Joan Fontcuberta

Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955) è il più importante teorico e artista concettuale della fotografia spagnola contemporanea e una delle voci critiche più originali e più influenti nel dibattito internazionale sulla verità fotografica, sull’ontologia dell’immagine digitale e sul rapporto tra fotografia e menzogna. La sua opera, che si estende dalla fine degli anni Settanta fino ai giorni nostri, è costruita interamente attorno a un principio provocatorio e metodologicamente rigoroso che lui stesso ha sintetizzato in un paradosso celebre: ogni fotografia è una finzione che si presenta come veritiera. Partendo da questa premessa, Fontcuberta ha costruito una serie di progetti fotografici che simulano la realtà con assoluta perfezione formale per poi rivelare la propria natura di falso costruito, costringendo lo spettatore a fare i conti con la propria credulità verso le immagini e con i meccanismi ideologici che governano la ricezione della fotografia come documento oggettivo.

Fontcuberta nasce a Barcellona nel 1955 e si forma in comunicazione audiovisiva all’Università di Barcellona, sviluppando contestualmente un interesse teorico e storico per la fotografia che lo porta a pubblicare, già nel 1984, un’antologia critica fondamentale dal titolo Fotografía: conceptos y procedimientos. Docente universitario e autore prolifico, Fontcuberta è anche uno dei più importanti curatori e organizzatori di eventi fotografici spagnoli: ha fondato la rivista Photovision nel 1981 e ha curato mostre internazionali di grande risonanza, contribuendo in modo determinante alla diffusione della cultura fotografica critica in Spagna e in Europa.

Il suo debutto come artista visivo sulla scena internazionale avviene con la serie Herbarium (1984), che imita formalmente la tradizione della fotografia botanica scientifica del XIX secolo, presentando piante ibride e impossibili — costruite assemblando parti di oggetti artificiali, plastiche, cavi elettrici, ferri vecchi — come se fossero specie vegetali realmente esistenti, con tanto di nomi latini fasulli e schede descrittive scientificamente credibili. La perfezione formale dell’imitazione è totale, e l’opera funziona solo se lo spettatore passa dall’ammirazione per un presunto documento scientifico al riconoscimento del falso: questo momento di transizione percettiva è la struttura fondamentale di tutti i lavori successivi di Fontcuberta.

Joan Fontcuberta
By Bieniecki Piotr – http://www.fototeo.pl Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=51048556

Fauna, Sputnik e la postfotografia: un percorso teorico radicale

Il progetto Fauna (1985–1989), realizzato in collaborazione con il pittore e scrittore Pere Formiguera, è l’opera che porta Fontcuberta all’attenzione internazionale e che rimane il suo contributo più citato nella storia della fotografia concettuale. Fauna simula la scoperta dell’archivio del professor Hans von Aasch, immaginario zoologo tedesco del XX secolo, con la documentazione fotografica di animali fantastici: creature impossibili, ibridi tra specie diverse, animali che non esistono ma che le fotografie presentano con la credibilità assoluta del documento scientifico. L’archivio comprende fotografie, diapositive, lettere, appunti di laboratorio, schede morfologiche, tutto costruito con una minuzia tale da rendere assolutamente convincente la presenza di questi animali nella realtà.

Presentato inizialmente come una vera e propria scoperta zoologica in alcune istituzioni museali europee, il progetto Fauna ha generato in diversi casi reazioni di stupore genuino da parte di visitatori e persino di alcuni esperti, prima che la natura fittizia dell’opera venisse rivelata. Questo effetto di credibilità non intenzionale, ma previsto e desiderato, è la dimostrazione pratica della tesi di Fontcuberta: il contesto istituzionale e il formato formale della fotografia documentaria sono sufficienti da soli a indurre la sospensione del giudizio critico e la fiducia nell’immagine come documento del reale.

Con Sputnik (1997), Fontcuberta porta la propria critica della memoria fotografica in un territorio politicamente ancora più esplicito. Il progetto simula la scoperta dell’esistenza di un cosmonauta sovietico, Iván Istochnikov, che sarebbe stato cancellato dalla storia ufficiale dell’URSS dopo un incidente spaziale nel 1968. L’archivio comprende fotografie autenticamente sovietiche modificate digitalmente in modo impercettibile per inserirvi la figura di Istochnikov, documenti d’archivio fasulli ma credibilissimi, filmati, interviste. L’opera dimostra come la manipolazione digitale della fotografia storica possa cancellare o inventare la storia con la stessa efficacia con cui i regimi totalitari avevano in passato manipolato le fotografie stampate.

La riflessione di Fontcuberta si è evoluta negli anni Duemila verso ciò che egli chiama la postfotografia: la condizione della fotografia nell’era digitale e dei social network, quando miliardi di immagini vengono prodotte, condivise e dimenticate ogni giorno, quando il valore dell’immagine non è più nella sua unicità ma nella sua circolazione, quando la distinzione tra fotografia documentaria e immagine di finzione diventa praticamente impraticabile. I suoi progetti degli anni più recenti, come Google Googled (2005) e Googlegramas (2005), usano le immagini di Google come materiale grezzo per costruire nuove composizioni che interrogano l’archivio digitale globale come nuovo soggetto e nuovo strumento della fotografia.

Fontcuberta ha vinto il Premio Nacional de Fotografía spagnolo nel 1998 e il Hasselblad Award, il più importante riconoscimento internazionale per la fotografia, nel 2013. Le sue opere sono conservate nelle collezioni dei principali musei internazionali, dal MoMA di New York al Centre Pompidou di Parigi, dal Museo Reina Sofía di Madrid alla Tate Modern di Londra.

Le Opere principali

  • Herbarium (1984): Prima grande opera della carriera, ibridazioni botaniche impossibili fotografate in stile scientifico ottocentesco.
  • Fauna (1985–1989, con Pere Formiguera): L’opera di consacrazione internazionale, con l’archivio dello zoologo immaginario Hans von Aasch.
  • Sputnik (1997): Il cosmonauta sovietico cancellato dalla storia, con fotografie storiche manipolate digitalmente. Riflessione sulla memoria politica e fotografica.
  • Orogenesi (2002–2004): Paesaggi fotografici costruiti a partire da schermate di videogiochi e immagini digitali generate al computer.
  • Google Googled / Googlegramas (2005): Immagini costruite con i risultati delle ricerche Google, riflessione sull’archivio digitale globale.
  • Camouflages (2010): Fotografie di mimetismi naturali e artificiali, continuazione della riflessione sul rapporto tra visibilità e invisibilità nell’immagine.
  • Hasselblad Award (2013): Il più importante riconoscimento internazionale per la fotografia, assegnato a Fontcuberta per l’intera carriera.
  • “El beso de Judas” e “La cámara de Pandora”: I due testi teorici fondamentali, tra i contributi più importanti alla teoria della fotografia in lingua spagnola.

 

Fonti

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