Martine Franck nacque il 2 aprile 1938 ad Anversa, in Belgio, e morì il 16 agosto 2012 a Parigi. Fotografa di ritratti e di reportage, viene collocata nella tradizione della fotografia umanista del Novecento, quella che guarda alle persone comuni con rispetto e senza enfasi. Fu membro di Magnum Photos per oltre trent’anni, fotografa ufficiale del Théâtre du Soleil per quarantotto anni e, dopo la morte del marito Henri Cartier-Bresson, presidente della fondazione che porta il suo nome, di cui fu tra i fondatori.
Il suo nome è rimasto a lungo associato a quello del marito, e lei stessa ne soffriva: voleva essere riconosciuta per il proprio lavoro. Le retrospettive degli ultimi anni, dal Musée de l’Élysée di Losanna al Museo di arte contemporanea di Andros, hanno restituito la misura di una carriera costruita su temi che i colleghi frequentavano poco: il lavoro, le donne, la vecchiaia, la solidarietà. Questa pagina ricostruisce la sua biografia, il suo modo di fotografare, i libri e le mostre principali.
In Sintesi
- Nata ad Anversa il 2 aprile 1938, morta a Parigi il 16 agosto 2012; formazione in storia dell’arte a Madrid e all’École du Louvre.
- Inizia a fotografare nel 1963 durante un viaggio in Estremo Oriente con Ariane Mnouchkine; assiste Eliot Elisofon e Gjon Mili a Time-Life.
- Fotografa ufficiale del Théâtre du Soleil dal 1964; agenzia Vu nel 1970, cofondatrice di Viva nel 1972, Magnum dal 1980 (membro effettivo dal 1983).
- Temi centrali: vecchiaia e solitudine, condizione femminile, Tory Island, Tibet, ritratti di artisti e scrittori.
- Libri chiave: Le Temps de vieillir, D’un jour, l’autre, Tibetan Tulkus, Women/Femmes; retrospettive a Parigi (2018), Losanna (2019) e Andros (2024).
- Cavaliere della Legion d’onore nel 2005; presidente della Fondation Henri Cartier-Bresson dal 2004.
Origini, infanzia e formazione
Martine Franck nacque ad Anversa da Louis Franck, banchiere belga, e da Evelyn, di nazionalità britannica. La famiglia si trasferì a Londra poco dopo la nascita. Allo scoppio della guerra il padre entrò nell’esercito britannico e la moglie e la figlia furono evacuate negli Stati Uniti, dove vissero tra Long Island e l’Arizona. Le biografie ricordano un dettaglio che dice molto sull’ambiente in cui crebbe: la madre le mandava ogni giorno una cartolina, spesso con la riproduzione di un dipinto, quando la bambina fu mandata in collegio a sei anni.
Tornata in Europa nel 1944, frequentò scuole in Inghilterra e in Svizzera, tra cui, secondo Wikipedia, la Heathfield School vicino ad Ascot, dove cominciò a studiare storia dell’arte intorno ai quattordici anni. Il padre, collezionista dilettante, la portava nelle gallerie e nei musei. In Svizzera conobbe Ariane Mnouchkine, la futura regista del Théâtre du Soleil, un incontro che segnò tutta la sua vita professionale.
Gli studi furono di storia dell’arte: prima all’Università di Madrid (1956-1957), poi all’École du Louvre di Parigi (dal 1958), dove approfondì il cubismo e la scultura moderna. La tesi, dedicata alla scultura e al cubismo tra il 1907 e il 1915, ruotava attorno alla figura dello scultore Henri Gaudier-Brzeska. Fu proprio scrivendo quel lavoro che Franck si convinse di non avere vocazione per la scrittura. La fotografia, che sarebbe arrivata pochi anni dopo, divenne il suo modo di rispondere alla curiosità per le persone e per le situazioni umane.
Gli inizi: Asia, Time-Life e il Théâtre du Soleil
La fotografia arrivò nel 1963, durante un viaggio in Estremo Oriente con Ariane Mnouchkine. Franck scattò con una Leica che non era sua (le fonti parlano di una macchina prestata, in una versione di un cugino). Secondo alcune biografie il viaggio toccò Cina, Giappone, India, Nepal e Afghanistan. Le prime immagini apparvero su Eastern Horizon, rivista pubblicata a Hong Kong. Fu l’esordio di una carriera cominciata senza un progetto preciso e quasi per curiosità.
Nel 1964 tornò a Parigi con una macchina fotografica propria e mostrò i suoi scatti all’ufficio parigino di Time-Life. Fu assunta come assistente da due fotografi di grande esperienza: Eliot Elisofon e Gjon Mili. Con loro imparò i fondamenti del mestiere: come organizzare un servizio, come gestire una luce complicata, come lavorare per le riviste. Il passaggio da Time-Life alla libera professione fu rapido. Alla fine degli anni Sessanta lavorava come freelance per Vogue, Life, Fortune e Sports Illustrated; il suo profilo professionale includeva anche collaborazioni con il New York Times.
Nel 1964 cominciò anche un rapporto che sarebbe durato quasi cinquant’anni: il Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine nasceva proprio allora, e Franck ne divenne la fotografa ufficiale, ruolo che mantenne fino alla morte. Magnum, la Fondazione Cartier-Bresson e Wikipedia francese collocano l’inizio nel 1964, anno di fondazione della compagnia; alcuni testi indicano il 1969 come avvio della documentazione sistematica degli spettacoli. Fotografare il teatro significava lavorare con luci in continuo mutamento, con attori in movimento e con una compagnia che viveva e creava in comune. Fu una palestra di pazienza e di relazione.
Un episodio del 1976 mostra come lavorava lontano dal teatro. In una fotografia scattata a Le Brusc, in Provenza, alcuni bagnanti si affollano intorno a una piscina. Franck raccontò di averla scattata in fretta, da lontano, mentre cambiava il rullino, calcolando l’istante in cui la scena toccava la sua intensità maggiore. L’immagine è tra le sue più note e mostra quanto fosse attenta a cogliere il gesto collettivo e non soltanto il volto individuale.
Vu, Viva, Magnum e il sodalizio con Cartier-Bresson
Nel 1966 Franck conobbe Henri Cartier-Bresson, più anziano di trent’anni, mentre fotografava le sfilate di moda parigine per il New York Times. Si sposarono nel 1970 e restarono insieme fino alla morte di lui, nel 2004. Ebbero una figlia, Mélanie. Si racconta che le prime parole di Cartier-Bresson a lei fossero la richiesta di vedere i suoi provini a contatto. La coppia condivise la vita e molti progetti, ma Franck difese sempre la propria autonomia: un episodio spesso ricordato riguarda una mostra personale all’Institute of Contemporary Arts di Londra, prevista nel 1970 e poi annullata quando lei vide il nome del marito sugli inviti.
Nel 1970 Franck entrò nell’agenzia Vu (la permanenza durò fino all’anno successivo). Nel 1972 fu tra i fondatori di Viva, agenzia cooperativa nata da un gruppo di fotografi intenzionati a lavorare con maggiore libertà sul reportage sociale. Tra i cofondatori, accanto a lei, figuravano Guy Le Querrec e Richard Kalvar, insieme ad altri colleghi. Lasciò Viva nel 1979, per dedicarsi al libro sulla vecchiaia che sarebbe diventato Le Temps de vieillir.
L’ingresso in Magnum Photos avvenne nel 1980 come membro associato (nominee); nel 1983 divenne membro effettivo. Era una delle pochissime donne dell’agenzia: la scheda della Fetterman Gallery precisa che nel 1980 era una delle quattro donne su quarantaquattro membri. Rimase a Magnum per oltre trentadue anni, fino alla morte. La cooperativa le offrì una cornice di libertà e di scambio, ma non cambiò il suo modo di lavorare: Franck non era attratta dalla cronaca, né dal giornalismo d’attualità. Preferiva i tempi lunghi dei progetti a tema.
Stile e approccio tecnico
Il linguaggio di Franck appartiene alla fotografia umanista francese, ma con una cifra personale. Michael Pritchard, della Royal Photographic Society, ricordava che i suoi soggetti si fidavano di lei e che le sue immagini sono empatiche. Agnès Sire, curatrice, ha spiegato che a Franck piaceva informarsi sulla persona per poter parlare con lei fino a quando l’atmosfera si distendeva; era quello, diceva Sire, il momento che amava fotografare. Il «momento decisivo» di Cartier-Bresson le interessava meno di quello inatteso: nella prefazione a One Day to the Next scrisse (in traduzione) che ciò che le piace della fotografia è proprio il momento che non si può prevedere.
Sul piano tecnico lavorava con una Leica a telemetro di formato 35 mm, compatta e silenziosa, e prediligeva il bianco e nero, tranne quando fotografava compagnie teatrali, dove ricorreva al colore. Le descrizioni del suo lavoro indicano come ottiche abituali il 35 mm e il 50 mm, scelte che impongono di avvicinarsi al soggetto. Alcune descrizioni parlano di Kodak Tri-X per il bianco e nero, la pellicola ad alta sensibilità allora più diffusa nel reportage, e di Kodachrome per il colore occasionale. Le stampe, sempre secondo queste descrizioni, erano curate sui grigi medi e sui neri profondi, nella tradizione della carta baritata ai sali d’argento. Sono scelte coerenti con uno stile rimasto sobrio.
La composizione è misurata: linee semplici, luce naturale, una profondità di campo sufficiente a collocare il soggetto nel suo ambiente. Franck evitava il flash e preferiva lavorare con la luce disponibile. Nei ritratti il punto focale è spesso lo sguardo o sono le mani, dettagli che raccontano la persona meglio di una posa costruita. La critica ha notato anche la sua distanza dallo spettacolo: le immagini di vecchiaia e solitudine evitano la compassione facile e lasciano ai soggetti la dignità di chi sa di essere guardato.
Un aspetto particolare del suo lavoro è il ricorso alla fotografia come strumento di dialogo sociale. Nei progetti per il Ministero dei Diritti della Donna (1983) e per l’associazione Les Petits Frères des Pauvres, con cui collaborò a partire dal 1985, Franck affiancò le immagini alle testimonianze delle persone ritratte. Quell’impostazione anticipa pratiche partecipative oggi comuni nel documentario. Nel decennio successivo, con Tory Island e Tibetan Tulkus, la ricerca si spostò su una dimensione quasi antropologica: comunità isolate, riti, trasmissione del sapere.
Sul piano etico, le fonti convergono nel descriverla come una fotografa che rifiutava l’intrusione. I curatori della retrospettiva del 2024 la definiscono una fotografa politicamente impegnata, che usava la macchina per «guardare gli altri»: il titolo Looking at Others dichiara proprio questa postura di rispetto e di attenzione.
I grandi temi: vecchiaia, donne, Irlanda, Tibet
Il primo grande tema di Franck è la vecchiaia. Il libro Le Temps de vieillir (Filipacchi-Denoël, 1980) raccoglie un reportage sugli anziani francesi e inaugurò una collaborazione, quella con Les Petits Frères des Pauvres, che proseguì per anni. L’associazione si occupa di solitudine, esclusione e invecchiamento, e le sue pubblicazioni, come De temps en temps (1988, con prefazione di Claude Roy), mettono a frutto lo sguardo della fotografa su stanze, tavole apparecchiate per una persona sola, mani e sguardi. Alcune biografie attribuiscono al libro del 1980 un’introduzione di Robert Doisneau, a conferma della stima che circondava il lavoro tra i maestri della fotografia umanista francese.
Il secondo tema è la condizione femminile. Nel 1983 Franck realizzò un progetto per il ministero francese dei Diritti della donna, ministero che oggi non esiste più, e continuò per decenni a ritrarre donne di ogni condizione. La sua scheda su Magnum la ricorda per una serie di ritratti di donne realizzata per Vogue, e il libro Women/Femmes, pubblicato da Steidl nel 2010, ripercorre cinquant’anni di carriera attorno a questa tematica. La retrospettiva di Andros del 2024 dedica una sezione intera alle lotte femministe, tra personalità, progetti di militanza e azione collettiva.
Il terzo tema è l’Irlanda. Nel 1993 Franck visitò per la prima volta Tory Island (Toraigh), al largo della costa nord-occidentale, per documentare la comunità di lingua gaelica. Ci tornò più volte. Ne uscirono il libro Tory, Île aux confins de l’Europe (1998) e Tory Island Images (Wolfhound Press, 2000), oltre al documentario Retour en Irlande avec Martine Franck, photographe (2000), diretto da Fabienne Strouvé-Beckers, a cui la fotografa partecipò. Le immagini mostrano una comunità piccola, tenace, legata al mare e alla lingua.
Il quarto tema è il Tibet. Con l’aiuto di Marilyn Silverstone Franck fotografò in India e in Nepal i giovani tulku, bambini riconosciuti come reincarnazioni di maestri buddhisti, e la loro educazione monastica. Nel 1987 aderì, con il marito, al Comitato di sostegno al popolo tibetano. Il libro Tibetan Tulkus: Images of Continuity (2000) è il frutto di quel lavoro: una fotografia meditativa, attenta ai riti e al rapporto fra le persone e il paesaggio.
Accanto a questi grandi temi, Franck fotografò anche paesaggi invernali, orizzonti nebbiosi, pause. Gli storici della fotografia vi leggono un tratto di distacco e di silenzio che bilancia la vicinanza ai soggetti. Per il Centre Pompidou realizzò nel 1977 un reportage sul quartiere Beaubourg, che fu esposto tra le iniziative dedicate al rione, e nel 2003-2004 fotografò a colori la messa in scena di Robert Wilson delle Favole di La Fontaine alla Comédie-Française: da quell’esperienza nacque il libro Fables de La Fontaine (Actes Sud, 2004).
Ritratti di artisti e scrittori
Una parte importante dell’opera di Franck è costituita dai ritratti di artisti, scrittori e intellettuali. Tra i più noti figurano quelli di Marc Chagall, di Michel Foucault, di Pierre Alechinsky e del poeta Seamus Heaney. Per Franck il ritratto nasceva da una conversazione più che da una seduta di posa: la fotografa cercava il momento in cui la persona dimenticava la macchina. Il metodo funzionava bene con i creatori, che spesso accettavano di mostrarsi nel loro studio, tra gli oggetti di lavoro.
La mostra Venus d’ailleurs, presentata nell’autunno del 2011 alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi, fu la sua ultima personale in vita. Raccoglieva 62 ritratti di artisti «venuti da altrove», realizzati tra il 1965 e il 2010, e fu accompagnata da un libro omonimo (Actes Sud, 2011). Nei mesi successivi arrivarono altre due occasioni: nella primavera del 2012 una selezione di quasi cento ritratti di artisti alla Galerie Claude Bernard di Parigi, e a giugno Peregrinations alla Howard Greenberg Gallery di New York.
Le opere principali
I libri di Franck, spesso nati da campagne a tema o da cataloghi di mostre, si leggono come una cronologia dei suoi interessi. La sua prima pubblicazione segnalata dalle bibliografie francesi è Les Lubérons (Le Chêne, 1978), con testo di Yves Berger. Alcune biografie indicano una prima monografia datata 1976, con prefazione di Ariane Mnouchkine, mentre le bibliografie francesi aprono l’elenco dei libri nel 1978. Il libro più legato al suo nome in quegli anni è Le Temps de vieillir (Filipacchi-Denoël, 1980), dedicato alla vecchiaia. Per la stessa area tematica uscì De temps en temps (Petits Frères des Pauvres, 1988).
Nello stesso periodo le bibliografie citano anche Des Femmes et la Création (1983), con immagini dedicate alla condizione femminile, e il lavoro per il Collège de France: figures et travaux (Imprimerie nationale, 1995). Nel 1998 uscì D’un jour, l’autre (Seuil), un volume a cui è legato il dialogo con lo scrittore e critico John Berger sul tempo e sulla fotografia; la versione inglese, One Day to the Next (Aperture, 2005), contiene la prefazione in cui Franck e Berger si scambiano riflessioni. Nel 1998 uscì anche Tory, Île aux confins de l’Europe, seguito da Tory Island Images (Wolfhound Press, 2000) e da Tibetan Tulkus: Images of Continuity (Anna Maria Rossi & Fabio Rossi, Londra, 2000).
Il catalogo Martine Franck, photographe (2002) accompagnò la mostra al Musée de la Vie romantique di Parigi, con testi di Gérard Macé e Daniel Marchesseau. Seguirono Fables de La Fontaine (Actes Sud, 2004), il volume monografico di Phaidon (2007, testo di Louise Baring), il numero della collana Photo Poche di Actes Sud (2007, introduzione di Annick Cojean), Women/Femmes (Steidl, 2010) e Venus d’ailleurs (Actes Sud, 2011). Postumo è il grande catalogo Martine Franck (Xavier Barral, 2018), di 328 pagine, uscito per la retrospettiva della Fondation Henri Cartier-Bresson. Nel 2024 il catalogo Henri Cartier-Bresson – Martine Franck, con testi dei curatori, accompagnò le mostre della Fondazione Goulandris. Wikipedia osserva che i libri propriamente detti sono nove e che alcuni titoli elencati nelle bibliografie sono in realtà cataloghi o produzioni.
Accanto ai libri vanno ricordate le serie. La documentazione del Théâtre du Soleil copre quasi mezzo secolo di spettacoli e di vita di compagnia; i ritratti di artisti riuniscono Foucault, Chagall, Alechinsky, Cartier-Bresson e molti altri; il lavoro su Irlanda e Tibet è il suo capitolo più antropologico; il corpus su vecchiaia e solitudine nasce dalla collaborazione con Les Petits Frères des Pauvres. Un cenno merita anche il cinema: nel 1995 Franck codiresse con Robert Delpire il film Ariane et Compagnie, della durata di ventisei minuti, dedicato al Théâtre du Soleil.
Riconoscimenti, fondazione e mostre
Tra i riconoscimenti ufficiali, la Fondazione Henri Cartier-Bresson ricorda la nomina a cavaliere della Legion d’onore, con decreto presidenziale del 25 marzo 2005 e consegna delle insegne il 24 gennaio 2006, la promozione a ufficiale dell’Ordine nazionale al merito e il Premio Montblanc per la cultura, assegnato per il suo lavoro alla guida della Fondazione. Alcune biografie citano anche la Centenary Medal della Royal Photographic Society e il Premio Prince Pierre de Monaco.
La Fondation Henri Cartier-Bresson fu costituita nel 2002 da Franck, da Cartier-Bresson e dalla figlia Mélanie, e aprì al pubblico a Parigi nel 2003. Dal 2004, dopo la scomparsa del marito, Franck ne fu presidente. Ebbe un ruolo importante nella creazione e nel finanziamento della fondazione, che oggi ha sede a Parigi, in rue des Archives, e conserva l’archivio di entrambi i fotografi.
Le mostre sono tappe che disegnano la fortuna critica del suo lavoro. Nel 1977 il quartiere Beaubourg ospitò un’esposizione con il suo reportage per il Centre Pompidou; nel 1980 La vie et la mort ai Rencontres d’Arles; nel 2002 la grande mostra al Musée de la Vie romantique; nel 2004 una nuova presenza ad Arles. Nel 2010 la mostra Women fu presentata al Chanel Nexus Hall di Tokyo. Dopo la morte, la Fondation Henri Cartier-Bresson ha dedicato a Franck una retrospettiva nel 2018-2019. La versione itinerante fu presentata al Photo Élysée di Losanna dal 20 febbraio al 5 maggio 2019, con circa 140 fotografie, in parte inedite e in gran parte scelte dalla stessa fotografa.
La mostra più recente è Martine Franck: Looking at Others, ospitata dal 3 luglio al 27 ottobre 2024 al Museo di arte contemporanea di Andros, in Grecia, a cura della Fondazione Basil & Elise Goulandris insieme alla Fondation Henri Cartier-Bresson. I curatori furono Clément Chéroux, Aude Raimbault e Marie Koutsomallis-Moreau. Il percorso riuniva circa 150 fotografie e materiali d’archivio, dal 1963 al 2012, organizzati in sei sezioni: le età della vita, la vita professionale, le questioni politiche, le lotte femministe, gli spazi della rappresentazione e i «pensieri di paesaggio». Un omaggio parallelo a Cartier-Bresson si svolse nel museo di Atene. Le schede ufficiali del Pompidou e del MoMA, infine, la annoverano tra i fotografi presenti nelle rispettive collezioni.
Eredità critica
Che cosa resta del lavoro di Martine Franck? Prima di tutto un metodo: arrivare con calma, informarsi, lasciare che il soggetto si distenda. Il suo modo di accostarsi alle persone, riconosciuto dai curatori come tratto distintivo, ha reso possibile un archivio di volti che non sembra posato. In secondo luogo, una scelta di temi: la vecchiaia, il lavoro, la solidarietà, le donne, argomenti che nella fotografia di agenzia degli anni Settanta e Ottanta trovavano meno spazio della cronaca.
Le fonti la descrivono come una fotografa elegante, riservata e femminista, e ricordano le sue influenze: Julia Margaret Cameron, Dorothea Lange e Margaret Bourke-White. Fu un’osservatrice più che una cronista, e il rapporto con Cartier-Bresson, per quanto affettuoso, la collocò a lungo in un’ombra che la retrospettiva del 2018 e quelle successive hanno cominciato a dissipare. Il suo posto nella storia della fotografia umanista si definisce oggi anche attraverso il lavoro della Fondazione, che pubblica, espone e studia l’archivio, come ricorda la pagina dedicata sul sito dell’istituzione.
Per il lettore interessato a collocarla nel contesto, conviene leggere questa biografia insieme alla storia di Magnum Photos, dove il suo ingresso del 1983 compare nel quadro dei nuovi membri dell’agenzia, e alla pagina su Marilyn Silverstone, che le fu vicina nel lavoro sul Tibet. Il quadro più ampio del fotogiornalismo contemporaneo si trova nell’articolo sul fotogiornalismo che cambia il mondo, che cita il suo contributo.
Domande frequenti
Quando nacque e quando morì Martine Franck?
Nacque il 2 aprile 1938 ad Anversa, in Belgio, e morì il 16 agosto 2012 a Parigi, a settantaquattro anni.
Che rapporto aveva con Henri Cartier-Bresson?
Lo conobbe nel 1966, durante le sfilate di moda parigine, e lo sposò nel 1970. Ebbero una figlia, Mélanie. Nel 2002 i tre costituirono la fondazione dedicata al lavoro del fotografo, di cui Franck fu presidente dal 2004. La sua carriera restò autonoma e fu costruita attorno a temi propri.
Quando entrò in Magnum Photos?
Fu ammessa come membro associato nel 1980 e divenne membro effettivo nel 1983. Restò nell’agenzia per oltre trentadue anni.
Quali sono i temi principali della sua fotografia?
Vecchiaia e solitudine, condizione femminile, comunità isolate come quella di Tory Island, il mondo tibetano e i ritratti di artisti e scrittori. A questi si aggiunge la documentazione del Théâtre du Soleil, che durò quarantotto anni.
Con quale attrezzatura lavorava?
Le fonti indicano una Leica 35 mm a telemetro, un uso prevalente del bianco e nero e il colore riservato soprattutto al lavoro teatrale. Evitava il flash e lavorava con la luce disponibile.
Dove si può vedere il suo lavoro oggi?
L’archivio è conservato dalla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi, che organizza mostre e pubblicazioni. Retrospettive importanti si sono tenute a Parigi nel 2018-2019, al Photo Élysée di Losanna nel 2019 e al Museo di arte contemporanea di Andros nel 2024.
Quali libri conviene leggere per cominciare?
Per un percorso introduttivo sono utili la monografia di Phaidon del 2007, con il testo di Louise Baring, e il numero di Photo Poche di Actes Sud. Il volume del 2018 della Fondation Henri Cartier-Bresson offre il quadro più ampio, mentre One Day to the Next raccoglie il dialogo con John Berger.
Altri profili di autori e autrici sono raccolti nell’indice I grandi fotografi della storia.
Fonti
- Wikipedia (inglese) – Martine Franck
- Wikipedia (francese) – Martine Franck
- Magnum Photos – Profilo di Martine Franck
- Fondation Henri Cartier-Bresson – Biografia di Martine Franck
- Photo Élysée – Martine Franck, una pioniera (retrospettiva 2019)
- Fondazione Goulandris – Martine Franck: Looking at Others (2024)
- To Vima – La Fondazione Goulandris celebra Cartier-Bresson e Franck
- Peter Fetterman Gallery – Biografia di Martine Franck
Aggiornato Ottobre 2026




