sabato, 14 Febbraio 2026
0,00 EUR

Nessun prodotto nel carrello.

Viviane Sassen

Viviane Sassen (Amsterdam, 1972) è una delle più influenti fotografe contemporanee, riconosciuta a livello internazionale per l’originale fusione tra arte visiva, fotografia di moda e ricerca concettuale sul corpo e la forma. La sua opera si distingue per l’uso del colore intenso, delle composizioni geometriche e di un linguaggio visivo che mette in discussione le convenzioni della rappresentazione. La vita e la formazione di Sassen sono strettamente legate al suo modo di concepire la fotografia come strumento di introspezione e costruzione identitaria.

Nata e cresciuta ad Amsterdam, Viviane trascorre parte dell’infanzia in Kenya, dove il padre lavora come medico di comunità in un piccolo villaggio. Questo periodo africano, vissuto tra i 2 e gli 11 anni, imprime nella futura fotografa un legame profondo con il continente, con la luce equatoriale e con la dimensione cromatica dei luoghi. L’esperienza africana segna in modo permanente la sua sensibilità visiva: la luce radente, i contrasti forti, la relazione tra corpo e spazio aperto diventano elementi fondativi della sua poetica. Quando la famiglia ritorna nei Paesi Bassi, Sassen vive un senso di straniamento culturale che lei stessa ha più volte descritto come “uno sguardo tra due mondi”, sospeso tra la concretezza europea e la vitalità africana.

Dopo il liceo, Sassen intraprende inizialmente studi in fashion design all’Hogeschool voor de Kunsten di Utrecht, ma ben presto comprende che il suo interesse non risiede tanto nella progettazione dell’abito quanto nella costruzione dell’immagine. Si trasferisce dunque all’Ateliers Arnhem, dove approfondisce la fotografia come linguaggio espressivo e mezzo artistico. La formazione mista tra moda e fotografia le consente di sviluppare un occhio strutturato sul corpo come forma, ma anche sulla superficie come luogo di narrazione. Durante gli anni di studio, sperimenta con la fotografia analogica, il collage e la performance visiva, iniziando a definire una poetica personale basata sull’astrazione del corpo, sull’uso della luce come elemento plastico e sull’interazione simbolica tra individuo e ambiente.

Nel corso degli anni Novanta, Viviane Sassen lavora come fotografa per riviste indipendenti e progetti di moda emergenti nei Paesi Bassi, creando un linguaggio che unisce rigore formale e libertà visiva. La moda non è per lei uno spazio di decorazione, bensì un laboratorio di sperimentazione: nelle sue prime serie fotografiche, il corpo umano diventa architettura, le pose si caricano di tensione scultorea, e la luce costruisce zone d’ombra che suggeriscono vulnerabilità e potere.

A partire dai primi anni Duemila, Sassen avvia una carriera internazionale. Le sue immagini vengono pubblicate su riviste come Vogue, Dazed & Confused, Purple e I-D Magazine, ma in parallelo sviluppa un percorso di ricerca autonoma. È in questo periodo che nascono le prime opere legate alla memoria africana, culminate nel progetto “Flamboya” (2008), considerato un punto di svolta nella fotografia contemporanea.

Viviane Sassen vive e lavora ad Amsterdam, ma la sua carriera è marcatamente transnazionale. Le sue mostre personali si sono tenute presso istituzioni come la Huis Marseille (Amsterdam), il Museum of Modern Art (New York), il Deichtorhallen (Amburgo), il Museum of Contemporary Photography (Chicago), la Maison Européenne de la Photographie (Parigi) e la National Gallery of Scotland (Edimburgo).

Nel corso degli anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti: nel 2007 vince il Prix de Rome per la fotografia; nel 2011 riceve l’Infinity Award dell’International Center of Photography di New York; nel 2015 ottiene la David Octavius Hill Medal assegnata dalla Deutsche Fotografie-Akademie. Tali premi sanciscono il suo ruolo come figura di riferimento nel campo della fotografia contemporanea europea.

Il linguaggio di Sassen si distingue per l’interesse verso la sintesi visiva, la costruzione simbolica dell’immagine, e il dialogo tra realtà e astrazione. La sua biografia si intreccia continuamente con la sua poetica: l’esperienza africana, la formazione nella moda, la vita urbana olandese e la ricerca di un linguaggio universale sono le forze che plasmano un’opera densa di riferimenti culturali e visivi.

Percorso professionale e ricerca visiva

Il percorso professionale di Viviane Sassen rappresenta una delle evoluzioni più coerenti e influenti della fotografia del XXI secolo. Sin dagli esordi, la sua ricerca è centrata sull’idea che l’immagine fotografica non debba limitarsi alla rappresentazione del reale, ma diventare una forma autonoma di pensiero visivo. Questo principio attraversa tanto il suo lavoro artistico quanto le commissioni di moda, dimostrando che il confine tra arte e commercio può dissolversi in un linguaggio fotografico consapevole.

Durante la prima fase della carriera, tra il 2000 e il 2008, Sassen collabora con riviste e case di moda, contribuendo a ridefinire l’estetica fotografica editoriale. Il suo approccio rompe con la tradizione narrativa lineare della moda e si avvicina all’arte concettuale. Il corpo umano viene trattato come materia plastica: i modelli si trasformano in forme, le pose perdono la loro funzione seduttiva per assumere un valore scultoreo e simbolico. L’uso del colore è un elemento distintivo: i rossi intensi, i blu acidi, i gialli vibranti creano una grammatica cromatica che non mira al realismo, ma a una dimensione quasi onirica.

Una svolta significativa nella carriera di Sassen è l’elaborazione della serie “Flamboya” (2008). Realizzato in vari paesi dell’Africa orientale, il progetto nasce dal desiderio di confrontarsi con la memoria personale e di rifiutare gli stereotipi coloniali che hanno spesso caratterizzato la rappresentazione visiva del continente africano. Invece di documentare, Sassen costruisce immagini in cui il corpo e lo spazio entrano in dialogo astratto: figure adagiate a terra, ombre che diventano protagoniste, superfici di colore che annullano la distinzione tra primo piano e sfondo. Questa modalità visuale, a metà tra documentazione e astrazione, segna un passaggio decisivo nella fotografia contemporanea e viene accolta con entusiasmo dalla critica internazionale.

La sua ricerca prosegue con Parasomnia (2011), dove affronta il tema del sogno e della percezione alterata, e Umbra (2014), incentrata sulla dualità luce-ombra, corpo-assenza. In queste opere, l’elemento concettuale si accentua: l’immagine non racconta più, ma evoca. Le ombre diventano corpi, i corpi diventano ombre; il confine tra visibile e invisibile si sfuma.

Parallelamente alla produzione artistica, Sassen continua a lavorare per l’editoria e la moda, realizzando campagne per brand come Miu Miu, Hermès, Louis Vuitton, Stella McCartney e Acne Studios. In questi contesti, il suo linguaggio rimane fedele alla ricerca personale: la moda viene utilizzata come campo di sperimentazione visiva, non come vincolo commerciale. Tale approccio le ha permesso di ridefinire la fotografia di moda come fotografia d’autore, aprendo la strada a una nuova generazione di artisti che concepiscono l’immagine pubblicitaria come espressione estetica autonoma.

Dal punto di vista formale, la ricerca visiva di Viviane Sassen ruota attorno a cinque elementi ricorrenti: corpo, ombra, colore, geometria e superficie. Il corpo è protagonista, ma non come soggetto psicologico: viene ridotto a forma, tagliato, riflesso, moltiplicato. L’ombra diventa il doppio, la traccia, la parte invisibile che rivela la dimensione inconscia dell’immagine. Il colore, mai naturalistico, è un atto espressivo: evoca emozione, ritmo, tensione. La geometria ordina lo spazio, mentre la superficie agisce come confine tra reale e illusorio.

Sassen appartiene a quella generazione di autori che hanno fatto della fotografia contemporanea un linguaggio di transizione tra arte visiva e narrativa simbolica. Il suo lavoro è studiato nei contesti accademici come esempio di “ibridazione estetica” fra fotografia di moda e arte contemporanea — due ambiti che, nel suo caso, si fondono in un’unica grammatica visiva.

La sua metodologia di lavoro è attentamente costruita. Prima di ogni scatto, Sassen realizza schizzi e disegni preparatori: l’immagine nasce come progetto plastico, non come registrazione del reale. Questa dimensione progettuale le deriva dagli studi di moda e design, che le hanno insegnato la centralità della forma e della composizione. Le sue fotografie sono quindi il risultato di una riflessione costante sulla struttura visiva dell’immagine: la fotografia, per Sassen, è architettura della luce.

Nel contesto della storia della fotografia, la sua figura è spesso accostata a quella di Guy Bourdin, Sarah Moon e Deborah Turbeville, ma la sua cifra estetica è più astratta e simbolica. Il suo contributo consiste nell’aver ridefinito la narrativa visiva della moda e dell’arte, introducendo un linguaggio che unisce rigore formale e intuizione poetica.

Le Opere principali

L’opera di Viviane Sassen si articola in una serie di progetti fotografici che, pur diversificati per tema e contesto, costituiscono un corpus coerente basato sull’indagine della visione, della corporeità e dell’identità contemporanea. Ogni serie rappresenta un capitolo autonomo di una ricerca più ampia sulla relazione tra luce, corpo e spazio. La fotografa ha saputo attraversare territori differenti – arte, moda, pubblicità, performance – senza mai rinunciare a una precisa identità estetica.

La prima opera di rilievo, “Flamboya” (2008), è il punto di partenza per comprendere l’intera poetica di Sassen. Il progetto nasce da una serie di viaggi in Africa orientale, in particolare in Kenya, Uganda e Tanzania, durante i quali l’artista riflette sul proprio vissuto infantile nel continente. “Flamboya” non è un reportage: è una riflessione visiva sull’Africa filtrata attraverso la memoria, la luce e il colore. Le fotografie ritraggono persone, paesaggi e oggetti in una costruzione scenica sospesa tra realtà e artificio. Il corpo è spesso parziale, nascosto o frammentato, mentre la luce diventa strumento di astrazione. L’intensità cromatica e la tensione compositiva fanno di “Flamboya” una delle opere più significative della fotografia contemporanea olandese.

Nel 2011, Viviane Sassen pubblica “Parasomnia”, un progetto che amplia il suo linguaggio visivo e ne conferma la complessità concettuale. In questa serie, il tema del sogno è il filo conduttore: le immagini esplorano gli stati di coscienza alterata, la relazione tra realtà e percezione. I soggetti sono catturati in pose ambigue, in luoghi indefiniti, tra luce e oscurità. L’uso del colore è ancora più radicale, mentre la composizione diventa frammentaria, volutamente disturbante. “Parasomnia” segna una svolta simbolica, avvicinando Sassen al territorio dell’arte concettuale fotografica e consolidando la sua posizione nella scena artistica internazionale.

Con “Umbra” (2014), Sassen approfondisce il tema dell’ombra come metafora dell’identità e dell’assenza. Il titolo stesso – “ombra” in latino – rimanda alla parte invisibile della realtà e dell’io. In questa serie, l’artista lavora su contrasti estremi: figure che emergono da sfondi neri, corpi fusi con la superficie, giochi di riflessione e proiezione. Il risultato è un linguaggio fotografico fortemente plastico, quasi pittorico, che trasforma la fotografia in una forma di scultura luminosa. “Umbra” è accompagnato da un libro d’artista che unisce immagini e testi poetici, confermando la multidisciplinarietà del suo approccio.

Nel 2017, Viviane Sassen presenta “Roxane”, un progetto più intimo dedicato all’amica e modella Roxane Danset. Qui la fotografa sperimenta con la rappresentazione del corpo femminile, con un’attenzione particolare alla sensualità e alla vulnerabilità. Le fotografie, realizzate in bianco e nero e a colori, alternano pose controllate e gesti spontanei, creando un dialogo emotivo tra fotografa e soggetto. “Roxane” è una riflessione sullo sguardo e sulla relazione tra artista e musa, ma anche una dichiarazione sull’identità di genere e sull’autenticità del corpo rappresentato.

Negli anni successivi, Sassen amplia la sua ricerca con “Of Mud and Lotus” (2018) e “Venus & Mercury” (2020). Nel primo, esplora il rapporto tra vita, morte e rinascita attraverso immagini che combinano materia organica e corpo umano; nel secondo, realizza una reinterpretazione fotografica dei miti di corte della Francia del XVII secolo, ambientata a Versailles. “Venus & Mercury” è un lavoro che unisce fotografia, performance e video, nel quale la fotografa riflette sul potere, sul genere e sul desiderio. Le figure si muovono in ambienti storici, ma la composizione rimane contemporanea: corpi piegati, colori saturi, superfici spezzate da geometrie improvvise.

Tra le opere più recenti va ricordata “Modern Alchemy” (2022), esposta al Museum of Contemporary Photography di Chicago, che segna un ritorno al colore puro e al linguaggio simbolico. Qui Sassen combina tecniche digitali e analogiche, sovrapposizioni e manipolazioni ottiche, costruendo una riflessione sulla trasformazione della materia visiva nell’era post-fotografica. La serie affronta i temi della metamorfosi, della spiritualità e della memoria visiva, proponendo la fotografia come rito di transmutazione.

Sassen ha inoltre pubblicato numerosi volumi fotografici, che costituiscono parte integrante della sua produzione artistica. Tra i più importanti si ricordano:

  • Flamboya (2008)
  • Parasomnia (2011)
  • In and Out of Fashion (2013)
  • Umbra (2014)
  • Roxane II (2017)
  • Venus & Mercury (2020)
  • Modern Alchemy (2022)

Questi libri, curati con grande attenzione alla forma editoriale, rappresentano per Sassen un’estensione naturale della fotografia: il libro è per lei un luogo di montaggio e riflessione, in cui l’immagine trova il suo ritmo e il suo respiro.

Le opere di Viviane Sassen, oggi conservate in collezioni pubbliche e private, tra cui il Museum of Modern Art (New York), il Victoria & Albert Museum (Londra) e il Stedelijk Museum (Amsterdam), testimoniano la capacità dell’artista di coniugare rigore concettuale e sensibilità estetica. La sua influenza è riconoscibile nella fotografia di moda contemporanea e nella nuova generazione di autori che concepiscono l’immagine come spazio di riflessione culturale.

Sassen continua a vivere e lavorare ad Amsterdam, dove insegna e collabora con istituzioni artistiche internazionali, consolidando il suo ruolo come una delle protagoniste assolute della fotografia d’autore del XXI secolo.

Fonti

Curiosità Fotografiche

Articoli più letti

FATIF (Fabbrica Articoli Tecnici Industriali Fotografici)

La Fabbrica Articoli Tecnici Industriali Fotografici (FATIF) rappresenta un capitolo fondamentale...

Otturatore a Tendine Metalliche con Scorrimento Orizzontale

L'evoluzione degli otturatori a tendine metalliche con scorrimento orizzontale...

La fotografia e la memoria: il potere delle immagini nel preservare il passato

L’idea di conservare il passato attraverso le immagini ha...

La Camera Obscura

La camera obscura, o camera oscura, è un dispositivo ottico che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della scienza e della fotografia. Basata sul principio dell’inversione dell’immagine attraverso un piccolo foro o una lente, è stata studiata da filosofi, scienziati e artisti dal Medioevo al XIX secolo, contribuendo all’evoluzione degli strumenti ottici e alla rappresentazione visiva. Questo approfondimento illustra la sua storia, i principi tecnici e le trasformazioni che ne hanno fatto un precursore della fotografia moderna.

Rodney Smith

Rodney Lee Smith nacque il 31 dicembre 1947 a Long...

La pellicola fotografica: come è fatta e come si produce

Acolta questo articolo: La pellicola fotografica ha rappresentato per oltre...

L’invenzione delle macchine fotografiche

Come già accennato, le prime macchine fotografiche utilizzate da...
spot_img

Ti potrebbero interessare

Naviga tra le categorie del sito