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Luca Campigotto

Luca Campigotto (Venezia, 1962): fotografo di città notturne e paesaggi selvaggi, da Teatri di guerra a Gotham City, con una mostra alle Gallerie d'Italia di Torino nel 2026.

La Redazione di Storia della Fotografia 9 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Photo by AiCanvas on Pixabay

Luca Campigotto (Venezia, 23 febbraio 1962) è un fotografo italiano che vive tra Milano e New York. Laureato in storia moderna con una tesi sulla letteratura di viaggio nell’epoca delle grandi scoperte geografiche, dall’inizio degli anni Novanta lavora sul tema del viaggio, con progetti sulle città di notte e sui paesaggi estremi: Venezia, Il Cairo, New York, Chicago, i luoghi della Grande Guerra, la Patagonia, l’Isola di Pasqua, la Lapponia. Con Gotham City (Damiani, 2012) e Teatri di guerra (Silvana, 2014) ha ottenuto un pubblico internazionale. Dal 1° ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 le Gallerie d’Italia di Torino ospitano Wandering Europe, una mostra con oltre sessanta fotografie.

In Sintesi

  • Nascita: Venezia, 23 febbraio 1962; laurea in storia moderna.
  • Temi: viaggio, architettura, città notturne, paesaggi selvaggi; formato grande, spesso bianco e nero o colore saturato in postproduzione.
  • Libri chiave: Venetia Obscura (1995), VenicExposed (2006), My Wild Places (2010), Gotham City (2012), Teatri di guerra (2014), Venezia, storie d’acqua (2018), L’ora blu (2019).
  • Mostre: Biennale di Venezia (1997, 2011; anche 2000 secondo alcune fonti), Palazzo Fortuny (2010), Vittoriano di Roma (2014), Istituto Italiano di Cultura di Parigi (2016), Capri (2019), Gallerie d’Italia di Torino (2026-2027).
  • Riconoscimenti: Premio Hemingway per il miglior libro fotografico (2015); candidato al Lagazuoi Photo Award (2020).

Formazione e inizi

Campigotto nasce a Venezia il 23 febbraio 1962 e si laurea in storia moderna all’Università di Venezia (Wikipedia). La tesi riguarda la letteratura di viaggio al tempo delle grandi scoperte geografiche, un’impostazione che ritorna nei suoi lavori: ogni progetto è un viaggio, reale o immaginario. È anche autore di testi: le sue poesie sono comparse su Nuovi Argomenti e i suoi scritti sono raccolti in Disoriente (Postcart, 2018), come ricorda il Lagazuoi Photo Award. Gli esordi editoriali sono veneziani: Venetia Obscura (Peliti Associati, 1995), Molino Stucky (Marsilio, 1998, testo di Massimo Cacciari) e L’Arsenale di Venezia (Marsilio, 2000).

Venezia e le città

VenicExposed (Contrasto, Thames & Hudson e La Martinière, 2006, con testo di Henry James) è la sua Venezia notturna e deserta. Seguono The Stones of Cairo (Peliti, 2007, testo di Achille Bonito Oliva), Venezia, storie d’acqua (Silvana, 2018, testo di Tiziano Scarpa), Matera (Opera Edizioni, 2019) e Iconic China (Damiani, 2017, testo di W. M. Hunt), cui è dedicata una mostra a Palazzo Zen di Venezia nel 2017. Nel 2012 pubblica anche 50+1 (Alinari 24 Ore, testo di Domenico De Masi). La scheda di Arte.it sulla mostra del 2015 lo associa a progetti su Roma, Napoli, Il Cairo, Londra, Tokyo e Angkor. Per l’inquadramento nella tradizione veneziana e italiana si veda la storia della fotografia italiana.

Paesaggi selvaggi

My Wild Places (Hatje Cantz, 2010, testo di Walter Guadagnini) raccoglie quaranta fotografie di grande formato per lo più in bianco e nero, scattate nell’arco di vent’anni: Iran (il deserto), Pasubio (1995), Cile e Argentina, Patagonia, Stretto di Magellano, Marocco, Isola di Pasqua, Lapponia, Yemen. La mostra a Palazzo Fortuny (Venezia, 2010-2011, fino al 9 gennaio 2011) è presentata da ArtTrav come ricerca dell’«anima della terra stessa», di un mondo destinato a sparire. Campigotto dice: «Amo la dimensione eroica dei paesaggi». Prima, nel 2009, la personale Landscape as Memory alla Bugno Art Gallery.

Gotham City

La serie su New York è realizzata in dodici anni (1999-2011) con una fotocamera a banco ottico di grande formato, spesso di notte, con colori poi intensificati in postproduzione per far emergere i dettagli deboli (Domus). Campigotto non si presenta come giornalista né come narratore: tratta la città come una serie di palcoscenici o set cinematografici, con scale antincendio, impalcature, insegne sovrapposte ed effetti di luce. Definisce la fotografia «lo strumento supremo della nostalgia». Il libro Gotham City (Damiani, Bologna, 2012) ha 128 pagine, 65 fotografie e un saggio di Marvin Heiferman; esiste un cofanetto di 40 copie con una stampa firmata. La mostra alla Bugno Art Gallery di Venezia, di fronte alla Fenice (fino al 3 marzo, dell’anno indicato in modo contraddittorio: probabilmente 2013), include quattro fotografie scattate durante il blackout dopo l’uragano Sandy (ottobre 2012). Nel 2013 la serie è alla Laurence Miller Gallery di New York (Gotham and Beyond) e al Mia Fair di Milano (10-12 maggio). Fra le commissioni: il calendario Epson 2014 e il calendario GEO Special-New York 2016.

Teatri di guerra

Per il centenario della Prima guerra mondiale, su iniziativa della Presidenza del Consiglio, Campigotto fotografa i paesaggi delle montagne del 1915-18: Dolomiti, Carso, Adamello, Pasubio, Cadore, Carnia, Alto Isonzo, fino alla Slovenia e al lago di Garda. Mostra gole, pinnacoli, camminamenti, mulattiere, gallerie, bunker, filo spinato e croci, senza persone. Artribune parla di «scenografie di natura e storia» e il catalogo (Silvana Editoriale; testi di Lyle Rexer, Mario Isnenghi, Marco Meneguzzo e Gustavo Pietropolli Charmet) di «uno scenario eroico d’immensa bellezza fatto di silenzi». La mostra è alla Loggia Foscara del Palazzo Ducale di Venezia, con allestimento di Alessandro Pedron, fino al 30 ottobre 2014, e al Vittoriano di Roma dal 31 maggio al 30 luglio 2014 (secondo la scheda di Arte.it). Le immagini sono descritte come «scarne, intense, quasi cinematografiche».

Roma, Capri, Europa

  • Roma (2015): Wildlands and cityscapes, alla Galleria del Cembalo (28 marzo – 27 giugno), a cura di Donatella Pistocchi, in collaborazione con la Bugno Art Gallery; confronto fra paesaggi naturali (Magellano, Patagonia, Marocco, Strada degli Eroi sul Pasubio, Isola di Pasqua, Lapponia) e città di notte (New York, Chicago), con la presentazione del libro Roma. Un impero alle radici dell’Europa (FMR).
  • Parigi (2016): Le regole della visione, Istituto Italiano di Cultura (dal 5 gennaio al 26 febbraio), prima mostra nella capitale francese: 26 grandi fotografie, dieci sull’architettura romana imperiale e sedici sui luoghi della Grande Guerra; interventi di François Hébel e Walter Guadagnini.
  • Capri (2019): L’Ora Blu, Certosa di San Giacomo (31 agosto – 6 ottobre), XI edizione del Festival di Fotografia di Capri dedicata alla luce, a cura di Denis Curti: fondali di storie immaginarie, non immagini documentarie; progetto collaterale Fuggente Blu con la Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto.
  • Torino (2026-2027): Wandering Europe, Gallerie d’Italia, dal 1° ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, a cura di Walter Guadagnini nel progetto La Grande Fotografia Italiana di Roberto Koch, su committenza di Intesa Sanpaolo: oltre sessanta fotografie dai confini orientali (Turchia, Armenia, Georgia) alle coste atlantiche di Portogallo e Francia, dalle Svalbard a Lampedusa e all’Etna, con città come Bruges, Praga, Siviglia, Sarajevo, Tbilisi, Porto e Pergamo; libro Allemandi in italiano e inglese; ciclo di incontri #INSIDE.

    Il comunicato di Intesa Sanpaolo e di Artribune descrive un viaggio compiuto tra il 2025 e il 2026 (alcune immagini sono più vecchie: Caprarola è del 2015, Bruges del 2022, Lampedusa del 2020). Il percorso va da est a ovest dalla Turchia, dall’Armenia e dalla Georgia alle coste atlantiche di Portogallo e Francia, e da nord a sud dalle Svalbard a Lampedusa e alle pendici dell’Etna. I soggetti sono paesaggi naturali, siti archeologici, città, architetture industriali e luoghi della memoria. Il comunicato cita alcuni accostamenti: il Partenone ancora avvolto dalle impalcature del restauro contro un edificio demolito a Vukovar, e un cartello al confine con l’Iran contro le facciate di Bruges. Le didascalie citate comprendono Ani, al confine fra Turchia e Armenia (2025), Sarajevo (2025), Pergamo (2025), Praga, Siviglia, Tbilisi, Porto e Svalbard (2026). L’Europa che ne risulta è, nelle parole del comunicato, «un organismo aperto, dinamico, in costante trasformazione», «fisica, politica e sentimentale», in cui le grandezze dei secoli passati convivono con le tragedie recenti e paesaggi intatti si alternano a territori modificati dall’industria. La mostra si svolge sotto il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino.

Libri e collezioni

Oltre ai titoli già citati, Wikipedia elenca Theatres of War (Silvana, 2014), Fotografare significa trattenere il respiro (Electa, 2005), il volume L’immagine fotografica in Italia con Uliano Lucas e Tatiana Agliani (Einaudi, 2004) e la monografia del MAXXI Architettura (Electa, 2010). Partecipa alla Biennale di Venezia del 1997 e del 2011 (il Lagazuoi Photo Award aggiunge il 2000). Tra le collezioni: Maison Européenne de la Photographie, Canadian Centre for Architecture, Margulies Collection di Miami, UniCredit, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, MAXXI e Museo Fortuny. Nel 2015 riceve il Premio Hemingway per il miglior libro fotografico; nel 2020 è candidato al Lagazuoi Photo Award con immagini delle Dolomiti.

Letture critiche

Le definizioni del lavoro di Campigotto vengono in gran parte da comunicati e recensioni. ArtTrav legge My Wild Places come ricerca dell’«anima della terra stessa» in un mondo destinato a sparire; Artribune chiama i paesaggi dei fronti della Grande Guerra «scenografie di natura e storia»; il catalogo di Teatri di guerra parla di «uno scenario eroico d’immensa bellezza fatto di silenzi»; per Denis Curti, a Capri, le fotografie sono fondali di storie immaginarie e non immagini documentarie. L’unica dichiarazione diretta dell’autore riportata nelle fonti consultate riguarda il paesaggio e la nostalgia: ama «la dimensione eroica dei paesaggi» e definisce la fotografia «lo strumento supremo della nostalgia». Per Wandering Europe i comunicati di Intesa Sanpaolo e di Artribune non riportano citazioni di Campigotto né di Guadagnini e non indicano la tecnica di ripresa.

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Biennale di Venezia: 1997 e 2011 (Wikipedia); 1997, 2000 e 2011 (Lagazuoi Photo Award e Artribune su Wandering Europe).
  • Numero di opere di Wandering Europe: «oltre sessanta» (comunicato sul progetto e Artribune) o «oltre 80» (pagina di notizia di Intesa Sanpaolo).
  • Inizio della mostra di Torino: 1° ottobre 2026 secondo il comunicato; la scheda evento di Artribune riporta 30 settembre.
  • Mostra Bugno su Gotham City: la fonte consultata indica la data di chiusura (3 marzo) senza un anno coerente; si può dedurre il 2013, ma non è confermato.

Fonti

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