Ricky Maynard (Launceston, Tasmania, 1953) è il più importante fotografo palawa — termine con cui il popolo indigeno della Tasmania designa se stesso — e una delle figure più rispettate e più significative della fotografia indigena australiana contemporanea, autore di un corpus fotografico che documenta la comunità aborigena tasmaniana nella sua dimensione di sopravvivenza e di rinascita culturale dopo uno dei genocidi più sistematici della storia coloniale britannica. La Tasmania ha avuto la storia coloniale più tragica del continente australiano per le sue popolazioni indigene: nel corso del XIX secolo, attraverso una combinazione di violenza diretta, deportazioni forzate, epidemie e frammentazione culturale, la popolazione aborigena della Tasmania — i palawa — fu ridotta da decine di migliaia di individui a pochissimi sopravvissuti. Nell’immaginario coloniale britannico e poi australiano, gli aborigeni tasmaniani erano considerati “estinti”, e questa narrazione dell’estinzione è diventata uno dei miti fondativi più dannosi e più persistenti nella storia del razzismo australiano.
Maynard nasce nel 1953 a Launceston, in Tasmania, da una famiglia palawa che porta su di sé il peso di questa storia di quasi-genocidio e la forza di una sopravvivenza culturale che ha resistito alla narrazione ufficiale dell’estinzione. La fotografia diventa per lui non solo uno strumento artistico ma uno strumento di rivendicazione culturale: ogni fotografia è una confutazione della narrazione dell’estinzione, ogni immagine di un palawa vivente e consapevole della propria identità è un argomento contro il mito coloniale. Questa dimensione politica e culturale è inseparabile dalla qualità visiva delle sue fotografie: Maynard è un fotografo di grandissima competenza tecnica e di notevole sensibilità estetica, ma la forza delle sue immagini non deriva solo dalla qualità formale ma dalla densità di significato culturale e storico che ogni scatto porta con sé.
Maynard si avvicina alla fotografia professionale negli anni Ottanta, dopo una formazione che combina l’autoapprendimento con la frequentazione di corsi e workshop in diverse istituzioni australiane. Il suo stile fotografico è caratterizzato da un uso rigoroso del bianco e nero, da una composizione che privilegia la semplicità e la dignità dei soggetti, da una qualità della luce che ricorda le migliori tradizioni del ritratto documentario europeo e americano pur restando radicalmente radicata nella specificità del paesaggio e della cultura tasmaniana. I suoi soggetti sono quasi sempre i membri della propria comunità palawa, fotografati con la familiarità e il rispetto di chi condivide la stessa storia e la stessa identità.
Portrait of a Distant Land e la ricostruzione dell’identità
La serie più importante di Ricky Maynard è “Portrait of a Distant Land” (2004–2006), presentata inizialmente alla National Portrait Gallery di Canberra nel 2006 e poi in numerose istituzioni australiane e internazionali. La serie comprende una cinquantina di fotografie in bianco e nero che documentano la comunità palawa della Tasmania in una varietà di contesti: i luoghi tradizionali del paese palawa — le coste, le spiagge, i boschi di uomini e donne — i riti culturali che la comunità ha mantenuto o sta riprendendo dopo decenni di soppressione, i ritratti degli anziani che portano la memoria culturale, i bambini che crescono con una consapevolezza della propria identità che le generazioni precedenti non avevano avuto la libertà di sviluppare. Il titolo è tratto da una citazione dell’esploratore britannico Abel Tasman, che navigando le coste tasmaniane nel 1642 descrisse il territorio come “la terra di un popolo lontano”: Maynard riprende questa descrizione coloniale e la trasforma in un titolo che afferma la presenza e la prossimità di questo popolo, contro la narrativa dell’estinzione e della distanza.
Le fotografie di “Portrait of a Distant Land” sono tecnicamente di grande qualità: la stampa in gelatino-bromuro d’argento su carta di alta qualità produce immagini con una ricchezza tonale e una profondità dei neri che riflette una padronanza della camera oscura non comune. La composizione è calibrata con cura: Maynard sa trovare il punto di vista e la distanza dal soggetto che produce ritratti di massima dignità senza mai sconfinare nella retorica eroica o nel pietismo. Il bianco e nero non è una scelta nostalgica ma una decisione semantica: elimina il colore per concentrare l’attenzione sulla persona, sulla struttura del viso, sulla postura del corpo, sul rapporto tra il soggetto e il paesaggio che lo circonda.
Maynard ha anche documentato in modo sistematico le attività della mutton-birding, la caccia al petrel dalle grandi ali che i palawa praticano sulle isole dello stretto di Bass da tempo immemorabile e che rappresenta uno degli elementi più importanti dell’identità culturale della comunità. Questa attività, che si svolge in luoghi accessibili solo ai palawa, è stata documentata da Maynard con un corpus di fotografie che mostrano le tecniche tradizionali, i luoghi della caccia e le relazioni familiari e comunitarie che si intrecciano attorno a essa. La specificità e l’intimità di queste fotografie testimoniano la fiducia che la comunità ripone in Maynard come fotografo che appartiene al proprio mondo.
Il riconoscimento istituzionale dell’opera di Maynard è stato significativo e crescente nel corso degli anni. Le sue fotografie sono state acquisite dalle principali istituzioni museali australiane, tra cui la National Gallery of Australia, la National Portrait Gallery di Canberra e le gallerie d’arte di tutti gli stati australiani. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Human Rights Award della Commissione australiana per i diritti umani e diverse borse e sovvenzioni dell’Australia Council for the Arts. La sua opera ha contribuito in modo significativo al cambiamento della narrazione pubblica sulla sopravvivenza palawa, dimostrando attraverso le immagini ciò che le parole politiche e accademiche faticano a comunicare: che il popolo palawa esiste, è vivo, ha una cultura e un’identità proprie, e che la narrazione coloniale dell’estinzione è una bugia.
Le Opere principali
- Portrait of a Distant Land (2004–2006): La serie principale, con cinquanta fotografie della comunità palawa della Tasmania. Presentata alla National Portrait Gallery di Canberra nel 2006.
- Mutton-birding series (1990–2010): Documentazione della caccia tradizionale palawa nelle isole dello Stretto di Bass.
- No More Than What You See (1993): Prima grande serie di ritratti della comunità palawa, prima affermazione pubblica della pratica.
- National Portrait Gallery Canberra – acquisizioni: Le principali opere nella collezione della galleria di ritrattistica australiana.
- Human Rights Award (Commissione australiana diritti umani): Il riconoscimento per il contributo alla documentazione della sopravvivenza culturale palawa.
- Australia Council for the Arts – sovvenzioni: I principali supporti pubblici alla produzione fotografica.
- National Gallery of Australia – Maynard Collection: Le opere nelle collezioni nazionali australiane.
- Esposizioni internazionali (Europa e USA): La diffusione dell’opera nel circuito della fotografia contemporanea internazionale.
Fonti
- National Portrait Gallery Australia – Ricky Maynard
- National Gallery of Australia – Ricky Maynard
- AIATSIS – fotografia palawa indigena Tasmania
- Australia Council for the Arts – Ricky Maynard
- Art Gallery of New South Wales – fotografia indigena
- Stills Gallery Sydney – Ricky Maynard
- Aperture Foundation – fotografia indigena australiana
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l’evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell’immagine.
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Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all’influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.


