Un negativo al bromuro d’argento ha una risoluzione finita, fissata dalla grana dell’emulsione e dalla qualità dell’obiettivo che lo ha impressionato. Il file digitale obbedisce alla stessa legge: i pixel registrati dal sensore sono quelli e nessun programma può aggiungerne di veri. Aiarty Image Enhancer, prodotto da Digiarty Software, promette tuttavia di ingrandire, ripulire e rendere nitide fotografie povere di informazione. Ci riesce inventando con metodo. Conviene capire con quali strumenti lo fa, a quale prezzo e con quali rischi, soprattutto per chi maneggia fotografie d’archivio.
I prezzi e le funzioni citati sono stati verificati sulle pagine ufficiali dei produttori al 21 ottobre 2026 e possono cambiare in qualsiasi momento. I dati dichiarati dal produttore sono attribuiti come tali. Per i giudizi sulla qualità ci si appoggia a un’inchiesta giornalistica indipendente e a una prova della redazione, che resta un singolo caso e non un banco di misura. Per gli altri principi dell’immagine digitale si può consultare la tecnologia fotografica.
In Sintesi
- Aiarty Image Enhancer ingrandisce, riduce il rumore e ripristina i volti con reti neurali generative: i dettagli aggiunti sono plausibili, ma non erano stati registrati dallo scatto originale.
- Elabora in locale, accetta anche file raw e arriva a 32K su Windows e a 16K su Mac, secondo la documentazione ufficiale.
- Al 21 ottobre 2026 la licenza a vita costa 109 dollari (listino 155) per tre computer, il piano annuale 59 dollari.
- Un’inchiesta di digitec.ch del novembre 2025 ha mostrato volti deformati in una fotografia sportiva del 2009 e ha smontato un confronto pubblicato dal produttore.
- Topaz non vende più licenze perpetue dal 3 ottobre 2025: oggi Topaz Photo costa 199 dollari l’anno, mentre Upscayl è gratuito e open source.
- Va bene per album di famiglia, e-commerce e immagini da pubblicare; sconsigliato come unico trattamento per documenti storici o fotografie di cronaca.
Come funziona un upscaler neurale
Gli algoritmi classici di ingrandimento, dal bicubico a Lanczos, calcolano i pixel nuovi come media ponderata di quelli vicini. Il risultato è liscio e, ingrandendo molto, molle. Un programma come Aiarty procede in altro modo: una rete neurale ha visto milioni di immagini nitide, ha imparato che cosa tende a esserci dove un’immagine povera mostra una macchia, e riempie lo spazio con ciò che, statisticamente, ci starebbe bene.

La famiglia più nota si chiama GAN, reti generative avversarie. Fu descritta nel giugno 2014 da Ian Goodfellow e colleghi in un articolo che ha fatto scuola: due reti si sfidano, un generatore produce campioni e un discriminatore prova a distinguerli da quelli veri, e a forza di gareggiare il primo diventa bravo a ingannare il secondo. Il metodo ha trovato applicazione nell’ingrandimento delle immagini, e Real-ESRGAN, pubblicato nel 2021, è una delle sue declinazioni più diffuse: è il motore dei modelli che usa anche Upscayl. L’altra famiglia è quella dei modelli a diffusione, che partono da un’immagine ridotta a rumore e la ricostruiscono per passi successivi; l’articolo che li ha resi praticabili, di Jonathan Ho, Ajay Jain e Pieter Abbeel, è del 2020.
La conseguenza per il fotografo è semplice da enunciare e difficile da accettare. L’informazione che il sensore non ha raccolto resta perduta. Il programma la sostituisce con un’ipotesi. Se l’ipotesi riguarda la trama di un muro di mattoni, un errore passa inosservato. Se riguarda il volto di una persona, l’errore diventa un’altra persona. Chi ha letto come venivano ritoccate le fotografie cento anni fa conosce già il dilemma: il ritoccatore con la matita e il bisturi interveniva sulla lastra, e l’intervento restava visibile sull’oggetto. L’intervento neurale lascia un file pulito e nessuna traccia.
Su un paesaggio il compromesso è accettabile, e per questo il programma funziona bene nei casi comuni. Per le fotografie con persone riconoscibili serve una disciplina che il software non può darsi da solo. Se interessa il confronto con altri strumenti di ingrandimento, sul sito c’è anche una guida agli strumenti di upscaling gratuiti.
I modelli di Aiarty e a che cosa servono
La pagina ufficiale del prodotto elenca oggi tre modelli di miglioramento generale, più un modulo per i volti e uno strumento di cancellazione. More-Detail GAN v3 è il modello pensato per aggiungere chiarezza e nitidezza, con indicazione esplicita per pelle, capelli, pori e trame minute. AIGCsmooth v3 si rivolge alle immagini generate dall’intelligenza artificiale, all’anime e al disegno al tratto, cioè a superfici lisce dove un eccesso di grana sarebbe un difetto. Real-Photo è l’unico dei tre basato su diffusione e punta a una fedeltà maggiore: il produttore lo consiglia per ritratti di famiglia, foto di prodotto e paesaggi.
Una nota di cronaca. Le recensioni uscite nel 2024 citano un modello chiamato Smooth Diffusion che l’elenco attuale non riporta, a conferma che il catalogo cambia da una versione all’altra. Chi legge una recensione datata deve verificare che i nomi corrispondano a quelli della versione installata.
La scelta del modello pesa sul risultato. A parità di fotografia, un modello aggressivo come More-Detail GAN produce una pelle più ricca e una nitidezza più spiccata, ma ha più libertà di inventare. Real-Photo, secondo la descrizione del produttore, resta più vicino al dato originale. Applicato a un ritratto di famiglia degli anni Sessanta, il primo può dare un risultato più brillante e meno autentico, il secondo un risultato più sobrio. Il ragionamento poggia sulle specifiche dichiarate. Il produttore descrive i due modelli senza un confronto ripetibile sulle stesse immagini.
Le opzioni di scala dipendono dal modello. Per i due modelli GAN la documentazione indica ingrandimenti da 1x a 8x e preimpostazioni da 1K a 8K, mentre per Real-Photo compaiono soltanto 1x e 2x. Il tetto dichiarato di 32K vale quindi per un sottoinsieme di casi, e solo su Windows: sul Mac la FAQ ufficiale parla di 16K. Un file da 32K conta circa 530 milioni di pixel, sedici volte quelli di un 8K, e ben pochi usi reali lo richiedono, anche in grande formato. Il numero serve soprattutto alla pagina commerciale.
Interfaccia, formati e requisiti
Il flusso di lavoro si riassume in tre gesti. Si trascinano i file nell’area di lavoro, si sceglie il modello e la dimensione d’uscita, si esporta. Lo schermo è diviso in una colonna di miniature a sinistra, un visualizzatore con confronto prima e dopo al centro e un pannello di controllo a destra. L’impostazione è quella di un programma pensato per chi vuole un risultato e non una discussione con i cursori.

Nella schermata della prova si vede la scheda grafica integrata Intel Iris Xe, il modello More-Detail GAN v3, l’opzione 2-Pass Processing con intensità al massimo, il restauro dei volti disattivato e una finestra che chiede di avviare l’inferenza, perché il modello scelto va inizializzato prima del primo uso. Sono dettagli utili per capire che cosa aspettarsi da una macchina senza scheda dedicata: la prima elaborazione è lenta.
Sul fronte dei file, la scheda tecnica ufficiale dichiara in ingresso HEIC, JPEG, PNG, TIFF, WebP, BMP, AVIF, JPEG 2000 e un lungo elenco di formati raw tra cui DNG, CR2, CR3, NEF, ARW, RAF, RW2, ORF e PEF. In uscita figurano JPEG, PNG a 8 e 16 bit, TIFF, DNG, AVIF e HEIC. L’esportazione in DNG e TIFF con HDR è arrivata con la versione 3.10 del marzo 2026, e la cronologia delle versioni mostra sei aggiornamenti tra gennaio e settembre dello stesso anno, l’ultimo dei quali, la 3.14 del 22 settembre, migliora l’integrazione con Lightroom Classic.
Accanto ai modelli ci sono strumenti di correzione più tradizionali: bilanciamento del bianco, esposizione, contrasto, saturazione e tono, con una conversione da SDR a HDR a 10 bit. Sono cursori manuali. Chi riceve una stampa ingiallita dagli anni dovrà quindi regolare il bilanciamento del bianco a mano, guardando il confronto con l’originale, perché nessun automatismo sa quanto fosse bianca una carta quarant’anni fa.

I requisiti sono ragionevoli. Su Windows servono Windows 10 versione 1809 o successiva, 8 gigabyte di memoria minimi e 16 raccomandati; l’accelerazione grafica passa da DirectML per le schede AMD, Intel e NVIDIA e da TensorRT per le schede NVIDIA recenti. Sui Mac con Apple Silicon basta macOS 11, con 8 gigabyte, e l’accelerazione CoreML richiede macOS 12. L’elaborazione, conferma la FAQ ufficiale, avviene sul computer dell’utente: i file non vengono caricati su un servizio remoto. Per chi lavora con materiale dei clienti o con archivi riservati è un argomento concreto.
Il restauro dei volti e il caso digitec
Il modulo per i volti si attiva con una casella e offre due modalità: Fidelity, quella predefinita, e Rebuild, che secondo il produttore «si affida di più all’inferenza dell’IA per ricostruire i tratti». Una seconda scelta riguarda la fusione tra il volto ricostruito e l’originale, con le opzioni Gradient Overlay e Alpha Overlay. Dalla versione 3.13, uscita ad agosto 2026, si può intervenire volto per volto e usare una modalità a due passaggi.
La fisica che rende utile questo strumento è ben nota a chi fotografa ritratti. Con un diaframma molto aperto, per esempio f/2,8, la profondità di campo è così ridotta che di due persone a distanze diverse una può restare fuori fuoco. Su lenti e diaframma la storia è vecchia quanto la fotografia: il fuoco si sceglie e il resto si perde. Il restauro neurale prova a recuperare la persona sfocata. A volte ci riesce con risultati piacevoli, ma sta stimando i tratti su un dataset di volti nitidi, non leggendoli nel file.

Il documento più utile su quanto questa stima possa sbagliare è l’inchiesta che David Lee, redattore di Digitec Galaxus, ha pubblicato il 18 novembre 2025 con il titolo «Removing image noise: self-proclaimed test winner with grotesque results». Il punto di partenza era un rapporto pubblicato sul sito di Aiarty che metteva il programma al primo posto tra nove strumenti di riduzione del rumore, compresi Lightroom e Topaz. Lee ha provato il software. Sul criceto fotografato in condizioni controllate l’impressione è stata buona. Sugli uccelli ripresi a ISO alti il programma ha soprattutto aggiunto pixel senza aggiungere nitidezza, togliendo rumore in alcune zone e amplificandolo in altre.
Il caso peggiore è una fotografia del salto con l’asta di Yelena Isinbayeva a Zurigo nel 2009, scattata con una Nikon D70 e un obiettivo corto per la distanza. Il risultato dell’elaborazione, scrive Lee, era «grotesque AI slop», spazzatura generata. I volti del pubblico risultavano alterati fino a non essere riconoscibili e su un gomito di uno spettatore l’algoritmo aveva disegnato una faccia. Lee aggiunge una frase che ogni archivista dovrebbe tenere sul tavolo: di quell’evento storico non poteva scattare un’altra fotografia, migliore.
L’inchiesta smonta anche il confronto del produttore. Il test aveva usato per Lightroom la riduzione del rumore tradizionale e non quella basata su intelligenza artificiale, già disponibile al momento della pubblicazione. Aveva poi attinto a fonti diverse per i punteggi, PCMag per Lightroom e Topaz, G2 per Aiarty, con una differenza enorme nel numero delle recensioni, due per Aiarty contro quasi quattromila per Lightroom. Il 21 novembre Lee ha aggiornato il pezzo: Aiarty lo aveva contattato dopo quindici giorni, aveva definito le critiche «giustificate e preziose» e aveva corretto alcune affermazioni, rinunciando alla dicitura di strumento «migliore e più veloce». Lee precisa che la correzione non cambia le prestazioni del programma.
Questa vicenda dice due cose. Il produttore sa correggersi, ed è un punto a suo favore. E ogni confronto comparativo uscito dal suo sito va trattato con la prudenza che si riserva a qualunque materiale promozionale.
Rumore e alti ISO
Aumentare la sensibilità ISO non crea luce. Amplifica il segnale elettrico prodotto dai fotoni che hanno colpito il sensore, e con il segnale amplifica il rumore di lettura e quello legato alla natura statistica della luce. Chi ha sviluppato pellicola in camera oscura riconosce il fenomeno: i cristalli di alogenuro d’argento più grandi rendono l’emulsione più sensibile e la grana più evidente, come spiega la guida alla chimica dello sviluppo in bianco e nero. La grana analogica e il rumore digitale hanno origini diverse e lo stesso destino, quello di essere scambiati per dettaglio o cancellati insieme a esso. Per le cause e le tipologie c’è la guida al rumore digitale.

I vecchi filtri di riduzione del rumore facevano medie tra pixel vicini e lasciavano superfici di plastica, prive della trama di un tessuto o della pelle. Il vantaggio teorico dei denoiser neurali, Aiarty compreso, è che sono addestrati a distinguere schemi tipici del rumore da schemi tipici del dettaglio e dovrebbero quindi conservare di più. Il vantaggio è teorico perché dipende dall’immagine. Nell’inchiesta di digitec la resa è risultata irregolare sui soggetti in movimento con ISO alti, e lo stesso Lee ricorda che il cursore del rumore impostato al massimo, come nel test del produttore, cancella dettaglio per definizione.
Le prove positive esistono, ma conviene leggerle per ciò che sono. La recensione di The Phoblographer del 2024, ad esempio, dichiara di essere «presentata in collaborazione con Aiarty» e riporta tempi di elaborazione di circa due minuti per cento immagini ingrandite 2x su una scheda AMD Radeon RX 7600, contro circa otto minuti su processore. Dato interessante come ordine di grandezza del rapporto tra scheda grafica e CPU, ma non è una misura indipendente. Sul sito, la guida al denoising fotografico con IA mette Aiarty nel contesto degli altri strumenti.
La regola pratica è provare con i propri file. La versione di prova, secondo la pagina di acquisto, permette per dieci giorni di esportare una sola immagine migliorata alla volta e, nelle esportazioni multiple, fino a dieci immagini di cui tre elaborate e sette sotto forma di confronto. Basta per giudicare se il risultato su una fotografia a ISO 6400 con piume, capelli o tessuti piaccia davvero, prima di pagare.
Una prova con la Gioconda
Per vedere il programma su un soggetto che tutti conoscono, la redazione ha scelto una digitalizzazione a bassa risoluzione della Gioconda di Leonardo da Vinci. La Gioconda è un dipinto, e proprio per questo il caso è istruttivo: un dipinto non contiene alcun dato fisico da recuperare, perché ogni pennellata è già definita sulla tavola. Qualunque dettaglio che il software restituisce è dunque una ricostruzione.
La prova ha richiesto pazienza. Sull’hardware limitato di cui la redazione dispone, il caricamento dei modelli ha impiegato circa quattro minuti e l’inferenza altri tre. Un tempo lontano dalle cifre del produttore, e pienamente coerente con quanto si vede nella schermata: una scheda integrata e un modello da scaricare al primo avvio.

Nel confronto, la redazione ha osservato un intervento deciso del modello More-Detail GAN: ciocche di capelli più definite, il contorno delle palpebre e delle sopracciglia più leggibile, lo sfondo con il sentiero e le rocce a sinistra molto più chiaro dell’originale, che lo lasciava quasi illeggibile. Il volto ha preso però un contrasto e una saturazione più alti, e una levigatezza che a un conservatore suonerebbe stonata. La superficie di una tavola a olio di oltre cinque secoli è attraversata dalla craquelure, la rete di minute crepe che nessuna rete neurale ha motivo di rispettare, e lo sfumato di Leonardo, costruito su passaggi tonali senza contorni netti, si confonde facilmente con la sfocatura di una compressione.
Il confronto con un’altra tecnica aiuta. L’imaging multispettrale, applicato anche alla Gioconda, ha rivelato dettagli del disegno preparatorio perché registra davvero luce che l’occhio non vede: aggiunge dati. L’upscaling neurale ne aggiunge di nuovi a partire da quelli che c’erano. Per una didascalia, una locandina o una pagina di divulgazione la differenza può essere irrilevante, e il risultato è comodo. Per uno studio sulla materia pittorica sarebbe un falso.
Resta il limite del metodo: una prova, un’immagine, un hardware modesto. Non permette di concludere che il programma sia migliore o peggiore di altri. Dice che con quel soggetto il risultato è nitido, gradevole e fabbricato.
Fotografie storiche e valore documentale
Gli archivi fotografici sono pieni di immagini che chiedono di essere ingrandite: negativi su vetro scansionati a risoluzione modesta, stampe d’epoca fotografate con il telefono, ritratti di famiglia sgranati. Il desiderio di vederli meglio è legittimo. La domanda è che cosa sia lecito fare con il risultato.

La deontologia del restauro, quella che si insegna ai conservatori, chiede interventi distinguibili dall’originale e documentati. Il restauratore fotografico che lavora a mano con timbro clone e pennello correttivo lascia, in un programma di fotoritocco, una cronologia di livelli e maschere: chi arriva dopo può vedere che cosa è stato toccato. L’elaborazione di Aiarty produce un nuovo file in un solo passaggio e non registra le decisioni del modello, area per area. Spetta a chi lavora conservare l’originale non elaborato, nominare in modo chiaro la copia trattata e annotare modello, intensità e data. Chi si occupa di digitalizzazione di foto antiche conosce già la regola: la scansione dell’originale è il documento, ogni altra cosa è una derivazione.
Per la fotografia di cronaca e di sport il discorso è più severo. Una fotografia pubblicata come testimonianza ha un valore probatorio che la modifica dei tratti di una persona cancella, anche quando il risultato sembra migliore. Il caso della fotografia sportiva di Zurigo, con volti ricostruiti e una faccia sul gomito, mostra come l’errore si veda soltanto guardando con attenzione. In una redazione, un errore così potrebbe passare in pagina.
Dichiarare l’uso resta la scelta più onesta. Se un’immagine ingrandita compare in un articolo, una nota con il nome del software e del modello costa una riga e evita che un lettore la scambi per l’originale. Per gli archivi di dominio pubblico, la guida al pubblico dominio e agli archivi fotografici spiega dove trovare le fonti da cui partire.
Prezzi, licenze e alternative
Aiarty vende due formule. La licenza a vita costa 109 dollari, con listino indicato a 155, ed è valida per tre computer: la pagina di acquisto riporta «3 PC. 3 Mac», ma le licenze sono specifiche per piattaforma e una licenza Windows non si attiva su macOS. Il piano standard costa 59 dollari l’anno, contro un listino di 85, copre un computer e si rinnova da solo, con avviso sette giorni prima dell’addebito. L’aggiornamento gratuito è «a vita» nella formula a vita e di un anno nel piano standard. I prezzi si intendono al netto delle imposte, la valuta è indicata solo con il simbolo del dollaro e il produttore concede trenta giorni per il rimborso in caso di problemi non risolvibili.
I prezzi oscillano. Nel novembre 2025 digitec rilevava 99 dollari per la licenza a vita, oggi la stessa è a 109. Chi legge queste righe tra qualche mese troverà verosimilmente cifre diverse, e il consiglio di non fidarsi del listino barrato vale per qualunque software.
| Programma | Modello di licenza | Prezzo verificato il 21 ottobre 2026 |
|---|---|---|
| Aiarty Image Enhancer | A vita, tre computer | 109 dollari (listino 155) |
| Aiarty Image Enhancer | Annuale, un computer | 59 dollari l’anno (listino 85) |
| Topaz Photo | Abbonamento | 199 dollari l’anno oppure 39 dollari al mese |
| Topaz Studio | Abbonamento | 399 dollari l’anno |
| Luminar (Skylum) | Pagamento unico, strumenti IA per 365 giorni | da 99 a 159 dollari in promozione |
| Upscayl | Gratuito, open source | 0 dollari, richiede una scheda grafica Vulkan |
Topaz merita una parola in più, perché la sua storia spiega perché una licenza a vita attiri tanto. Con un annuncio di fine settembre 2025, come riferì CG Channel, l’azienda ha interrotto le vendite perpetue dal 3 ottobre di quell’anno: Photo AI, che si vendeva a 199 dollari, si chiama oggi Topaz Photo ed è disponibile soltanto in abbonamento. La pagina ufficiale dei prezzi indica 199 dollari l’anno oppure 39 al mese, e 399 l’anno per la suite Topaz Studio. Per chi usa lo strumento tutti i giorni, la spesa annuale ricorrente è un costo da mettere in conto con realismo.
Luminar, il programma di Skylum, vende pagamenti unici da 99 a 159 dollari a seconda del piano, con prezzi di listino enormemente più alti barrati sulla pagina. Le applicazioni restano a chi le compra, mentre gli strumenti basati su intelligenza artificiale sono inclusi per 365 giorni. È un tipo di licenza a metà strada, da leggere con attenzione prima di dire «a vita». Upscayl, infine, è un’applicazione libera con licenza AGPL-3.0, basata su Real-ESRGAN, disponibile per Windows, macOS e Linux, e richiede una scheda compatibile con Vulkan: molte schede integrate non bastano.
Un confronto di qualità tra Aiarty e Topaz sulle stesse immagini, condotto da un terzo senza legami commerciali e ripetibile, non risulta pubblicato al 21 ottobre 2026. Esistono i confronti del produttore, di cui si è visto il pregio, e recensioni promozionali. Dire quale dei due ingrandisca meglio sarebbe una finzione. Si può dire altro, e si può verificare: la licenza a vita di Aiarty costa poco più della metà di un anno di Topaz Photo, e il ritmo di aggiornamento visto nella cronologia delle versioni (sei uscite in otto mesi) dà qualche garanzia che il prodotto sia vivo.
Limiti e a chi serve davvero
Il primo limite è l’hardware. Il produttore dichiara che il programma elabora fino a tremila immagini all’ora in modalità batch, ma non indica né la macchina, né le dimensioni dei file, né le impostazioni: una cifra senza condizioni resta uno slogan. Testimonianze di utenti sulla stessa pagina parlano di cento immagini ingrandite da 1024 a 2048 pixel in circa dodici minuti. La differenza tra le due misure mostra quanto contino scheda grafica, modello e dimensione di uscita. Chi non ha una scheda dedicata deve mettere in conto attese lunghe, come si vede dalla prova con la Gioconda.
Il secondo limite è il controllo. L’applicazione è pensata per essere veloce, non per offrire la profondità di un editor da sviluppo raw: pochi cursori, scelte guidate, nessuna maschera complessa. Chi viene da programmi con decine di regolazioni potrà trovarlo spartano, chi vuole risolvere un problema in due clic lo apprezzerà. Aiarty si usa insieme a Lightroom Classic, con cui dalla versione 3.13 si integra come editor esterno, e non al posto di un flusso completo.
Il terzo è la natura generativa del metodo. Ogni volta che il modello si trova di fronte a una zona ambigua inventa, e lo fa con sicurezza. La cautela vale per qualunque strumento neurale, Topaz e Upscayl compresi. Si traduce in tre abitudini: ispezionare il risultato al cento per cento sui volti secondari e sulle mani, preferire il modello più conservativo quando l’immagine ha valore documentale, tenere sempre l’originale.
Gli usi in cui il programma funziona bene sono quelli in cui la fedeltà letterale conta poco. Un album di famiglia da stampare, una fotografia di prodotto sgranata ricevuta da un fornitore, un’immagine a bassa risoluzione destinata a un sito, una serie di scatti a ISO alti da ripulire prima di una consegna a un cliente che non si accorgerà dell’intervento. Il paesaggio, tema della storia della fotografia di paesaggio, tollera meglio l’invenzione, perché una roccia ricostruita male nessuno la riconosce.
Gli usi da evitare, senza una verifica attenta, sono quelli in cui l’immagine è prova: fotografia giornalistica, documenti d’archivio con persone identificabili, riproduzioni per studi scientifici o conservativi. Qui il rischio che emerge dall’inchiesta di digitec ha costi che nessuna nitidezza compensa.
Domande frequenti
Aiarty Image Enhancer è gratuito?
No, ma esiste una versione di prova. Secondo la pagina di acquisto, per dieci giorni ogni esportazione singola produce un’immagine migliorata, poi si passa ai soli confronti prima e dopo. Nelle esportazioni multiple si arriva a dieci immagini, di cui tre elaborate e sette come confronto. La licenza elimina i limiti.
Quanto costa e che cosa include la licenza a vita?
Al 21 ottobre 2026 la licenza a vita costa 109 dollari, contro un listino indicato di 155, e copre tre computer della stessa piattaforma, con aggiornamenti gratuiti secondo la formula del produttore. Il piano annuale costa 59 dollari e copre un computer. I prezzi escludono le imposte e possono cambiare.
Le fotografie vengono caricate su server esterni?
Secondo la FAQ ufficiale, l’elaborazione avviene sul dispositivo dell’utente e le immagini non vengono caricate su servizi cloud. Resta come per qualunque programma la verifica a carico di chi lo installa, ma la dichiarazione è chiara.
Fino a che risoluzione si può ingrandire?
Il limite dichiarato è 32K su Windows e 16K su Mac, ma la scelta dipende dal modello: la documentazione indica 1x e 2x per Real-Photo e fino a 8x per i modelli GAN. Più si ingrandisce più pesa l’hardware, e il programma non crea informazione fisica in più, produce dettagli plausibili.
Si può usare per fotografie storiche o di cronaca?
Con molta cautela. L’inchiesta di digitec ha documentato volti ricostruiti in modo errato in una fotografia sportiva del 2009. Per materiale con valore documentale conviene scegliere il modello più conservativo, controllare ogni volto al cento per cento, conservare l’originale e dichiarare l’uso del software.
Una licenza Windows funziona anche su Mac?
No. Le licenze sono specifiche per piattaforma, come precisa la pagina di acquisto: una licenza Windows non si attiva su macOS e viceversa. La licenza a vita copre fino a tre computer della piattaforma acquistata.
Fonti
- Aiarty, pagina di acquisto di Aiarty Image Enhancer: prezzi, licenze, prova e rimborso
- Aiarty, specifiche tecniche di Aiarty Image Enhancer: requisiti e formati
- David Lee, Digitec Galaxus, «Removing image noise: self-proclaimed test winner with grotesque results», 18 novembre 2025
- CG Channel, «Topaz Labs to end perpetual licenses of its software», 30 settembre 2025
- Topaz Labs, pagina dei prezzi di Topaz Photo e Topaz Studio
- Skylum, pagina dei prezzi di Luminar
- Goodfellow e altri, «Generative Adversarial Networks», arXiv, 2014
- Ho, Jain, Abbeel, «Denoising Diffusion Probabilistic Models», arXiv, 2020
Aggiornato Ottobre 2026



