Franz Kochmann, appassionato d’arte e fotografia, fondò la sua azienda nel 1921 a Dresda, città già affermata come centro dell’industria ottica tedesca. La scelta del luogo non fu casuale: Dresda ospitava aziende come Zeiss Ikon e Ernemann, e disponeva di una fitta rete di fornitori specializzati in lenti e meccanismi di precisione. Kochmann, proveniente da una famiglia benestante (possedeva una villa dipinta nel 1913 dall’espressionista Ludwig Meidner), investì personalmente nella creazione di fotocamere che unissero estetica e funzionalità.
I primi modelli, come la Korelle K (1924), erano fotocamere a lastra in metallo pressofuso, una novità per l’epoca. La Korelle K utilizzava un formato 18×24 mm (il cosiddetto “mezzo formato Leica”) e un otturatore centrale posto dietro l’obiettivo, permettendo l’intercambiabilità delle ottiche. Questo design, insolito per gli anni ’20, anticipava soluzioni poi adottate da produttori come Exakta. La fotocamera era realizzata in bachelite, un materiale termoindurente che garantiva leggerezza e resistenza, sostituendo i tradizionali corpi in legno e pelle.
Nel 1927, Kochmann introdusse la Reflex-Korelle, una fotocamera reflex a lastra con mirino a pozzetto e obiettivo Carl Zeiss Tessar 75mm f/4.5. Il sistema a specchio fisso, seppur rudimentale, permetteva una composizione precisa, mentre l’otturatore Compur offriva tempi da 1 a 1/250s. La Reflex-Korelle fu una delle prime fotocamere a utilizzare pellicola 120 per il formato 6×6 cm, sebbene il design modulare richiedesse un complesso sistema di trasporto della pellicola a causa dell’assenza di numeri di esposizione standardizzati.
Innovazioni tecniche e modelli iconici (1931–1945)
Gli anni ’30 segnarono l’apice tecnologico della Franz Kochmann Fabrik. Nel 1931, l’azienda lanciò la Korelle 6×6, una fotocamera pieghevole per medio formato che divenne un punto di riferimento nel settore. Il modello presentava un design rivoluzionario: la porta anteriore, collegata direttamente al standard dell’obiettivo, si apriva a libro, riducendo il rischio di disallineamento del soffietto. L’obiettivo Carl Zeiss Jena Tessar 75mm f/4.5, accoppiato a un otturatore Compur con tempi fino a 1/250s, garantiva nitidezza e versatilità. La Korelle 6×6 introdusse anche un contatore di fotogrammi a rullo con sensori meccanici, necessario perché la pellicola 120 dell’epoca non includeva numerazioni per il formato 6×6.
Nel 1935, Kochmann presentò la Meister-Korelle, una reflex monoscopica per medio formato che fungeva da prototipo per le future SLR 6×6. Dotata di un sistema a specchio a ribaltamento manuale e mirino a pozzetto regolabile, la Meister-Korelle montava obiettivi intercambiabili con attacco a baionetta e un otturatore a tendina in seta vulcanizzata. La fotocamera utilizzava lastre di vetro o pellicola piana, ma una versione successiva adottò il rullo 120 con un dorso modificato. La Meister-Korelle fu apprezzata per la precisione meccanica, con tolleranze di lavorazione inferiori a 0,01 mm, ma il costo elevato ne limitò la diffusione.
Un aspetto poco noto della produzione Kochmann fu l’uso pionieristico di tecnologie di stampaggio. Già nel 1928, l’azienda impiegava presse idrauliche per produrre corpi macchina in alluminio, riducendo i tempi di lavorazione del 40% rispetto alla tradizionale lavorazione a freddo. Questa scelta permise di standardizzare la produzione e contenere i costi, competendo con marchi come Rolleiflex.
Declino e riconversioni postbelliche (1945–1956)
Le persecuzioni razziali del regime nazista costrinsero Franz Kochmann a fuggire dalla Germania nel 1931, trasferendosi prima in Cecoslovacchia e poi nei Paesi Bassi. La gestione dell’azienda passò a G. H. Brandtmann, che ribattezzò la società Korelle-Werk. Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stabilimento di Dresda fu distrutto dai bombardamenti alleati, e la produzione cessò completamente nel 1945.
Nel 1947, Brandtmann tentò di rilanciare l’azienda con la Korelle II, una fotocamera pieghevole per il formato 6×6 cm dotata di obiettivo Ludwig Meritar 75mm f/4.5 e otturatore Vario. Tuttavia, la scarsità di materiali e la nazionalizzazione delle industrie nella DDR portarono all’assorbimento della Korelle-Werk da parte del VEB WEFO nel 1948. Il VEB WEFO, confluito nel VEB Welta-Kamerawerke nel 1951, produsse alcune fotocamere con il marchio Korelle fino al 1952, ma senza il contributo tecnico di Kochmann.
Frattanto, in Olanda, Franz Kochmann collaborò con la Vena Optische en Mechanische Werkplaats per sviluppare la Venaret, una fotocamera box economica per pellicola 127. Presentata nel 1948, la Venaret aveva un corpo in lamiera stampata e un obiettivo menisco fisso da 75mm f/11, ma non riuscì a competere con le analoghe produzioni giapponesi. La Vena chiuse nel 1951, e Kochmann morì nel 1956, segnando la fine definitiva del suo contributo alla fotografia.
Tecnologie distintive e specifiche tecniche
Le fotocamere Kochmann si distinguevano per soluzioni ingegneristiche all’avanguardia. La Reflex-Korelle utilizzava un sistema di messa a fuoco a cremagliera con scala metrica incisa direttamente sul barilotto dell’obiettivo, permettendo una precisione di 0,5 mm. Il mirino a pozzetto, dotato di lente di Fresnel, migliorava la luminosità dell’immagine, mentre il vetro smerigliato includeva un reticolo a croce per la composizione.
Nella Korelle 6×6, il trasporto della pellicola era gestito da un rullo a frizione con molla a spirale, che avanzava la pellicola di 60 mm per esposizione. Il contatore di fotogrammi, situato sul dorso, utilizzava un sistema a leva differenziale che misurava lo spessore del rullo, indicando il numero di scatti rimanenti. Questo meccanismo, brevettato nel 1932, fu successivamente adottato da Zeiss Ikon per la Super Ikonta.
Gli obiettivi Carl Zeiss Tessar montati sulle Kochmann erano versioni personalizzate con trattamento antiriflesso al fluoruro di magnesio, applicato manualmente tramite vaporizzazione sotto vuoto. Questo trattamento, all’epoca riservato a ottiche militari, riduceva il flare del 30% rispetto alle lenti non trattate.

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