Gian Paolo Barbieri (Milano, 1935 – Milano, 17 dicembre 2024) è stato uno dei fotografi di moda italiani più influenti. Autodidatta, arriva alla fotografia dal teatro e per circa sessant’anni lavora per Vogue, per grandi maison e, dagli anni Novanta, anche in viaggio tra culture lontane. La sua storia si lega a quella della fotografia di moda italiana e della fotografia pubblicitaria del Made in Italy.
In Sintesi
- Chi era: fotografo di moda nato a Milano nel 1935 e morto a Milano il 17 dicembre 2024.
- Formazione: nessuna scuola di fotografia; teatro, una piccola parte muta in Medea di Visconti, poi un breve periodo a Parigi come assistente di Tom Kublin.
- Carriera: studio a Milano, Novità (diventata Vogue Italia), poi Vogue America, Parigi e Germania; campagne per Valentino, Versace, Ferré, Armani, Bulgari, Chanel e altri.
- Libri e mostre: Tahiti Tattoos, Madagascar, Dark Memories; Shots of Style al V&A (1984).
- Riconoscimenti: Stern lo cita tra i 14 migliori fotografi di moda; Lucie Award 2018.
- Dopo la morte: mostre al Forte di Bard (2023-24) e a Milano, Eternal Elegance (2025-26).
Dal teatro alla moda
Barbieri nasce a Milano, in via Mazzini, nel 1935, in una famiglia di commercianti all’ingrosso di tessuti. Secondo la Fondazione, le prime competenze utili le acquisisce nel magazzino del padre. Non ha una formazione fotografica. Comincia nel teatro come attore, operatore e costumista con il gruppo «Il Trio», formato con due amici, che rielabora scene di La via del tabacco, La vita di Toulouse Lautrec e Viale del tramonto. Ha una piccola parte muta in Medea di Luchino Visconti, accanto a Sara Ferrati e Memo Benassi; Wikipedia indica il 1953.
L’amore per il cinema americano lo porta a sperimentare la luce nella cantina di casa e a fotografare attrici (Sky TG24). Secondo 29 Arts in Progress indicò nel cinema noir americano una fonte per l’illuminazione e nel cinema in genere la lezione sul movimento, ed è così che portò la moda italiana fuori dallo studio. Secondo la voce inglese di Wikipedia, la Roma dei primi anni Sessanta, quella della Dolce Vita di Fellini, è la scena sociale che fotografava in quegli anni.
Poi va a Parigi, dove lavora per poco ma intensamente come assistente di Tom Kublin, fotografo di Harper’s Bazaar; secondo Sky TG24 Kublin morì di ictus venti giorni dopo. A Parigi, scrive Domus, incontra il collezionista e imprenditore Gustav Zumsteg, che lo incoraggia a fare il fotografo di moda.
Lo studio e Novità
Tornato a Milano apre il suo primo studio: nel 1962 secondo la Fondazione e Artribune, nel 1964 secondo Wikipedia, Sky TG24 ed Exibart (Wikipedia indica uno studio in viale Majno). Lavora per Novità, rivista di moda che pubblica i suoi servizi e che nel 1966 diventa Vogue Italia, secondo la Fondazione e Sky TG24; l’elenco dei numeri su Wikipedia comprende uscite di Novità dal 1963 e di Vogue Italia dal 1965.
Vogue e le campagne
Con Condé Nast Barbieri pubblica su Vogue Italia, Vogue America, Vogue Paris e Vogue Germania; Wikipedia elenca numerosi numeri di Vogue Italia dal 1965 al 1985 e uno del 2013. Tra le altre testate: Linea Italiana (1966-1968), Progresso Fotografico (1981), Photo Italia (1989-2001), iO Donna (1997-1999), Vanity Fair (2004-2009), GQ (2000-2014), Vogue Giappone (2017) e Glamour (2015).
Secondo la voce inglese di Wikipedia, dalla fine degli anni Sessanta lavora a stretto contatto con gli stilisti del ready-to-wear; la Fondazione colloca nei decenni successivi le grandi campagne per Valentino, Gianni Versace, Gianfranco Ferré, Giorgio Armani, Bulgari, Chanel, Yves Saint Laurent, Dolce & Gabbana e Vivienne Westwood. Tra i soggetti: Audrey Hepburn, Veruschka, Jerry Hall, Monica Bellucci, Sophia Loren. La scheda di Wikipedia ricorda che rifiutò una proposta di Diana Vreeland per Vogue America; 29 Arts in Progress scrive invece che lavorò con Vreeland, con Yves Saint Laurent e con Richard Avedon.
Il 1968 è l’anno in cui, secondo la Fondazione, Sky TG24 e Art a Part of Cult(ure), la rivista tedesca Stern lo include tra i quattordici migliori fotografi di moda del mondo. Per il lavoro con le maison, Art a Part of Cult(ure) sottolinea che nelle campagne rispettava le richieste dei clienti ma restava riconoscibile per il suo stile.
Viaggi e libri
Negli anni Novanta Barbieri viaggia a lungo e realizza libri su culture lontane, gruppi etnici e natura, unendo spontaneità etnografica e glamour della moda (Sky TG24). Fino agli ultimi anni continua con campagne e lavori editoriali. L’elenco dei libri su Wikipedia comprende:
- 1982: Artificial e I grandi fotografi: Barbieri;
- 1984: Venti anni di Vogue Italia 1964–1984 e Silent Portraits;
- 1988: Barbieri;
- 1989: Tahiti Tattoos (Fabbri) e The Maps of Desire;
- 1991: Pappa & Ciccia;
- 1997: Madagascar; 1998: Tahiti Tattoos (Taschen);
- 1999: Equator; 2001: A History of Fashion; 2004: Innatural; 2006: Sud;
- 2007: Body Haiku e Gian Paolo Barbieri; 2013: Dark Memories; 2015: Skin; 2016: Flowers e Fiori della mia vita.
Mostre e riconoscimenti
- 1968 – Stern: tra i 14 migliori fotografi di moda (per la voce inglese di Wikipedia, 1978; la stessa voce indica per il 1968 il Premio Biancamano come miglior fotografo italiano).
- 1984 – Twenty Years of Vogue 1964-1984, Triennale di Milano; Shots of Style, Victoria & Albert Museum, Londra.
- 1986 – Gian Paolo Barbieri and Fashion 1964–1986, La Rinascente.
- 2007 – catalogo della mostra a Palazzo Reale, Milano.
- 2013 – Dark Memories da Sotheby’s, Milano.
- 2015-2016 – Fashion and Fiction, Mosca (2015) e Vladivostok (2016), poi Nizhny Novgorod (2019); 29 Arts in Progress la colloca anche all’Erarta Museum di San Pietroburgo.
- 2017 – In Viaggio, Milano.
- 2018 – Lucie Award a New York (categoria fotografia di moda, 16ª edizione; per 29 Arts in Progress «Outstanding Achievement in Fashion»); My Name Is Style, Milano; Photo London, Somerset House.
- 2019 – Polaroids and More, Milano (10 maggio – 27 luglio); Vedo Nudo, San Benedetto del Tronto (6 luglio – 6 ottobre).
- 2022 – il documentario Gian Paolo Barbieri, l’uomo e la bellezza di Emiliano Scatarzi, prodotto da Moovie con la Fondazione, vince il premio del pubblico al Biografilm Festival di Bologna e due premi al Master of Art in Bulgaria.
- 2023-24 – Gian Paolo Barbieri. Oltre, Cantine del Forte di Bard (fino al 3 marzo 2024): 112 fotografie, 88 inedite, dagli anni Sessanta ai Duemila, a cura di Emmanuele Randazzo, Catia Zucchetti e Giulia Manca, con la Fondazione.
- 2025-26 – Eternal Elegance: The Timeless Photography of Gian Paolo Barbieri, sede di Zurich Italia, Milano, dal 25 settembre 2025 al 15 gennaio 2026: oltre cento fotografie, molte inedite, tra cui Sophia Loren, Audrey Hepburn e Yasmeen Ghauri; la prima retrospettiva milanese dopo la morte, a cura di 29 Arts in Progress con la Fondazione.
La Fondazione e le collezioni
La Fondazione Gian Paolo Barbieri, con sede in via Lattanzio a Milano, è stata fondata dall’artista: nel 2016 secondo Exibart, nel 2017 secondo il sito della Fondazione. Custodisce i beni materiali e immateriali che documentano la sua attività, promuove la sua figura artistica e la fotografia in generale, con attenzione ai giovani. Le opere sono nelle collezioni del V&A e della National Portrait Gallery di Londra, del Kunstforum di Vienna, del Musée du quai Branly di Parigi, di MAMM a Mosca, dell’Erarta Museum di San Pietroburgo e, per acquisizioni recenti, della Collezione Nicola Erni e della Pinault Collection.
Letture critiche
Le interpretazioni seguenti sono di Barbara Martusciello (Art a Part of Cult(ure), 20 dicembre 2024) e non dati di fatto. Per la critica le sue immagini sono segnate da messa in scena e da uno spettacolo ironico e irriverente, legato al teatro; le celebrità diventano eroine di storie quasi pittoriche, ambientate in set cinematografici provvisori. Barbieri, scrive, si interessava meno al lusso e alle marche che alla donna: «la Donna, la sua identità, interiorità e complessità». Per il Forte di Bard, Artribune presenta la mostra come uno sguardo nuovo, incentrato sullo sguardo e sul corpo come espressioni dell’interiorità.
Le opere principali
- Tahiti Tattoos (Fabbri, 1989; Taschen, 1998).
- Madagascar (1997) e Equator (1999).
- Innatural (2004) e Sud (2006).
- Dark Memories (2013), con mostra da Sotheby’s a Milano.
- Skin (2015) e Flowers (2016).
- Gian Paolo Barbieri, l’uomo e la bellezza (2022) – documentario di Emiliano Scatarzi.
Date e dati discordanti nelle fonti
- Apertura dello studio: 1962 (Fondazione, Artribune) o 1964 (Wikipedia, Sky TG24, Exibart).
- Da Novità a Vogue Italia: 1965 (Wikipedia inglese), 1966 (Fondazione, Sky TG24); Domus indica inoltre il 1964 come anno in cui inizia a lavorare con Condé Nast su Novità.
- Stern: 1968 (Fondazione, Sky TG24, Art a Part of Cult(ure)) o 1978 (Wikipedia inglese).
- Fondazione: 2016 (Exibart; Wikipedia italiana colloca nel 2016 il trasferimento dell’archivio) o 2017 (sito della Fondazione).
- Diana Vreeland: offerta rifiutata (Wikipedia) o collaborazione (29 Arts in Progress).
- Innatural: 2004 (Wikipedia italiana) o 2001 (Wikipedia inglese); Exotic Nudes: 1999 o 2003.
- Artefiera: compare nel 2016 e nel 2018 nello stesso elenco di Wikipedia.
- Anno di Medea: 1953 solo secondo Wikipedia.
- Premio Lucie: categoria «Best International Fashion Photographer» (Sky TG24, Fondazione) o «Outstanding Achievement in Fashion» (29 Arts in Progress).
Fonti
- Fondazione Gian Paolo Barbieri – Biografia – Famiglia, teatro, Vogue e campagne
- Wikipedia – Gian Paolo Barbieri (italiano) – Date, libri, mostre e riviste
- Wikipedia – Gian Paolo Barbieri (inglese) – Date, premi e mostre
- 29 Arts in Progress – Gian Paolo Barbieri – Biografia, collezioni e mostre
- Artribune – Mostra al Forte di Bard – Gian Paolo Barbieri. Oltre
- Sky TG24 – Addio a Gian Paolo Barbieri – Necrologio
- Art a Part of Cult(ure) – Fotografia di moda, complessità femminile e la vita come film – Lettura critica
- Domus – Gian Paolo Barbieri’s unseen photographs on display in Milan – Eternal Elegance
- Exibart – Fondazione Gian Paolo Barbieri – Scopi e fondazione
