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Claude Cahun

Claude Cahun, nata Lucy Renée Mathilde Schwob il 25 ottobre 1894 a Nantes e morta il 8 dicembre 1954 a Saint Helier, Jersey, è stata una fotografa, scrittrice e artista francese, figura di rilievo nell’ambito del surrealismo e pioniera della rappresentazione dell’identità di genere attraverso la fotografia. La sua opera si colloca in una zona di confine tra pratica artistica, ricerca letteraria e sperimentazione politica, ed è considerata oggi fondamentale per la comprensione della fotografia come strumento di costruzione dell’identità e di sovversione delle convenzioni visive.

Formazione e contesto culturale

Nata in una famiglia di origine ebraica appartenente all’élite culturale francese, Claude Cahun ricevette un’educazione di alto livello che le permise di entrare presto in contatto con la cultura letteraria e artistica della sua epoca. Suo padre, Maurice Schwob, era il proprietario del giornale Le Phare de la Loire, mentre lo zio Marcel Schwob era un noto scrittore simbolista. In questo ambiente intellettuale crebbe una sensibilità aperta alle avanguardie letterarie e artistiche, nonché un forte interesse per il ruolo dell’immagine nella costruzione del pensiero critico.

Fin dagli anni della giovinezza mostrò insofferenza per i ruoli di genere imposti dalla società e adottò lo pseudonimo Claude Cahun, un nome volutamente ambiguo e privo di marcatura sessuale, segno della sua volontà di sfidare i binarismi tradizionali. Questa scelta non fu solo letteraria, ma parte integrante di una riflessione più ampia sull’identità, che avrebbe trovato nella fotografia il mezzo privilegiato di indagine.

Durante gli anni universitari a Parigi, Cahun entrò in contatto con le avanguardie artistiche, frequentando circoli intellettuali e sviluppando rapporti con scrittori e artisti legati al dadaismo e al surrealismo. Le prime prove fotografiche risalgono a questo periodo e mostrano già un forte interesse per l’autoritratto e la costruzione scenica dell’immagine.

La collaborazione con Marcel Moore e l’esperienza parigina

Figura centrale nella vita e nell’opera di Claude Cahun fu Marcel Moore (nata Suzanne Malherbe), artista grafica e fotografa, compagna sentimentale e collaboratrice creativa. La loro relazione, che durò tutta la vita, costituì il nucleo di una pratica artistica fondata sulla condivisione e sulla sperimentazione comune.

Negli anni Venti Cahun e Moore si stabilirono a Parigi, dove entrarono in contatto con il gruppo surrealista guidato da André Breton. Pur mantenendo una posizione laterale e mai del tutto organica al movimento, la loro opera fu apprezzata per la radicalità con cui metteva in questione l’identità sessuale, i ruoli sociali e la stessa funzione della fotografia come strumento di rappresentazione.

In questo contesto nacquero le serie più celebri di autoritratto fotografico di Cahun, in cui la fotografa si mise in scena in una pluralità di travestimenti, pose e costruzioni identitarie, anticipando pratiche che sarebbero state riprese decenni più tardi nell’arte concettuale e nella fotografia postmoderna.

Dal punto di vista tecnico, le immagini di questo periodo mostrano un uso raffinato del formato medio, con negativi nitidi che consentivano una resa molto dettagliata del volto e del costume, e una sperimentazione costante con la messa in scena teatrale, i fondali neutri e l’uso di luci artificiali che scolpivano il corpo in maniera quasi scultorea.

La fotografia come laboratorio dell’identità

L’opera fotografica di Claude Cahun si distingue per la sua capacità di trasformare la macchina fotografica in un vero e proprio strumento di indagine psicologica. L’autoritratto non era per lei un esercizio narcisistico, ma un modo per mettere in discussione i limiti imposti dal genere e dalla rappresentazione.

Attraverso pose, travestimenti e costruzioni sceniche, Cahun diede vita a una galleria di identità plurime: talvolta maschili, talvolta femminili, spesso ibride o androgine. Il volto veniva truccato con linee marcate, i capelli rasati o raccolti in forme geometriche, i costumi variavano da uniformi militari a vesti teatrali. In ogni caso, il risultato era un’immagine che destabilizzava la percezione tradizionale del soggetto.

Un elemento tecnico centrale era la scelta di inquadrature frontali e ravvicinate, che accentuavano la forza dello sguardo diretto in macchina, creando un cortocircuito tra osservatore e osservato. L’immagine diventava così uno spazio di negoziazione identitaria, una superficie in cui il corpo veniva de-costruito e ricomposto attraverso la fotografia.

Cahun sperimentò anche tecniche di fotomontaggio e manipolazione da camera oscura, sovrapponendo negativi o lavorando con esposizioni multiple, dando vita a immagini che evocavano il sogno e l’inconscio, in sintonia con le poetiche surrealiste.

Impegno politico e resistenza

Oltre alla ricerca artistica, Claude Cahun ebbe un ruolo attivo nell’ambito politico. Trasferitasi a Jersey con Marcel Moore nel 1937, prese parte alla resistenza contro l’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale.

Le due artiste realizzarono azioni clandestine di propaganda, scrivendo volantini e testi anonimi che invitavano i soldati tedeschi alla diserzione. Per queste attività furono arrestate nel 1944 dalla Gestapo e condannate a morte. La sentenza non venne eseguita grazie alla liberazione dell’isola, ma le dure condizioni di prigionia segnarono profondamente la salute di Cahun, che morì nel 1954 a causa delle complicazioni derivate.

La sua attività di resistenza è oggi considerata parte integrante della sua opera, poiché mostra come l’impegno politico e la pratica artistica fossero per lei inseparabili. La fotografia, la scrittura e l’azione sovversiva erano espressioni di un unico progetto di liberazione dell’individuo dalle costrizioni sociali e ideologiche.

Le opere principali

Il corpus fotografico di Claude Cahun è stato riscoperto solo a partire dagli anni Settanta e Ottanta, quando le sue immagini furono rivalutate alla luce dei dibattiti sul femminismo e sulla teoria queer.

Tra le opere più significative si annoverano le serie di autoritratto degli anni Venti e Trenta, in cui l’artista mette in scena un’identità fluida e in continua trasformazione. Alcune immagini iconiche la ritraggono con il capo rasato, vestita da bodybuilder o da personaggio teatrale, oppure con trucco marcato che accentua i tratti androgini del volto.

Fondamentale è anche il volume “Aveux non avenus” (1930), realizzato insieme a Marcel Moore. Si tratta di un’opera che combina testi letterari, fotografie e fotomontaggi, in cui la scrittura automatica surrealista si intreccia con l’immagine fotografica. Dal punto di vista tecnico, il libro mostra un uso sofisticato della composizione grafica e del fotomontaggio analogico, con sovrapposizioni di immagini e testi che creano un effetto perturbante.

Un’altra serie importante è quella dedicata agli oggetti trovati e manipolati, in cui Cahun fotografa composizioni di oggetti comuni disposti in modo da evocare significati simbolici e onirici, in linea con la poetica surrealista.

L’insieme della sua opera, benché quantitativamente ridotto rispetto ad altri fotografi coevi, ha avuto un impatto enorme sulla riflessione contemporanea sul corpo, sull’identità e sul ruolo della fotografia.

Riscoperta e attualità

Per lungo tempo, dopo la morte, l’opera di Claude Cahun rimase ai margini della storiografia fotografica. Solo a partire dagli anni Settanta, con la nascita della critica femminista e l’interesse crescente per le pratiche artistiche queer, le sue immagini cominciarono a essere ripubblicate e studiate. Mostre dedicate si sono svolte in istituzioni come il Jeu de Paume di Parigi, la Tate Modern di Londra e il Museo del Prado, che hanno contribuito a riconoscere la centralità della sua opera nella storia della fotografia del Novecento.

Oggi Cahun è considerata una delle figure più radicali del surrealismo e una pioniera della fotografia concettuale. La sua capacità di trasformare la macchina fotografica in un dispositivo critico, capace di destabilizzare identità e ruoli di genere, continua a esercitare un’influenza duratura sugli artisti contemporanei.

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