Wojciech Plewiński (Varsavia, 1928 – Cracovia, 2018) è stato uno dei fotografi polacchi più amati e più influenti del secondo Novecento, figura centrale nella storia della fotografia di moda, del ritratto artistico e della fotografia di costume in Polonia nel periodo compreso tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Il suo nome è indissolubilmente legato alla rivista Przekrój di Cracovia, il settimanale culturale più importante e più sofisticato della Polonia socialista, di cui Plewiński fu il fotografo principale per quasi trent’anni, contribuendo in modo determinante a costruire l’estetica visiva della pubblicazione e, attraverso di essa, a definire il gusto e la sensibilità visiva di intere generazioni di lettori polacchi.
Nato a Varsavia, Plewiński si trasferisce a Cracovia da giovane e in questa città costruisce tutta la sua carriera professionale. Cracovia, con la sua tradizione universitaria e culturale millenaria, il suo ambiente artistico e bohémien e la sua distanza psicologica e geografica dalla Varsavia capitale politica e burocratica, è per Plewiński il contesto ideale: una città in cui l’intellighenzia sopravvive con relativa autonomia rispetto alle pressioni ideologiche, in cui il gusto estetico europeo riesce a mantenersi vivo nonostante le restrizioni del socialismo reale, in cui l’ironia e l’eleganza sono valori culturali genuinamente praticati. Questa atmosfera craco-viana permea profondamente la sensibilità fotografica di Plewiński.
La sua formazione avviene prevalentemente attraverso la pratica autonoma e il contatto con i grandi fotografi europei del periodo, che conosce attraverso le riviste fotografiche internazionali che circolano in Polonia con difficoltà crescenti ma non scompaiono mai del tutto. Il riferimento principale è la grande tradizione della fotografia umanista francese: Cartier-Bresson, Doisneau, Ronis, Brassaï. Come questi autori, Plewiński crede nella fotografia come cattura del momento decisivo, come arte della presenza e dell’attenzione, come celebrazione discreta della vita quotidiana nella sua dimensione più autentica e più irripetibile.

La moda, il teatro e il ritratto: un’estetica dell’eleganza discreta
L’opera fotografica di Wojciech Plewiński si articola principalmente attorno a tre filoni strettamente interconnessi: la fotografia di moda, il ritratto di artisti e intellettuali e la fotografia di teatro e spettacolo. In ciascuno di questi ambiti, Plewiński porta uno stile inconfondibile, caratterizzato dall’equilibrio tra eleganza formale e calore umano, dalla capacità di mettere i soggetti a proprio agio senza perdere il controllo compositivo dell’immagine, e da un uso della luce che privilegia la semplicità e la naturalezza rispetto al virtuosismo tecnico.
La fotografia di moda di Plewiński è, nel contesto della Polonia socialista degli anni Cinquanta e Sessanta, un gesto culturale quasi sovversivo. In un paese dove la moda borghese era ideologicamente sospetta e i consumi estetici erano regolati dalla logica dell’uniformità collettivista, le fotografie di moda di Plewiński per Przekrój affermano il diritto all’eleganza, alla cura del corpo e al piacere estetico come valori di cui la cultura polacca non intende privarsi. Le sue modelle, spesso fotografate negli spazi pubblici di Cracovia, indossano abiti disegnati dai rari atelier della moda polacca del tempo con una naturalezza e una grazia che non hanno niente dell’artificio stereotipato della fotografia di moda occidentale, ma parlano piuttosto la lingua del ritratto umanista: la moda come espressione della personalità individuale, non come maschera dell’identità.
Il corpus di ritratti di artisti e intellettuali realizzato da Plewiński nell’arco di decenni è una galleria straordinaria della vita culturale polacca del secondo Novecento. Vi compaiono scrittori come Sławomir Mrożek e Wisława Szymborska, pittori, attori, registi cinematografici e teatrali, musicisti, filosofi, giornalisti. Plewiński li fotografa quasi sempre fuori dallo studio, nei loro ambienti di vita e di lavoro, in momenti di lavoro quotidiano o di pausa, producendo ritratti di notevole intensità psicologica e di grande onestà visiva. La sua strategia ritrattistica è quella dell’attesa e dell’osservazione: Plewiński non costruisce la scena, ma aspetta che il soggetto dimentichi la macchina fotografica e riveli qualcosa di autentico.
La fotografia teatrale è un altro ambito in cui Plewiński si afferma come uno dei migliori in Polonia. La sua collaborazione con teatri cracoviani, in particolare con il Teatr Stary e con le produzioni dell’Accademia Teatrale, produce un corpus di immagini di scena di straordinaria capacità di catturare non solo l’aspetto visivo dello spettacolo ma la sua dimensione temporale e drammatica. La fotografia teatrale richiede una combinazione rarissima di capacità tecnica — dominare la luce artificiale, spesso di bassa intensità e di colore complesso, senza flash e con tempi di posa molto brevi — e di comprensione drammaturgica: il fotografo di teatro deve sapere dove guardare nel momento giusto, deve conoscere la struttura dello spettacolo, deve anticipare il momento culminante.
Plewiński è anche una delle figure più importanti nella storia della fotografia di nudo in Polonia, ambito praticamente inesistente nella produzione fotografica polacca socialista. Le sue fotografie di nudo femminile, realizzate in maniera sobria ed elegante, lontane dall’erotismo esplicito e dal glamour commerciale, partecipano di una tradizione della nudo come forma d’arte che si rifà alla scultura classica e alla pittura rinascimentale più che alla cultura delle riviste patinate. In una società in cui il corpo era un tema ancora largamente tabù nella rappresentazione pubblica, queste immagini hanno avuto un impatto culturale significativo.
Le Opere principali
- Fotografie per Przekrój (1956–1981): Corpus di migliaia di fotografie di moda, ritratti, reportage culturali e immagini di costume pubblicate sul settimanale cracoviano. La collaborazione più importante della carriera.
- Ritratti di artisti polacchi (1955–2000): Galleria di ritratti delle personalità più importanti della vita culturale polacca del secondo Novecento, da Szymborska a Mrożek.
- Fotografia di teatro (1960–1985): Corpus di immagini delle produzioni del Teatr Stary e di altri teatri cracoviani. Tra le migliori fotografie teatrali polacche del periodo.
- Moda polacca anni Sessanta (1960–1970): Fotografie di moda che documentano la produzione dei principali atelier polacchi del periodo. Documento unico della storia del costume nella Polonia socialista.
- Nudo (1965–1990): Serie di fotografie di nudo femminile di grande eleganza formale, tra i pochi esempi di questo genere nella fotografia artistica polacca del periodo.
- Cracovia (1955–2000): Reportage fotografico sistematico della città attraverso i decenni, con particolare attenzione alla vita culturale, agli spazi urbani e ai personaggi dell’intellighenzia locale.
- Retrospettiva MOCAK Cracovia (2013): Grande retrospettiva al Museo di Arte Contemporanea di Cracovia, prima presentazione sistematica dell’intera carriera.
- “Plewiński” monografia (Wydawnictwo Bezdroża, 2013): Prima monografia completa sull’opera fotografica, con testi critici di Marek Beyond e Anna Robaczyńska.
Fonti
- pl – Wojciech Plewiński
- MOCAK Cracovia – Retrospettiva Plewiński 2013
- Przekrój – archivio storico digitale
- Fundacja Archeologia Fotografii – Plewiński
- Muzeum Fotografii w Krakowie
- Encyklopedia PWN – Plewiński Wojciech
- Galeria Starmach Cracovia – Plewiński
questo articolo fa parte della sezione I maestri della fotografia
Mi chiamo Marco Americi, ho circa 45 anni e da sempre coltivo una profonda passione per la fotografia, intesa non solo come mezzo espressivo ma come testimonianza storica e culturale di straordinaria profondità. Nel corso degli anni ho studiato e collezionato fotocamere, riviste, stampe e documenti, sviluppando un forte interesse per tutto ciò che riguarda l’evoluzione tecnica e stilistica del medium fotografico. Amo scavare nel passato per riportare alla luce autori, correnti e apparecchiature spesso dimenticate, convinto che ogni dettaglio, anche il più piccolo, contribuisca a comporre il grande mosaico della storia dell’immagine.
Su storiadellafotografia.com mi occupo dei maestri della fotografia: i grandi autori che hanno definito il linguaggio visivo della modernità, da Henri Cartier-Bresson ad Ansel Adams, da Dorothea Lange a Robert Capa, da Diane Arbus a Sebastião Salgado. Racconto le loro visioni, i loro metodi di lavoro, i contesti storici e culturali che ne hanno plasmato lo sguardo, con l’obiettivo di restituire a ciascuno la giusta profondità critica.
Mi dedico inoltre ai generi fotografici, analizzando come il ritratto, il paesaggio, il reportage, la fotografia di moda, quella documentaria e tutti gli altri filoni si siano sviluppati e trasformati nel tempo, spesso grazie proprio all’influenza dei grandi maestri. Il mio obiettivo è trasmettere il valore documentale e umano della fotografia a un pubblico curioso e appassionato, come me.


