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Photo-Secession e Camera Work: come Alfred Stieglitz ha trasformato la fotografia in arte

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La Photo-Secession e la rivista Camera Work rappresentano il punto di svolta più decisivo nella storia della fotografia americana e uno dei momenti fondativi del dibattito internazionale sulla legittimità artistica del medium fotografico. Nata ufficialmente nel 1902 a New York per iniziativa di Alfred Stieglitz, la Photo-Secession fu il primo movimento fotografico americano a rivendicare con coerenza programmatica e con strumenti istituzionali la natura artistica della fotografia, ponendola sullo stesso piano delle arti visive tradizionali e sfidando apertamente il predominio della concezione puramente documentaria e tecnica del medium che aveva dominato il XIX secolo.

Il contesto in cui nacque la Photo-Secession era quello di una New York di inizio Novecento in rapida trasformazione culturale e sociale: una citta che stava diventando il principale centro della vita artistica e intellettuale americana, attraversata dalle tensioni tra una tradizione accademica conservatrice e le spinte innovatrici provenienti dall’Europa, dove le avanguardie pittoriche stavano rimescolando le carte dell’estetica moderna. Stieglitz aveva trascorso anni di formazione in Europa, soprattutto in Germania, dove aveva studiato chimica e aveva approfondito la pratica fotografica; al ritorno negli Stati Uniti aveva portato con se una visione della fotografia radicalmente diversa da quella dominante nel mondo della stampa commerciale e dei club fotografici amatoriali americani.

Il nome stesso del movimento era una dichiarazione programmatica. “Secessione” non era una parola scelta a caso: rimandava esplicitamente alle grandi secessioni artistiche europee di fine Ottocento, in particolare alla Secessione di Vienna del 1897 e alla Secessione di Monaco del 1892, movimenti che avevano rifiutato le istituzioni accademiche ufficiali per affermare la liberta espressiva dell’artista e la parita tra le diverse forme d’arte. Chiamare il proprio gruppo “Photo-Secession” significava affermare che anche i fotografi erano artisti in secessione dalle convenzioni dominanti, e che la fotografia aveva il diritto di essere giudicata con gli stessi criteri estetici applicati alla pittura e alla scultura.

Sul piano estetico, la Photo-Secession si inseriva nella tradizione del pittorialismo fotografico, una corrente nata in Europa negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento che cercava di avvicinare la fotografia alla pittura attraverso l’uso di tecniche di stampa morbide, la ricerca di atmosfere suggestive, la preferenza per soggetti poetici e simbolici e l’elaborazione manuale dei negativi e delle stampe. Il pittorialismo aveva avuto i suoi grandi protagonisti europei in Henry Peach Robinson e Peter Henry Emerson in Inghilterra, e in Robert Demachy in Francia; la Photo-Secession portava questa tradizione sul suolo americano rielaborandola in modo originale e portandola a un livello di consapevolezza teorica e di impatto istituzionale che non aveva precedenti nel panorama fotografico mondiale.

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By Edward Steichen – Camera Work, No 13, January 1906, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5095151

I principi estetici della Photo-Secession si articolavano attorno a tre assi fondamentali. Il primo era la valorizzazione del soggetto come pretesto espressivo: a differenza del documentarismo fotografico che cercava di registrare la realtà con la massima fedeltà, i fotografi della Photo-Secession usavano la macchina fotografica come strumento di interpretazione personale, privilegiando l’atmosfera, la luce, la composizione e l’effetto emotivo sull’accuratezza descrittiva. Il secondo era la qualita artigianale della stampa: molti membri del gruppo usavano processi di stampa alternativi come la gomma bicromatata, la platinotipia, il carbone, la stampa a olio, che consentivano un controllo manuale dell’immagine finale paragonabile a quello di un’incisione o di un acquarello. Il terzo era la dimensione critica e teorica: la Photo-Secession non era solo un gruppo di fotografi ma un progetto culturale che si dotava di una rivista, di una galleria, di un programma espositivo e di una rete internazionale di relazioni con il mondo dell’arte contemporanea.

La posizione della Photo-Secession all’interno della storia della fotografia e al tempo stesso centrale e paradossale. Centrale perché nessun altro movimento prima di essa aveva costruito un apparato istituzionale cosi completo a sostegno della tesi che la fotografia fosse arte; paradossale perché, nel momento stesso in cui la rivendicazione veniva accettata, il movimento si trasformo e in parte si autosuperò: Stieglitz stesso, nel corso degli anni Dieci, abbandono progressivamente il pittorialismo per abbracciare una visione della fotografia fondata sulla precisione, sull’oggettività e su quella che lui chiamo la “straight photography“, ovvero la fotografia diretta, non manipolata, che trovava la propria forza espressiva non nell’imitazione della pittura ma nell’uso pieno e consapevole delle peculiarità specifiche del medium fotografico.

Camera Work, la 291 Gallery e il progetto culturale di Stieglitz

Il progetto della Photo-Secession si articolava su tre pilastri istituzionali strettamente connessi: la rivista Camera Work, la galleria 291 e la rete di relazioni internazionali con il mondo dell’arte d’avanguardia europea e americana. Ciascuno di questi pilastri aveva una funzione specifica nel progetto complessivo di Stieglitz, e la loro interazione produsse effetti che si sarebbero rivelati duraturi ben oltre la breve stagione del pittorialismo fotografico.

La rivista Camera Work, pubblicata da Stieglitz tra il 1903 e il 1917 in cinquantuno numeri, e unanimemente considerata la più bella e la più importante pubblicazione fotografica della storia. Ogni numero era un oggetto editoriale di straordinaria cura: le riproduzioni fotografiche erano ottenute attraverso il processo fotomeccanico della fotoincisione su carta giapponese, che consentiva una qualità di riproduzione tonale superiore a qualsiasi altra tecnica disponibile all’epoca; la carta era di qualità pregiata; la composizione tipografica era affidata ai migliori artigiani disponibili; i testi critici erano scritti da autori di primo piano. Il costo di produzione di ogni numero era elevatissimo, e Camera Work fu per tutta la sua durata un’impresa economicamente deficitaria che Stieglitz sostenne principalmente di tasca propria.

I testi pubblicati in Camera Work erano di qualità eccezionale e coprivano un arco tematico molto ampio: saggi di estetica fotografica, recensioni di mostre, traduzioni di testi critici europei, poesie, racconti, interviste con artisti. Tra i collaboratori più assidui figuravano il critico Sadakichi Hartmann, lo scrittore e teorico Charles Caffin e, in alcuni numeri fondamentali, il poeta Gertrude Stein e lo scrittore Maurice Maeterlinck. La rivista pubblico anche i primi testi critici americani dedicati agli artisti delle avanguardie europee, contribuendo in modo decisivo alla diffusione in America della conoscenza di pittori come Cezanne, Matisse, Picasso e Rodin.

La Little Galleries of the Photo-Secession aperta da Stieglitz al numero 291 di Fifth Avenue a New York nel 1905, e presto diventata famosa semplicemente come 291, fu lo spazio espositivo più innovativo della sua epoca. Stieglitz aveva compreso che per imporre la fotografia come arte era necessario esporla negli stessi spazi in cui veniva esposta la pittura, e con la stessa serietà curatoriale. Ma la 291 fece ben presto qualcosa di più: divenne la prima galleria americana a esporre regolarmente le avanguardie europee, presentando al pubblico newyorkese le opere di Auguste Rodin (1908), di Matisse (1908), di Toulouse-Lautrec (1909), di Picasso (1911) e di Cezanne (1911), in molti casi per la prima volta negli Stati Uniti. La galleria divento cosi il principale punto di contatto tra la cultura visiva americana e le avanguardie europee, un ruolo che avrebbe avuto conseguenze enormi per lo sviluppo dell’arte americana moderna.

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By Alfred Stieglitz, publisher; Edward Steichen, designer – Camera Work, No 2, 1903, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5095197

Il nucleo del gruppo fondatore della Photo-Secession comprendeva, oltre a Stieglitz, alcuni dei fotografi più talentuosi della loro generazione. Edward Steichen, che avrebbe poi intrapreso una carriera straordinaria come fotografo di moda e come curatore museale al MoMA, fu probabilmente il più dotato sul piano tecnico e il più audace sul piano sperimentale: le sue fotografie pittorialiste mostrano una padronanza della luce e dell’atmosfera che raramente il pittorialismo aveva raggiunto. Gertrude Kasebier porto nel movimento una sensibilità simbolista di grande raffinatezza, con immagini che evocano la maternità, la spiritualità e il mondo interiore femminile con una qualità poetica ineguagliata. Clarence H. White sviluppo un approccio alla luce morbida e all’inquadratura delicata che influenzo profondamente tutta la tradizione successiva del ritratto fotografico americano. Frank Eugene porto nel gruppo la sua formazione di pittore, producendo fotografie elaborate manualmente con graffi sul negativo che le avvicinano esplicitamente all’incisione.

La questione delle tecniche di stampa e centrale per comprendere l’estetica della Photo-Secession. Il processo più amato dai pittorialisti americani era la platinotipia o stampa al platino, che produceva immagini di toni caldi, vellutati, con una gamma tonale ricca e una permanenza eccezionale. La platinotipia era pero costosa, e molti fotografi del gruppo la affiancarono alla gomma bicromatata, un processo che consentiva di applicare manualmente il pigmento sull’immagine, controllando densità, contrasto e dettaglio con un grado di intervento quasi pittorico. Stieglitz stesso, almeno nella fase iniziale della sua carriera pittorialista, usava questi processi con grande maestria; ma fu soprattutto Demachy e i pittorialisti europei a portare la gomma bicromatata al suo limite estremo, producendo immagini che sembravano carboncini o acquerelli più che fotografie.

La svolta piu importante nella storia della Photo-Secession non fu pero un’innovazione tecnica ma un cambiamento di visione. A partire dagli anni Dieci, Stieglitz comincio ad allontanarsi progressivamente dal pittorialismo per avvicinarsi a una concezione della fotografia radicalmente diversa: quella della straight photography, la fotografia diretta. Questo cambiamento fu accelerato dal suo incontro con il giovane Paul Strand, che nel 1916 mostro a Stieglitz una serie di fotografie di straordinaria modernità: soggetti urbani e umani ripresi con la massima nitidezza, senza manipolazione alcuna, con inquadrature geometriche e una qualità quasi astratta della composizione. Stieglitz dedico a Strand due numeri di Camera Work, gli ultimi prima della chiusura della rivista nel 1917, riconoscendo in lui il fotografo che aveva capito dove la fotografia doveva andare. La straight photography che Strand incarnava non imitava la pittura: usava le possibilità specifiche del medium fotografico, la sua nitidezza, la sua capacita di fermare il movimento, la sua oggettività, per produrre immagini che non potevano essere confuse con nessun’altra forma d’arte.

La chiusura di Camera Work nel 1917 e la progressiva dissoluzione della Photo-Secession come movimento organizzato non significarono la fine del progetto di Stieglitz ma la sua trasformazione. Negli anni Venti e Trenta, Stieglitz continuo la propria attività fotografica e curatoriale attraverso due nuove gallerie, la 291 Gallery (riaperta in una nuova sede), The Intimate Gallery (1925-1929) e An American Place (1929-1946), dove promosse la pittura americana moderna, in particolare le opere della sua compagna Georgia O’Keeffe, di Arthur Dove, John Marin e Marsden Hartley. La sua produzione fotografica degli anni Venti, in particolare la serie delle Equivalents, fotografie di nuvole che cercavano di esprimere stati d’animo e condizioni interiori attraverso le forme naturali, rappresenta il punto più alto e più originale della sua maturità, e anticipa molte delle ricerche della fotografia astratta e concettuale successiva.

L’influenza della Photo-Secession sulla fotografia americana e internazionale del XX secolo e stata enorme e ramificata. Sul piano diretto, il movimento creo le condizioni istituzionali e culturali per il riconoscimento della fotografia come arte nei musei, nelle gallerie e nelle università americane: il Museum of Modern Art di New York aprì il suo primo dipartimento fotografico nel 1940 sotto la direzione di Beaumont Newhall, e questo passo sarebbe stato impensabile senza il lavoro di legittimazione compiuto da Stieglitz nei decenni precedenti. Sul piano indiretto, la critica della Photo-Secession al pittorialismo e la sua conseguente apertura verso la straight photography contribuirono a definire i parametri estetici della grande tradizione documentaria americana degli anni Trenta, da Walker Evans a Dorothea Lange, che non avrebbe mai raggiunto la sua potenza senza il precedente dibattito aperto da Stieglitz sulla natura e le funzioni della fotografia.

La ricezione critica della Photo-Secession e di Camera Work nel corso del Novecento ha seguito traiettorie complesse. Negli anni immediatamente successivi alla chiusura della rivista, il pittorialismo fu quasi universalmente giudicato un vicolo cieco della storia della fotografia, e la straight photography di Strand e degli f/64 Group fu presentata come la vera rivoluzione che aveva liberato il medium dalle sue ambizioni pittoriche. Questa lettura, sostenuta tra gli altri da Beaumont Newhall nella sua influente History of Photography del 1937, tendeva a sminuire il contributo della Photo-Secession riducendolo a una fase preparatoria superata. Solo a partire dagli anni Settanta e Ottanta, con la rivalutazione critica del pittorialismo e con la diffusione degli studi di storia della fotografia nelle università americane ed europee, la Photo-Secession e Camera Work hanno riacquistato tutta la loro importanza storica, e le stampe originali degli autori del gruppo hanno raggiunto quotazioni di mercato altissime nelle principali aste internazionali.

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By Edward Steichen – Camera Work, No 2 1903, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5583020

Le Opere e i Protagonisti principali

La storia della Photo-Secession e di Camera Work e inseparabile da un insieme di opere fotografiche, pubblicazioni e protagonisti che ne hanno definito l’estetica, costruito la teoria e garantito la diffusione internazionale. Di seguito le figure e le opere più significative del movimento.

  • Alfred Stieglitz (1864-1946) — Fondatore e animatore della Photo-Secession, editore di Camera Work, direttore della galleria 291. La sua produzione fotografica attraversa tutte le fasi del movimento: dalle immagini pittorialiste degli anni Novanta, come la celebre Winter on Fifth Avenue (1893), alle vedute urbane notturne degli anni Dieci, fino alle serie mature degli anni Venti. La sua serie Equivalents (1922-1935), fotografie di nuvole intese come equivalenti visivi di stati emotivi, e considerata da molti critici la prima serie fotografica pienamente astratta della storia del medium.
  • Camera Work, rivista (1903-1917) — Pubblicata da Stieglitz in 51 numeri, e la piu importante rivista fotografica della storia. Ogni numero comprendeva riproduzioni fotomeccaniche su carta giapponese di qualita eccezionale, saggi critici, testi letterari e teorici. I numeri piu significativi sono quelli dedicati a Edward Steichen (nn. 2, 14, 42-43), a Gertrude Kasebier (n. 1), a Paul Strand (nn. 49-50, ultimi pubblicati), e il numero speciale dedicato alla mostra 291 Exhibitions (1913) che documentava l’Armory Show.
  • Edward Steichen (1879-1973) — Il fotografo più versatile e tecnicamente dotato della Photo-Secession. Le sue immagini pittorialiste, come il celebre ritratto di P. Morgan (1903) e le fotografie del Flatiron Building di New York, raggiungono un livello di qualità formale insuperato nel movimento. Dopo la stagione pittorialista, Steichen si reinvento come fotografo di moda per Vogue e Vanity Fair, poi come fotografo militare durante la seconda guerra mondiale, e infine come curatore al MoMA, dove organizzo nel 1955 la mostra The Family of Man, la più visitata della storia della fotografia.
  • Gertrude Kasebier (1852-1934) — Una delle fotografe più importanti della Photo-Secession, autrice di immagini simboliste di grande raffinatezza. La sua fotografia piu celebre, Blessed Art Thou Among Women (1899), e un’allegoria della maternità e della protezione spirituale di straordinaria qualità formale, realizzata con la tecnica della platinotipia. Kasebier fu anche un’importante fotografa ritrattista commerciale a New York, e la sua doppia vocazione, artistica e professionale, anticipa le tensioni che avrebbero caratterizzato tutta la fotografia del XX secolo.
  • Clarence H. White (1871-1925) — Fotografo pittorialista e poi fondatore della Clarence H. White School of Photography a New York (1914), uno dei primi istituti americani di insegnamento della fotografia come pratica artistica. Le sue immagini, caratterizzate da una luce morbida e diffusa e da composizioni di grande eleganza lineare, influenzarono profondamente tutta la tradizione del ritratto fotografico americano. Tra i suoi allievi figurano Paul Outerbridge, Dorothea Lange e Margaret Bourke-White.
  • Paul Strand (1890-1976) — Il fotografo che segno il passaggio dalla Photo-Secession pittorialista alla straight photography. Le sue fotografie del 1916, presentate da Stieglitz negli ultimi due numeri di Camera Work, mostrano soggetti urbani e ritratti ravvicinati ripresi con la massima nitidezza e con inquadrature geometriche di grande modernità. La serie di ritratti di venditori ambulanti di New York, realizzata con una fotocamera a specchio che consentiva di fotografare i soggetti di nascosto, e considerata uno dei capolavori della fotografia documentaria americana. La sua opera successiva, estesa a Messico, Francia, Italia, Ghana e molti altri paesi, lo consacra come uno dei grandi fotografi del Novecento.
  • Frank Eugene (1865-1936) — Pittore e fotografo, membro fondatore della Photo-Secession, noto per la tecnica di elaborare manualmente i negativi con graffi e ritocchi che avvicinavano le sue immagini all’incisione e all’acquatinta. Le sue fotografie, pubblicate più volte in Camera Work, mostrano una qualità plastica e una capacita di interpretazione del soggetto che vanno al di la del pittorialismo convenzionale. Insegno fotografia all’Accademia delle Belle Arti di Monaco, contribuendo alla diffusione della Photo-Secession in Europa.
  • Alvin Langdon Coburn (1882-1966) — Fotografo inglese di formazione americana, membro della Photo-Secession e tra i più audaci sperimentatori del gruppo. Le sue vedute urbane di New York e Londra dall’alto, realizzate negli anni Dieci, sono tra le prime fotografie a usare sistematicamente il punto di vista insolito come strumento di astrazione. La sua serie Vortographs (1917), realizzata attraverso un prisma di specchi che scomponeva l’immagine in frammenti geometrici, e considerata la prima fotografia astratta della storia.
  • La mostra dell’Armory Show (1913) e la Photo-Secession — L’International Exhibition of Modern Art, passata alla storia come Armory Show, fu organizzata nel 1913 a New York e porto per la prima volta in America una vasta rappresentanza delle avanguardie europee. Stieglitz e la 291 Gallery avevano gia esposto molti degli artisti presenti all’Armory Show, e la loro azione di preparazione culturale fu fondamentale per la ricezione positiva della mostra da parte del pubblico e della critica americana. L’Armory Show sancì definitivamente la connessione tra la Photo-Secession e il movimento artistico d’avanguardia internazionale.
  • 291, rivista (1915-1916) — La rivista d’avanguardia pubblicata da Stieglitz in dodici numeri tra il 1915 e il 1916, che segnava il passaggio della 291 Gallery dalla fotografia all’arte d’avanguardia in senso più ampio. Concepita come un oggetto artistico totale, con contributi di Picabia, Picasso, de Zayas e altri artisti dell’avanguardia europea e americana, 291 rappresenta il punto di massima apertura di Stieglitz verso le esperienze proto-dada e futuriste, e costituisce un documento fondamentale per comprendere i legami tra la Photo-Secession e le avanguardie artistiche del primo Novecento.

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