Samuel Bourne

Samuel Bourne (Mucklestone, Staffordshire, 1834 – Nottingham, 1912) è il più importante fotografo britannico attivo in India durante il periodo coloniale vittoriano e uno dei grandi pionieri mondiali della fotografia di paesaggio e d’esplorazione del XIX secolo. La sua opera, realizzata interamente sul subcontinente indiano tra il 1863 e il 1870, rappresenta un contributo tecnico e artistico straordinario alla storia del medium: Bourne porta la fotografia al collodio umido in condizioni ambientali tra le più difficili mai affrontate da un fotografo dell’epoca, fino alle alte quote delle montagne dell’Himalaya e alle sorgenti del Gange, producendo immagini di grandissima qualità ottica e di notevole forza compositiva che costituiscono ancora oggi una delle fonti visive più importanti per la conoscenza dell’India settentrionale e dell’Asia centrale nella seconda metà dell’Ottocento.

Bourne nasce nel 1834 a Mucklestone, nello Staffordshire, in una famiglia della piccola borghesia inglese, e lavora inizialmente come bancario a Nottingham. La fotografia entra nella sua vita come passione amatoriale, coltivata con crescente serietà fino alla decisione di abbandonare la carriera bancaria e di recarsi in India come fotografo professionista. Nel 1863, a ventinove anni, si imbarca per Calcutta con un carico di attrezzature fotografiche, finanziando il proprio viaggio con i proventi attesi dalla vendita di stampe fotografiche al mercato coloniale britannico — ufficiali militari, funzionari civili, missionari e turisti benestanti che desideravano portare a casa immagini dell’India come souvenir di lusso o come documentazione della propria esperienza coloniale.

A Simla, la città dell’Himalaya che funzionava come capitale estiva dell’amministrazione britannica dell’India, Bourne trova il contesto ideale per la propria attività: entra in società con il fotografo Charles Shepherd, già stabilito nella città, dando vita allo studio fotografico Bourne & Shepherd che diventerà il più importante e il più longevo studio fotografico dell’India coloniale, attivo fino al 1976 e poi rilevato da fotografi indiani che ne hanno portato avanti la tradizione fino a oggi.

Samuel Bourne
By Samuel Bourne – http://www.ssplprints.com/image.php?imgref=10455043&source=webgains&siteid=20369, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5748111

Le tre spedizioni himalayane e il capolavoro tecnico del collodio

Il contributo più straordinario e più duraturo di Samuel Bourne alla storia della fotografia è costituito dalle tre grandi spedizioni fotografiche nell’Himalaya realizzate tra il 1863 e il 1868, durante le quali Bourne porta la macchina fotografica a quote e in condizioni mai raggiunte prima da nessun fotografo al mondo. La prima spedizione del 1863 raggiunge la regione di Spiti e il Lahul; la seconda del 1866 si spinge fino al passo di Manirung a oltre 4.900 metri di quota; la terza e più ambiziosa del 1868 raggiunge le sorgenti del fiume Gange nel Gharwal Himalaya, a quote superiori ai 5.000 metri.

L’impresa tecnica di queste spedizioni è semplicemente straordinaria. Il collodio umido, la tecnica fotografica dominante negli anni Sessanta del XIX secolo, richiede che il negativo di vetro venga preparato, esposto e sviluppato in laboratorio nell’arco di pochi minuti, prima che l’emulsione si asciughi. Questo significa che il fotografo deve portare con sé non solo la macchina fotografica e i pesanti treppiedi, ma un completo laboratorio portatile con tutti i prodotti chimici necessari — collodio, nitrato d’argento, acido pirogallico, iposolfito — in condizioni di temperatura, umidità e altitudine che rendono il processo chimico imprevedibile e spesso fallimentare. Bourne, per le sue spedizioni himalayane, impiega squadre di decine di portatori locali incaricati di trasportare questo enorme carico di attrezzature attraverso sentieri montani impervi, in condizioni climatiche spesso estreme.

Nelle sue lettere alla British Journal of Photography, pubblicate in forma di diario di viaggio nel corso delle spedizioni, Bourne descrive con una precisione e una lucidità straordinarie le difficoltà tecniche affrontate: le emulsioni che si asciugano troppo rapidamente per il vento o che si gelano nelle notti d’alta quota, le lastre di vetro che si rompono durante i trasporti, le soluzioni chimiche che cambiano comportamento con il cambiare della temperatura. Queste lettere sono documenti di straordinario valore per la storia della fotografia: testimoniano la determinazione eroica di un fotografo che non si arrende di fronte a nessuna difficoltà tecnica e che considera la qualità del negativo come una priorità assoluta.

Samuel Bourne
By Samuel Bourne, 1834–1912 – [1], Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2430698
La composizione fotografica di Bourne è caratterizzata da una sensibilità estetica chiaramente influenzata dalla tradizione del pittoresquismo paesaggistico britannico: i suoi paesaggi himalayani mostrano vette innevate, gole profonde, corsi d’acqua che scorrono su rocce levigate, foreste di conifere e cedri himalayani, con una predilezione per le composizioni bilanciate che rimandano alla tradizione dei pittori di paesaggio della scuola inglese. La presenza umana è quasi sempre marginale nelle fotografie himalayane: piccole figure di portatori o di abitanti locali servono a dare la scala delle dimensioni naturali piuttosto che ad affermare una presenza soggettiva. La natura domina incontrastata, e questo riflette sia la tradizione estetica del sublime romantico sia la prospettiva coloniale che vedeva il subcontinente come un paesaggio da scoprire, dominare e riprodurre per il consumo europeo.

Accanto alle fotografie himalayane, Bourne & Shepherd produce un corpus vastissimo di vedute architettoniche delle principali città indiane — Benares, Delhi, Agra, Lucknow, Bombay — e di ritratti di personalità coloniali, maharajà e personaggi della vita locale. Queste fotografie, vendute in albumine di grande formato, circolano ampiamente nel mercato britannico e internazionale e contribuiscono alla costruzione dell’immagine dell’India nell’immaginario europeo della seconda metà dell’Ottocento.

Le Opere principali

  • Prima spedizione himalayana (1863): Fotografie della regione di Spiti e del Lahul, prime immagini fotografiche di quelle regioni. Circa 150 negativi di grande formato.
  • Seconda spedizione himalayana – Passo di Manirung (1866): Prima documentazione fotografica a quote superiori ai 4.900 metri. Impresa tecnica senza precedenti.
  • Terza spedizione himalayana – Sorgenti del Gange (1868): La più ambiziosa e la più celebre delle spedizioni, con fotografie fino a oltre 5.000 metri di quota.
  • Vedute di Benares (1865–1870): La serie più ricca e più venduta della produzione di Bourne & Shepherd, con immagini dei ghat e dei templi sul Gange.
  • Vedute di Delhi e dell’Agra (1865–1870): Documentazione architettonica del Taj Mahal, del Forte Rosso e degli altri grandi monumenti moghul.
  • Lettere alla British Journal of Photography (1863–1870): Il corpus di testi che narrano le spedizioni himalayane, documento fondamentale della storia della fotografia di esplorazione.
  • Bourne & Shepherd (1863–1976): Lo studio fotografico fondato da Bourne, il più longevo e il più importante della storia fotografica dell’India coloniale.
  • Collezione Victoria and Albert Museum Londra: La raccolta più completa di stampe originali di Bourne & Shepherd, comprendente centinaia di albumine d’epoca.
Samuel Bourne
By Samuel Bourne – V&A, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8634807

Fonti

 

 

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