La prima fotografia della storia, conosciuta come «Vista dalla finestra a Le Gras» (in francese Point de vue du Gras), rappresenta una pietra miliare nel campo della fotografia e della tecnologia dell’immagine. Realizzata nel 1826 o 1827 da Joseph Nicéphore Niépce, questa immagine segna l’inizio della possibilità di catturare e conservare permanentemente una scena reale su un supporto fisico. La prima fotografia, in inglese intitolata «View from the Window at Le Gras», mostra il cortile della proprietà di Niépce a Le Gras, in Francia. L’immagine è un’ombra negativa del paesaggio originale, con il sole che illumina i tetti e le ombre che coprono le aree in basso.
In Sintesi
- «Vista dalla finestra a Le Gras» è la più antica fotografia conservata ottenuta con una camera oscura, realizzata da Nicéphore Niépce tra il 1826 e il 1827 a Saint-Loup-de-Varennes.
- Il supporto è una lastra di peltro di circa 16,2 x 20,2 cm, coperta di bitume di Giudea e sviluppata con olio di lavanda e petrolio bianco.
- L’esposizione è stimata in circa otto ore secondo la ricostruzione tradizionale; studi più recenti ipotizzano invece diversi giorni.
- Nel 1827 Niépce mostrò la lastra a Francis Bauer a Londra; dopo la morte di Bauer (1840) l’opera uscì dalla scena e fu ritrovata nel 1952 da Helmut e Alison Gernsheim.
- Dal 1963 è all’Harry Ransom Center dell’Università del Texas a Austin, con la collezione Gernsheim.
- Le analisi del Getty Conservation Institute (2002 e 2003) hanno confermato che l’immagine è di bitume su peltro, e la lastra è ora custodita in una teca ad ambiente controllato.
Il contesto storico e le premesse tecniche
Per comprendere appieno l’importanza di questa realizzazione, è essenziale esaminare il contesto storico e le premesse tecniche che hanno portato a questo risultato. Nel XIX secolo, l’Europa era attraversata da una fervente attività scientifica e industriale. Le scoperte nel campo dell’ottica e della chimica stavano aprendo nuove possibilità per la rappresentazione visiva. La camera oscura, un dispositivo ottico noto fin dall’antichità, proiettava immagini del mondo esterno su una superficie, ma mancava un metodo per fissare permanentemente queste immagini. Della sua lunga storia si occupa Storia delle camere oscure portatili.
Niépce, un inventore francese, si dedicò alla ricerca di un processo che permettesse di catturare queste immagini in modo duraturo. La sua sperimentazione lo portò a sviluppare l’eliografia, un procedimento che utilizzava materiali fotosensibili per registrare immagini.
Joseph Nicéphore Niépce era nato a Chalon-sur-Saône il 7 marzo 1765 e vi morì il 5 luglio 1833. Dopo gli anni della Rivoluzione e il servizio nell’esercito di Napoleone, da cui fu congedato per motivi di salute, riprese le ricerche nei dintorni della città natale. Nel 1807 inventò con il fratello Claude il pireolofòro, un motore a combustione interna alimentato in origine con polvere di licopodio. Nel 1813 iniziò a sperimentare la litografia: non essendo abile nel disegno e non avendo a disposizione la pietra litografica adatta, si mise a cercare un modo per produrre le immagini automaticamente. Nell’aprile 1816 ottenne immagini in camera oscura su carta al cloruro d’argento, ma riuscì a fissarle solo in parte. Nel 1822 copiò un’incisione su vetro con il bitume di Giudea, e nel 1826 ricavò un’eliografia da un ritratto inciso, che l’incisore Augustin-François Lemaître trasformò in una matrice da stampa. La vita e le ricerche di Niépce sono ricostruite nelle pagine dedicate a Niépce.
Il processo eliografico: innovazioni tecniche e materiali utilizzati
L’eliografia, termine derivato dal greco «hélios» (sole) e «graphìa» (scrittura), rappresenta il primo procedimento fotografico conosciuto per la riproduzione permanente di immagini. Niépce iniziò le sue sperimentazioni utilizzando il cloruro d’argento, noto per la sua fotosensibilità, ma incontrò difficoltà nel fissare l’immagine ottenuta, poiché il cloruro d’argento continuava a scurirsi se esposto alla luce dopo lo sviluppo.
Successivamente, Niépce si orientò verso l’uso del bitume di Giudea, una forma di asfalto naturale. Questo materiale ha la proprietà di indurirsi quando esposto alla luce, diventando insolubile in solventi organici. Niépce ricoprì una lastra di peltro (una lega metallica composta principalmente da stagno) con uno strato sottile di bitume di Giudea disciolto in olio di lavanda. Dopo l’essiccazione, la lastra veniva inserita in una camera oscura ed esposta alla luce per diverse ore. Le aree esposte alla luce si indurivano, mentre quelle non esposte rimanevano solubili. Successivamente, la lastra veniva lavata con una miscela di olio di lavanda e petrolio bianco, rimuovendo il bitume non indurito e rivelando l’immagine.
Questo processo richiedeva tempi di esposizione molto lunghi, stimati tra le 8 e le 12 ore secondo alcune ricostruzioni, rendendo difficile la cattura di scene con elementi in movimento. Per il tempo di posa dell’immagine di Le Gras la stima tradizionale è di circa otto ore, dedotta dal fatto che il sole illumina gli edifici posti sui lati opposti del cortile. Uno studioso che ha ripercorso gli appunti di Niépce e ricostruito i suoi procedimenti ha concluso invece che la posa deve essere durata diversi giorni, e anche l’Harry Ransom Center parla di «diversi giorni» di luce solare. Tuttavia, l’eliografia rappresentò un passo fondamentale verso lo sviluppo di processi fotografici più efficienti. Sul rapporto tra luce, tempi e sensibilità dei materiali si veda Tempo di esposizione.
La realizzazione di «Vista dalla finestra a Le Gras»: dettagli tecnici e compositivi
«Vista dalla finestra a Le Gras» è considerata la prima fotografia permanente mai realizzata. L’immagine mostra il panorama visibile dalla finestra della residenza di Niépce a Saint-Loup-de-Varennes, in Francia. La composizione include edifici, alberi e il cielo, con dettagli resi in modo sfumato a causa delle limitazioni tecniche dell’epoca.
La lastra utilizzata da Niépce misurava circa 16,2 x 20,2 cm ed era realizzata in peltro. Lo strato di bitume di Giudea applicato sulla superficie aveva uno spessore uniforme, ottenuto attraverso una stesura accurata della soluzione fotosensibile. La lunga esposizione necessaria per catturare l’immagine era dovuta alla bassa sensibilità del materiale fotosensibile e all’intensità limitata della luce naturale disponibile.
La scheda dell’Harry Ransom Center precisa che Niépce collocò la camera oscura vicino a una finestra del suo studio, al primo piano della casa, e che l’immagine mostra il cortile, le dépendance e gli alberi visibili all’esterno. L’opera è la più antica fotografia ottenuta in camera oscura giunta fino a noi ed è l’unico point de vue di Niépce che si conosca. Lo stesso inventore la definì «il primo passo incerto in una direzione del tutto nuova». Quanto alla data, gli studi di Harmant e Marillier (1967 e 1972) la collocano tra il 4 giugno e il 18 luglio 1827, mentre la scheda dell’Harry Ransom Center indica il 1827 e altre fonti propongono il 1826.
Preparazione della lastra
Niépce preparava le lastre applicando uno strato sottile di bitume di Giudea dissolto in olio di lavanda. Questa soluzione veniva stesa su una lastra di metallo o pietra litografica con un tampone di pelle morbida. La lastra veniva poi asciugata e posta in una camera oscura per catturare l’immagine.
Esposizione e sviluppo
L’esposizione avveniva lasciando la lastra esposta alla luce del sole per un lungo periodo. Dopo l’esposizione, la lastra veniva trattata con una miscela di olio di lavanda e petrolio per rimuovere il bitume non indurito, rivelando l’immagine.
Dopo l’esposizione, Niépce trattò la lastra con una miscela di olio di lavanda e petrolio bianco per rimuovere il bitume solubile dalle aree in ombra. Questo processo rivelò l’immagine, che appariva come un’ombra negativa del paesaggio originale. La lastra venne poi lavata e asciugata per fissare l’immagine, creando la prima fotografia permanente della storia.
Il viaggio in Inghilterra e Francis Bauer
Nel settembre 1827 Niépce si recò nel Regno Unito e mostrò i suoi lavori all’illustratore botanico Francis Bauer. Fra gli oggetti portati con sé, la veduta di Le Gras era l’unica immagine ottenuta con la camera oscura: gli altri esemplari erano copie per contatto di opere d’arte. Bauer lo incoraggiò a presentare il procedimento alla Royal Society. Niépce inviò una memoria, ma rifiutò di svelare i dettagli tecnici, e la società, che per regola non esaminava procedimenti segreti, la respinse. Prima di rientrare in Francia, Niépce lasciò a Bauer il testo e i campioni. Delle quattro lastre portate in Inghilterra, tre sono oggi conservate in un museo nazionale britannico (il National Media Museum di Bradford), mentre la quarta, la veduta di Le Gras, si trova in Texas.
Dopo gli annunci del dagherrotipo e del procedimento di Talbot, nel 1839, Bauer si fece campione della priorità di Niépce. Il 9 marzo 1839 i campioni furono esposti alla Royal Society.
Conservazione e riconoscimento dell’opera: il viaggio attraverso il tempo
Dopo la sua realizzazione, «Vista dalla finestra a Le Gras» rimase relativamente sconosciuta per molti anni. Nel 1827, Niépce portò la lastra a Londra e la presentò all’illustratore botanico Francis Bauer, che la conservò fino alla sua morte nel 1840. Successivamente, l’opera passò attraverso diverse mani fino a cadere nell’oblio. Fu esposta per l’ultima volta al pubblico nel 1905 e rimase poi dimenticata per quarantasette anni.
Nel 1952, lo storico della fotografia Helmut Gernsheim, insieme ad Alison Gernsheim, riscoprì la lastra e la inserì nella sua collezione, contribuendo a riconoscere Niépce come l’inventore della fotografia. I due fecero eseguire da un tecnico del laboratorio di ricerca della Kodak una riproduzione moderna, ma risultò molto difficile restituire tutto ciò che si vede sulla lastra. Gernsheim ritoccò pesantemente una delle copie per renderla più leggibile e, fino alla fine degli anni Settanta, permise di pubblicare soltanto questa versione migliorata. La lastra, nel frattempo, fu portata in giro per mostre nell’Europa continentale negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta. Dopo la copiatura del 1952 si formarono dei rigonfiamenti vicino a tre angoli, che riflettono la luce e disturbano la visione.
Nel 1963 l’Università del Texas a Austin acquistò, su iniziativa di Harry Ransom, la maggior parte della collezione fotografica dei Gernsheim. Oggi, l’originale è conservato presso l’Harry Ransom Center dell’Università del Texas a Austin, dove è esposto in condizioni controllate per garantirne la conservazione, di norma nella hall principale. Nel 2012 e 2013 è stato mostrato a Mannheim, in Germania, nella mostra sulla nascita della fotografia dedicata ai capolavori della collezione Gernsheim, e nel 2003 la rivista Life l’ha inserita tra le «100 fotografie che hanno cambiato il mondo». Per un profilo più ampio sulla scuola francese si veda La fotografia francese.
Le analisi scientifiche e lo stato della lastra
Studi scientifici condotti negli anni 2000 hanno confermato la composizione della lastra e del materiale fotosensibile utilizzato, fornendo una comprensione più approfondita delle tecniche impiegate da Niépce. Tra il 2002 e il 2003 il Getty Conservation Institute, in collaborazione con l’Harry Ransom Center, ha esaminato la lastra con la spettroscopia a fluorescenza di raggi X, la spettroscopia infrarossa in trasformata di Fourier in riflettanza e altre tecniche. Il peltro è risultato una lega di stagno e piombo con tracce di ferro, rame e nichel, e il materiale dell’immagine è stato identificato come bitume mescolato a olio di lavanda. Al microscopio lo strato dell’immagine risulta discontinuo, con una disposizione irregolare a puntini, e lo spessore del metallo e le dimensioni della lastra sono disomogenei. I dettagli deboli, secondo l’Università del Texas, derivano da una sottoesposizione e non da uno sbiadimento. Lo stesso istituto ha progettato la teca in cui la lastra è oggi conservata, un ambiente stabilizzato, privo di ossigeno e monitorato in continuo.
Nel 2007 un gruppo di ricercatori ha pubblicato un’analisi con fasci di ioni condotta con l’acceleratore elettrostatico da 2 MV del museo del Louvre (AGLAE), che ha messo in luce il processo di ossidazione che corrode l’immagine. Per questo motivo le condizioni di conservazione della lastra restano oggetto di attenzione, e le riproduzioni digitali ad alta risoluzione messe a disposizione dal Ransom Center consentono di studiare il fronte e il retro senza esporre l’originale.
Dopo Le Gras: Niépce e Daguerre
Nel 1829 Niépce si associò con Louis Jacques Mandé Daguerre, proprietario del Diorama di Parigi, per migliorare e rendere commerciabile l’eliografia. Niépce morì nel 1833 senza vedere i progressi successivi. Daguerre continuò le ricerche e presentò nel 1839 il dagherrotipo, che richiedeva esposizioni molto più brevi. Il governo francese riconobbe i diritti dei due inventori con vitalizi a Daguerre e al figlio di Niépce, Isidore, e rese il procedimento disponibile a tutti. Le prime immagini di Niépce, tra cui la veduta di Le Gras, vennero richiamate come prova del suo ruolo nell’invenzione. Sul rapporto tra i due si veda La collaborazione tra Daguerre e Niépce, mentre il procedimento successivo è descritto in Il dagherrotipo e nella biografia di Louis Daguerre. Per misurare il cammino compiuto basta un confronto sui tempi di posa. Se per la veduta di Le Gras si parla di ore o di giorni, i primi dagherrotipi richiedevano parecchi minuti anche in pieno sole, a causa di obiettivi poco luminosi (circa f/14); con la sensibilizzazione al bromo e al cloro, in condizioni favorevoli, si scese a 15 o 30 secondi. Talbot, dal canto suo, aveva ottenuto le sue prime immagini su carta nell’estate del 1835. Dell’attività di Niépce restano più di venti lastre e stampe eliografiche del periodo 1825-1829, conservate in collezioni pubbliche e private, ma la veduta dalla finestra rimane l’unico point de vue sopravvissuto. Lo stesso Niépce descrisse il suo procedimento in un testo del dicembre 1827. Per le date essenziali dell’invenzione resta utile Quando nasce la fotografia.
Domande frequenti sulla prima fotografia della storia (FAQ)
Qual è la prima fotografia della storia?
È «Vista dalla finestra a Le Gras», realizzata da Nicéphore Niépce nel 1826 o 1827 con la camera oscura su una lastra di peltro coperta di bitume di Giudea. È la più antica fotografia ottenuta in camera oscura che si sia conservata.
Quanto durò l’esposizione?
La stima tradizionale è di circa otto ore. Un ricercatore che ha ricostruito i procedimenti di Niépce ha invece ipotizzato diversi giorni, e l’Harry Ransom Center parla di «diversi giorni» di luce solare.
Dove si trova oggi la lastra originale?
All’Harry Ransom Center dell’Università del Texas a Austin, dove giunse nel 1963 con la collezione Gernsheim. Di norma è esposta nella hall principale.
Chi la ritrovò e quando?
Gli storici Helmut e Alison Gernsheim la rintracciarono nel 1952. Prima era rimasta nell’oblio per quarantasette anni, dopo l’ultima esposizione pubblica del 1905.
Perché la foto si vede poco?
Perché il bitume su peltro dà un’immagine tenue, e perché la lastra si è alterata: dopo la copiatura del 1952 si sono formati dei rigonfiamenti vicino a tre angoli, e l’analisi del 2007 ha mostrato un processo di ossidazione. Per anni circolò soltanto una copia ritoccata da Gernsheim.
Fonti
- Harry Ransom Center, Niépce heliograph
- Encyclopaedia Britannica, Nicéphore Niépce
- Encyclopaedia Britannica, Louis Daguerre
- Wikipedia, View from the Window at Le Gras
- Wikipedia, Daguerreotype
- University of Texas at Austin, Results from the first photograph undergoing scientific tests
- Getty Iris, Niépce heliographs analysis by the Getty Conservation Institute
- AIC Conservation Wiki, Heliograph (Niepce)
Questo tema trova il suo posto nel quadro generale descritto in La storia della fotografia: la linea temporale.
Aggiornato Ottobre 2026




