Nel corso degli ultimi anni, la generazione automatica di immagini tramite intelligenza artificiale (AI) ha segnato una delle più radicali trasformazioni nella storia della rappresentazione visiva. A partire dal 2022, l’emergere di piattaforme come DALL·E, Midjourney e Stable Diffusion ha portato la fotografia, l’illustrazione e il design in una nuova era in cui la macchina non si limita più a elaborare o correggere l’immagine, ma la crea ex novo, traducendo un testo in una composizione visiva coerente e realistica.
Per i fotografi, ciò rappresenta una svolta epocale: la possibilità di simulare scenari, luci, soggetti e ambienti senza una fotocamera. Tuttavia, questo progresso apre anche interrogativi profondi sulla veridicità, il valore autoriale e la responsabilità etica delle immagini prodotte.
La generazione d’immagini AI si basa su reti neurali profonde (deep learning) addestrate su miliardi di fotografie preesistenti. Questi modelli apprendono relazioni tra concetti visivi e linguistici, traducendo descrizioni testuali (prompt) in rappresentazioni visive coerenti. Il risultato non è una semplice manipolazione, ma una sintesi statistica di milioni di esempi visivi, costruita da algoritmi di diffusione o reti generative avversarie (GAN).
Origini, contesto tecnologico e accelerazione dei modelli generativi
L’emersione delle AI generative di immagini non è un fenomeno improvviso né isolato: è il risultato di un percorso tecnico iniziato oltre vent’anni fa, quando la comunità del machine learning iniziò a sperimentare modelli in grado di apprendere correlazioni visive complesse. In quella fase pionieristica dominavano reti neural con capacità limitate, dataset ridotti e un approccio prevalentemente classificatorio: riconoscere un volto, individuare un oggetto, stimare la presenza di un pattern. La generazione, intesa come creazione sintetica di nuove immagini credibili, veniva considerata un obiettivo lontano.
Il salto avviene con l’introduzione dei Generative Adversarial Networks (GAN), che per la prima volta mostrano come due reti — una generativa e una discriminativa — possano competere per produrre immagini sempre più realistiche. Le GAN aprono un capitante nuovo: trasformano l’intelligenza artificiale da sistema di analisi a sistema di produzione visiva. Da lì in poi la traiettoria diventa più rapida: dataset immensi, potenze di calcolo crescenti, hardware grafico dedicato e processi di training distribuiti creano il contesto ideale per modelli visivi sempre più sofisticati.
L’elemento che rende la generazione moderna davvero potente non è solo la qualità dell’immagine, ma la capacità del modello di comprendere il linguaggio naturale. È il paradigma del text-to-image, in cui un prompt descrittivo diventa un’immagine coerente e articolata. Questo passaggio segna anche la fusione tra due mondi storicamente separati: la linguistica computazionale (capace di decifrare concetti, contesti e relazioni semantiche) e la visione artificiale (capace di tradurre queste strutture in pixel).
Con l’arrivo dei modelli diffusion-based, come stabile diffusion e le successive evoluzioni proprietarie (Midjourney, Firefly, OpenAI, Google), la generazione diventa non solo fotorealistica, ma controllabile, iterabile e soprattutto scalabile. La logica della diffusione — rumore che viene progressivamente “scolpito” fino a ottenere l’immagine coerente — permette una resa più morbida, dettagliata e meno incline agli artefatti tipici delle GAN.
Questo scenario crea un nuovo ecosistema:
– servizi cloud di generazione
– modelli open source addestrabili localmente
– strumenti ibridi integrati in software fotografici (Adobe, Skylum, Capture One)
– soluzioni specializzate per advertising, e-commerce, entertainment, moda, architettura.
Allo stesso tempo, produce una trasformazione più profonda: la fotografia perde il suo monopolio sulla creazione di immagini credibili. La generazione non è più una variante estetica o un gioco creativo, ma una tecnologia con impatti economici, sociali, legali e anche etici radicali. Il confine tra immagine “prodotta” e immagine “documentaria” si assottiglia fino quasi a scomparire, e questo ha conseguenze dirette sul lavoro dei fotografi, degli editor, dei verificatori di contenuti e dei responsabili della comunicazione visiva.
Il contesto va inoltre letto accanto a un’ulteriore accelerazione: l’integrazione delle AI generative nei flussi di produzione professionale. Se la fotografia digitale aveva introdotto il concetto di post-produzione avanzata, le AI generative immettono un paradigma diverso: l’immagine non viene corretta, ma progettata. La camera non è più l’unica fonte di dati visivi, e le barriere tra scatto, rendering e generazione evaporano.
In questo quadro, i modelli diventano rapidamente più autonomi, più versatili e più allineati alle intenzioni dell’utente. La qualità cresce a un ritmo tale da modificare non solo il mercato, ma anche le aspettative visive del pubblico. La generazione diventa parte del nostro modo di immaginare, anticipare, simulare. E di conseguenza, parte dei processi con cui costruiamo realtà visive condivise, anche quando sembrano — o pretendono — di essere oggettive.
Tipologie di AI generative: modelli, funzionalità e differenze operative
Il panorama delle AI generative di immagini non è omogeneo: esistono classi di modelli profondamente diverse, con architetture, finalità e livelli di controllo visivo particolarmente distinti. Comprendere questa tassonomia è essenziale per capire cosa un modello può o non può fare, quali margini di manipolazione offre e quali rischi può introdurre nei flussi professionali o editoriali.
Modelli text-to-image
Questa è la categoria più nota. L’utente fornisce un prompt descrittivo e il modello genera un’immagine coerente.
Esempi moderni includono modelli come:
– sistemi diffusion proprietari (Midjourney, DALL·E, Firefly)
– varianti open source personalizzabili (Stable Diffusion e derivate).
Il punto di forza è la flessibilità semantica: il modello comprende contesti, relazioni, oggetti, atmosfere, e può combinarli in infinite varianti. La debolezza principale è la possibilità di allucinazioni visive o interpretazioni troppo libere, soprattutto con prompt ambigui.
Modelli image-to-image
Questa categoria permette di partire da un’immagine reale e generare versioni modificate, varianti stilistiche, cambiamenti di scena, estensioni laterali, restauro automatico o sostituzioni localizzate. È il principio che sostiene strumenti come:
– inpainting (riempimento creativo)
– outpainting (espansione dell’immagine)
– relighting
– modifica dell’abbigliamento
– variazioni dell’ambientazione.
Qui la questione etica e tecnica è più delicata: l’immagine mantiene una traccia documentaria, ma la generazione può alterarne il contenuto in modo invisibile, soprattutto quando viene usata per creare “versioni plausibili” che potrebbero essere confuse per scatti originali.
Modelli di editing semantico
Altre AI non generano immagini ex novo, ma applicano modifiche intelligenti a fotografie esistenti. Sono i sistemi integrati nei software fotografici o nelle piattaforme consumer, come:
– ricolorazione intelligente
– correzione della pelle
– reshaping del corpo
– rimodellamento delle prospettive
– makeup digitale
– simulazione di profondità
– rimozione di elementi indesiderati.
Questi strumenti agiscono in modo chirurgico, senza creare un’immagine completamente nuova ma reinterpretando porzioni della scena. È un tipo di AI potentissimo, perché rende possibile manipolare fotografie reali mantenendo un livello di naturalezza difficilmente identificabile dall’occhio umano.
Modelli generativi ibridi
Esiste poi una quarta categoria: i sistemi avanzati che combinano le funzionalità precedenti per creare flussi completi. Alcuni servizi professionali, soprattutto nel settore moda, advertising e cinema, permettono:
– generazione di modelle virtuali
– sostituzione automatica dei volti
– ricostruzione di posture
– simulazione di capi d’abbigliamento
– variazione automatica della luce
– generazione di interi set virtuali coerenti.
Questi modelli integrano controlli parametrici, linguaggio naturale, pose rigging, profondità 3D e manipolazione locale. Sono i più difficili da regolamentare, perché possono produrre contenuti completamente nuovi mantenendo un forte legame con la fotografia reale, creando zone grigie tra creazione sintetica e alterazione documentaria.
Capacità emergenti
I modelli più recenti includono funzionalità che fino a pochi anni fa sarebbero state impensabili:
– comprensione dei riflessi e della fisica della luce
– generazione coerente tra più scatti (multi-view consistency)
– editing basato su profondità e geometrie 3D
– generazione condizionata da schizzi, maschere, riferimenti multipli
– interpolazione temporale per generare video consistenti.
Queste capacità allargano ulteriormente l’orizzonte, trasformando il generatore di immagini in un vero motore visivo generalista: un sistema capace di creare, correggere, simulare e reinterpretare quasi ogni forma di immagine. Per i fotografi, questo significa convivere con strumenti che non si limitano a imitare la realtà, ma la reinterpretano in modo programmabile.
Funzioni di editing avanzato: ritratto, corpo, make-up, relighting e makeover sintetici
Un’area particolarmente dinamica delle AI generative riguarda le funzioni di editing avanzato del volto e del corpo, oggi integrate in software professionali, servizi specializzati e piattaforme destinate a fotografi, retoucher, creator e content maker. Questi strumenti non generano soltanto immagini intere, ma intervengono in modo chirurgico sulle strutture visive di fotografie reali, ricostruendole o reinterpretandole con una precisione sempre maggiore.
Il primo blocco di strumenti riguarda il face enhancement, cioè il miglioramento automatico del volto. Le AI operano su livelli multipli: pelle, texture, microdettagli, pori, riflessi, transizioni tonali, uniformità cromatica e geometria del viso. A differenza dei filtri tradizionali, i modelli generativi comprendono il volto come struttura 3D, analizzano la coerenza tra luci e ombre e ricostruiscono dettagli mancanti in modo plausibile. Il risultato è un editing naturale, privo dell’effetto plastificato tipico degli algoritmi più datati.
Un secondo ambito riguarda i make-up sintetici: sistemi che applicano rossetto, eyeliner, ombretti, contouring, blush e micro-shading simulando le proprietà fisiche dei materiali cosmetici. L’AI modella la riflettanza, la saturazione, la grana, la dispersione della luce e la coerenza cromatica, generando un risultato che appare effettivamente fotografico e non pittorico o grafico. Per i creativi del settore beauty, questo rappresenta una rivoluzione: è possibile testare styling e look senza bisogno di make-up artists, strumenti fisici o shooting ripetuti.
Parallelamente, l’AI consente interventi sul corpo: rimodellamento della silhouette, ridefinizione delle proporzioni, modifica del punto vita, variazione della muscolatura, ristrutturazione delle linee degli arti. Queste manipolazioni si basano su modelli di posa e anatomia che permettono di mantenere coerenza nell’illuminazione e nelle texture della pelle. Il risultato non è un collage ma una ricostruzione algoritmica completa. Questo tipo di editing, pur molto utilizzato in fashion, advertising e content creation, apre questioni estetiche rilevanti: crea nuovi standard corporei e rende possibile la diffusione di immagini fortemente alterate senza apparente percezione della manipolazione.
Un altro segmento riguarda il relighting sintetico, cioè la possibilità di modificare completamente l’illuminazione di un volto o di una figura mantenendo coerenza con le ombre, la grana e i materiali presenti nella scena. I modelli generativi usano mappe di profondità e stime volumetriche per simulare la posizione delle sorgenti luminose e la loro intensità, ricostruendo un risultato credibile anche quando la fotografia iniziale non offre indicazioni complete. Questa funzione consente di adattare ritratti a estetiche diverse, uniformare shooting realizzati in momenti differenti o correggere problemi di esposizione senza dover ricorrere a complessi setup di luce.
Le AI avanzate includono inoltre strumenti di hair editing, rimozione imperfezioni, cambio colore degli occhi, sostituzione dell’abbigliamento, ricostruzione di pieghe e tessuti, aggiunta di accessori e variazione dell’età apparente. Tutti questi interventi si basano su un approccio semantico alla manipolazione dell’immagine: il modello interpreta le regioni della fotografia, identifica i materiali e ricostruisce i dettagli in modo fotorealistico. L’editor non lavora più con pennelli e maschere, ma con istruzioni concettuali.
L’aspetto più significativo di queste tecnologie è la loro integrazione nei flussi di lavoro professionali. Non sono strumenti marginali o di nicchia: rientrano nelle logiche di post-produzione per campagne internazionali, editoriali di moda, ritratti corporate e produzione social. La distinzione tra ritocco tradizionale e generazione sintetica diventa sempre più sottile, perché la manipolazione non avviene più “dipingendo” sull’immagine ma generando nuove porzioni coerenti con il materiale originale.
Queste funzioni stanno ridefinendo la percezione stessa del ritratto fotografico. L’immagine del volto non è più un documento, ma un campo espandibile, adattabile, aggiornabile. Ogni scatto diventa potenzialmente infinito: può evolversi in versioni alternative, varianti estetiche, simulazioni identitarie. Questo allarga enormemente le possibilità creative ma rende anche più complesso determinare il confine tra identità reale e identità costruita.
I principali strumenti di generazione d’immagini AI
Tabella comparativa dei principali strumenti di generazione d0’immagini IA
| Strumento | Sviluppatore | Focus Principale | PRO | CONTRO | Voto |
| Midjourney | Midjourney, Inc. | Arte altamente stilizzata e creativa. | Qualità artistica sbalorditiva. Vasta gamma di parametri di personalizzazione. | Richiede l’uso di Discord. Nessun piano gratuito per testarlo. | 9.5 |
| DALL-E | OpenAI | Fotorealismo, coerenza e modifica. | Eccellente comprensione del linguaggio naturale. Generazione di testo leggibile nell’immagine. | Accesso completo legato all’abbonamento ChatGPT Plus. Filtri etici molto rigidi. | 9.0 |
| Stable Diffusion | Stability AI | Flessibilità e Open-Source. | Totalmente personalizzabile e installabile in locale. Ideale per ControlNet (controllo posa/composizione). | Curva di apprendimento ripida. Richiede hardware potente per uso locale. | 8.8 |
| FlexClip | FlexClip Inc. | Editing Immagini eVideo online | Interfaccia intuitiva e semplice per principianti; ampia libreria di modelli e stock media; presenza di strumenti IA (text-to-video, sottotitoli, rimozione sfondo, editing rapido) | Funzionalità avanzate limitate rispetto a software professionali; piano gratuito con watermark e risoluzione bassa; dipendenza da browser e connessione internet per editing | 8.7 |
| Adobe Firefly | Adobe Creative Cloud | Uso commerciale e professionale. | Sicurezza legale per uso commerciale (indennizzo). Integrazione perfetta con Photoshop. | Funzionalità complete legate all’abbonamento Creative Cloud. Stile pulito, meno “artistico”. | 8.5 |
| Leonardo.ai | Piattaforma completa | Modelli personalizzati e UI intuitiva. | Vasta libreria di modelli specializzati. Interfaccia utente grafica eccellente. | Limite di token giornaliero nel piano gratuito. Può mancare di coerenza tra le immagini. | 8.7 |
| Image Creator (Microsoft) | Microsoft Copilot / Designer | Accessibilità e integrazione. | Totalmente gratuito (con account Microsoft). Basato su modelli DALL-E avanzati. | Velocità limitata da un sistema di “crediti”. Meno opzioni di personalizzazione avanzata. | 8.0 |
| NightCafe | NightCafe Studio | Hub di algoritmi e Comunità. | Accesso a diversi algoritmi in un unico hub. Generosi crediti gratuiti giornalieri. | La generazione in alta risoluzione consuma molti crediti. Qualità variabile. | 7.5 |
| Freepik | Freepik | Stock e Realismo (modello FLUX). | Integrazione con una vasta libreria di stock image. Strumenti aggiuntivi di editing AI (rimozione sfondo). | Il piano gratuito è limitato a 20 generazioni al giorno. Focus principale su asset di stock. | 7.8 |
| Dezgo | Dezgo | Alto Controllo e Flessibilità. | Elevato controllo sui parametri (ideale per Stable Diffusion avanzato). Interfaccia pulita. | La risoluzione massima può richiedere crediti. Curva di apprendimento leggermente più ripida. | 7.6 |
| Pixverse | Pixverse | Generazione Video (Text-to-Video). | Rendering video molto veloce e di alta qualità. Assenza di watermark anche nel piano gratuito. | Durata del video molto limitata (max 6 secondi). Mancanza di supporto audio. | 8.2 |
| Artbreeder | Joel Simon | Sperimentazione e mix di immagini. | Eccezionale per la miscelazione e creazione iterativa di ritratti. Piano gratuito generoso. | Output talvolta astratto o “sporco”. Non ideale per il fotorealismo pulito. | 7.0 |
| Lexica Art | Lexica | Motore di ricerca e Generatore. | Potente motore di ricerca per prompt di successo. Generazione rapida e coerente (Lexica Aperture). | Stile riconoscibile che limita la varietà. Piano gratuito limitato a un certo numero di immagini. | 7.3 |
| StarryAI | StarryAI | App Mobile e facilità d’uso. | Piena proprietà commerciale delle immagini (senza watermark). Ottima interfaccia mobile. | Funzionalità di base spesso bloccate dietro crediti. Meno potente per il controllo dei dettagli. | 6.9 |
| Deep Dream Generator | Google (Inizialmente) | Stile onirico e psichedelico. | Ottimo per dare un tocco artistico e surreale alle foto. Interfaccia semplice e diretta. | Stile molto specifico e poco versatile. Consumo rapido di “punti energia” per l’alta risoluzione. | 6.5 |
| GetGenie AI | Geniemate Solutions | Assistente alla creazione di contenuti all-in-one. | Integrazione nativa con WordPress per flussi di lavoro rapidi. Combina immagine, testo e SEO. | L’immagine è una funzionalità secondaria (qualità inferiore ai tool dedicati). È principalmente a pagamento. | 6.0 |
| Img2Go | Img2Go | Utility di Immagine e Conversione. | Vasta gamma di utility (conversione, compressione, editing). Facile da usare e non richiede installazione. | La generazione AI è basilare e manca di finezza stilistica. Le prestazioni possono essere lente. | 5.5 |
Vediamo ora nel dettaglio le caratteristiche principali dei vari tool
DALL·E 3 (OpenAI)
Sviluppato da OpenAI, DALL·E 3 è uno dei sistemi più avanzati per la sintesi semantica delle immagini. Utilizza descrizioni testuali dettagliate per creare immagini estremamente coerenti con i prompt, gestendo al meglio prospettiva, luce e dettagli complessi come le mani e il testo. È integrato nativamente in ChatGPT (per gli abbonati Plus/Pro), permettendo una generazione assistita e un perfezionamento iterativo del prompt in modo conversazionale. Offre inoltre strumenti di inpainting e outpainting per modifiche e espansioni.
| Pro | Contro |
| Integrazione con ChatGPT per prompt più efficaci. | Non sempre ideale per il fotorealismo estremo (tende all’iper-reale). |
| Eccellente comprensione del linguaggio naturale e dei dettagli complessi. | Filtri etici e di sicurezza molto rigidi (non genera celebrità, violenza, ecc.). |
| Genera testo leggibile all’interno delle immagini. | Accesso completo e priorità richiesto un abbonamento a pagamento (ChatGPT Plus). |
Midjourney
Midjourney è rinomato per la sua capacità di produrre arte digitale di altissima qualità, con uno stile intrinsecamente artistico, spesso onirico e cinematografico. A differenza di altri strumenti, Midjourney opera principalmente come un bot all’interno dell’applicazione Discord, dove gli utenti inseriscono i prompt. Questa configurazione favorisce una forte comunità di artisti. È il preferito da chi cerca risultati visivamente sbalorditivi e una marcata estetica stilizzata.
| Pro | Contro |
| Qualità e stile artistico dei risultati superiore alla media. | Richiede l’uso di Discord (curva di apprendimento più ripida per i neofiti). |
| Vasta gamma di parametri e stili per una personalizzazione avanzata. | Non è disponibile un piano gratuito per testare lo strumento. |
| Aggiornamenti frequenti (es. V6, V7) che migliorano costantemente realismo e dettagli. | Difficoltà nel mantenere uno stile coerente su più immagini. |
FlexClip (FlexClip Inc.)
FlexClip è uno strumento di editing video online progettato per creare rapidamente contenuti multimediali senza competenze tecniche. Offre una combinazione di editing tradizionale e strumenti basati su IA, come text-to-video, generatore di sottotitoli automatici e rimozione dello sfondo. È pensato per creator, marketer, insegnanti e piccoli team che vogliono produrre video puliti e professionali in pochi minuti, sfruttando template predefiniti, stock video e un’interfaccia semplice. Essendo basato su browser, non richiede installazione e funziona su qualsiasi dispositivo moderno.
| Pro | Contro |
|---|---|
| Interfaccia estremamente intuitiva e accessibile anche ai principianti. | Le funzioni di editing avanzato sono limitate rispetto ai software professionali. |
| Ampia libreria di template, stock video, musica e grafica integrata. | Il piano gratuito applica watermark e limita risoluzione e funzionalità. |
| Strumenti IA utili: text-to-video, sottotitoli automatici, voiceover, rimozione sfondo. | Dipendenza totale dalla connessione internet per prestazioni fluide. |
| Non richiede installazione e funziona da qualsiasi browser moderno. | L’output può risultare meno sofisticato nei lavori complessi. |
Stable Diffusion (Stability AI / DreamStudio)
https://stability.ai/ (modello) / https://dreamstudio.ai/ (interfaccia)
Stable Diffusion è un modello di diffusione latente open-source, il che lo rende il più flessibile e personalizzabile sul mercato. Può essere eseguito localmente su hardware potente per un controllo totale (tramite interfacce come Automatic1111) o utilizzato tramite servizi cloud come DreamStudio. La sua natura aperta ha portato alla creazione di migliaia di modelli (checkpoint) addestrati su stili specifici. È la scelta di sviluppatori, artisti tecnici e utenti che cercano il massimo controllo.
| Pro | Contro |
| Open-source e completamente personalizzabile (modelli e stili infiniti). | Configurazione complessa e richiede risorse hardware significative per l’uso locale. |
| Ideale per Inpainting, Outpainting e ControlNet (controllo della posa e della composizione). | L’output può essere meno coerente o richiedere più tentativi rispetto ai concorrenti più “guidati”. |
| Accessibile gratuitamente se installato in locale. | Potenziali problemi di copyright dovuti ai set di dati di addestramento iniziali. |
Adobe Firefly
https://www.adobe.com/it/products/firefly.html
Adobe Firefly è l’insieme di strumenti di IA generativa sviluppati da Adobe e integrati direttamente nel suo ecosistema Creative Cloud (Photoshop, Illustrator, Express). Il suo punto di forza è l’etica e la sicurezza legale: Firefly è stato addestrato solo su Adobe Stock e contenuti di dominio pubblico. È sicuro per l’uso commerciale e offre una garanzia di indennizzo legale contro le violazioni di copyright. Perfetto per professionisti e aziende che necessitano di flussi di lavoro creativi integrati.
| Pro | Contro |
| Sicuro per uso commerciale e supportato da indennizzo legale. | Funzionalità complete legate all’ecosistema Creative Cloud (necessario abbonamento). |
| Integrazione perfetta con Photoshop (Riempimento Generativo). | Tende a produrre immagini con un look molto pulito e da “stock”, meno artistico di Midjourney. |
| Eccellente per l’editing e la manipolazione di immagini esistenti. | L’accesso è basato su un sistema di “Crediti Generativi” mensili. |
Leonardo.ai
Leonardo.ai è una piattaforma web completa, molto popolare per la sua interfaccia intuitiva che nasconde la complessità della generazione AI. Si distingue per l’ampia libreria di modelli specifici (modelli di diffusione addestrati su stili particolari come fantasy, 3D render, illustrazioni) che gli utenti possono sfruttare o addestrare autonomamente. Offre un generoso piano gratuito basato su “Token” giornalieri ed è ideale per chi cerca sia la facilità d’uso che la versatilità stilistica.
| Pro | Contro |
| Vasta libreria di modelli di diffusione specializzati tra cui scegliere. | L’ottenimento di uno stile coerente tra più immagini può essere difficile. |
| Interfaccia utente grafica eccellente e adatta ai principianti. | La versione gratuita, pur generosa, ha un limite di token giornaliero. |
| Possibilità di addestrare i propri modelli personalizzati (Fusion). | A volte non riesce a gestire elementi testuali nell’immagine con precisione. |
Image Creator (Microsoft Designer/Copilot)
https://designer.microsoft.com/image-creator
Image Creator, precedentemente noto come Bing Image Creator, sfrutta la potenza di DALL-E (spesso l’ultima versione, DALL-E 3) ed è integrato nelle piattaforme Microsoft come Copilot e Microsoft Designer. È totalmente gratuito (richiede solo un account Microsoft) e fornisce risultati di alta qualità con un’enfasi sulla fedeltà al prompt. È un’opzione eccellente per gli utenti occasionali che desiderano risultati rapidi senza costi.
| Pro | Contro |
| Totalmente gratuito (con account Microsoft) e facile da usare. | La velocità di generazione è limitata da un sistema di “crediti” giornalieri (dopo, la generazione è più lenta). |
| Utilizza i modelli DALL-E di OpenAI (spesso i più avanzati). | Meno opzioni di personalizzazione avanzata (come parametri, ratio) rispetto ai concorrenti professionali. |
| Ottima comprensione del prompt in diverse lingue. | Non rivendica la proprietà dell’utente (la licenza d’uso è vaga per fini commerciali). |
GetGenie AI
GetGenie è un assistente AI focalizzato principalmente sulla creazione di contenuti web e l’ottimizzazione SEO. Sebbene sia noto soprattutto per la generazione di testo (articoli, copy, email), include anche funzionalità di generazione di immagini AI per illustrare i contenuti creati. È progettato per essere un “coltellino svizzero” del marketing e del blogging, con una forte integrazione come plug-in per WordPress.
| Pro | Contro |
| Integrazione nativa con WordPress per flussi di lavoro di blogging rapidi. | La generazione di immagini è una funzionalità secondaria, non il focus principale. |
| Combina generazione di immagini, testo e analisi SEO in un’unica suite. | La qualità dell’immagine potrebbe non eguagliare i tool dedicati all’arte digitale. |
| Interfaccia utente semplice e focalizzata sulla produttività. | È principalmente uno strumento a pagamento per l’uso professionale intensivo. |
Artbreeder
Artbreeder è unico perché si concentra sulla manipolazione e la miscelazione di immagini esistenti piuttosto che sulla creazione pura da prompt. Permette agli utenti di “incrociare” diverse immagini, generi o categorie (ad esempio, mescolare due ritratti o fondere un paesaggio con un volto) per creare nuove opere d’arte che ereditano tratti da entrambe. È particolarmente popolare per la creazione di ritratti di personaggi coerenti e sfondi astratti.
| Pro | Contro |
| Eccezionale per la creazione iterativa e la miscelazione di immagini. | L’output può risultare “sporco” o astratto e non è l’ideale per il fotorealismo pulito. |
| Molto popolare per generare ritratti di personaggi (per scrittori, giochi di ruolo). | Rallentamenti occasionali sulla piattaforma, soprattutto con carichi di lavoro complessi. |
| Piano gratuito generoso per le funzionalità di base. | Le funzionalità avanzate di editing e alta risoluzione richiedono un abbonamento. |
Deep Dream Generator
https://deepdreamgenerator.com/
Inizialmente basato sul progetto DeepDream di Google, questo strumento è specializzato nella creazione di immagini in stile onirico, psichedelico e altamente stilizzato. L’algoritmo rileva e amplifica i pattern nelle immagini, trasformando le foto in composizioni allucinatorie o artistiche. Offre diversi stili di trasformazione (Deep Style, Thin Style, Deep Dream). È l’ideale per l’arte astratta e la rielaborazione artistica di foto.
| Pro | Contro |
| Veloce e facile da usare con diversi stili di trasformazione unici. | Lo stile è molto specifico (onirico/psichedelico) e poco versatile per altri usi. |
| Ottimo per dare un tocco artistico e surreale alle foto caricate. | Funziona con un sistema di “punti energia” che si consumano velocemente per le alte risoluzioni. |
| Interfaccia semplice e diretta. | Non esiste un’applicazione dedicata per smartphone (solo web). |
Lexica Art
Lexica nasce come un grande motore di ricerca per prompt e immagini generate utilizzando Stable Diffusion. La sua galleria pubblica permette agli utenti di trovare rapidamente ispirazione, vedere i prompt utilizzati e clonare lo stile. Offre anche il proprio generatore (Lexica Aperture) che si concentra sulla velocità e la coerenza del design. È una risorsa preziosa per imparare il “prompt engineering” e ottenere rapidamente un risultato di qualità.
| Pro | Contro |
| Potente motore di ricerca per trovare prompt di successo. | L’output visivo tende ad avere uno stile riconoscibile, limitando la varietà. |
| Generazione rapida e coerente grazie al modello proprietario. | L’interfaccia si concentra sull’aspetto stock image e meno sulla personalizzazione artistica. |
| Accessibile a tutti i livelli di competenza. | Il piano gratuito è limitato a un certo numero di immagini a settimana. |
StarryAI
StarryAI è una piattaforma pensata per la generazione di arte AI in movimento, essendo molto popolare come app mobile (disponibile per iOS e Android). Permette agli utenti di creare arte semplicemente inserendo un prompt, scegliendo uno stile e lasciando che l’IA faccia il resto. Si distingue per il fatto che garantisce la piena proprietà (senza watermark) di tutte le immagini generate, anche nel piano gratuito.
| Pro | Contro |
| Piena proprietà commerciale delle immagini create, anche gratuitamente. | Le funzionalità di base sono spesso bloccate dietro un paywall o un sistema di crediti. |
| Eccellente interfaccia utente su dispositivi mobile (iOS/Android). | La qualità può variare; richiede sperimentazione per ottenere risultati di alto livello. |
| Genera immagini senza watermark. | Può essere meno potente degli strumenti basati su desktop per il controllo dei dettagli fini. |
NightCafe
https://creator.nightcafe.studio/
NightCafe è una piattaforma web popolare che agisce come un hub per l’arte AI, offrendo l’accesso a diversi algoritmi di generazione (inclusi Stable Diffusion, DALL-E 2, VQGAN+CLIP e altri). Il suo punto di forza è la sua forte comunità e la sua semplicità. Gli utenti possono partecipare a sfide quotidiane, votare opere d’arte e remixare i prompt di altri. È un ottimo punto di partenza per chi vuole sperimentare diversi modelli AI senza doverli installare in locale.
| Pro | Contro |
| Generosi crediti gratuiti giornalieri e una forte comunità di artisti. | La generazione in alta risoluzione o con modelli avanzati può consumare molti crediti. |
| Accesso a diversi algoritmi e stili di generazione in un unico posto. | A volte si verificano code lunghe per la generazione delle immagini nei momenti di punta. |
| Interfaccia utente semplice e adatta a principianti. | La qualità dell’output può essere più variabile rispetto ai leader di settore. |
Pixverse (Video AI)
Pixverse è uno strumento di Generazione Video AI (Text-to-Video), il che lo rende un candidato per una sezione “Video” piuttosto che “Immagini”. Eccelle nella creazione di brevi clip video (fino a 6 secondi) con un’alta qualità visiva e una notevole fluidità dei movimenti, specialmente per stili cinematografici o animazioni. Il suo punto di forza è la velocità di rendering, nettamente superiore a molti concorrenti del settore video, ed è ideale per la creazione rapida di contenuti per social media.
| Pro | Contro |
| Rendering molto veloce (30-60 secondi) e qualità realistica/cinematica. | Durata del video molto limitata (massimo 6 secondi per clip). |
| Assenza di watermark anche nel piano gratuito (molto raro per i video AI). | Mancanza di supporto audio integrato, richiede l’aggiunta esterna. |
| Interfaccia semplice e adatta ai principianti. | La coerenza tra le clip per lo storyboarding è ancora limitata. |
Freepik (Suite AI)
Freepik, noto per le sue vaste librerie di stock image e vettoriali, ha integrato un potente generatore di immagini AI all’interno della sua suite di strumenti. Sfrutta il modello FLUX per produrre immagini fotorealistiche di alta qualità e offre anche strumenti di editing AI aggiuntivi come la rimozione dello sfondo e l’upscaling. È la scelta logica per i designer e i marketer che già utilizzano Freepik e hanno bisogno di un’integrazione fluida tra asset di stock e contenuti generati.
| Pro | Contro |
| Integrazione con una delle più grandi librerie di stock image al mondo. | Il piano gratuito è limitato a 20 generazioni al giorno. |
| Elevata qualità e realismo grazie al modello FLUX. | Il focus principale è la fornitura di immagini di stock e meno l’arte digitale pura. |
| Strumenti aggiuntivi di editing AI (rimozione sfondo, upscaler). | La qualità è talvolta incostante e richiede più tentativi. |
Dezgo
Dezgo è una piattaforma web che offre una vasta gamma di modelli di generazione AI (principalmente basati su Stable Diffusion, ma anche altri) in un’unica interfaccia. Si distingue per la sua flessibilità e l’ampia gamma di opzioni di personalizzazione, spesso considerate “professionali”. Permette un controllo granulare sui parametri e include funzionalità come la modifica delle immagini esistenti (Image-to-Image) e l’alta risoluzione, rendendolo un’alternativa più user-friendly rispetto all’installazione di Stable Diffusion in locale.
| Pro | Contro |
| Elevato controllo sulle impostazioni di generazione e sui modelli di Stable Diffusion. | Alcune funzionalità avanzate (es. Text-to-Video) sono ancora in fase beta con limitazioni. |
| Interfaccia pulita e semplice per un tool così complesso. | La risoluzione massima può richiedere crediti o risorse computazionali intense. |
| Offre un’ampia versatilità, dall’arte al fotorealismo. | Curva di apprendimento leggermente più ripida per chi vuole sfruttare tutte le opzioni. |
Img2Go
Img2Go è un set di utility online più che un generatore d’arte puro. La sua funzione principale è la conversione, l’editing e la compressione di file, ma ha integrato anche un Creatore di Immagini AI e strumenti di editing AI (come la rimozione dello sfondo). È uno strumento eccellente per chi cerca soluzioni rapide e multifunzionali per la manipolazione di immagini, integrando la generazione AI come una delle tante utility a disposizione.
| Pro | Contro |
| Vasta gamma di utility (conversione, compressione, ridimensionamento) in un unico posto. | La generazione AI è basilare e non offre la stessa finezza stilistica dei tool dedicati. |
| Facile da usare e non richiede installazione. | Le prestazioni possono essere lente con file di grandi dimensioni o in alta risoluzione. |
| Strumenti aggiuntivi come la rimozione dello sfondo sono molto efficienti. | La capacità di download e l’accesso completo sono limitati nel piano gratuito. |
Copyright, dataset e responsabilità legale: la nuova questione autoriale
L’avvento delle AI generative ha aperto un fronte giuridico inedito, perché mette in crisi concetti che per oltre un secolo erano rimasti stabili: autore, opera derivata, proprietà intellettuale, responsabilità della creazione. I modelli di generazione visiva si alimentano di dataset vastissimi, spesso costruiti raccogliendo immagini da archivi online, social network, piattaforme fotografiche, collezioni editoriali e database accademici. L’ampiezza di queste raccolte è una condizione di funzionamento: senza milioni di immagini annotate, il modello non acquisirebbe la varietà necessaria a generare contenuti coerenti.
Il problema nasce quando questi dataset includono materiale protetto da copyright, immagini fotografiche di autori viventi, opere di artisti contemporanei, archivi museali o contenuti commerciali. La questione non riguarda solo la presenza del singolo file nel dataset, ma il fatto che la rete neurale apprenda lo stile di un autore o la struttura formale tipica di un corpus di immagini. In molti sistemi di training non esiste una distinzione tra ciò che è dominio pubblico e ciò che è proprietà privata, né tra contenuti distribuiti liberamente e contenuti utilizzati in violazione delle condizioni d’uso delle piattaforme.
La domanda centrale diventa quindi: il modello che genera un’immagine “alla maniera di” un fotografo sta producendo un’opera derivata? E chi ne è responsabile?
La maggior parte delle normative attuali non è attrezzata per rispondere. Alcuni paesi stanno iniziando a proporre linee guida, ma non esiste un quadro normativo unificato. Le posizioni oscillano tra chi considera l’output del modello come un lavoro autonomo e chi lo definisce una trasformazione illegittima del materiale su cui il modello ha imparato.
C’è poi la distinzione tecnica tra training e inference:
– Nel training la rete acquisisce conoscenza statistica.
– Nell’inference genera nuove immagini senza “ricordare” copie esatte dei file originali, anche se possono emergere elementi simili.
Questo ha portato alcuni produttori a sostenere che la generazione sia un processo creativo autonomo, non una copia diretta. Tuttavia, quando il modello viene istruito per replicare stili specifici o quando viene richiesto di imitare fedelmente un artista, la questione diventa meno chiara. L’autorialità si confonde, soprattutto perché il sistema può, di fatto, sostituire economicamente l’autore imitato, creando un danno concreto anche in assenza di una “copia”.
La responsabilità, inoltre, si frammenta. Non basta chiedersi se l’utente finale sia responsabile dell’abuso: potrebbero esserlo anche chi ha addestrato il modello, chi lo distribuisce, chi lo integra in software professionali e chi consente la generazione di contenuti protetti senza filtri adeguati. Il mercato sta evidenziando la necessità di meccanismi di tracciabilità e watermarking, ma le soluzioni attuali sono facilmente aggirabili o non standardizzate.
La situazione è resa ancora più complessa dalla progressiva integrazione della generazione nei software fotografici: se un fotografo usa uno strumento di replace sky, generazione oggetti, espansione della scena, si trova in una zona grigia. L’immagine finale può essere considerata ancora una fotografia? Oppure è una composizione ibrida, frutto di un algoritmo alimentato da immagini altrui?
L’autorialità non scompare: si trasforma. L’autore diventa un direttore semantico, una figura che coordina e controlla la produzione, ma non sempre domina la materia prima. È una ridefinizione radicale del concetto di creazione, che modifica anche il ruolo dell’immagine come documento.
Rischi, falsi visivi e manipolazioni fraudolente
Le AI generative hanno introdotto un livello di manipolazione visiva senza precedenti. Se nel Novecento le tecniche di fotomontaggio, clonazione o ritocco richiedevano competenze elevate e lasciavano spesso tracce riconoscibili, oggi la produzione di falsi visivi perfettamente credibili è alla portata di chiunque abbia accesso a un’interfaccia di generazione. La democratizzazione della manipolazione è una delle trasformazioni più profonde del nostro ecosistema visivo.
Con i modelli dotati di funzioni di inpainting, sostituzione del volto, cambiamenti di postura e simulazione coerente della luce, è possibile alterare una fotografia reale in modi che risultano invisibili ai sistemi di fact-checking tradizionali. Il rischio non riguarda solo il mondo dell’informazione — dove la diffusione di immagini false può avere conseguenze politiche, sociali o economiche — ma anche quello commerciale e privato.
Tra i rischi rilevanti possiamo distinguere diverse categorie:
Falsi documentari
Sono immagini che pretendono di rappresentare eventi reali, luoghi o persone, ma che sono interamente o parzialmente generate. La loro forza deriva dalla coerenza visiva: prospettive corrette, ombre plausibili, texture convincenti. In molti casi è impossibile distinguere un falso da una fotografia autentica senza strumenti forensi dedicati.
Deepfake e sostituzione identitaria
I modelli generativi possono creare volti perfettamente integrati in contesti esistenti, sostituire identità in video o immagini e generare contenuti iperrealistici in cui una persona compie azioni mai avvenute. Questo genera un problema di fiducia sociale: la capacità di contestare un’immagine come falsa diventa un’arma tanto quanto la capacità di produrla.
Manipolazioni estetiche nascoste
Sono interventi che migliorano, correggono o alterano aspetti estetici in modo invisibile: cambiamenti del corpo, make-up virtuale, modifica della pelle, rimodellamento delle proporzioni. Non creano falsi politici, ma modificano gli standard estetici, interferiscono con l’identità corporea e producono rappresentazioni irrealistiche che hanno impatti diretti sul pubblico.
Creazione di materiale illegale o offensivo
Alcune AI possono essere usate per generare contenuti diffamatori, manipolati, pornografici o violenti utilizzando immagini di persone reali. La facilità con cui questi contenuti possono essere prodotti rappresenta una minaccia sia legale che psicologica.
Frodi commerciali
L’intelligenza artificiale può essere impiegata per creare cataloghi falsi, prodotti inesistenti, rendering fuorvianti o fotografie manipolate per aumentare vendite, mascherare difetti o creare scenari non conformi.
Rischi di saturazione informativa
La capacità di generare infinite immagini diventa un fattore di inquinamento visivo: stock fotografici invasi da contenuti artificiali, social network popolati da soggetti inesistenti, reportage costruiti a tavolino. La difficoltà non è solo distinguere il vero dal falso, ma affrontare la ridondanza: il falso può diventare indistinguibile non solo per qualità, ma per quantità.
L’invisibilità della manipolazione
Il vero problema non è la generazione in sé, ma il fatto che i sistemi moderni operano in modo coerente con la fisica della luce e rispettano strutture tridimensionali. Questo rende le manipolazioni non rilevabili a occhio nudo, anche per chi ha esperienza professionale.
In assenza di standard di tracciabilità, ogni immagine può essere sospetta. E questo, paradossalmente, non mina solo la credibilità dei falsi, ma anche quella dei documenti autentici. Il rischio sistemico è una società in cui ogni immagine è potenzialmente falsa, e nessun contenuto può più essere preso come prova senza una catena di custodia verificabile.
AI video & 3D: la prossima rivoluzione
Se la generazione di immagini aveva già mostrato quanto l’intelligenza artificiale potesse incidere sulle professioni creative, la vera scossa sta arrivando ora, con il video e il 3D. È qui che il cambiamento diventa strutturale: non parliamo più solo di fotografie inventate al computer, ma di scene in movimento, azioni, ambienti volumetrici, oggetti che esistono nello spazio e possono essere animati, illuminati, importati nei motori di gioco o usati per effetti speciali. È il passo che separa l’illustrazione dalla cinematografia, o il bozzetto dal film. E questa frontiera è già operativa, grazie a piattaforme come Pixverse, Runway Gen-3, Pika, e ai nuovi generatori 3D come Luma, Tripo AI e Shap-E.
La sensazione, oggi, è simile a quella provata davanti ai primi video digitali degli anni Novanta: qualcosa sta cambiando sotto i nostri occhi, anche se non abbiamo ancora compreso del tutto la portata del cambiamento.
Pixverse, Runway Gen-3, Pika: l’immagine si muove, e si muove bene
I modelli video generativi stanno raggiungendo un livello di maturità sorprendente, soprattutto considerando la velocità con cui si sono evoluti. Il passaggio fondamentale è la coerenza temporale, che fino a poco tempo fa rappresentava il tallone d’Achille di tutti i sistemi: linee che tremavano, volti che mutavano da un frame all’altro, oggetti che si spostavano senza logica. Oggi, quel tipo di instabilità sta diventando un ricordo.
Pixverse impressiona per la capacità di mantenere stabile un soggetto anche in clip molto dinamiche. Le transizioni non danno quasi mai quel senso di “scivolamento sintetico” tipico dei sistemi precedenti: la pelle rimane pelle, i capelli restano coerenti, la luce non salta da un frame al successivo. Le inquadrature sembrano pensate da un operatore umano, non da un algoritmo.
Runway Gen-3, invece, è costruito con una logica più “produttiva”: non solo genera video credibili, ma è integrato in una piattaforma che permette di tagliare, sostituire, isolare soggetti, cambiare sfondi, rigenerare porzioni dell’immagine in movimento. Sembra la versione embrionale di un’industria cinematografica completamente assistita dall’AI, in cui la ripresa reale non è più un vincolo ma un’opzione.
Pika, infine, rappresenta la parte più creativa del fenomeno: non cerca il realismo assoluto, preferisce un immaginario più morbido, più illustrativo. Le sue animazioni sembrano uscite da uno studio di animazione sperimentale, con metamorfosi, deformazioni, transizioni fluide che ricordano la grafica generativa contemporanea.
Sono tre approcci diversi, ma tutti puntano nella stessa direzione: trasformare il video in un linguaggio generabile con la stessa facilità con cui oggi generiamo una fotografia AI.
Luma, Tripo AI, Shap-E: dalla superficie al volume
Se il video è la parte più spettacolare, il 3D è sicuramente quella più strategica. La generazione tridimensionale non porta solo nuovi strumenti: cambia completamente la logica della produzione digitale.
La rivoluzione parte da un concetto semplice: oggi bastano poche foto di un oggetto per ottenere un modello 3D completo, accurato, texturizzato e pronto da esportare. È ciò che fa Luma, probabilmente il sistema più avanzato in questo ambito. Scatti un breve video con lo smartphone, lo carichi, e Luma ricostruisce il soggetto con una precisione che fino a ieri richiedeva ore di fotogrammetria professionale. Materiali, riflessi, dettagli microscopici: tutto viene interpretato e tradotto in una mesh pulita, perfettamente utilizzabile in Blender o Unreal.
A Luma si affiancano soluzioni più strettamente generative come Tripo AI, che non ha bisogno di un input fotografico ma può creare un oggetto tridimensionale partendo da un semplice prompt. È un oggetto che puoi ruotare, manipolare, cambiare di materiale o di stile, come se fosse uscito da un concept artist digitale.
Shap-E, invece, è l’embrione più interessante: non è ancora al livello qualitativo di Luma o Tripo, ma introduce un concetto nuovo, quello del modello multimodale realmente volumetrico. Shap-E non genera solo mesh: genera rappresentazioni che possono diventare mesh, NeRF, rendering 3D o viste multiple. È un sistema che parla “spazialmente”, non solo visivamente. È una tecnologia più giovane, ma indica in modo chiaro dove si sta andando: verso una generazione di ambienti completi, non semplici oggetti.
Animazione, cinema, gaming: cosa succede ora
L’impatto di queste tecnologie non è teorico. Sta già cambiando il modo in cui si produce contenuto.
Nel cinema e nei VFX, la previsualizzazione – un processo che richiedeva settimane – si sta riducendo a poche ore. Il regista può chiedere a un modello AI una scena con la luce dell’alba, poi la stessa scena in notturna, poi la stessa scena con la camera più alta: tutto cambia all’istante, senza bisogno di ricostruire set o luci. I reparti artistici possono esplorare dieci varianti di un’idea con un costo vicino allo zero.
Nell’animazione, la trasformazione sarà ancora più radicale. Non è difficile immaginare cortometraggi realizzati da una sola persona, non più da un team. L’AI non elimina l’autore: amplifica la sua capacità espressiva, gli permette di concentrarsi su ritmo, stile, movimento, invece di perdersi nella manodopera tecnica.
Nei videogiochi, poi, il 3D generativo significa una cosa sola: asset infiniti, creati su misura per ogni esigenza. Creature, scenari, oggetti, architetture, materiali: tutto può essere prodotto in modo istantaneo. Non sarà più necessario un team di trenta persone per modellare un catalogo di props. Il lavoro umano si sposterà sulla rifinitura, sul direction design, sulla supervisione stilistica.
E l’advertising? Qui la rivoluzione è totale. Spot personalizzati per regione, cultura, lingua, target: una campagna non sarà più “una”, ma venti, cinquanta, cento variazioni generate al volo.
Siamo di fronte alla prima vera industrializzazione del contenuto visivo digitale.
Sono Manuela, autrice e amministratrice del sito web www.storiadellafotografia.com. La mia passione per la fotografia è nata molti anni fa, e da allora ho dedicato la mia vita professionale a esplorare e condividere la sua storia affascinante.
Con una solida formazione accademica in storia dell’arte, ho sviluppato una profonda comprensione delle intersezioni tra fotografia, cultura e società. Credo fermamente che la fotografia non sia solo una forma d’arte, ma anche un potente strumento di comunicazione e un prezioso archivio della nostra memoria collettiva.
La mia esperienza si estende oltre la scrittura; curo mostre fotografiche e pubblico articoli su riviste specializzate. Ho un occhio attento ai dettagli e cerco sempre di contestualizzare le opere fotografiche all’interno delle correnti storiche e sociali.
Attraverso il mio sito, offro una panoramica completa delle tappe fondamentali della fotografia, dai primi esperimenti ottocenteschi alle tecnologie digitali contemporanee. La mia missione è educare e ispirare, sottolineando l’importanza della fotografia come linguaggio universale.
Sono anche una sostenitrice della conservazione della memoria visiva. Ritengo che le immagini abbiano il potere di raccontare storie e preservare momenti significativi. Con un approccio critico e riflessivo, invito i miei lettori a considerare il valore estetico e l’impatto culturale delle fotografie.
Oltre al mio lavoro online, sono autrice di libri dedicati alla fotografia. La mia dedizione a questo campo continua a ispirare coloro che si avvicinano a questa forma d’arte. Il mio obiettivo è presentare la fotografia in modo chiaro e professionale, dimostrando la mia passione e competenza. Cerco di mantenere un equilibrio tra un tono formale e un registro comunicativo accessibile, per coinvolgere un pubblico ampio.


