Joan Colom (Barcellona, 1921 – Barcellona, 2017) è uno dei fotografi spagnoli più originali del XX secolo e una figura fondamentale nella storia della fotografia di strada europea, autore di un corpus fotografico che documenta la vita del quartiere barcellonese del Raval — tradizionalmente conosciuto come il Barrio Chino, la zona a luci rosse della città — con una tecnica clandestina e uno sguardo di straordinaria intensità umana che lo collocano in una posizione unica nella storia del genere. La sua opera principale, realizzata tra il 1958 e il 1961 e raccolta nel libro Izas, Rabizas y Colipoterras (1964), con testi del premio Nobel Camilo José Cela, è una delle pietre miliari della fotografia documentaria spagnola del secondo Novecento e un documento irripetibile di un mondo urbano ormai scomparso.
Colom nasce a Barcellona nel 1921 da una famiglia della piccola borghesia catalana e lavora per tutta la vita come commerciante tessile, praticando la fotografia come attività parallela, senza mai smettere il proprio lavoro principale. Come nel caso di altri grandi fotografi dilettanti del Novecento, questa condizione di outsider rispetto al sistema professionale della fotografia gli garantisce una libertà di scelta dei soggetti e di metodo che un fotografo professionista avrebbe difficilmente potuto permettersi. Colom non deve rispondere a nessuna redazione, non deve produrre per nessun mercato: può fotografare quello che lo attrae, quando e come vuole.
Il contatto con la fotografia d’autore avviene tardi, a quasi quarant’anni, quando Colom entra a far parte dell’Agrupació Fotogràfica de Catalunya, il principale sodalizio fotografico catalano, dove conosce fotografi come Leopoldo Pomés e Xavier Miserachs, due dei nomi fondativi della fotografia catalana contemporanea. Il contatto con questi ambienti e la frequentazione delle riviste fotografiche internazionali che circolano in Spagna — in particolare le pubblicazioni della scuola umanista francese e i lavori di Henri Cartier-Bresson — orienta definitivamente Colom verso la fotografia di strada come pratica artistica e documentaria.

La macchina nascosta e il Raval: una metodologia rivoluzionaria
La svolta radicale nella fotografia di Joan Colom avviene intorno al 1958, quando decide di dedicarsi sistematicamente alla documentazione del Barrio Chino, il quartiere del Raval barcellonese che negli anni Cinquanta e Sessanta era la zona più povera, più marginale e più vitale della città: un labirinto di vicoli stretti dove convivevano prostitute, immigrati dal sud della Spagna, alcolisti, piccoli criminali, lavoratori a giornata e una popolazione di vecchi barcellonesi che resistevano all’emarginazione con una dignità silenziosa. Questo quartiere, stigmatizzato dalle autorità franchiste come luogo di degrado morale, affascinava Colom per la sua densità umana e per la qualità di vita comunitaria che vi sopravviveva nonostante la povertà.
Per fotografare in questo ambiente senza essere riconosciuto come fotografo, Colom sviluppa una tecnica di fotografia clandestina di straordinaria efficacia: porta la macchina fotografica — una Leica — appesa al collo o tenuta in mano a livello del fianco, scattando senza guardare nel mirino, senza alzare la macchina all’altezza degli occhi. Questa tecnica, che richiede una conoscenza istintiva delle focali e delle distanze, produce immagini spesso inclinate, tagliate in modo inaspettato, con soggetti parzialmente fuori fuoco o fuori campo, ma di una naturalezza e di una immediatezza assolutamente irripetibili con il metodo convenzionale del ritratto o della fotografia di strada consapevole. I soggetti di Colom non sanno di essere fotografati: le loro pose, le loro espressioni, i loro movimenti sono quelli della vita non-performativa, della quotidianità più autentica.
La collaborazione con Camilo José Cela, il grande scrittore spagnolo poi premio Nobel per la letteratura, produce nel 1964 il volume Izas, Rabizas y Colipoterras (nel gergale spagnolo dell’epoca: prostitute di diversa categoria), che affianca le fotografie di Colom a un testo crudo e sarcastico di Cela sulle donne del Barrio Chino. Il libro viene immediatamente sequestrato dalla censura franchista, e questa vicenda ha paradossalmente contribuito alla sua notorietà postuma: le copie che circolano clandestinamente diventano oggetti di culto, e il libro è oggi uno dei pezzi più rari e ricercati della fotografia spagnola del Novecento.
La carriera fotografica di Colom si interrompe sorprendentemente intorno al 1964, dopo la pubblicazione del libro. Per quasi vent’anni smette quasi completamente di fotografare, e quando riprende, negli anni Ottanta, lo fa con un approccio diverso e meno intenso rispetto al periodo del Barrio Chino. Questa interruzione resta in parte misteriosa biograficamente: Colom non ha mai dato spiegazioni esaurienti, limitandosi a dire che aveva esaurito ciò che voleva dire su quel soggetto. La riscoperta del suo lavoro avviene negli anni Novanta e Duemila, con retrospettive al Museu Nacional d’Art de Catalunya e al MACBA di Barcellona, che lo ricollocano nella storia della fotografia europea con un riconoscimento tardivo ma definitivo.
Le Opere principali
- Izas, Rabizas y Colipoterras (1964, testo di Camilo José Cela): Il libro fondamentale, immediatamente sequestrato dalla censura franchista. Oggi tra i volumi fotografici spagnoli più rari e preziosi.
- Barcellona – il Raval (1958–1961): Il corpus fotografico completo del Barrio Chino, circa duemila negativi, di cui una piccola selezione è stata pubblicata in vita.
- Carrers de Barcelona (1999): Pubblicazione postuma che raccoglie una selezione più ampia delle fotografie del Raval con un approccio editoriale aggiornato.
- Retrospettiva MACBA Barcellona (2004): Grande retrospettiva al Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona, prima presentazione sistematica dell’opera.
- Retrospettiva Museu Nacional d’Art de Catalunya (2014): Seconda grande retrospettiva, con pubblicazione del catalogo critico più completo sull’opera.
- Colección Helga de Alvear (Madrid): Una delle collezioni private spagnole più importanti, conserva stampe originali di Colom.
- Premio Nacional de Fotografía (2001): Il più importante riconoscimento fotografico spagnolo, assegnato a Colom con significativo ritardo rispetto alla produzione dell’opera.
- Archivio Colom (Arxiu Nacional de Catalunya): Il corpus completo dei negativi e delle stampe originali.
Fonti
- MACBA Barcellona – Joan Colom retrospettiva
- Museu Nacional d’Art de Catalunya – Joan Colom
- Arxiu Nacional de Catalunya – fondo Joan Colom
- Photomuseum Zarautz – fotografia spagnola
- La Fábrica editorial – Joan Colom monografie
- Premio Nacional de Fotografía España – archivio premiati
- Aperture Foundation – street photography Europa
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l’evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell’immagine.
Su storiadellafotografia.com mi occupo dei maestri della fotografia: i grandi autori che hanno definito il linguaggio visivo della modernità, da Henri Cartier-Bresson ad Ansel Adams, da Dorothea Lange a Robert Capa, da Diane Arbus a Sebastião Salgado. Racconto le loro visioni, i loro metodi di lavoro, i contesti storici e culturali che ne hanno plasmato lo sguardo, con l’obiettivo di restituire a ciascuno la giusta profondità critica.
Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all’influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.


