Giulia Piermartiri

Giulia Piermartiri è una fotografa italiana nata nel 1990 a Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo, nelle Marche. La sua biografia si colloca in una fase della fotografia documentaria italiana in cui il fotogiornalismo si è sempre più intrecciato con la ricerca artistica, la fotografia ambientale e la documentazione delle trasformazioni globali. Il suo percorso professionale unisce l’attitudine giornalistica alla pratica fotografica, con un’attenzione costante per le dinamiche umane in relazione alla politica e alla natura.

La sua formazione fotografica si è sviluppata presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, dove ha conseguito il Diploma di secondo livello al Corso Triennale di Fotografia tra il 2011 e il 2014. Questo percorso accademico le ha fornito le basi tecniche e teoriche per affrontare la fotografia documentaria con consapevolezza metodologica, mantenendo però sempre un approccio aperto alla ricerca personale e alla sperimentazione. La scelta di formarsi a Firenze, città con una ricca tradizione artistica e fotografica, non è casuale e riflette la sua volontà di integrare la fotografia nella storia più ampia delle arti visive.

Nel quadro della storia della fotografia italiana, Piermartiri rappresenta una generazione di fotografe che ha fatto della documentazione delle trasformazioni ambientali e sociali il proprio campo di ricerca privilegiato. Il suo nome va inserito con naturalezza accanto alle fotografe italiane più famose e alle pioniere della fotografia femminile, perché il suo lavoro amplia il linguaggio della fotografia documentaria con una sensibilità ecologista e una responsabilità etica verso il futuro del pianeta. La sua figura si colloca anche nel discorso sulle le donne che hanno rivoluzionato la fotografia, in particolare per la capacità di rendere visibili le trasformazioni ambientali che minacciano le comunità e i territori.

Attualmente vive e lavora tra Milano e Roma,maintenendo forti legami con le Marche e con la Toscana, dove ha sviluppato diversi progetti documentari. La sua posizione geografica ibrida riflette la natura transnazionale del suo lavoro e la sua capacità di muoversi tra culture diverse con piena consapevolezza.

Poetica e linguaggio

La fotografia di Giulia Piermartiri si fonda su un principio di documentazione del futuro invisibile dei cambiamenti climatici. Il suo lavoro non si limita a registrare il presente, ma tenta di rendere visibile ciò che non è ancora visibile: le trasformazioni ambientali che saranno evidenti solo tra decenni. Questo approccio la distingue nettamente da molti altri fotografi documentaristi e la colloca in una posizione peculiare nel panorama della fotografia italiana contemporanea.

Uno dei nuclei più importanti della sua opera è il progetto Atlas of the New World, sviluppato dal 2019 insieme al fotografo Edoardo Delille. Questo progetto visionario rende visibile in modo sorprendente il futuro invisibile dei cambiamenti climatici, utilizzando una tecnica innovativa interamente analogica per fondere i paesaggi odierni con le proiezioni del loro futuro alterato dal clima, creando immagini surreali ma urgenti. La tecnica adottata si basa sull’uso di diapositive che contengono immagini dei futuri paesaggi, proiettate per un istante sulla realtà circostante mediante un flash. Durante lo scatto, i soggetti ritratti non vedono ciò che viene proiettato su di loro, continuando a muoversi e agire spontaneamente nella loro realtà.

Il progetto Atlas of the New World è stato pubblicato nel 2025 e ha vinto il Premio Amilcare G. Ponchielli 2024, giunto alla ventesima edizione e istituito dai photoeditor dell’Associazione GRIN. Questa vittoria conferma il valore del loro lavoro nel panorama internazionale della fotografia documentaria impegata sui temi ambientali. Il progetto è stato esposto al festival CORTONA ON THE MOVE e ha ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui il terzo posto ai Sony World Photography Awards 2023 nella categoria Creative, Professional Competition.

Un secondo asse fondamentale della sua ricerca è rappresentato dal progetto Africa Blues, dedicato al Mozambico e ai cambiamenti climatici. In questo lavoro, Piermartiri e Delille documentano le conseguenze della crisi climatica in un paese africano particolarmente vulnerabile, mostrando come le comunità locali reagiscono agli stravolgimenti dei luoghi in cui abitano. La mostra Africa Blues è stata allestita all’Orto Botanico di Roma fino all’aprile 2024, confermando la volontà degli autori di portare il loro lavoro in luoghi simbolici che richiamano la natura e l’ambiente.

La sua attenzione alle dinamiche umane in relazione alla politica e alla natura è un tratto costante della sua ricerca. Piermartiri ha documentato le condizioni degli immigrati tra Stati Uniti e Messico e le disparità sociali legate alla campagna elettorale di Trump, prima di focalizzarsi sugli imminenti sviluppi del cambiamento climatico. Questo percorso tematico mostra una continuità etica: la sua fotografia si interessa sempre alle relazioni di potere, alle vulnerabilità e alla resistenza delle persone marginalizzate, sia che si tratti di migranti nel confineUSA-Messico o di comunità africane vittime della crisi climatica.

La sua tecnica fotografica è caratterizzata da un uso sofisticato della luce e delle proiezioni, con una predilezione per la tecnica analogica che valorizza la materialità dell’immagine e il rapporto tangibile con la realtà. Il suo approccio al ritratto è incluso nel reportage ambientale, senza separazione tra i due generi: il volto è sempre parte di un contesto ecologico, politico e culturale più ampio. In questo senso Piermartiri si avvicina a una tradizione della fotografia documentaria che unisce documento e intelligenza ecologica, ma la rinnova attraverso una sensibilità estetica e tecnica fortemente connotata e personale.

La sua presenza sui palcoscenici editoriali internazionali è stata confermata attraverso pubblicazioni su varie testate nazionali e internazionali, anche se non sono state specificate le riviste. Tuttavia, la circolazione del suo lavoro in festival e mostre prestigiose conferma che la fotografia di Piermartiri parla un linguaggio universale, capace di essere compreso e riconosciuto oltre i confini nazionali e culturali.

Ricezione critica e riconoscimenti

La ricezione critica di Giulia Piermartiri è stata particolarmente positiva e internazionale, con riconoscimenti che hanno confermato il suo status di fotografa documentaria di rilievo globale. Il suo lavoro personale e collaborativo è stato riconosciuto da numerosi premi internazionali, tra cui il Premio Amilcare G. Ponchielli 2024, il Sony World Photography Awards 2023 (terzo posto, categoria Creative, Professional Competition) e la partecipazione al festival CORTONA ON THE MOVE.

La mostra Atlas of the New World è stata presentata in diverse sedi prestigiose:

  • MAD Murate Art District a Firenze, dal 4 dicembre 2025 all’8 febbraio 2026

  • Galleria Valeria Bella a Milano, fino al 5 marzo 2026

  • CORTONA ON THE MOVE in Toscana, 2025

  • Orto Botanico di Roma, mostra Africa Blues fino all’aprile 2024

La Biennale e i festival internazionali hanno confermato la sua presenza sui palcoscenici culturali più importanti. Il Festival della Fotografia Etica di Lodi ha ospitato il suo lavoro nello Spazio ONG – WeWorld, confermando la sua aderenza a una fotografia di responsabilità civile.

La sua tecnica innovativa è stata oggetto di discussione e analisi in contesti critici specializzati, come mostra l’articolo su Artribune che ha esaminato la mostra in dettaglio. La critica ha riconosciuto la qualità etica ed estetica del suo lavoro, sottolineando la capacità di trasformare un tema complesso come il cambiamento climatico in immagini potenti e immediatamente comprensibili.

Il contributo alla fotografia italiana

Il contributo di Giulia Piermartiri alla fotografia italiana è particolarmente significativo nel campo della fotografia documentaria ambientale e del fotogiornalismo ecologista. La sua importanza risiede nella capacità di aver introdotto nel fotogiornalismo italiano una prospettiva ecologista fortemente consapevole, che unisce l’analisi scientifica alla sensibilità estetica. In questo senso Piermartiri rappresenta una figura centrale nella storia della fotografia italiana del primo ventunesimo secolo, in particolare per la fotografia al femminile.

Nel contesto della fotografia italiana al femminile, Piermartiri ha un ruolo peculiare perché ha costruito un percorso che non si limita a documentare le conseguenze ambientali, ma rappresenta le comunità come soggetti attivi, resistenti e dotati di agency politica. La sua visione non è di tipo catastrofista o vittimizzante, ma riconosce la dignità e la forza delle persone ritratte, anche quando si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità ambientale. Questo la colloca con pieno diritto tra le fotografe italiane più famose e tra le pioniere della fotografia femminile della sua generazione.

Il suo lavoro sul cambiamento climatico ha un valore specifico per la fotografia italiana contemporanea, perché amplia il campo della fotografia documentaria verso la dimensione più urgente e globale della crisi ecologica. Piermartiri non si limita a fotografare dall’esterno, ma costruisce relazioni di fiducia con le comunità fotografate, un approccio che la avvicina alle le donne che hanno rivoluzionato la fotografia per la capacità di trasformare il linguaggio fotografico in uno spazio di riconoscimento dell’altro e del pianeta.

Un aspetto importante del suo contributo è la capacità di coniugare analogico e digitale, documentazione e proiezione futura in modo rispettoso della realtà. La sua fotografia costruita non è manipolazione, ma costruzione narrativa che mantiene un rapporto radicale con la verità delle esperienze raccontate e con la scienza del clima. Questo approccio è raro nella fotografia italiana e la rende una figura di riferimento per tutte le fotografe che vogliono coniugare impegno civile e ricerca estetica.

La sua attività espositiva e la sua partecipazione a festival e workshop confermano la sua volontà di trasmettere il proprio metodo alle generazioni più giovani. Come fotografa e documentarista, ha contribuito a diffondere un’idea di fotogiornalismo fondata su ascolto, responsabilità ecologica e costruzione narrativa, che va oltre la semplice cronaca e si avvicina alla forma del racconto etico.

Le opere principali

  • Atlas of the New World: progetto fotografico sviluppato dal 2019 con Edoardo Delille sui cambiamenti climatici, vincitore del Premio Amilcare G. Ponchielli 2024 e terzo posto ai Sony World Photography Awards 2023.

  • Africa Blues: progetto dedicato al Mozambico e ai cambiamenti climatici, mostra allestita all’Orto Botanico di Roma fino all’aprile 2024.

  • Massa: progetto dedicato alla città di Massa, pubblicato nel maggio 2024 sul canale Instagram di Autolinee Toscane, parte del progetto 12×12 di Cortona On The Move.

  • Mostra Atlas of the New World a Firenze: allestita al MAD Murate Art District dal 4 dicembre 2025 all’8 febbraio 2026.

  • Mostra Atlas of the New World a Milano: allestita alla Galleria Valeria Bella fino al 5 marzo 2026.

  • CORTONA ON THE MOVE: partecipazione al festival in Toscana nel 2025 con Atlas of the New World.

  • Festival della Fotografia Etica: partecipazione a Lodi con il progetto nello Spazio ONG WeWorld.

  • Boundary Southern USA-Messico: progetto sulle condizioni degli immigrati tra Stati Uniti e Messico.

  • Campagna elettorale Trump: progetto sulle disparità sociali legate alla campagna elettorale di Donald Trump.

  • Autolinee Toscane 12×12: progetto 12 fotografi per 12 mesi sulla Toscana, con Giulia Piermartiri che ha documentato Massa.

Fonti

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Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l'evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell'immagine.
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