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Mario Dondero

Mario Dondero (Milano, 1928 – Fermo/Petritoli, 2015): partigiano a sedici anni, fotoreporter tra Milano e Parigi, autore della foto di gruppo del Nouveau Roman (1959), con la Leica sempre al collo.

La Redazione di Storia della Fotografia 10 min di lettura

Fotografi Italiani I Maestri della Fotografia

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Mario_Dondero
Di Niccolò Caranti - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21233478

Mario Dondero (Milano, 6 maggio 1928 – Petritoli, 13 dicembre 2015) è stato un fotoreporter italiano, tra i più originali del secondo Novecento. A sedici anni è partigiano in Val d’Ossola; nel dopoguerra scrive e fotografa per i giornali milanesi, frequenta il gruppo del Bar Giamaica e, dal 1954 o 1955, vive a Parigi. Lì, nell’ottobre 1959, fotografa davanti alle Éditions de Minuit gli scrittori del Nouveau Roman: lo scatto più celebre della sua carriera. Fino agli ultimi anni lavora con la Leica per il venerdì di Repubblica, il manifesto e Diario. Vive a Fermo, nelle Marche, dove oggi si conserva il suo archivio.

In Sintesi

  • Nascita e morte: Milano, 6 maggio 1928; Petritoli (Fermo), 13 dicembre 2015. Origini liguri.
  • Esordi: partigiano a sedici anni nella Repubblica dell’Ossola (1944); dal 1951 collabora con Avanti!, l’Unità, Milano Sera e Le Ore.
  • Parigi: si trasferisce nel 1954 (o 1955); lavora per Le Monde, France Observateur, L’Express.
  • Icona: foto di gruppo del Nouveau Roman, Parigi, ottobre 1959.
  • Retrospettiva più recente: Mario Dondero. La libertà e l’impegno, Palazzo Reale, Milano (giugno – settembre 2023).

Milano, la Resistenza e il Bar Giamaica

Dondero nasce a Milano, di famiglia ligure. Una tesi dell’Università Roma Tre ricorda che la famiglia era genovese e che il giovane sognava di fare il marinaio, ma si ammalò prima di iscriversi all’Istituto Nautico e frequentò invece il Ginnasio Berchet a Milano. A sedici anni, nel 1944, entra nella lotta partigiana nella Repubblica dell’Ossola. Tornato a Milano comincia la carriera di fotogiornalista (così la biografia della mostra di Palazzo Reale). Dal 1951 collabora con Avanti!, l’Unità, Milano Sera e Le Ore, settimanale d’avanguardia dove, secondo Cerioni, decide di diventare fotoreporter dopo aver lavorato come cronista a Milano Sera.

Negli anni Cinquanta frequenta il Bar Giamaica di Milano, ritrovo di intellettuali, artisti e fotografi: il gruppo dei «giamaicani» comprende Ugo Mulas, Carlo Bavagnoli, Giulia Niccolai, Alfa Castaldi, Luciano Bianciardi e Uliano Lucas. Secondo Palazzo Reale, Bianciardi, amico fraterno, si ispirò a Dondero per il personaggio del fotografo Mario nel romanzo La vita agra. Un contesto più ampio è nella storia della fotografia italiana di quegli anni, in cui il fotogiornalismo nasce nelle redazioni.

Parigi e la foto del Nouveau Roman

La data del trasferimento a Parigi non è concorde: 1954 per la tesi di Cerioni e per Palazzo Reale (che indica un soggiorno fino al 1960), 1955 per Wikipedia e Treccani. A Parigi lavora per Le Monde, France Observateur, L’Express, L’Humanité Dimanche, Le Nouvel Observateur e, per l’Italia, L’Espresso e Il Giorno. Dal 1961 si stabilisce per alcuni anni a Roma; nel 1968 torna a Parigi e segue il maggio francese; Cerioni scrive che a Parigi resta fino al 1999, con lunghi soggiorni a Londra e a Roma.

La fotografia di gruppo degli scrittori del Nouveau Roman è dell’ottobre 1959. Scattata davanti alla sede delle Éditions de Minuit, a Parigi, ritrae, da sinistra, Alain Robbe-Grillet, Claude Simon, Claude Mauriac, l’editore Jérôme Lindon, Robert Pinget, Samuel Beckett, Nathalie Sarraute e Claude Ollier. Secondo la tesi di Cerioni fu realizzata prima che il gruppo fosse consapevole di aver creato una nuova forma di scrittura; Robbe-Grillet sosteneva che il Nouveau Roman fosse stato «inventato» da Dondero proprio con questa fotografia. È una battuta riferita da una sola fonte, da prendere come tale.

Reportage: Algeria, Africa, Kabul

Il suo primo fronte di guerra, secondo Cerioni, è il conflitto algero-marocchino del 1963. Artribune ricorda una fotografia scattata ad Algeri nel 1962, subito dopo la proclamazione dell’indipendenza: un muro con la scritta «L’avenir appartient à la jeunesse». Negli anni Settanta documenta la vita quotidiana in Africa, a Dakar (1970) e in Costa d’Avorio; nel 1989 fotografa Berlino prima della caduta del Muro; più tardi lavora in Cuba, in Russia, in Brasile (i bambini di strada) e a Kabul con Emergency (carceri e ospedali), e nel 1998 le manovre della Legione Straniera a Gibuti. Palazzo Reale divide la retrospettiva in dieci sale: Penisola iberica; Italia; Irlanda (1968, la campagna di Bernadette Devlin alla Queen’s University); spettacolo (in due sale); letteratura; arte; Francia; Africa (Algeria, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal); Mondo, dal 1978. Fra le immagini: uno scatto del 2001 a Malaga con il ritratto di un giovane combattente repubblicano ritrovato in una fossa comune, i pescatori di Chioggia (1980), i congressi gollisti di fine anni Cinquanta, le manifestazioni per Mitterrand dopo l’attentato dell’OAS (1959), il Sessantotto, la visita di Deng Xiaoping a Parigi (1975).

La sua idea della guerra è quella di chi non si definisce fotografo di guerra: nelle fotografie di conflitto, riferisce Cerioni, si concentra sugli aspetti invisibili, le retrovie, i prigionieri. L’ultimo reportage, secondo Internazionale, è del gennaio 2015, a Montelparo, nel Fermano. Dondero ammirava Robert Capa e gli dedicò una mostra a Palau nel 2013, A proposito di Robert Capa. Altri fotoreporter del Novecento sono presentati tra i grandi fotografi della storia.

Ritratti di scrittori e artisti

La selezione di Palazzo Reale elenca fra i ritratti scrittori e intellettuali (William Saroyan nel 1959, Günter Grass a Milano nel 1962, Edoardo Sanguineti, Dacia Maraini, Pasolini con la madre Susanna Colussi all’EUR), artisti (Francis Bacon, Alexander Calder, Barbara Hepworth, Alberto Giacometti, Alberto Burri, Fabio Mauri, Mimmo Rotella, Fausto Melotti, Elisabetta Catalano), protagonisti dello spettacolo (Pasolini sul set di Comizi d’amore, Laura Betti, Carla Fracci, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Vinicio Capossela, Vittorio Gassman, Eugène Ionesco, Serge Gainsbourg, Jean Seberg). Panorama ricorda un ritratto di Pasolini del 1959, durante l’inchiesta La lunga strada di sabbia, e i reportage sui «nuovi italiani», cioè stranieri integrati in Italia. Altre fonti nominano Sartre, de Beauvoir, Primo Levi, Fellini, Maria Callas, Neruda e García Márquez; secondo Internazionale ritrasse anche Fidel Castro, Yasser Arafat e Helmut Schmidt.

Metodo e Leica

Dondero lavorava con la Leica («la sua fedele Leica», scrive Panorama; «inseparabile», Artribune). Secondo Internazionale non usò mai il digitale, se non «per curiosità o per scherzo». Uliano Lucas, citato da Cerioni, dice che usava la macchina fotografica per «conoscere» e dialogare, considerandola un accessorio. Le sue fotografie ignorano spesso composizione ed estetica: niente decorazione né artificio. Il suo tema centrale, secondo la stessa fonte, è «la vita che scorre per tutti»: mercati, famiglie, lavoro, feste, e il modo in cui guerre e disastri la interrompono. Frasi sue: «non è che a me le persone interessino per fotografarle, mi interessano perché esistono»; «Non voglio essere ricordato perché ho fatto belle foto, ma perché ho voluto bene alla gente»; «La politica è stata, con la cultura, l’interesse centrale della mia vita di reporter». In una battuta riferita da Internazionale si definisce «il più grande fotografo bovino», a proposito di una sua foto di un toro.

Fermo, l’archivio e le mostre

Negli anni Novanta si stabilisce a Fermo, dove vive con la moglie Annie Duchesne, storica e assistente di Fernand Braudel (morta nel 1995 secondo Wikipedia). Muore la sera del 13 dicembre 2015, a 87 anni; Wikipedia e Treccani indicano Petritoli, Artribune, Panorama e Fanpage parlano di Fermo.

L’archivio, ricorda Internazionale (2016), è presso la Fototeca provinciale di Fermo ad Altidona, dove volontari lo catalogano e digitalizzano: stime di 200.000-300.000 diapositive più altrettanti scatti in bianco e nero, circa 600.000 immagini in tutto. Dal novembre 2013 una quarantina di sessioni registrate di due ore e mezza hanno aiutato a datare e nominare 70.000 fotografie. Un altro fondo è conservato nella Biblioteca comunale di Savignano sul Rubicone (Wikipedia).

Fra le mostre: Fano (2007, Samuel Beckett e i volti della Francia anni ’50), Macerata (2008, Ontologica 1958-2008), Bergamo (2010, Dello sguardo, della vita), Roma, Terme di Diocleziano (dicembre 2014 – aprile 2015, 250 scatti), Bergamo, Galleria Ceribelli (2017), Montichiari (2018), Ascoli Piceno (2019). La retrospettiva Mario Dondero. La libertà e l’impegno è a Palazzo Reale, Milano, dal 20 o 21 giugno al 6 settembre 2023, a cura di Raffaella Perna, prodotta da Comune di Milano, Palazzo Reale e Silvana Editoriale con l’Archivio Mario Dondero: è la prima volta che una sua retrospettiva arriva a Milano.

Libri e riconoscimenti

Libri e volumi: Luz (Pirella Editions, 1999), la biografia di Simona Guerra (Bruno Mondadori, 2011), Dalla parte dell’uomo (Il Canneto, 2012), l’inserto fotografico di Il costo della vita di Angelo Ferracuti (Einaudi, 2013), Lo scatto umano con Emanuele Giordana (Laterza, 2014). Il volume Mario Dondero di Electa, a cura di Nunzio Giustozzi e Laura Strappa (304 pagine, 48 euro), ripubblicato con aggiornamenti dopo dieci anni, ripercorre la carriera. Nel 2025 esce postuma la raccolta di scritti Mille parole, a cura di F. Pascali e L. Strappa. Wikipedia elenca fra i premi il Premio Scanno (1985), il Premio Chatwin e il Premio Svoboda (2008), la laurea honoris causa dell’Accademia di Brera (2011), il Premio Werner Bischof (2014).

Date e dati discordanti nelle fonti

  • Trasferimento a Parigi: 1954 (Cerioni, Palazzo Reale) o 1955 (Wikipedia, Treccani, Fanpage).
  • Luogo di nascita: Milano per quasi tutte le fonti; Internazionale scrive «nato a Genova», Artribune lo dice «genovese» (di famiglia).
  • Luogo di morte: Petritoli (Wikipedia, Treccani) o Fermo (Artribune, Panorama, Fanpage).
  • Permanenza a Parigi: fino al 1960 (Palazzo Reale) o fino al 1999 con lunghi soggiorni altrove (Cerioni).
  • Apertura della mostra di Palazzo Reale: 20 giugno (pagina Artribune) o 21 giugno 2023 (comunicato).

Domande frequenti

Chi era Mario Dondero?

Fotoreporter nato a Milano il 6 maggio 1928 e morto a Petritoli il 13 dicembre 2015. A sedici anni fu partigiano in Val d’Ossola. Nel dopoguerra lavò a Milano, poi visse a Parigi e infine a Fermo.

Che foto è quella del Nouveau Roman?

È la fotografia di gruppo scattata nell’ottobre 1959 davanti alle Éditions de Minuit a Parigi. Ritrae Alain Robbe-Grillet, Claude Simon, Claude Mauriac, Jérôme Lindon, Robert Pinget, Samuel Beckett, Nathalie Sarraute e Claude Ollier.

Quando andò a Parigi?

Le fonti non concordano: 1954 per la tesi di Margherita Cerioni e per Palazzo Reale, 1955 per Wikipedia e Treccani.

Con quale macchina lavorava?

Con la Leica, che secondo Artribune era «inseparabile». Secondo Internazionale non usò mai il digitale, se non per curiosità o per scherzo.

Dove si trova il suo archivio?

Presso la Fototeca provinciale di Fermo ad Altidona, dove volontari lo catalogano e digitalizzano: circa 600.000 immagini secondo le stime riportate da Internazionale.

Altri profili di autori e autrici sono raccolti nell’indice I grandi fotografi della storia. Con le spedizioni di Ernesto de Martino in Lucania è legato Franco Pinna, nato a La Maddalena nel 1925. A Palermo, per il quotidiano L’Ora, lavorò Franco Zecchin, in coppia con Letizia Battaglia.

Fonti

Aggiornato Ottobre 2026

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