Enzo Sellerio

Enzo Sellerio è stato il fotografo che ha tolto alla Sicilia la maschera del folklore senza sostituirla con quella della denuncia. Nato a Palermo il 30 gennaio 1924 e morto nella stessa città il 26 febbraio 2012, laureato in giurisprudenza e docente universitario, fotografo autodidatta di riconoscimento internazionale, editore tra i più originali del secondo Novecento italiano, ha condotto una vita professionale segnata da due passioni successive e da un lungo intervallo di silenzio fotografico. La sua immagine della Sicilia, costruita tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta, resta una delle rappresentazioni più asciutte e meno ricattatorie mai prodotte sull’isola.

Indice dei Contenuti

In Sintesi

 

  • Enzo Sellerio, nato a Palermo nel 1924 e morto nella stessa città nel 2012, è tra i fotografi italiani più pubblicati all’estero negli anni Sessanta.
  • Laureato in giurisprudenza e docente universitario, arriva alla fotografia da autodidatta a metà degli anni Cinquanta.
  • Le sue immagini vengono pubblicate da riviste internazionali di primo piano, che lo impongono rapidamente sul mercato del fotogiornalismo europeo.
  • Il suo lavoro sulla Sicilia rifiuta sia l’estetica del pittoresco sia la retorica della miseria, privilegiando l’osservazione ironica e la costruzione formale rigorosa.
  • I bambini per strada, gli interni domestici, i cortili e le architetture urbane costituiscono i suoi soggetti ricorrenti.
  • Nel 1969 fonda con la moglie Elvira la casa editrice Sellerio, destinata a diventare una delle più riconoscibili dell’editoria italiana.
  • L’impegno editoriale lo allontana progressivamente dalla fotografia, cui tornerà con continuità solo a partire dagli anni Novanta.
  • La grafica delle edizioni Sellerio, con le copertine blu e l’uso di immagini d’archivio, porta il segno diretto della sua sensibilità visiva.

Enzo Sellerio: biografia, formazione e ingresso nella fotografia

Enzo Sellerio nasce a Palermo nel 1924 in una famiglia della borghesia professionale siciliana. Il percorso di studi è quello convenzionale per il suo ambiente: liceo classico, laurea in giurisprudenza, avvio a una carriera accademica che lo porterà a insegnare discipline giuridiche all’università. Nulla, nella sua formazione, lascia prevedere una vocazione fotografica. La macchina fotografica entra nella sua vita a metà degli anni Cinquanta, quando ha superato la trentina, e per un caso quasi fortuito: un’attrezzatura acquistata per interesse personale, qualche prova, la scoperta di una attitudine.

L’autodidattismo è un dato fondamentale della sua vicenda. Sellerio non frequenta circoli fotografici, non passa attraverso i concorsi, non aderisce a scuole né a gruppi. Impara osservando le riviste illustrate internazionali, che negli anni Cinquanta rappresentavano l’unica scuola disponibile per chi volesse capire come si costruisce un servizio fotografico. Il risultato è un linguaggio che nasce già maturo e privo di tic da laboratorio, orientato alla pubblicazione e alla sequenza, con una consapevolezza narrativa che deve molto alla lettura più che alla pratica di bottega.Il riconoscimento arriva rapidamente.

Alla fine degli anni Cinquanta le sue immagini cominciano a comparire su riviste italiane e straniere di grande prestigio, tra cui pubblicazioni americane ed europee di riferimento per il fotogiornalismo e per la cultura visiva. Nel giro di pochi anni Sellerio diventa uno dei pochissimi fotografi italiani ad avere un mercato internazionale stabile, condizione allora rarissima, e riceve commissioni per servizi realizzati sia in Sicilia sia in altre regioni italiane. Partecipa a progetti editoriali internazionali dedicati alle grandi città e ai paesi europei, misurandosi con standard produttivi elevatissimi.Il tema che lo identifica è la Sicilia. Sellerio la fotografa come chi la abita, non come chi la visita, e questa differenza di posizione produce un risultato radicalmente diverso da quello della maggior parte dei fotografi che in quegli stessi anni si occupavano dell’isola.

Non ci sono nelle sue immagini né il pittoresco dei carretti e dei costumi tradizionali, né la denuncia frontale della povertà meridionale, allora praticata da numerosi reporter del nord. C’è invece una descrizione attenta e leggermente distaccata della vita ordinaria, in cui il dettaglio grottesco, l’incongruenza visiva e la contraddizione sociale emergono senza essere sottolineati.

Bambini, cortili e geometrie: lo stile di una Sicilia senza folklore

Il soggetto ricorrente della fotografia di Enzo Sellerio è l’infanzia urbana. Bambini che giocano nei vicoli, che si affacciano dai portoni, che occupano marciapiedi e scalinate, che imitano i gesti degli adulti, che posano davanti all’obiettivo con una consapevolezza precoce. Sono immagini che evitano sistematicamente due tentazioni opposte: la commozione per la povertà e l’esaltazione della vitalità popolare. I bambini di Sellerio non sono simboli, sono persone occupate in attività precise, colte in un momento in cui la loro azione produce una figura visivamente interessante.Il secondo soggetto è l’interno domestico. Cucine, camere da letto, stanze di ingresso, con i loro arredi, le immagini sacre alle pareti, i mobili sproporzionati rispetto agli spazi, gli oggetti accumulati.

Sellerio entra nelle case con un’attenzione quasi inventariale, restituendo la cultura materiale della Sicilia urbana e rurale degli anni Sessanta con una precisione che ne fa oggi una fonte per la storia sociale. Il terzo soggetto è l’architettura, colta soprattutto nella dimensione del cortile, dello scalone, del ballatoio, delle facciate palermitane con i loro balconi, i panni stesi e le stratificazioni di intonaco.Ciò che unisce questi materiali è una costruzione formale rigorosa. Sellerio lavora in bianco e nero, quasi sempre con fotocamere di piccolo formato, e organizza l’inquadratura secondo geometrie nette: linee architettoniche che tagliano il campo, rapporti tra pieni e vuoti, figure collocate in punti precisi rispetto alle strutture dello sfondo. Le sue immagini hanno spesso una qualità quasi teatrale, con la scena delimitata da quinte e il personaggio in posizione di ingresso o di uscita. La luce mediterranea, che nella fotografia siciliana è di solito fonte di contrasti violenti, viene da lui gestita con attenzione, sfruttando l’ombra portata dei vicoli stretti per ottenere una gamma tonale ampia e leggibile.Il tratto meno evidente e più caratteristico è l’ironia.

Nelle immagini di Sellerio ricorrono accostamenti incongrui, gesti buffi, sproporzioni, coincidenze visive che producono un effetto comico senza mai scivolare nella caricatura. È una comicità di osservazione, che nasce dal riconoscimento dell’assurdo dentro l’ordinario e che costituisce la firma più personale del suo sguardo. Questa componente lo distingue nettamente dalla tradizione documentaria meridionale del suo tempo, generalmente segnata da una gravità di tono che escludeva ogni registro leggero.La seconda vita professionale comincia nel 1969, quando Sellerio fonda a Palermo insieme alla moglie Elvira la casa editrice che porta il loro nome. Il progetto nasce in un ambiente intellettuale siciliano vivacissimo, con il sostegno e il consiglio di scrittori e studiosi legati all’isola, e si propone di produrre libri di alta qualità dalla periferia del sistema editoriale italiano. La sfida viene vinta: nel giro di pochi anni la casa editrice diventa un riferimento nazionale, con un catalogo che unisce letteratura, saggistica, storia locale, gastronomia e successivamente il romanzo poliziesco che ne determinerà il grande successo commerciale.Il contributo di Enzo Sellerio è in primo luogo visivo.

ùLa veste grafica delle edizioni, con il caratteristico formato tascabile, la copertina di colore blu intenso, la cornice e l’uso di un’immagine centrale spesso tratta da fondi artistici o fotografici, è una delle identità editoriali più riconoscibili d’Italia e porta il segno diretto della sua sensibilità. La cura tipografica, la scelta delle carte, il rapporto tra testo e illustrazione riflettono la formazione di un uomo che aveva passato quindici anni a costruire immagini destinate alla pagina stampata.L’impegno editoriale comporta però un costo. Per circa vent’anni la produzione fotografica si riduce drasticamente, quasi si interrompe. Sellerio riprenderà a fotografare con continuità soltanto a partire dagli anni Novanta, tornando sui propri temi con uno sguardo mutato e curando insieme la riedizione e la valorizzazione del lavoro precedente. In quella stagione la sua opera viene riscoperta dalla critica e riproposta in mostre e volumi che ne fissano la collocazione storica. Alla sua morte, nel 2012, lascia un archivio ordinato e una eredità doppia, quella del fotografo e quella dell’editore, che nella cultura italiana del Novecento ha pochissimi paralleli.

Le Opere principali

L’opera di Enzo Sellerio si concentra in due grandi stagioni fotografiche, separate dal ventennio dedicato all’editoria, e si prolunga nell’attività editoriale che ne costituisce la continuazione con altri mezzi.

  • Corpus fotografico sulla Sicilia (fine anni Cinquanta – metà anni Sessanta). Nucleo centrale della produzione, dedicato alla vita quotidiana urbana e rurale dell’isola, costruito rifiutando sia il pittoresco folklorico sia la retorica della miseria meridionale.
  • Serie sull’infanzia urbana palermitana. Immagini di bambini nei vicoli, sui portoni e nelle scalinate, colti in azioni precise e mai ridotti a simboli, che costituiscono il soggetto più riconoscibile dell’autore.
  • Serie sugli interni domestici siciliani. Documentazione quasi inventariale di cucine, camere e stanze d’ingresso, con arredi, immagini sacre e oggetti, oggi fonte primaria per lo studio della cultura materiale del Mezzogiorno negli anni Sessanta.
  • Serie sull’architettura e sui cortili di Palermo. Riprese di ballatoi, scaloni, facciate e spazi collettivi, organizzate secondo geometrie nette che restituiscono la struttura sociale dell’abitare urbano.
  • Servizi per riviste internazionali (anni Sessanta). Reportage pubblicati su testate italiane e straniere di grande prestigio, che fecero di Sellerio uno dei pochissimi fotografi italiani con un mercato internazionale stabile.
  • Partecipazione a progetti editoriali internazionali sulle città. Contributi a collane straniere dedicate alle grandi città e ai paesi europei, realizzati secondo standard produttivi elevati e diffusi in numerose lingue.
  • Volumi fotografici sulla Sicilia. Monografie che raccolgono e ordinano il lavoro sull’isola, pubblicate in parte dalla stessa casa editrice fondata dall’autore, con una cura tipografica che ne fa oggetti editoriali di riferimento.
  • Fondazione della casa editrice Sellerio (1969). Impresa avviata con la moglie Elvira, divenuta uno dei marchi più riconoscibili dell’editoria italiana, con un catalogo che unisce letteratura, saggistica, storia locale e narrativa poliziesca.
  • Identità grafica delle edizioni Sellerio. Progetto visivo del formato tascabile con copertina blu, cornice e immagine centrale, tra i più riconoscibili del panorama editoriale italiano, direttamente derivato dalla sensibilità fotografica dell’autore.
  • Produzione fotografica dell’ultima stagione (dagli anni Novanta). Ritorno alla pratica dopo il lungo intervallo editoriale, accompagnato dal riordino dell’archivio e da mostre e volumi che ne hanno fissato la collocazione critica.

Domande Frequenti su Enzo Sellerio (FAQ)

Chi era Enzo Sellerio?

Un fotografo ed editore italiano nato a Palermo nel 1924 e morto nella stessa città nel 2012, laureato in giurisprudenza e docente universitario, arrivato alla fotografia da autodidatta a metà degli anni Cinquanta.

Come si è formato come fotografo?

Senza scuole né circoli, studiando le riviste illustrate internazionali, che negli anni Cinquanta costituivano l’unico strumento disponibile per apprendere la costruzione di un servizio fotografico.

Che cosa distingue la sua Sicilia da quella di altri fotografi?

Il rifiuto simultaneo del pittoresco folklorico e della denuncia frontale della povertà, sostituiti da un’osservazione attenta, formalmente rigorosa e attraversata da un’ironia costante.

Perché i bambini ricorrono così spesso nelle sue immagini?

Perché occupavano lo spazio pubblico urbano e vi svolgevano attività visivamente ricche. L’autore li fotografa come persone impegnate in azioni precise, mai come simboli della condizione meridionale.

Che valore documentario hanno le sue fotografie di interni?

Notevole. Restituiscono con precisione quasi inventariale la cultura materiale delle case siciliane degli anni Sessanta, con arredi, oggetti e immagini sacre, e costituiscono oggi una fonte per la storia sociale.

Come costruiva le sue inquadrature?

Secondo geometrie nette, con linee architettoniche che tagliano il campo, rapporti calibrati tra pieni e vuoti e figure collocate in posizioni precise rispetto allo sfondo, in una composizione di sapore teatrale.

Su quali riviste sono state pubblicate le sue fotografie?

Su testate italiane e internazionali di primo piano tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, che ne fecero uno dei pochissimi fotografi italiani con un mercato estero stabile.

Quando ha fondato la casa editrice?

Nel 1969, insieme alla moglie Elvira, a Palermo. La casa editrice divenne in pochi anni un riferimento nazionale con un catalogo di letteratura, saggistica e successivamente narrativa poliziesca.

Che rapporto c’è tra la sua fotografia e la grafica dei libri Sellerio?

Diretto. Il formato tascabile, la copertina blu con cornice e immagine centrale e la cura tipografica derivano dalla sensibilità visiva maturata in quindici anni di lavoro per la pagina stampata.

Perché smise di fotografare?

L’impegno editoriale assorbì quasi completamente le sue energie a partire dal 1969, riducendo drasticamente la produzione fotografica per circa vent’anni.

Quando è tornato alla fotografia?

A partire dagli anni Novanta, riprendendo la pratica con continuità e curando insieme il riordino dell’archivio e la riproposizione critica del lavoro precedente.

Fonti

 

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Sono Marco Sollazzi, ricercatore e collaboratore nel campo della storia della fotografia, con una formazione che unisce analisi tecnica e approccio storico-scientifico. Dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria e aver seguito percorsi specialistici in storia della tecnologia, ho maturato un'esperienza decennale nell'analisi critica dei processi produttivi e delle innovazioni che hanno plasmato il mondo della fotografia.

La mia passione nasce dal desiderio di svelare i retroscena tecnici del medium fotografico, esaminandone il funzionamento e l'evoluzione nel tempo: ritengo che la fotografia sia il risultato di un complesso intreccio tra innovazione tecnologica, scienza dei materiali e ingegneria di precisione. Su storiadellafotografia.com mi occupo della storia della fotografia con un approccio che privilegia la dimensione tecnica e scientifica, raccontando come ogni innovazione abbia trasformato non solo gli strumenti ma il linguaggio visivo stesso.

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