, a corto di denaro, e secondo l’Australian Dictionary of Biography Fauchery fu anche trattenuto per un periodo a Magdeburgo. Le giornate di giugno 1848 e il colpo di stato di Luigi Napoleone del 2 dicembre 1851 spensero molte speranze politiche della sua generazione. La Francia che si preparava al Secondo Impero offriva poco a un repubblicano squattrinato, e l’annuncio dei giacimenti auriferi australiani, rilanciato dalla stampa europea nel 1851, accese in lui la voglia di un’avventura che fosse insieme fuga e scommessa.

Nel luglio 1852 salpò da Gravesend sulla nave Emily in compagnia di una donna di nome Louise, probabilmente Louise Joséphine Gatineau, che avrebbe sposato a Montmartre il 15 gennaio 1857. Il viaggio durò circa tre mesi. Fauchery sbarcò a Melbourne il 22 ottobre 1852, e non nel gennaio 1853 come talvolta si legge, in una città che stava cambiando pelle a velocità vertiginosa.

La corsa all’oro e i due anni di Ballarat

L’oro era stato scoperto nel Victoria nel 1851, pochi mesi dopo la separazione della colonia da quella del Nuovo Galles del Sud. In pochi anni la popolazione crebbe in modo impressionante, passando da meno di centomila abitanti a oltre mezzo milione al censimento del 1861, e Melbourne si trasformò da porto di provincia in una delle città in più rapida espansione dell’impero britannico. Arrivavano britannici e irlandesi, ma anche tedeschi, americani, francesi, italiani e decine di migliaia di cinesi. Sui campi si viveva in tende e baracche di legno e tela, con attrezzi rudimentali e una sorta di eguaglianza imposta dal fango, dalla polvere e dal rischio comune di restare senza nulla. Il 3 dicembre 1854 la tensione tra minatori e autorità sfociò nella ribellione di Eureka Stockade a Ballarat, uno degli episodi fondativi della storia politica australiana, che Fauchery, secondo il dizionario biografico australiano, trattò con scarso interesse nei suoi scritti.

Fauchery raggiunse Ballarat e vi lavorò per circa due anni come minatore, con pochissimo successo. Nel 1854-1855 trascorse alcuni mesi a Melbourne, dove aprì il Café Estaminet Français al numero 76 di Little Bourke Street East, un locale frequentato dagli immigrati non britannici, con tavolo da biliardo e un’atmosfera da piccolo club continentale. L’impresa non decollò. Tornato ai giacimenti, gestì per alcuni mesi un negozio di provviste nel distretto di Jim Crow, oggi Daylesford, anche questo senza fortuna. Il bilancio economico di quasi quattro anni fu dunque magro, ma il bilancio di esperienza fu ricchissimo. Aveva visto da dentro i campi, le baracche, le bettole, le comunità nazionali che si incontravano e si scontravano. Aveva imparato a guardare.

Il 1° marzo 1856 si imbarcò a Melbourne sulla Roxburgh Castle per tornare in Europa. A Parigi, intanto, il teatro del Vaudeville metteva in scena Calino, chargé d’atelier, commedia scritta con Théodore Barrière, che andò in scena il 12 marzo 1856 con un certo successo, quando l’autore si trovava ancora in mare. Nello stesso anno uscì, per Michel Lévy, La Résurrection de Lazare, drammetto in forma epistolare scritto con Henri Murger.

Le Lettres d’un mineur en Australie

La prima opera davvero importante di Fauchery è letteraria. Le Lettres d’un mineur en Australie uscirono a puntate sul Moniteur universel tra il 9 gennaio e l’8 febbraio 1857 (otto lettere in quindici dispense, secondo l’Australian Dictionary of Biography) e poi in volume nello stesso 1857 presso l’editore Poulet-Malassis e de Broise, a Parigi, con una prefazione di Théodore de Banville. L’editore era Auguste Poulet-Malassis, lo stesso che pochi mesi dopo avrebbe pubblicato i Fleurs du mal di Baudelaire. Il libro fu tradotto in inglese da A. R. Chisholm e pubblicato a Melbourne nel 1965 con il titolo Letters from a Miner in Australia.

Le lettere raccontano il viaggio per mare, l’arrivo a Melbourne, i campi di Ballarat e di Jim Crow, con un tono vivace, ironico, privo di moralismi. Gli storici apprezzano soprattutto la simpatia di Fauchery per gli emancipati (ex detenuti che avevano scontato la pena), per i cercatori di ogni nazione, per gli ebrei e per i cinesi, e la sua scarsa partecipazione al discorso ufficiale dell’impero. Sono pagine di cronaca che si leggono ancora volentieri, e si inseriscono nella tradizione francese della letteratura di viaggio dell’Ottocento. Lo stesso Fauchery, d’altra parte, non mostra la stessa comprensione verso gli aborigeni, che nei suoi scritti compaiono con tratti più stereotipati: un limite da ricordare quando si guardano le fotografie che avrebbe scattato negli anni successivi.

In Australia le Lettres sono considerate una fonte primaria sulla vita dei diggings e sono citate dagli storici sociali. Lette accanto alle fotografie del 1858, permettono di mettere a confronto il racconto di un testimone con le immagini che lo stesso autore avrebbe prodotto pochi anni dopo.

Il ritorno a Melbourne e il mestiere di fotografo

Nell’aprile 1857, a Parigi, Fauchery fece domanda per una missione fotografica ufficiale in Australia, India e Cina. Il governo francese gli accordò un finanziamento di 500 franchi, una somma modesta che bastò però a trasformare un progetto personale in una missione. Il 20 luglio 1857 salpò da Londra sulla Sydenham e raggiunse Melbourne il 2 novembre. Contrariamente a quanto si legge in alcune ricostruzioni, quindi, dopo le Lettres non restò a Parigi fino al 1860: tornò quasi subito in Australia, questa volta con una macchina fotografica.

Aprì uno studio al numero 132 di Collins Street East, nel cuore di Melbourne, e per tutto il 1858 lavorò come ritrattista e fotografo di vedute. Gli annunci pubblicitari dell’epoca offrivano grandi ritratti e vedute realizzati «con un procedimento del tutto nuovo», senza precisare quale. All’inizio del 1858, all’ottava mostra annuale della Victorian Industrial Society, ottenne una medaglia d’oro per «diversi ritratti su carta da negativi al collodio». Il riconoscimento gli diede credito presso la clientela locale. Nel novembre dello stesso anno fotografò il reggimento di artiglieria volontaria e i reparti a cavallo nella caserma di Princes Bridge.

In quel periodo si legò a Richard Daintree (1832-1878), geologo e fotografo, che sarebbe diventato in seguito geologo governativo nel Queensland. Daintree portava un’attenzione scientifica, una pratica di laboratorio e un interesse per il paesaggio geologico, mentre Fauchery metteva a disposizione ciò che aveva imparato da Nadar, la dimestichezza con il mondo dell’arte e un fiuto da giornalista per i soggetti. La società tra i due cominciò all’inizio del 1858 e si sciolse prima del 21 febbraio 1859, giorno in cui Fauchery lasciò Melbourne.

Sun Pictures of Victoria

Il frutto di quella collaborazione è l’album Sun Pictures of Victoria, pubblicato a Melbourne nel 1858. Il titolo suona come un piccolo manifesto: «immagini del sole», fotografie che registrano la luce australiana, tagliente e assoluta, così diversa da quella grigia e filtrata delle città europee. Il progetto fu annunciato come una serie di dieci dispense mensili per un totale di circa cinquanta grandi fotografie. L’Argus di Melbourne, nella recensione del 13 agosto 1858, ne descrisse i soggetti come «i nostri personaggi coloniali, le nostre vedute di paesaggio e di mare, la nostra architettura privata e pubblica».

L’edizione originale non ebbe un grande riscontro commerciale, e oggi ne sopravvivono pochissime serie complete: una nella La Trobe Collection della State Library of Victoria, e due leggermente diverse nella John Oxley Library, la biblioteca dello Stato del Queensland. Questa rarità è all’origine di una certa mitologia. Se oggi l’album si studia come una pietra miliare è anche perché la State Library of Victoria ne promosse una riedizione nei primi anni Ottanta del Novecento, intitolata Sun Pictures of Victoria: the Fauchery-Daintree Collection, che lo rese accessibile a storici e studenti. Molte immagini singole portano la segnatura H84.167 della biblioteca, come la veduta Deserted diggings. Spring Creek, datata 1858 e visibile nella collezione online.

Una precisazione di numero aiuta a evitare confusione. In alcune presentazioni divulgative si parla di sessanta fotografie su carta salata. Le fonti istituzionali consultate indicano invece circa cinquanta fotografie, stampate all’albumina. La differenza non è secondaria: la stampa all’albumina, che nel 1858 dominava la fotografia su carta, dava immagini più nitide e brillanti della carta salata, dal tono più morbido, come spiegano le pagine del sito dedicate al processo all’albume e al processo salted paper.

Lo sguardo di Fauchery: minatori, paesaggi, popolazioni indigene

Le immagini di Sun Pictures coprono una gamma di soggetti ampia: architettura pubblica e privata, vedute urbane e marine, paesaggi con vegetazione di eucalipti, ritratti di personaggi della colonia, scene di vita mineraria. Le fotografie dei campi d’oro mostrano strutture provvisorie di legno e tela, mucchi di terra scavata, diggings abbandonati come quello di Spring Creek, gruppi di uomini fermi accanto agli attrezzi. Nei ritratti dei minatori, spesso posati davanti alle proprie baracche, c’è una familiarità che nasce dall’esperienza diretta: Fauchery aveva vissuto per anni tra quegli uomini, e le sue lettere lasciano capire quanto li avesse osservati. Nel mondo dei fotografi di viaggio dell’epoca era una condizione rara, perché di solito il fotografo arrivava dopo, con strumenti pesanti e un itinerario breve.

Un capitolo a parte meritano le dodici fotografie dedicate alle popolazioni aborigene del Victoria, divise in due sequenze. La prima, di tre immagini, mostra famiglie aborigene alla riserva di Mount Franklin, vicino a Daylesford, vestite con abiti europei di seconda mano e ferme davanti ad abitazioni rudimentali; gli studiosi l’attribuiscono in genere a Daintree. La seconda, di nove immagini, mostra scene in un bosco, con una veduta del campo e studi ravvicinati di guerrieri, donne e bambini; per la critica sarebbe opera di Fauchery, forse realizzata in Gippsland in un’unica sessione. Le persone furono invitate a cambiare abiti, a mettersi in posa e a indossare panneggi di stoffa. Lo storico che ha studiato la serie nel La Trobe Journal la considera una ricostruzione messa in scena di una cultura presunta incontaminata, utilizzata per decenni come prova della vita prima del contatto con gli europei. È un buon esempio di come una fotografia possa essere insieme documento e invenzione, tema che il sito affronta anche nelle pagine sulla fotografia di reportage.

C’è dunque un doppio Fauchery. Da un lato l’osservatore partecipe dei campi, capace di fissare con precisione luoghi e persone che stavano per sparire; dall’altro il fotografo-impresario, che vendeva album a un pubblico coloniale curioso di esotismo e non sempre scrupoloso con la verità etnografica. Entrambe le anime convivono nell’album, e rendono lo studio della sua opera più interessante di quanto una semplice scheda di museo lascerebbe pensare.

Tecnica: collodio, albumina e obiettivo Petzval

Il lavoro di Fauchery e Daintree usava le tecniche più avanzate della fine degli anni Cinquanta. Il collodio umido su lastra di vetro, pubblicato da Frederick Scott Archer nel 1851, aveva sostituito in pochi anni il calotipo su carta per nitidezza e rapidità. Richiedeva però di sensibilizzare, esporre e sviluppare la lastra nel giro di pochi minuti, con una camera oscura trasportabile al seguito: per questo fotografare nelle miniere o nei campi era un’impresa logistica. I negativi su vetro venivano poi stampati per contatto su carta all’albumina, il procedimento introdotto da Louis-Désiré Blanquart-Évrard nel 1850 e dominante fino ai primi del Novecento. Per conoscere meglio il collodio e il suo ruolo nella fotografia ottocentesca di documentazione, si può leggere la pagina su Roger Fenton, che lo usò in Crimea nel 1855 in condizioni ancora più dure.

Le immagini aborigene del Gippsland, secondo gli studi, furono eseguite con un obiettivo Petzval, il celebre ottico per ritratti calcolato da Joseph Petzval e prodotto da Voigtländer a partire dal 1840. Il Petzval era molto luminoso e dava un soggetto nitido al centro con uno sfondo sfocato e quasi vorticoso, effetto adatto a isolare le figure nel bosco. Gli annunci di Fauchery parlavano di un «nuovo procedimento». Compariva anche la dicitura «stereomonoscopio», che lo storico Jack Cato giudicò fuorviante perché le immagini non erano stereogrammi.

Manila, la Cina e Yokohama

Il 21 febbraio 1859, con una lettera del giorno prima al ministro francese della Pubblica Istruzione in cui si lamentava che i melburniani non capissero il suo desiderio di fotografarli, Fauchery lasciò l’Australia e si imbarcò per Manila. Della sua permanenza nelle Filippine si sa poco, e le eventuali fotografie non sono state localizzate. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che fosse una sorta di agente per la Francia, ma l’ipotesi non è dimostrata.

Nel 1860 il governo francese gli accordò 1000 franchi perché raggiungesse il corpo di spedizione francese in Cina, impegnato accanto agli inglesi nella seconda guerra dell’oppio. Fauchery si presentò come fotografo ufficiale e corrispondente del Moniteur universel, per il quale scrisse, tra luglio e novembre del 1860, le Lettres de Chine, apparse in quindici dispense dal 12 ottobre 1860 al 3 febbraio 1861. Sullo stesso teatro operava Felice Beato, la cui opera è raccontata nella pagina su Filadelfo Felice Beato. Le fotografie cinesi di Fauchery sono scomparse e non se ne conosce l’aspetto.

Ammalatosi in Cina, il 12 gennaio 1861 si imbarcò a Shanghai per il Giappone. Yokohama era porto aperto agli stranieri solo dal 1859, dopo i trattati seguiti alla missione del commodoro Perry (1853-1854), e vi si stabiliva una piccola comunità di commercianti e diplomatici occidentali. Fauchery vi morì il 27 aprile 1861, a circa trentasette anni, di gastrite e dissenteria. Fu sepolto nel cimitero degli stranieri di Yokohama, il cui impianto originario andò distrutto nel terremoto del 1923, e la sua tomba non è più rintracciabile. Il soggiorno giapponese fu dunque breve, di appena tre mesi e segnato dalla malattia; sono i resoconti sulla sua morte, più che un corpus di immagini, a ricordare il suo passaggio in quel Paese. Secondo una tradizione ripetuta da alcune schede divulgative, a Yokohama avrebbe realizzato alcune delle prime fotografie europee del Giappone aperto agli stranieri; gli esemplari non sono stati individuati nelle collezioni pubbliche.

Eredità e collezioni

Fauchery è un caso di fortuna postuma. Letterato di secondo piano per la critica francese, che lo ha spesso collocato tra i minori della bohème, è diventato per gli australiani una voce primaria sulla colonia del Victoria, e Sun Pictures of Victoria è l’unica raccolta di questo genere conosciuta in Australia per gli anni Cinquanta dell’Ottocento. Le copie dell’album conservate alla State Library of Victoria, con la serie H84.167, e alla John Oxley Library del Queensland sono oggi digitalizzate e consultabili. Tra le istituzioni che custodiscono materiale legato a Fauchery vengono ricordate anche la National Library of Australia e la Bibliothèque nationale de France, dove si trova la prima edizione delle Lettres.

La riscoperta ha seguito due direzioni. Gli storici sociali leggono le Lettres come un affresco della vita nei campi d’oro, senza i toni retorici dei resoconti ufficiali. Gli storici della fotografia studiano Sun Pictures sia come documento sia come esempio di costruzione di immagine. La critica più recente insiste sul fatto che le fotografie indigene sono state a lungo usate come prove senza interrogarsi su chi le aveva scattate e per chi. Leggere Fauchery oggi significa tenere insieme entrambe le prospettive: ammirare la qualità di uno sguardo vivace e curioso, e riconoscere i limiti culturali di un’epoca.

Il suo percorso mostra anche quanto fosse mobile la fotografia degli anni Cinquanta dell’Ottocento. Un parigino che nel 1852 non sapeva nulla di camera oscura poteva, in meno di dieci anni, imparare il collodio dall’amico Nadar, aprire uno studio dall’altra parte del mondo, vincere una medaglia in una colonia e morire nel Giappone appena aperto. Una vita breve, ma esemplare di come le tecniche fotografiche seguissero le rotte del commercio, della guerra e dell’emigrazione. Il quadro d’insieme degli autori che attraversano questa epoca si trova tra i grandi fotografi della storia.

Le opere principali

Tra le opere di Fauchery la più conosciuta è Sun Pictures of Victoria (1858, con Richard Daintree), album di circa cinquanta fotografie della colonia del Victoria. Il testo letterario di riferimento sono le Lettres d’un mineur en Australie (1857, Poulet-Malassis et de Broise, Parigi), con prefazione di Banville. Alla stessa produzione appartengono i ritratti dei minatori e le vedute dei campi di estrazione aurifera realizzati tra il 1857 e il 1858, con le fotografie dei diggings abbandonati come Spring Creek. Durante il soggiorno melburniano realizzò anche ritratti di studio, premiati nel 1858. Le Lettres de Chine (1860-1861) documentano l’esperienza al seguito delle truppe francesi nella seconda guerra dell’oppio, mentre di una produzione fotografica giapponese del 1860-1861 si parla ancora nelle schede più tradizionali, senza che ne siano stati individuati gli esemplari.

Quanto alle collezioni, l’archivio principale delle fotografie di Fauchery e Daintree è quello della State Library of Victoria; la National Library of Australia conserva materiale collegato, e la Bibliothèque nationale de France custodisce la prima edizione delle Lettres d’un mineur.

Domande frequenti

Chi era Antoine Fauchery?

Fu uno scrittore e fotografo francese nato a Parigi nel 1823 e morto a Yokohama nel 1861. Visse la corsa all’oro del Victoria come minatore e poi come fotografo, e raccontò la propria esperienza nelle Lettres d’un mineur en Australie e nell’album Sun Pictures of Victoria.

Che cos’è Sun Pictures of Victoria?

È un album di circa cinquanta grandi fotografie del Victoria, realizzate nel 1858 da Fauchery e Richard Daintree a Melbourne e dintorni e pubblicate a dispense. Ne restano pochissime serie complete, una delle quali alla State Library of Victoria.

Dove morì Fauchery e di che cosa?

Morì a Yokohama, in Giappone, il 27 aprile 1861, di gastrite e dissenteria, dopo essersi ammalato durante la spedizione francese in Cina. La località di Tokyo e la causa del colera, indicate in alcune schede, non trovano riscontro nelle biografie più accurate.

Che rapporto aveva Fauchery con Nadar?

Le biografie lo indicano come amico stretto di Nadar. Nel 1848 i due partirono insieme per la Polonia, e da Nadar Fauchery avrebbe appreso le basi della fotografia che mise poi a frutto a Melbourne.

Quali tecniche usò per le sue fotografie australiane?

Lavorò con negativi al collodio umido su vetro e stampe alla carta all’albumina. Per i ritratti del Gippsland gli studi indicano l’uso di un obiettivo Petzval, molto luminoso e adatto a isolare i soggetti dallo sfondo.

Le fotografie aborigene di Sun Pictures sono documenti attendibili?

Gli storici le considerano con cautela. Le sequenze furono messe in posa, con cambi di abiti e panneggi, e rappresentano una ricostruzione di una cultura presunta intatta più che una testimonianza spontanea. Vanno lette come documento di un incontro coloniale, e non come immagine neutra della vita precedente.

Dove si possono vedere le sue fotografie?

La State Library of Victoria conserva l’album e molte singole stampe con la segnatura H84.167, consultabili anche online. Altre serie si trovano nella John Oxley Library del Queensland.

Per altri profili si può consultare l’indice I grandi fotografi della storia, che raccoglie autori e autrici di ogni epoca.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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